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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 14
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Capitolo 14 di 15 22 min di lettura

una scopata senza sentimenti

è difficile scegliere tra due ragazze che si amano eppure, alcuni segnali non si possono ignorare.

Alessia
7 mesi fa · 783 letture · 5

"Io ti amo," geme lei, mentre la sento vicina all'orgasmo. "Ti amo così tanto."

E sono quelle parole che mi spezzano. Che mi riportano a Giada, al suo sorriso crudele, alla sua promessa di dolore e piacere.

"Ma io no," penso, mentre le sue contrazioni mi inondano il viso.

Continuo a stimolarla, prolungando il suo piacere, finché le sue gambe non si rilassano, esauste. Si distende sul letto, il respiro affannoso. "È stato fantastico," sussurra, gli occhi chiusi, un sorriso di pura soddisfazione sulle labbra.

"Vorrei che fosse vero, ma dentro di me non c'è più niente," ripeto nella mia testa.

Mi alzo, mi sfilo i boxer, il mio cazzo eretto e duro. Mi spingo sopra di lei, le allargo le gambe con le ginocchia. Mi guardo riflettere negli occhi di Erika, ma non la vedo. Vedo solo il buio. E quel buio ha la forma di Giada.

"Scopami, Franci. Inondami," mi esorta lei, la voce roca per il piacere.

Le afferro i polsi e li pianto nel materasso, sopra la sua testa. Si lamenta, un suono di puro desiderio. "Sì, prendimi. Forza."

Senza un altro secondo di attesa, mi spingo in lei, tutto d'un fiato. È bagnata, calda, stretta, come sempre. Ma è una sensazione vuota, inerte. È come mettere il cazzo in un caldo guanto di lattice. Funziona, ma non dice nulla.

Inizio a muovermi, spinte potenti e profonde. Ogni colpo è un tentativo di sentire qualcosa, di spezzare questo guscio di ghiaccio che si è formato attorno al mio cuore. Ma più cerco, più il vuoto si amplifica. E in quel vuoto, c'è lei. Giada. Giada con i suoi occhiali scuri, il suo sorriso da sfidante, la sua promessa di corruzione.

"Più forte," geme Erika, le sue unghie che mi graffiano la schiena. "Sfondami, Franci. Fammi sentire solo tua."

La guardo, la vedo godere, la vedo perdersi nel piacere che le sto dando. Ma non sono io. È un'ombra. Il burattinaio che mi manovra dall'ombra. E io non sono che il suo burattino.

Cambio ritmo. Inizio a scoparla con una rabbia che non mi appartiene. Una furia che è tutta mia, ma che ha radici lontane, nella promessa di Giada. In questa rabbia, cerco un barlume di realtà, un pezzo di me che sia ancora mio.

"È tutto mio," sibilo, i denti stretti. "Questo corpo è mio." Le parole sono per Erika, ma il pensiero è per Giada. Per i suoi occhi lucidi di lacrime in quel piazzale, per il suo corpo perfetto e per il dolore che le ho appena inflitto.

Erika urla, un suono acuto che riempie la stanza. Il suo corpo trema, le sue contrazioni mi stringono il cazzo, mi portano vicino al limite. Ma io non cedo. Non ancora. Continuo a muovermi, spingendola oltre il suo piacere, verso un territorio di dolore e sovraccarico che la fa gemere, che la fa implorare.

"Basta, Franci, basta... troppo..."

Ma non basta. Non finirà finché non sarà finita. Finché il suo piacere non sarà un'eco del mio vuoto. Finché non sarò sicuro di non sentire più nulla.

Finalmente, quando il mio corpo non regge più, quando il mio cazzo è così teso da fare male, mi lascio andare. Un orgasmo secco, quasi doloroso, che mi svuota senza darmi alcun sollievo. Mi ritiro, crollando accanto a lei, il respiro corto.

