Ci fa l'occhiolino, sparisce nel corridoio e chiude la porta del soggiorno alle sue spalle. Sento il rumore dei suoi passi allontanarsi.
Siamo soli. Ma l'orologio sta già ticchettando. L'atmosfera cambia all'istante. La ridarella di Erika svanisce, sostituita da un respiro corto e affannato. Cinque minuti sono un battito di ciglia. L'urgenza ci travolge come un treno merci.
Non perdo un secondo. La ribalto sul divano, bloccandole i polsi sopra la testa con una mano sola, calandomi perfettamente nella parte che mi ha assegnato. "Non fare un fottuto rumore," le ringhio a un millimetro dalle labbra, abbassando la voce fino a farla diventare un sussurro roco e minaccioso. "O ti porto via tutto quello che hai."
Erika sussulta, spalancando gli occhi. Il gioco di ruolo e l'effetto della canna l'hanno già portata oltre il limite. "Prendi quello che vuoi..." ansima lei, inarcando la schiena contro di me. "Ma fai in fretta..."
Il silenzio nel soggiorno è totale, rotto solo dai nostri respiri spezzati e dal ticchettio sordo dell'orologio a muro in cucina, che sembra rimbombare fino a qui come un conto alla rovescia impazzito. Tic. Tac. Tic. Tac.
Il timer di Giada è una mannaia invisibile sopra le nostre teste. Cinque minuti sono un'eternità quando sei sballato, ma sono un battito di ciglia se devi spogliarti, calarti nella parte e consumare. Questa fretta disperata, unita all'erba che ci circola nel sangue, trasforma l'eccitazione in una fame animalesca.
Mantengo la presa sui suoi polsi, spingendoglieli contro i cuscini del divano. Mi chino su di lei, sfiorandole il collo con le labbra senza baciarla. La sento fremere. L'erba le ha dilatato le pupille, rendendo i suoi occhi due pozzi neri di pura lussuria.
"Hai una bella casa," le sussurro all'orecchio, la voce roca e raschiante, calandomi perfettamente nella parte del predatore. "Sarebbe un peccato se la mettessi a soqquadro. Cosa sei disposta a darmi per farmi uscire da quella porta senza fare danni?"
Erika ansima. Il gioco di ruolo l'ha completamente catturata, spazzando via ogni traccia della ragazza dolce e ragionevole. Si inarca contro di me, i seni che premono contro la mia maglietta, il respiro caldo che mi solletica il collo. "Non ho soldi..." mormora, la voce impastata e tremante, recitando la sua parte con una devozione che mi fa impazzire. "Ma puoi prendere me. Fammi quello che vuoi. Usami e poi vattene."
È la frase che fa saltare ogni mio fottuto freno inibitore.
Lascio la presa sui suoi polsi e le afferro l'orlo della maglietta. Non c'è dolcezza, non c'è il romanticismo di prima. C'è solo l'urgenza brutale dei minuti che scorrono. Le sfilo la maglia in un colpo solo, gettandola sul pavimento, seguita dal reggiseno.
"Mossa intelligente," ringhio contro la sua bocca, prima di divorarla in un bacio famelico.
Erika mi risponde con una violenza inaspettata. Le sue mani scattano sui miei fianchi, tirandomi disperatamente contro il suo bacino. L'effetto della droga amplifica ogni singola sensazione: il sapore del fumo sulle nostre lingue, il calore accecante della sua pelle sotto le mie mani, il rumore dei nostri vestiti che vengono strappati via e lanciati sul tappeto.
Due minuti andati. Ne restano tre.
Le bacio il collo, mordendole leggermente la clavicola. Lei getta la testa all'indietro con un gemito soffocato, le dita che mi graffiano la schiena nuda. "Sei troppo lenta," le sussurro, sganciandole i pantaloncini e tirandoglieli giù lungo le cosce con una foga che la fa sussultare. "Devi sbrigarti a convincermi, o mi prendo tutto."
"Ti sto convincendo..." ansima lei, la voce rotta dal piacere mentre mi sfila i jeans con gesti frenetici e goffi, accecata dall'urgenza. "Ti sto dando tutto quello che ho... non fermarti..."
Quando i nostri corpi sono finalmente a contatto, pelle contro pelle, la tensione accumulata esplode. La possiedo con una passione cruda, dettata dal ticchettio mentale di quel maledetto timer. Ogni movimento è intenso, profondo, esigente. Erika è un fuoco. L'erba l'ha resa disinibita fino all'estremo: mi implora, mi stringe, asseconda il mio ritmo con una forza che mi lascia senza fiato.
Nel nostro mondo alterato, non siamo più Franci ed Erika nel salotto della zia. Siamo un predatore e la sua preda consenziente, intrappolati in una bolla di sudore, fumo e pura frenesia.
Un minuto. Forse meno.
