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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 8
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Capitolo 8 di 15 36 min di lettura

Droga & Sesso, il giorno della ricompensa

c'è un clima teso dopo la notte di fuoco con Giulia e la mattinata non va alla grande, ma il pomeriggio tra droga e provocazioni della furba giada...sarà esplosivo.

Alessia
7 mesi fa · 1k letture · 9

Io sono crollato a terra, in ginocchio sul tappeto, i gomiti appoggiati al bordo del divano e il respiro che mi raschia in gola. Sono in uno stato di estasi assoluta, il corpo svuotato, i muscoli che tremano per lo sforzo e per l'adrenalina. Mi passo una mano tra i capelli madidi, cercando di rimettere a fuoco la realtà attraverso la nebbia del fumo.

Alzo lo sguardo.

Giada è in piedi sulla soglia. Non ha in mano nessuna tazza di caffè. Ha le braccia incrociate sotto il seno, la vestaglia di seta nera stretta sui fianchi, e ci guarda dall'alto in basso. Il suo sguardo spazza la stanza: i nostri vestiti sparsi sul tappeto, il mio petto nudo che si alza e si abbassa freneticamente, e infine Erika, la perfettina di casa, trasformata in una ragazza completamente sballata, nuda e delirante di piacere sul divano di famiglia.

Il sorriso che affiora sulle labbra di Giada è l'incarnazione del trionfo. Ha distrutto l'immagine immacolata della cugina, portandola al suo livello più basso e animale, e se la sta godendo fino all'ultima goccia.

"Vedo che la rapina è andata a buon fine," mormora Giada, la voce di velluto scuro, facendo un passo lento nella stanza. I suoi occhi neri, però, non guardano Erika. Si piantano nei miei. Bruciano di una consapevolezza letale. Lei sa perfettamente che il mio non era solo un gioco per Erika, ma una disperata corsa contro il suo timer.

"E a giudicare da come sei ridotto, Franci... direi che ci hai messo tutto te stesso in questa interpretazione," aggiunge, fermandosi a un palmo da me. Sento il suo profumo dolce fondersi con l'odore acre del fumo e del sesso che satura la stanza.

Erika continua a ridacchiare, coprendosi il viso con le mani, totalmente persa nel suo trip. "È stato pazzesco..." sospira, la voce che si fa via via più debole, rotolandosi su un fianco contro i cuscini. "Voglio... voglio un bicchiere d'acqua gigante... e poi credo che dormirò per tre giorni. Non mi sento più le gambe."

Giada abbassa lo sguardo su di me. Il suo sorriso si indurisce, trasformandosi in una promessa spietata.

"Te la porto io l'acqua, tesoro," risponde dolcemente ad alta voce per la cugina, senza mai staccare gli occhi dai miei. Poi, muovendo solo le labbra, mi lancia un sussurro muto che mi gela e mi infiamma il sangue allo stesso tempo: "L'hai scaldata a dovere. Ma ora tocca a me."

Lentamente, Giada si volta e si dirige verso la cucina. La vedo svoltare l'angolo del corridoio e sparire, ma la sua presenza mi rimane addosso come un marchio a fuoco. Il suono dei miei respiri e di Erika, che ora ansima piano, è tutto ciò che riempie il silenzio.

Erika si agita un istante. Si appoggia su un gomito, l'altro braccio che si stende cercando me sul divano vuoto. "Franci..." mormora il mio nome, una sillaba sognante e dolce. Poi, con un sospiro lungo e liberatorio, si lascia ricadere all'indietro. La sua testa si appoggia a un cuscino, la bocca spalancata leggermente e in poco tempo sprofonda in un sonno profondo e immediato. I suoi capelli sono un'esplosione di riccioli sparsi sui cuscini grigio antracite del divano, una macchia castana e disordinata sul grigio scuro. Una gamba è piegata, il piede appoggiato sul bordo del cuscino. L'altra è scivolata lungo il morbido tessuto, il ginocchio quasi toccando terra, creando una linea lunga e sensuale che termina nel piede chino in una forma delicata e innocente.

Un click delicato mi annuncia il suo ritorno. Non alzo subito lo sguardo; sento la sua vicinanza, percepisco il calore del suo corpo che si ferma dietro di me, un'aura di potere che mi accarezza la nuca.

"Ecco, bimba mia, il tuo bicchiere d'acqua," fa Giada, la voce un velenoso miele che si versa su Erika. Vedo dalla mia posizione inginocchiata che avvicina un bicchiere pieno alla faccia della cugina, ma il gesto è lento, studiato, quasi teatrale.

Poi, con una rapidità che mi mozza il fiato, il suo polso scatta. Non le fa bere l'acqua. La scarica in un getto freddo e preciso dritto sul viso di Erika.

Erika sussulta violentemente. Un gemito strozzato e infastidito le sfugge dalle labbra socchiuse. Gira bruscamente la testa di lato, aggrottando la fronte e affondando la guancia bagnata nel tessuto del divano per sfuggire a quel fastidio gelido. Porta una mano al viso con un gesto goffo, strusciandosela sugli occhi e sui capelli umidi, per poi tossicchiare appena.

Trattengo il fiato, i muscoli paralizzati dal terrore che possa aprire gli occhi da un momento all'altro e vederci.

Ma non succede.

La mano di Erika ricade a peso morto sul cuscino. I lineamenti del suo viso si distendono di nuovo e il respiro torna immediatamente profondo, pesante e regolare. Non ha schiuso le palpebre nemmeno per una frazione di secondo, trascinata di nuovo a fondo dalla roba che Giada le ha fatto fumare.

Giada guarda il suo lavoro e il suo sorriso si allarga in una piega di pura, diabolica soddisfazione. Posa il bicchiere sul tavolino con un colpo secco. "Bene," sibila, e la sua voce ora è tutta per me. "Abbiamo tempo per noi, ora."

Si china verso di me, il suo respiro caldo contro il mio orecchio. "Finalmente quello che le ho messo nella canna ha preso il controllo totale. Non si sveglierà per un po’ ”

La mia mente è ancora un trip di endorfine e cannabis, ma le sue parole funzionano come una scarica elettrica. La vedo. La vera Giada, la regina delle tenebre che manovra i suoi burattini.

E il suo prossimo gioco ha inizio.

Con una lentezza voluttuosa, si raddrizza. Si volta e si china nuovamente sul corpo esanime di Erika. La sua mano, le dita affusolate e elegantissime, si posa su un seno della cugina. Non lo accarezza. Lo afferra. Lo stringe con una proprietà che mi fa un freddo pazzesco, anche se il mio sangue ribolle.

"Guarda che bellezza," mormora Giada, ma non sta parlando con me. Sta ammirando la sua preda, la sua creazione. I suoi occhi neri e liquidi brillano di una luce predatrice. "Ora posso scoparmi il suo fidanzato davanti a lei inerme e urlare quanto mi pare!"

La scena è così sbagliata, così elettrizzante, così fottutamente eccitante che il mio corpo reagisce prima ancora che il mio cervello possa elaborare la perversione della situazione. Sono stremato, vuoto, ma un nuovo fuoco, diverso, più oscuro, si accende nelle mie viscere.

Giada si stacca dal corpo di Erika con una leggerezza innaturale. Si gira lentamente verso di me, e i suoi occhi mi fermano. In quel momento non sono più il suo esecutore. Sono co-protagonista del suo spettacolo privato.

"è il momento della tua ricompensa Franci..." dice, la voce un sussurro carico di promesse. "ora sei tutto mio"

Non si aspetta una risposta. Sa di avermi già catturato.

Mentre mi fissa, le sue dita affusolate si agganciano al nodo della vestaglia di seta. Lo sciolgono con una lentezza deliberata, una mossa da maestra. Il tessuto nero si apre come un fiore notturno, rivelando un'opera d'opera.

Sotto non indossa il semplice cotone che idossa sempre Erika. Indossa un intimo di pizzo rosso fuoco che le brucia sulla pelle come una seconda fiamma. Un corpetto a balconcino, con coppe a punta che le sollevano il seno, facendolo apparire pieno, invitante, quasi minaccioso. Il pizzo è delicato, quasi trasparente in alcuni punti, disegnando complesse volute che incorniciano i suoi capezzoli scuri, già duri e sporgenti, tesi contro il tessuto.

La vita è fasciata da una guaina dello stesso rosso acceso, che stringe i suoi fianchi e si allarga leggermente sulle anche, prima di finire in perizoma.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Scritto da
Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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