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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 11
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Capitolo 11 di 15 29 min di lettura

la piccola troia da dominare

l'amplesso diventa più intenso e c'è una vera lotta tra chi deve dominare la situazione.

Alessia
7 mesi fa · 1k letture · 6

"Ti piacerebbe, eh? Che fossi dolce con te? Che ti facessi l'amore come farebbe un fidanzato?" le sussurra all'orecchio, il respiro caldo che le brucia la pelle. "Non è questo che vuoi, Giulia. Vuoi essere presa. Vuoi essere distrutta. E io sono qui per dartelo."

Si sposta leggermente, il suo corpo che scivola lungo quello di Giulia. Le sue dita si affondano nella fica di Giulia, ancora bagnata della mia sborra. La penetra con violenza, con due dita, poi tre. Giulia urla, un suono acuto che viene immediatamente soffocato dalla mano di Giada.

"Zitta," sibila. "Zitta e prendi."

Scopra Giulia con la mano, con un ritmo brutale, con movimenti secchi e violenti. Le sue dita sono un'arma, un arnese di tortura che la fa gemere, la fa piangere, la fa implorare. E Giulia non sa come muoversi, non sa come reagire. È solo un corpo, un oggetto di piacere per la cugina. E i suoi movimenti impetuosi la sovrastano, la dominano, la annientano.

Poi, Giada si ferma. Si guarda le dita, sporche di sborra e dei succhi di Giulia. Le porta alle labbra di Giulia.

"Apri," ordina. Giulia esita. "APRI!" urla, la sua voce un tuono che fa tremare il letto.

Giulia obbedisce, le labbra che si aprono in un gemito. Giada le infila le dita in bocca, le costringe a leccare, a pulire le sue dita con la lingua. Giulia vomita, un getto di bile che si mescola con le lacrime. Giada non si muove. Anzi, le preme la mano più forte, le costringe a ingerire il proprio vomito.

"Buona, eh?" ride, una risata crudele che fa gelare il sangue. "Questa è la tua merenda, zuccherina. Goditela."

Si alza, il suo corpo che si erge sopra di lei come una statua di una dea crudele. Si sposta, le sue gambe che si incrociano con quelle di Giulia. Prende la posizione, un movimento fluido e preciso che sa di esperienza, di malvagità.

"Ora sforbiceremo, piccolina," dice, la sua voce un sussurro caldo e pericoloso. "E tu non farai nulla. Solo prendere."

La sua fica si appoggia a quella di Giulia, le loro labbra carnose che si toccano, si sfiorano. Poi, inizia a muoversi. Un ritmo lento all'inizio, una danza sensuale che è una tortura. Le sue natiche si contraggono, i suoi fianchi che dondolano con una grazia che è innaturale, che è quasi innaturale.

Giulia trema, un freddo tremolio che la attraversa tutta. Non sa come muoversi, non sa come reagire. È solo un corpo, un oggetto di piacere per la cugina. E i suoi movimenti impetuosi la sovrastano, la dominano, la annientano. E i suoi gemiti riempiono la stanza, un suono basso e gutturale che è una melodia di dolore e piacere.

Il ritmo di Giada si fa implacabile. Non è più solo un movimento, è un'arma. Le sue anche si muovono con una precisione crudele, una potenza che mi lascia senza fiato solo a guardarla. Le loro fiche si sfregano, una sull'altra, con una violenza umida e sonora. Succhi, schiaffi di carne, gemiti che si confondono in una sinfonia di depravazione.

Giada la prende per i capelli, le sue dita che si attorcigliano nella chioma scura di Giulia, costringendola a guardarla. "Apri gli occhi, puttana. Voglio vederti mentre godi. Voglio vederti mentre ti distruggo."

Giulia li apre, due laghi liquidi di paura e piacere. Il suo corpo è teso come una corda di violino, ogni muscolo contratto, ogni nervo a fuoco. La sua voce è un lamento continuo, una preghiera disperata che si mischia alle bestemmie di Giada.