Il ticchettio dell'orologio in cucina sembra farsi più veloce, martellandomi nelle tempie insieme al battito del mio stesso cuore. L'urgenza mi divora, amplificata dal fumo che mi annebbia la mente.
Le afferro i polsi con una mano sola, bloccandoglieli sopra la testa, mentre con l'altra le stringo un fianco per ancorarla al divano. Mi abbasso su di lei e mi accanisco famelico sul suo seno nudo. Prendo la sua pelle tra le labbra, succhiando e mordicchiando con una foga quasi animale che le strappa un grido strozzato e acuto.
"Pensi che basti questo per comprarmi?" le ringhio contro la pelle madida di sudore, la voce graffiata, calandomi sempre più nella parte del predatore insaziabile. "Pensi che mi accontenti di così poco, padrona di casa? Voglio tutto."
Erika è in balia totale della botta e dell'eccitazione. Getta la testa all'indietro, i capelli sparsi disordinatamente sui cuscini. "Allora prendi di più..." ansima, inarcando il bacino contro di me, disperata, cercando un attrito ancora più profondo e spietato. "Svuotami... rubami tutto quello che ho, prenditelo con la forza... ma non fermarti... ti prego, ladro..."
Le sue parole sono benzina sul fuoco. Abbandono il suo petto per risalire fino alla sua bocca, baciandola con una violenza che sa di possesso puro. Il nostro ritmo diventa brutale, frenetico. Non c'è spazio per la dolcezza, non oggi, non con i secondi che bruciano. C'è solo la carne che sbatte contro la carne nel disperato tentativo di vincere contro il tempo.
I secondi scorrono via, inesorabili. Quaranta. Trenta.
Le sue unghie mi affondano nella schiena nuda, graffiandomi, mentre le sue gambe si stringono attorno alla mia vita come una morsa d'acciaio. Erika singhiozza nel bacio, il corpo teso come una corda di violino. L'erba ha amplificato ogni terminazione nervosa, trasformando il sesso in una corsa all'ultimo respiro, una scarica di adrenalina purissima.
"Sei mia," le sibilo all'orecchio, accelerando ancora, affondando con una forza che le fa mancare il fiato. "Te lo sto strappando io. Te lo sto prendendo tutto."
"Sì... sì! Oddio, Franci... sì!" urla lei, dimenticandosi del ruolo per una frazione di secondo, totalmente sopraffatta dall'onda d'urto del piacere che le sta esplodendo dentro.
Venti secondi. Dieci.
Il suo corpo si contrae violentemente sotto di me. Erika raggiunge il climax in modo devastante, un orgasmo lungo, profondo e incontrollabile che la fa tremare dalla testa ai piedi. Mi stringe con una forza sovrumana dall'interno, e il suo grido di piacere viene soffocato dalla mia bocca.
La sua reazione è così intensa, così viscerale, che mi trascina giù nel baratro insieme a lei all'istante. Smetto di pensare. Il gioco di ruolo svanisce, il timer svanisce, tutto viene inghiottito dall'oscurità del piacere puro. Mi svuoto con un gemito rauco, crollandole addosso, il petto che mi scoppia mentre cerco disperatamente di incamerare aria.
Siamo un groviglio di sudore, respiri mozzati, petti che si alzano e si abbassano all'unisono. Erika ha gli occhi chiusi e un sorriso sfinito, pigro, estasiato sulle labbra.
Il silenzio cala di colpo sul soggiorno, ovattato e pesantissimo.
E poi.
BZZZ. BZZZ. BZZZ.
La vibrazione acuta e implacabile della sveglia di un cellulare squarcia l'aria, non dalla cucina, ma da dietro la porta del soggiorno. Cinque minuti esatti. Spaccati al millesimo di secondo.
La voce di Giada, cristallina e carica di una malizia letale, ci arriva chiara attraverso il legno socchiuso della porta. "Tempo scaduto, piccioncini. Spero abbiate rubato tutto quello che c'era da rubare. Sto entrando."
La porta si apre con uno scatto secco.
Ma prima ancora che Giada possa fare un passo nel soggiorno, una risata confusa, quasi assatanata, erompe improvvisamente dal petto di Erika.
Non è la risatina nervosa di prima. È un suono viscerale, sguaiato, incontrollabile, figlio della botta tremenda dell'erba e dell'onda d'urto di un orgasmo fulmineo e brutale.
Erika è completamente fusa. Giace nuda sui cuscini, scomposta, la pelle lucida di sudore. Invece di cercare disperatamente i vestiti o provare vergogna per l'ingresso della cugina, getta la testa all'indietro e inizia a ridere fino alle lacrime, in un delirio totale e senza filtri.
"Oddio... oddio, il ladro..." biascica Erika, la voce impastata, indicandomi debolmente mentre si contorce dalle risate sul divano. "Giada... mi ha rubato tutto. È stato... un furto da manuale! Ahahah! Non ci credo che l'abbiamo fatto davvero in cinque minuti! Sono... sono distrutta!"
