Ma prima che lei possa muoversi, la afferro di nuovo. Non con forza, ma con un possesso calmo, sicuro. Mi chino verso il suo orecchio, le mie labbra che sfiorano il lobo. "Ricorda," le sussurro, il respiro caldo che le brucia la pelle. "Ricorda che sei sempre mia."
Lei trema, un brivido leggero che mi dice di aver capito. Per un istante, il gioco di potere torna a essere tra noi due. Poi la lascio andare, con una spinta leggera verso il letto.
Si muove con la grazia di una pantera, arrampicandosi sul materasso. Si sdraia accanto a Giulia, che la guarda con occhi ancora pieni di un misto di timore e desiderio. "È ora di godere ancora, piccolina," le dice Giada, la sua voce un miele avvelenato.
Io non perdo tempo. Mi inginocchio sul letto dietro di lei. La sua schiena è un paesaggio di curve perfette, il suo culo è un invito che non posso rifiutare. Prendo la sua gamba, quella superiore, e la alzo, appoggiandola sopra i miei fianchi. La posizione la apre, la espone. La sua fica è lì, bagnata, pulsante, in attesa.
Mentre lei si abbassa, Giulia, ancora sulla schiena, si trova nella posizione perfetta per ricevere le attenzioni di Giada. Le loro bocche sono a portata di l'una dell'altra, un trono di carne e umori che attende di essere adorato.
Afferro il mio cazzo, ancora duro, ancora voglioso. Lo porto all'entrata di Giada, la cappella che le preme le labbra carnose. La guardo, la vedo da sopra la spalla, mentre inizia a leccare la fica di Giulia con calma, con un piacere quasi contemplativo.
Poi, con un movimento lento ma inesorabile, la penetro.
La mia cappella sfonda la sua entrata, e un gemito le esce dalla gola, un suono basso e profondo che mi trasmette una scarica di piacere puro. Scivo dentro di lei, centimetro per centimetro, sentendo le sue pareti che si aprono per accogliermi, che si stringono intorno a me in un abbraccio bollente.
Una volta dentro, fino in fondo, mi fermo per un istante. Godo la sensazione, il calore, la stretta. Poi inizio a muovermi. Lentamente all'inizio, un ritmo calmo, profondo. Le mie palle sbattono contro il suo culo a ogni spinta, un suono ritmico e volgare che si unisce ai suoni bagnati delle loro bocche.
La mia gamba appoggiata sui suoi fianchi mi dà un leverage perfetto. Mi permette di penetrarla più a fondo, di angolare il mio cazzo in modi che la fanno gemere più forte. La vedo dondolare in avanti a ogni mia spinta, il suo viso che si seppellisce più a fondo nella fica di Giulia.
E Giulia... di nuovo in balia delle nostre attenzioni. I suoi gemiti riempiono la stanza, più alti, più disperati questa volta. Le sue mani si aggrappano ai capelli di Giada, la sua schiena si inarca in un arco perfetto. "Sì... lì... non fermarti... ti prego..." balbetta, la sua voccina rotta dal piacere.
Aumento il ritmo, ogni spinta più profonda, più brutale della precedente. La mia gamba sui fianchi di Giada mi permette di penetrarla con un angolo che la fa sobbalzare a ogni colpo, un martello pneumatico di carne contro carne. E Giulia, in mezzo a noi, esplode. Un urlo alto, tagliente, una nota acida che squarcia il silenzio della casa e rischia di farci catturare. "SÌ! COSÌ! OH DIO!"
Il panico, freddo e tagliente come un pezzo di vetro, mi trafigge. Erika. La porta accanto. Il suo sonno profondo, che il nostro gioco perverso rischia di spezzare. La rabbia sostituisce il panico in un batter d'occhio.
"Non l'ho già detto?" ringhio, la voce un colpo di frusta umido. "Taci!"
In un movimento fluido e animalesco, afferro il collo di Giulia con il mio braccio, non una carezza, ma una morsa. La mia pelle si sigilla alla sua, i miei bicipiti che si contraggono, chiudendo la sua gola in una stretta di ferro. Non abbastanza da soffocarla, ma abbastanza da farle capire. Abbastanza da spaventarla a morte.