"Sì... così... uccidimi... distruggimi..." balbetta Giulia, la sua voccina rotta, completamente persa nell'abisso del piacere.

E Giada la accontenta. Aumenta il ritmo, i suoi movimenti che diventano più veloci, più profondi, più brutali. Si alza leggermente, le sue mani che si stringono sul seno di Giulia, le sue dita che le pizzicano i capezzoli fino a farle gemere di dolore.

"Vieni, zuccherina. Vieni per me. Mostrami quanto sei una troia."

E Giulia viene. L'orgasmo la travolge come uno tsunami. Il suo corpo si irrigidisce, un arco teso all'estremo, poi si abbandona a una serie di contrazioni violente, spasmi che la scuotono dall'interno. Un urlo, acuto e disperato, le esce dalla gola, un suono che è puro dolore e puro piacere.

Giada la segue quasi subito. Il suo corpo si contorce, le sue natiche che si stringono, un gemito profondo che le esce dalla gola. Si abbandona sull'orgasmo, il suo corpo che tremito con la stessa violenza di quello di Giulia.

Poi, il crollo.

Entrambe crollano sul letto, esauste, i corpi che tremano ancora per le scosse di rimbalzo. Giada si rotola di lato, il respiro che le lacera i polmoni. Giulia rimane immobile, un corpo senza vita, solo il petto che sale e scende in modo irregolare.

Giulia, con un movimento lento e fragile, si avvicina a me. La sua testa si posa sul mio petto, il suo corpo che si accoccola contro il mio. È una cerca di conforto, un ritorno al punto di partenza, al suo "tutore". La sua pelle è fredda e sudata, ma la sua vicinanza mi trasmette una calma sorprendente.

"Mio," sussurra, la sua vocina che è appena un sussurro. "Sei mio."

La accarezzo, i miei polpastrelli che le scivolano sulla schiena, lentamente, con una dolcezza che mi sorprende. "Sono tuo," le rispondo, la voce che è un sussurro roco.

Giada ci guarda, un sorriso cattivo sul suo viso. Si avvicina, il suo corpo che si accoccola accanto al mio. La sua mano si posa sulla mia coscia, le sue dita che mi accarezzano la pelle, lentamente, con un tocco che è una promessa.

"Lei si crede la tua ragazza," dice, la sua voce un miele velenoso. "Ma sappiamo entrambi chi comanda qui."

La bacio, un bacio lento e profondo, un bacio che sa di promesse e di minacce. Le mie mani le accarezzano il corpo, le mie dita che le scivolano sulla pelle liscia e tonica. "Tu comandi," le rispondo, la voce che è un sussurro roco.

"Lo so," lei ride, una risata bassa e profonda. "E per questo ti voglio bene."

Mi accoccolo tra loro, due donne che mi amano e mi odiano, due donne che mi hanno distrutto e mi hanno dato la vita. E in questo momento, non potrei essere più felice.

Ma Giada non ha finito. Si alza, il suo corpo che si erge come una statua di una dea crudele. Si china su di me, il suo viso che si avvicina al mio. "C'è una cosa che voglio," sussurra, il suo respiro caldo che mi brucia la pelle. "Una cosa che solo tu puoi darmi."

"Qualunque cosa," le rispondo, la voce che è un'implorazione. "Qualunque cosa tu voglia."

"Vuoi il mio culo," dice, non è una domanda. È una affermazione. "Lo hai sempre voluto. E te lo darò."

Il mio cuore fa una capriola. "Quando?"

"Quando," sospira, le sue labbra che mi sfiorano l'orecchio. "Quando avrai convinto Erika a farlo a tre. Con noi."

Il silenzio che segue è pesante, carico di implicazioni. Erika. La fidanzata ufficiale. La variabile ignara. La mia via d'uscita. E ora, la mia condanna.

Guardo Giada, il suo viso una maschera di pura malvagità. So che lo farà. So che non mi darà pace finché non avrò esaudito il suo desiderio.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Scritto da
Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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