"Era ora," mi sussurra, la voce roca, un suono che quasi mi fa venire voglia di strangolarla sul serio. "Ero stanca di doverti sempre dire cosa fare."
Quel commento è come una sferzata. La rabbia mi annebbia la vista, ma sotto di essa c'è un'ondata di puro, sadico piacere. Le allargo le gambe con un ginocchio, un gesto brusco, possessivo. Lei non oppone resistenza, anzi, le si apre completamente, un'offerta silenziosa. La mano che le teneva il seno scende, strisciando lungo il suo ventre liscio e teso, fino a raggiungere la sua figa. È bagnata. Fradicia. Le mie dita la sfiorano, raccogliendo il suo calore, la sua eccitazione.
"Vedi?" le dico, le dita che le si inzuppano del suo succo. "Vedi quanto sei troia, Giada? Quanto ti piace quando ti tratto come la puttana che sei?" Senza alcun preavviso, infilo due dita dentro di lei, fino in fondo. Lei sbotta, un gemito acuto che cerca di soffocare mordendosi il labbro.
La scopo con le dita, con rabbia, con una violenza che fa scricchiolare il letto. Ogni colpo è una accusa, una rivendicazione. "Questa era la mia," le ringhio. "La sua paura era mia." La guardo nel punto in cui Giulia ci fissa, immobile, un piccolo animale spaventato e affascinato. "Tu volevi solo guardare. Ricordalo."
Tiro fuori le dita, bagnate e luride. Mi giro verso Giulia. "Vieni qui," le ordino. Lei esita per un secondo, lo vedo negli occhi. Poi, come una pupilla, scivola verso di noi. "Leccale," le comando. "Lecca le mie dita. Assaggia la tua cugina. Assaggia la sua porcheria."
Giulia si china, gli occhi che si chiudono mentre la sua lingua, timida, lecca le mie dita. È un'immagine così perversa, così sbagliata, che il mio cazzo preme ancora più forte contro le natiche di Giada.
Poi mi concentro di nuovo su di lei. La spingo a quattro zampe, il suo culo perfetto che si alza verso di me come un’invito.
"Tu," dico a Giulia, la voce un comando secco. "Sdraiati. Lì. Davanti a lei."
Giulia, obbediente e tremante, si stende sulla schiena, le cosce che si aprono lentamente, timidamente, come un fiore notturno che si rivela al buio. La sua fica, rosa, umida e perfetta, è un'offerta silenziosa.
Giada, sulla sua posizione a quattro zampe, guarda, la sua lingua che le inumidisce le labbra. "Ora," le ordino, prendendola di nuovo per la nuca, questa volta con meno rabbia e più con la calma fredda di chi sta per eseguire un piano. "Leccala. Leccala bene. Fammi vedere cos'è che sai fare."
Spingo la sua testa verso il basso, con una forza gentile ma inarrestabile. Il primo contatto tra la lingua di Giada e la fica di Giulia è un fulmine. Giulia si contorce tutta, un gemito acuto che le esce dalla gola, come se l'avessero colpita. Ma poi la sua reazione cambia.
E Giada... cazzo, Giada lecca da dio. Non è un atto di sottomissione. È una predazione. La sua lingua è uno strumento letale, preciso, esperto. Vedo le sue guance muoversi mentre succhia il clitoride di Giulia, la punta della lingua che si infila nella sua fessura, che le scivola su e giù, che disegna cerchi perfetti sul suo piccolo bottone pulsante. E si capisce, si capisce dal modo in cui il corpicino atletico di Giulia risponde. I suoi fianchi iniziano a dondolare in un ritmo istintivo. Le sue mani si aggrappano ai capelli di Giada, non per spingerla via, ma per tirarla più a fondo. I suoi gemiti sono continui ora, una musica di pura estasi che si mescola ai suoni bagnati della leccata. La sua schiena si inarca, le sue tette piccole e sode puntano verso il soffitto. Sta godendo. Sta esplodendo.
E a me non basta. La vista è divina, ma il mio corpo urla per più. Sono di nuovo io il centro. Io il padrone.
Mi inginocchio dietro Giada, il suo culo meraviglioso, teso e pronto, che mi chiama. Sputo sulla sua fica, due volte, un gesto volgare, dominante. La mia saliva scivola lungo le sue labbra, un lubrificante torbido. Poi, senza più aspettare, la prendo. Afferro il mio cazzo, lo posizione sulla sua entrata bagnata e mi spingo dentro.