L'urlo di Giulia muore in un gorgoglio strozzato. Gli occhi le si spalancano, due dischi di terrore puro che mi fissano dal buio. Iniziano le lacrime, non un pianto silenzioso, ma singhiozzi convulsi che scuotono il suo corpo piccolo. Strappa piccoli gemiti, lamenti soffocati che sono musica per le mie orecchie.
"Questo ti insegnerà a essere silenziosa," sibilo nell'orecchio, il respiro corto per la fatica.
Giada, dal basso, sente la tensione. Si alza leggermente, il suo viso che si volta verso di me. Un lampo di eccitazione crudele attraversa i suoi occhi. Capisce. E approva. "Bravo," sussurra, prima di riabbassarsi e ricominciare a leccare con una furia rinnovata, la sua lingua che martella il clitoride di Giulia mentre io la tengo ferma, la incollo al letto.
Il contrasto è elettrizzante. La sua paura, la mia rabbia, il piacere sfrenato di Giada. E io, al centro di tutto, continuo a scopare giulia. Le mie spinte diventano ancora più violente, più profonde, la mia rabbia per il rischio che abbiamo corso che si trasforma in una sete di sangue pura. Scopo come se volessi distruggerla, come se volessi romperla in due. Le mie palle sbattono contro di lei con una violenza che fa male, che lascia dei lividi.
Giulia è una marionetta spezzata tra noi. Piange e geme, il suo corpo che trema per la paura e per il piacere forzato. Il collo mi stringe, la sua pelle che si appiccica alla mia per il sudore. E mentre lei soffre, mentre Giada la divora, io raggiungo il mio limite. Sento il calore che mi sale dalle palle, una pressione che diventa insostenibile.
"Merda," ringhio, le mie spinte che diventano disordinate, selvagge. "Merda, merda, merda..."
Con un urlo soffocato, eiaculo dentro di lei. Un'ondata di sborra calda che la riempie, che le cola lungo le cosce mentre io mi abbandono all'orgasmo, il corpo che tremito con la violenza di chi ha appena ucciso.
Mi lascio andare, il mio peso che si abbatte su di lei. La mia mano si allenta dal suo collo, lasciando un segno rosso sulla sua pelle. il mio cazzo, ancora sussultante, si ritrae lentamente dalla sua fica, con un suono bagnato e disgustoso.
Nella stanza c'è solo il suono dei nostri respiri affannosi. Giulia piange, un pianto sommesso e disperato. Giada si solleva, Mi guarda, e nel suo sguardo c'è una soddisfazione profonda, un piacere quasi religioso.
Mi rotolo di lato, il cuore che mi batte all'impazzata nel petto, il respiro che mi lacera i polmoni. Ho bisogno di un attimo. Solo un attimo per ricominciare a pensare, per placare la bestia che mi divora. Ma la bestia non è solo dentro di me. È accanto a me.
Giada si rialza, lentamente. Non mi guarda. I suoi occhi sono fissi su Giulia, che giace sul letto, un corpo piccolo e tremante, un cumulo di carne umida e lacrime. La sua fica è ancora aperta, rossa e gonfia, con la mia sborra che cola lentamente lungo le sue cosce.
"Non finisce qui, piccolina," sibila Giada, la sua voce un miele freddo e velenoso. "Abbiamo appena iniziato."
Si lancia su di lei, un'ombra veloce e letale. Giulia prova a reagire, a scansarsi, ma è troppo debole, troppo distrutta. Giada la afferra per i polsi, con una forza che la sorprende. La spinge sul letto, con la schiena contro il materasso. Le sue ginocchia si piantano ai lati della vita di Giulia, immobilizzandola.
"Guardami," ordina, la sua voce un sibilo gelido. Giulia obbedisce, gli occhi spalancati per la paura. Giada le schiaffeggia il viso, non forte, ma abbastanza da farle girare la testa. "Ti ho detto di guardarmi."
Giulia piange, un lamento sommesso e disperato. "P-per favore... basta..."
"Basta?" ride Giada, una risata secca, senza gioia. "Il basta non è una parola che ti è concessa, zuccherina. Il tuo corpo è nostro. E noi facciamo quello che vogliamo."
Si china su di lei, il suo corpo che preme il suo, le loro tette che si toccano, le loro pelli che si sfiorano. Giulia trema, un freddo tremolio che la attraversa tutta. Giada le bacia il collo, non con dolcezza, ma con violenza, mordendo, succhiando, lasciando un segno rosso sulla sua pelle.
