La stanza è un vortice di suoni e odori, un'orgia di carne umida. La lingua di Giada è un turbine e Giulia è la sua preda. La vedo perdere il controllo, il suo respiro che si fa corto, affannoso. Le sue gambe iniziano a tremare, un tremito incontrollabile che parte dalle punte dei piedi e risale fino alle cosce tese.
"V-vengo... sto venendo..." riesce a sussurrare Giulia, la sua voccina spezzata dal piacere, un suono così innocente e depravato che mi fa girare la testa. Le sue parole sono il via libera. Giada raddoppia, la sua bocca si sigilla sulla fica di Giulia, succhiando con una forza disperata mentre la sua lingua le martella il clitoride.
L'orgasmo travolge Giulia. Il suo corpo si rigida, un arco teso all'estremo, poi si abbandona a una serie di contrazioni violente, spasmi che la scuotono dall'interno. Un urlo soffocato le esce dalla gola, le sue dita strappano i capelli di Giada. Il suo viso è una maschera di puro abbandono, gli occhi sbarrati nel vuoto, la bocca aperta in un silenzio che urla più di qualsiasi grido.
Ma io non ho finito. Anzi.
"Continua," ordino, la mia voce un sibilo gelido che taglia la nebbia del suo piacere. "Continua a leccare finché non vengo anch'io."
Giulia scoppia in un pianto sommesso, un lamento di puro dolore. "N-no... non posso," balbetta, il corpo che trema ancora per le scosse di rimbalzo. "È troppo... troppo intenso..."
Ansa violentemente, il petto che sale e scende in modo convulso. "Non ce la faccio..."
"Si può sempre fare di più," la taglio brutale. Mentre parlo, colpo ancora più forte il culo di Giada, il cui corpo è ancora piegato sotto di me. Lei geme, un suono profondo, godurioso. Si sta godendo tutto questo, la sua sottomissione, il mio comando, il piacere forzato di Giulia.
"Se vuoi che finiamo prima," aggiungo, con una malizia che è puro veleno, "conosco un modo per venire molto più velocemente."
Con un ultimo, poderoso colpo di reni, mi tiro fuori dalla figa di Giada, con un suono bagnato e schiacciante. Lascio un vuoto bruciante dentro di lei, e lei geme di frustrazione. Il mio cazzo, coperto dei suoi succhi, è un missile unto e scivolante. Lo afferro e lo avvicino al suo culo perfetto, teso e curvo. Inizio a strusciare la mia cappella contro il suo buco stretto, una promessa torbida, una minaccia di rottura.
"E se lo mettessi qui?" le chiedo, il tono basso e pericoloso. "Credi che verrei prima?"
Giada, che fino a quel momento si era goduta la mia violenza, si blocca. La sua testa si solleva dalla fica di Giulia. Per un istante, c'è silenzio. Poi, la sua reazione è un'esplosione. Con un calcio secco e imprevedibile, si abbatte sulla mia coscia con una forza che mi fa vedere le stelle. Non è un calcio di gioco, è un calcio di difesa, di rifiuto categorico. Mi spinge via con una violenza che mi sbilancia, facendomi rotolare indietro sul letto.
"Giada, cazzo fai?" ruggisco, la rabbia che mi sale ancora più forte della sorpresa, il dolore alla coscia che brucia come una fiamma ossidrica. Mi rialzo di scatto, il cazzo ancora duro e tremolante come un'arma non sfoderata. Lei si alza con me, fluida e fiera, il suo corpo slanciato che si pianta davanti al mio. Non c'è più traccia della sottomessa di poco prima. È tornata la burattinaia. E sta riprendendo il controllo.
Si lancia contro di me, spingendomi con una forza che non mi sarei aspettato. Il mio corpo schizza indietro fino a sbattere contro il muro freddo, con tono secco. Il mio respiro mi si taglia. Ci ritroviamo faccia a faccia, il viso a pochi centimetri. Il suo respiro è breve, furioso, i suoi occhi scuri mi trafiggono.
"Hai provato a sfondare senza permesso," sibila, ogni parola una freccia avvelenata. "Ti sei dimenticato le regole, Franci. Il mio culo ancora non si tocca. Non da te, non adesso."