Penetro con un colpo solo, violento, profondo. Il mio cazzo sfonda la sua resistenza, riempendola fino in fondo. Un urlo strozzato le esce dalla bocca, ancora affondata nella fica di Giulia. La sensazione è travolgente. È bollente, stretta, fradicia. Le sue pareti mi stringono, quasi come se volessero espellermi, ma io non me ne vado.
Inizio a scoparla. Non c'è dolcezza. C'è ferocia. La presa per i fianchi, le mie dita che si affondano nella sua pelle, lasciando il segno. Ogni colpo è un'affermazione, un pugno nel ventre della sua arroganza. "Leccala," la ringhio, il ritmo dei miei colpi che scandisce le parole. "Leccala finché non vengo"
Il mio cazzo la sfonda, la divora. Le mie palle sbattono contro il suo clitoride a ogni spinta, un colpo supplementare che la fa gemere più forte. Il suo corpo è un'onda che va e viene, spinto dalla mia violenza. La vedo affondare il viso ancora di più tra le cosce di Giulia, la sua lingua che diventa più furiosa, più disperata, come se il piacere che le sto infliggendo la spingesse a farlo godere ancora di più alla cugina.
Il letto scricchiola, un lamento ritmato che si unisce ai nostri gemiti, ai suoni bagnati delle loro bocche, agli schiaffi della mia pelle contro la sua.
Il ritmo è un pestaggio. La mia cappella sfonda le sue pareti con una violenza che mi fa vibrare le ossa, le mie palle, pesanti e piene, sbattono contro il suo perineo a ogni spinta. Giada è un animale in calore, le sue gemiti sono soffocati dalla carne di Giulia, ma sento la vibrazione della sua voce che mi trasmette eccitazione lungo il mio cazzo. E Giulia... le cosce piccole e atletiche si stringono, si attorcigliano intorno alla testa della cugina, i muscoli delle gambe che si contraggono con la forza del piacere. Le sue dita sono agganciate nei capelli di Giada, la sua schiena è un arco teso che sta per spezzarsi. Lecca come una dea del sesso, assaporando la fica di Giulia con una tecnica che fa invidia a una prostituta esperta. La sua lingua è un proiettile, le sue labbra sono un vuoto caldo che succhia, che divora. Giulia geme, un suono basso e gutturale che cresce d'intensità a ogni passata della lingua della cugina.
Poi Giulia alza la voce. Un gemito alto, acuto, che squarcia il silenzio della casa e rischia di farci sgamare. La paura mi assale, un brivido freddo che corre lungo la mia schiena. Erika dorme nella stanza accanto. Cazzo. La rabbia sostituisce la paura in un attimo.
"Taci!" sibilo, la mia voce un colpo di frusta. "Taci, puttana! Vuoi svegliare tutta casa?" La mia mano si abbatte sul culodi giada con un colpo secco, forte. Il suono è uno schiaffo umido e violento che riempie la stanza. Giulia trema, un gemito soffocato che esce dalla sua gola. "Ti avevo detto di essere silenziosa. Se continui a urlare, ci saranno punizioni. Punizioni che non ti piaceranno."
E mentre sgrido giulia, scopo giada con più forza, più violenza. Le mie mani si stringono sui suoi fianchi, le mie dita che si affondano nella sua carne, le mie spinte che diventano più profonde, più brutali. Il mio cazzo la sfonda, la divora, la riempie.
Giada geme, un suono di dolore e piacere che mi fa impazzire. Le sue labbra si stringono sulla fica di Giulia, la sua lingua che si muove con una furia nuova, più disperata. Giulia trema, il suo corpo che si contorce sotto l'assalto della cugina, i suoi gemiti che diventano più bassi, più controllati, ma non meno intensi. Le sue cosce stringono ancora di più la testa di Giada, i suoi muscoli che si contraggono con la forza del piacere. Sta godendo, lo so, e sta cercando di trattenere i suoi gemiti, di non farmi arrabbiare di nuovo.
Il suo viso è una maschera di estasi, gli occhi chiusi, la bocca aperta in un gemito silenzioso. La sua fica è un fiume in piena, i suoi umori che bagnano il viso di Giada, che lecca con più fame, con più desiderio.
