Vai al contenuto
Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 8
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 8 di 15 36 min di lettura

Droga & Sesso, il giorno della ricompensa

c'è un clima teso dopo la notte di fuoco con Giulia e la mattinata non va alla grande, ma il pomeriggio tra droga e provocazioni della furba giada...sarà esplosivo.

Alessia
7 mesi fa · 1k letture · 9

Erika ride, una risata gutturale e sbadata. "Certo che parliamo! Di tutto. Vero amore?" Si gira verso di me, accarezzandomi la coscia in modo goffo. "Oggi però era arrabbiato con me. Perché dice che sono... come hai detto? Che non sono abbastanza sexy."

Il sangue mi si gela per un secondo, ma l'erba mi fa sorridere in modo ebete. "Non ho detto questo, Erika..."

"Oh, davvero?" interviene Giada, scivolando dal tavolino per sedersi sul divano, esattamente al mio fianco, stringendomi contro di sé. Erika, con la testa sulle mie ginocchia, non può vedere cosa fa la cugina. E anche se potesse, i suoi occhi sono semichiusi in una fessura ridente.

La mano di Giada si posa sul divano, dietro la mia schiena, e le sue dita iniziano a tracciare piccoli cerchi caldi sulla mia nuca, nascoste dai cuscini. "Erika non è sexy?" continua Giada, con un tono falsamente innocente. "Forse è solo timida. O forse, Franci... tu hai dei gusti molto più... esigenti. Ti piacciono le donne che sanno prendere l'iniziativa, vero?"

Erika sbuffa una risatina, mettendosi le mani sulla pancia. "A lui piacciono i completini di pizzo. Me l'ha detto un'ora fa. Ma il pizzo prude, Giada! Fa schifo!"

Giada mi guarda. Il suo viso è a un palmo dal mio. I nostri occhi sono lucidi per l'effetto del fumo. "Il pizzo non prude se te lo tolgono con i denti," mormora Giada, la voce così bassa e carica di lussuria che sento una fitta all'inguine.

Sotto il livello visivo di Erika, la mano libera di Giada scivola dalla mia nuca al mio fianco. Si infila sotto l'orlo della mia maglietta, le unghie laccate che mi graffiano dolcemente la pelle calda dell'addome. Il contrasto è folle: la mia ragazza è appoggiata sulle mie gambe, ridacchiando mezza sballata per i mutandoni, mentre sua cugina mi sta spogliando con le dita a dieci centimetri dalla sua faccia.

"Vero, Franci?" insiste Giada, premendo la coscia contro la mia. "Le cose belle vanno tolte con... dedizione."

"Già..." riesco a malapena a dire, la bocca impastata. Il cuore mi batte così forte che temo Erika possa sentirlo attraverso le mie gambe.

Erika fa un sospiro lungo, chiudendo del tutto gli occhi. "Mmh... ho la bocca secca. E mi gira un po' la testa. Ma sto da dio. Vorrei solo... starmene qui. A galleggiare." Si rannicchia su se stessa, cercando la posizione più comoda sulle mie cosce, il respiro che si fa profondo e pesante. È nel pieno del viaggio, persa nei suoi pensieri ovattati.

Giada si inumidisce le labbra, guardando la cugina ormai fuori gioco, poi sposta lo sguardo su di me. Il suo sorriso si allarga, predatorio e definitivo. Ha creato la situazione perfetta.

La stanza è ormai una cappa di fumo dolciastro. Erika fa un altro tiro profondo, tossicchia leggermente e poi si lascia cadere all'indietro, la testa di nuovo abbandonata sulle mie gambe. I suoi occhi sono lucidi, le pupille dilatate, e un sorriso perennemente stampato sulle labbra. È nel pieno della botta: disinibita, liquida, completamente priva dei suoi soliti filtri.

Io e Giada ci scambiamo l'ennesimo sguardo attraverso la nebbia. Giada aspira lentamente dal suo giunto, espira il fumo verso l'alto e poi si sporge in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia.

"Siete noiosi quando siete così rilassati," mormora Giada, la voce suadente, gli occhi che brillano di una luce pericolosa. "Facciamo un gioco. Per svegliare un po' i sensi. Obbligo o verità."

Erika scoppia in una risatina impastata, sollevando a malapena la testa dalle mie cosce. "Obbligo o verità? Ma quanti anni abbiamo, quindici? Giada, sei assurda..." "Hai paura, cuginetta?" la provoca dolcemente. "L'erba è il siero della verità perfetto. E poi siamo solo noi tre. Nessun segreto."

"Io non ho segreti," ribatte Erika, con l'ingenuità fiera di chi è totalmente sballato. "Inizia tu a chiedermi qualcosa. Verità."

Giada si inumidisce le labbra. Il suo sguardo scivola da Erika a me, freddo e calcolatore. "Perfetto. Verità. Erika... so che tu e Franci fate scintille ultimamente. Vi si sente attraverso i muri. Ma qual è la fantasia più estrema che non hai mai avuto il coraggio di chiedergli? Quella che ti fa arrossire solo a pensarci."