Erika mi abbraccia, il corpo sudato e rilassato contro il mio. "Sei stato un animale," mi sussurra, con un filo di orgoglio nella voce. "Mi hai distrutta."

Passo il resto della serata a fingere sorrisi, a guardare un film sul divano tenendola abbracciata, contando i minuti che mi separano dal momento in cui tornerà a casa sua.

Quando finalmente la porta si chiude e resto solo, il silenzio del mio appartamento mi schiaccia. Mi butto sul letto disfatto, afferro il telefono e compongo il numero di Giada. Il cuore mi martella in gola. Uno squillo. Due. Tre. Cinque. Sto per riagganciare, quando la linea si apre.

"...Pronto?" La sua voce non è il solito velluto graffiante e sensuale. È un sussurro piatto, fragile, svuotato di ogni energia.

"Giada," respiro, chiudendo gli occhi. "Vieni da me. Ti prego. Ho bisogno di vederti."

Dall'altra parte c'è un silenzio lungo e doloroso. Sento solo il suo respiro, leggermente irregolare. "Non posso, Franci," risponde alla fine, con una freddezza forzata che non riesce a nascondere il tremore di fondo. "Sono stanca. Voglio solo dormire."

"Giada, non fare così. Lo so che stai male per oggi pomeriggio..."

"Oggi pomeriggio non è successo niente!" mi interrompe lei, la voce che si incrina pericolosamente. Sento che sta piangendo silenziosamente dall'altra parte della cornetta. "È stata una scena normale. Lei è la tua ragazza, tu sei il suo fidanzato. Va benissimo così. Sono io che... sono io che ho preteso troppo dalle regole del nostro stupido gioco. Lasciami stare stasera, Franci. Buonanotte."

Clic. Ha riattaccato.

Il suono sordo della linea caduta rimbomba nel buio della mia stanza. Getto il telefono sulle coperte e mi prendo la testa tra le mani, stringendo i capelli fino a farmi male.

Un singhiozzo secco, involontario, mi sale dal petto e mi si spezza in gola.

Fa così fottutamente male. Il dolore che sto provando non è quello di un egoista a cui hanno tolto il giocattolo preferito. È un dolore viscerale, profondo, che mi strappa la carne dalle ossa. Ripenso alla sua voce tremante al telefono. Ripenso a come ha cercato di fare la dura per non farmi pesare le sue lacrime. E all'improvviso, nel buio di questa stanza vuota, ogni tassello va al suo posto.

Sono stato un idiota. Un codardo e un idiota. Ho continuato a dirmi che era solo un'attrazione mentale, che era solo un'affinità chimica irripetibile, che era il brivido del proibito. L'ho mascherata da passione pura, da vizio, da complicità clandestina. Tutto pur di non ammettere la verità, per paura di distruggere le mie sicurezze.

Ma se fosse stata solo attrazione, oggi non avrei avuto un fottuto attacco di panico nel vederla crollare. Se fosse stato solo sesso, stasera non mi sentirei morire dentro per non poterla stringere a me e dirle che andrà tutto bene.

Mi alzo dal letto, iniziando a camminare nervosamente per la stanza. Io non voglio solo scoparla in una macchina alle tre di notte. Io voglio stringerle la mano alla luce del sole. Voglio proteggere la ragazza ferita che si nasconde dietro la sua corazza di arroganza. Voglio essere il motivo per cui sorride, non quello per cui piange.

Io la amo. La amo davvero. Con una profondità e una disperazione che annientano tutto il resto. Amo Giada con tutto me stesso. E averla ferita in quel modo, averle permesso di sentirsi di nuovo la "seconda scelta" scartata da qualcuno, mi sta uccidendo.

Fisso la porta della mia camera, il petto che si alza e si abbassa freneticamente. L'epifania mi ha appena ripulito da ogni dubbio. Non posso più mentire a Erika, e soprattutto non posso più mentire a Giada.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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