La prendo per i fianchi, le mie dita che si affondano nella sua pelle morbida ma tonica. "Stavo solo giocando," provo a convincerla, la voce che cerca un tono placatorio, ma che esce solo come un ringhio. "Volevo solo venire, cazzo. Non vedi che sei tu quella che mi fa impazzire?"
"Non mi interessa cosa volevi," taglia lei, le sue mani che si appoggiano sul mio petto, spingendomi ancora più forte contro il muro. "Ci sono dei limiti. E tu li hai superati."
La sua forza mi spaventa e mi eccita. Iniziamo a discutere, un litigio sussurrato ma violento, uno scontro di volontà che è quasi più intenso del sesso. Lei mi accusa di essere un animale, io la accuso di essere una manipolatrice sadica. Le dico che è solo una puttana che si gode il potere, lei mi dice che senza di lei sarei solo un perdente frustrato. Ci spingiamo, ci strattoniamo, le sue dita mi graffiano il petto, le mie le stringo i fianchi fino a farle male.
Poi, ad un tratto, qualcosa cambia.
La rabbia si trasforma. La tensione tra noi diventa così densa che sembra quasi solida. Guardo il suo viso, la pelle accesa, gli occhi che bruciano di un fuoco che conosco benissimo. Non è solo rabbia. È desiderio. È la stessa fame che mi divora.
Le mie mani scivolano dai suoi fianchi al suo culo. L'afferro con entrambe le mani, stringendo con una forza tale da farle fremere. Le sue natiche sono perfette, sode, compatte. Le massaccio con rabbia, con passione, le mie dita che si affondano nella sua carne, possedendola, reclamandola.
E lei non si ritira. Anzi. Si spinge contro di me, il suo corpo che si adatta al mio. Si alza leggermente sulle punte, il suo viso che si avvicina ancora di più. E i nostri corpi, che stavano per lacerarsi, si fondono.
Lei bacia me. O bacio io? Non lo so. È un urto, un'esplosione. Le nostre bocche si abbattono l'una sull'altra con una violenza che fa male, ma non la vogliamo smettere. È un bacio di rabbia, di passione, di pura, disperata necessità. Le nostre lingue si combattono, si mordono, si succhiano in un duello selvaggio. Lecco il suo sapore, il suo odore. Respiro il suo respiro. È un bacio che sa di litigio, di sperma, di fica, di tutto quello che siamo.
Mentre la bacio, mentre il mondo scompare e c'è solo lei, solo la sua bocca, la sua pelle, il suo corpo che mi preme contro il muro, una frase mi esce. Non pensata, non voluta. È solo la verità nuda e cruda che mi strappa l'anima.
Mi stacco appena a sufficienza per guardarla negli occhi, il fiatone che ci spezza il petto. E le dico, con la voce rotta, un sussurro carico di tutto quello che provo.
"Cazzo... quanto ti amo."
Il silenzio che segue è più rumoroso di qualsiasi urla. Lei mi fissa, il suo sguardo un abisso di emozioni inconfessabili. Vedo la sorpresa, la rabbia, il desiderio, e qualcos'altro. Qualcosa che mi fa paura e che mi attira come una falena alla fiamma. E poi, con una lentezza che è tortura, si avvicina di nuovo e mi bacia. Ma questo bacio è diverso. È più calmo, più profondo, più vero. È un bacio che sa di resa e di vittoria allo stesso tempo. E in quel bacio, so di aver perso. O forse, di aver vinto tutto.
Mi stacco solo un po', il respiro ancora affannoso. Un sorrido mi tira le labbra, un ghigno cattivo e soddisfatto. Vedo lo stesso sorriso specchiato sul suo viso. Ci amiamo così. Amiamo questa violenza, questa passione che ci divora, questo gioco di potere che ci tiene in vita.
"Smettiamola di contenderci la dominazione," mi dice, la sua voce un velo di seta velenosa. "Non è questo il gioco. Il gioco è dominare lei." Fa un cenno del capo verso il letto, dove Giulia giace ancora, il petto che sale e scende in modo irregolare, ancora persa nel suo post-orgasmo. "Accaniamoci su di lei. Insieme."
L'idea mi colpisce come una scossa elettrica. Lei ha ragione. Stavamo combattendo la battaglia sbagliata. La nostra vera preda è lì, indifesa, innocente. E noi, insieme, siamo i suoi predatori.