Erika affonda il viso contro la mia spalla, ridacchiando nervosamente. La botta della canna le ha sciolto ogni inibizione, trasformando la sua solita dolcezza in una fame liquida e spudorata. Solleva la testa, guardandomi con le pupille dilatate, scurissime, cariche di una lussuria che mi fa mancare il fiato.

"La verità?" sussurra Erika, la voce resa roca dal fumo, passandomi una mano sul petto. "La verità è che a volte... vorrei che per una sera non fossimo Franci ed Erika. Vorrei che fingessimo di non conoscerci."

Si morde il labbro, le guance in fiamme. "Vorrei un gioco di ruolo. Io sono una sconosciuta al bancone di un bar. Tu ti avvicini, mi sussurri cose sporche all'orecchio, mi ordini cosa fare. E la regola è che io non posso guardarti in faccia, né toccarti con le mani. Posso solo obbedire alla tua voce e sentire quello che mi fai, come se fossi in balia di un perfetto estraneo che mi usa."

Il mio cuore perde un battito. È una confessione bellissima e incredibilmente erotica. Erika vuole sottomettersi all'illusione di un dominatore senza volto, annullando la realtà per perdersi nel brivido dell'anonimato.

E in quel preciso istante, Giada capisce di aver vinto.

Il sorriso che le si allarga sul viso è un capolavoro di sadismo e pura tattica. Erika le ha appena servito la scusa per farmi recitare una parte, imponendosi da sola di chiudere gli occhi e non usare le mani.

"Vedi, Franci?" mormora Giada, la voce bassa e vibrante come le fusa di un gatto. "La tua fidanzata vuole essere sedotta e comandata da uno sconosciuto. Vuole chiudere gli occhi ed essere il tuo giocattolo. E siccome il gioco prevede dei turni... ora tocca a te. Obbligo o verità?"

"Obbligo," rispondo d'istinto, la gola secca, capendo in una frazione di secondo la portata della trappola.

"Perfetto," sibila Giada. Si alza lentamente dal tavolino e si avvicina al divano. "Il tuo obbligo, Franci, è regalarle esattamente questa fantasia. Adesso. Devi parlarle come farebbe quello sconosciuto. Dille cosa farle. Ma..."

Giada fa una pausa, un sorriso divertito che le piega le labbra. "I ruoli esatti li sceglierà Erika. Vediamo quanto è creativa la nostra bimba quando ha la testa tra le nuvole."

Erika scoppia a ridere, una risata di gola, impastata e incontenibile, nascondendo il viso contro il mio petto. Ci pensa su per qualche secondo, accarezzandomi la maglietta, poi alza il viso. Ha gli occhi lucidi, le guance rosse e un'espressione di una buffa malizia.

"Ok, ce l'ho!" annuncia Erika, la voce vibrante di eccitazione e sballo. "Voglio che tu sia... un ladro. Un ladro mascherato che si è appena intrufolato in casa mia dalla finestra. Io ti sorprendo in salotto, ma invece di urlare e chiamare la polizia... decido di corromperti per non farti rubare niente. Con il mio corpo."

L'assurdità della situazione, unita alla sua faccia serissima mentre propone questo cliché da film di serie B, mi strappa un sorriso nervoso. Ma l'idea di giocarci, di prenderla con prepotenza interpretando una parte, mi infiamma il sangue.

Tuttavia, c'è un grosso, ingombrante problema seduto a un metro da noi. Alzo lo sguardo verso Giada. "Aspetta un attimo. Dobbiamo farlo adesso? Davanti a te?"

Erika sembra improvvisamente rendersi conto della presenza della cugina. Si volta verso Giada e viene colta da un'altra crisi di ridarella incontrollabile, tipica della botta da fumo. "Oddio, no!" sbuffa Erika, coprendosi la bocca con le mani. "È stranissimo! Giada, ti prego, se mi fissi mentre cerco di corrompere il mio ladro mi viene troppo da ridere, non riesco a stare nel personaggio!"

Giada alza le mani in segno di resa, ma il suo sorriso è furbo, carico di sottintesi. Non sembra affatto sconfitta; al contrario, sembra divertirsi un mondo a tirare i fili del nostro teatrino. "Va bene, va bene, non vi scaldate, puritani," dice Giada, raccogliendo il suo pacchetto di cartine dal tavolino. "Il pubblico toglie il disturbo. Vado di là in cucina a farmi un caffè."

Si gira, facendo fluttuare la seta della vestaglia, ma prima di sparire oltre la porta del soggiorno, si ferma e si volta a guardarci. "Ma attenzione, c'è una regola," aggiunge, sventolando il telefono in aria. "Metto un timer. Avete esattamente cinque minuti. Trecento secondi per consumare questo 'riscatto' prima che io torni qui dentro, a prescindere da quello che state facendo. Siate veloci, piccioncini!"

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 5 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 9

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista