Il getto d'acqua ghiacciata mi colpisce in pieno petto. Sussulto, un gemito strozzato che mi sfugge dalle labbra per lo shock termico, ma lei non mi lascia lo spazio per respirare. Mi si appiattisce contro, premendo i suoi seni nudi e turgidi contro il mio torace freddo, intrappolandomi.
"Volevi la punizione? Eccola," sibila contro il mio orecchio, mordendomi il lobo con forza.
La sua mano scende giù, veloce, spietata. Mi afferra con una presa ferrea, possessiva, e inizia a muoversi. Ma non è dolce, non è il tocco languido di prima. È una morsa calcolata, veloce, ruvida. Usa il pollice per premere esattamente nel punto più sensibile, torturandomi con una frizione che mi manda il cervello in fumo. L'acqua gelata mi scorre addosso, ma il mio inguine è in fiamme.
"Giada... cazzo..." gemo, cercando di muovere il bacino, ma lei mi inchioda al muro con il peso del suo corpo. "Zitto," ordina. "Ora tu subisci."
Aumenta il ritmo in modo disumano. Mi porta sull'orlo del precipizio in pochi secondi. Sento il climax salire con una prepotenza che mi fa sbiancare la vista, i muscoli contratti, la bocca aperta alla ricerca di aria. "Sto... cazzo, sto venendo..." balbetto, la testa gettata all'indietro contro le piastrelle.
Nell'esatto millesimo di secondo prima dell'esplosione, la sua mano si ferma. Di colpo. La sua presa si stringe alla base, bloccando fisicamente e spietatamente il mio rilascio. È un'agonia assoluta, un dolore misto a un'eccitazione così violenta che mi fa piegare le ginocchia.
"No," sussurra lei, guardandomi annaspare, il viso a un millimetro dal mio. "Tu non vieni. Non hai obbedito, non hai la ricompensa." "Ti prego..." rantolo, letteralmente in ginocchio davanti a lei, implorando, la mia dignità andata in frantumi sul piatto doccia. "Giada, fammi venire, cazzo, sto impazzendo!"
"Chi è la mia puttana?" mi sussurra sulle labbra, allentando appena la presa, giusto per farmi assaggiare la speranza, per poi stringere di nuovo facendomi gemere di frustrazione. "Dillo, guardandomi negli occhi. Dì che sei la mia troietta e che mia cugina non saprà mai farti impazzire così."
Sono devastato. L'orgoglio non esiste più. Esiste solo il bisogno fisico e ossessivo di lei. "Sono la tua puttana," ansimo, la voce rotta, gli occhi lucidi per lo sforzo. "Erika non è niente... niente in confronto a te. Ti prego."
Giada sorride. È il sorriso di chi ha appena vinto la guerra. Mi lascia un bacio leggerissimo, quasi casto, sulle labbra tremanti. Poi, con una crudeltà inaudita, lascia la presa. Toglie le mani da me, mi costringe a guardarla mentre finisce la sua doccia, in modo così sensuale, cazzo quasi sto per scoppiare, poi finisce, scosta e chiude del tutto l'acqua. Apre la porta di vetro del box doccia e afferra un asciugamano, avvolgendoselo con cura intorno al corpo perfetto, lasciandomi lì. Duro, dolorante, bagnato e disperatamente sull'orlo.
"Bravo cagnolino," mormora, guardandomi dallo specchio mentre si sistema i capelli bagnati, l'immagine della perfezione aristocratica. "Magari stasera, se fai il bravo a cena, ti lascio finire. Ora asciugati, la tua dolce fidanzatina ti aspetta."
Esce dal bagno, chiudendosi la porta alle spalle e lasciandomi da solo con il mio inferno personale.
Finisco la doccia in un tempo record. L'acqua fredda non è servita a un cazzo, ha solo indurito i miei muscoli e reso l'erezione ancora più dolorosa e pulsante. Mi asciugo alla meno peggio, avvolgendo un asciugamano in vita. Ascolto: dalla finestra aperta sento ancora le voci di Erika e Giulia giù in giardino. Sono solo. O meglio, sono solo con lei.
Esco dal bagno a passi pesanti e mi dirigo dritto verso la camera degli ospiti che le è stata assegnata. Non busso. Entro. Giada è in piedi davanti allo specchio, indossa solo un completino intimo di pizzo nero e sta per infilarsi una vestaglia di seta. Non faccio in tempo a ragionare. L'istinto e la frustrazione prendono il sopravvento. La raggiungo in due falcate, le afferro i polsi e la sbatto contro il muro, non con violenza, ma con una disperazione totale.
"Ti prego," le rantolo a un millimetro dalle labbra, il fiato corto. "Ti desidero da impazzire. Non puoi lasciarmi così, Giada. Cazzo, fammi finire."
Mi aspetto che ceda, che la mia foga la accenda. Ma lei è di ghiaccio. Fredda, dura, intoccabile. I suoi occhi neri mi scrutano con una superiorità che mi gela il sangue. Le è piaciuto punirmi sotto l'acqua, ma ora... ora la tortura pura le dà un'eccitazione ancora maggiore. Con una facilità disarmante, si libera dalla mia presa. Si sposta lentamente, lisciandosi il pizzo sul ventre con estrema calma, e va a sedersi sul bordo del letto sfatto. Accavalla le gambe, lasciando un piede sospeso a mezz'aria.
"Sei patetico quando elemosini, Franci," mormora, guardandomi dall'alto in basso. Poi, il suo tono si fa tagliente come una lama. "Ora inginocchiati. E baciami i piedi. Leccali. Divorali. Fammi vedere quanto sei disposto a umiliarti per farti svuotare."
Il mio orgoglio prova a ribellarsi per una frazione di secondo, ma la lussuria lo strangola all'istante. Crollo in ginocchio sul tappeto davanti a lei. Afferro le sue caviglie sottili con mani tremanti. La sua pelle è morbidissima, profuma ancora di bagnoschiuma e di quell'olio solare che mi ha fatto impazzire prima. Mi chino in avanti e poggio le labbra sul suo collo del piede. La bacio. Poi, spinto dalla foga e dalla sua richiesta, dischiudo le labbra e faccio scivolare la lingua sulla sua pelle. Assaporo le sue dita perfette, con quello smalto bianco immacolato, leccandole con una devozione che mi disgusta e mi eccita da morire allo stesso tempo.
Mi sto letteralmente sottomettendo, divorando i suoi piedi nudi come un cane affamato, pur di avere una sua carezza. E Giada è in estasi. La vedo chiudere gli occhi per un secondo, compiacendosi totalmente del suo potere assoluto su di me.
Poi, all'improvviso, ridacchia. Una risata bassa, vibrante e diabolica. Senza alcun preavviso, mi spinge la pianta del piede direttamente contro la bocca, forzandomi le labbra con una pressione sfacciata. Sussulto, ma prima che io possa reagire, sposta il piede. Lo piazza dritto al centro del mio petto nudo e, con una spinta secca e decisa, mi sbatte schiena a terra sul tappeto.
L'asciugamano mi si allenta, ma a lei non frega nulla. Si alza dal letto e si mette a cavalcioni su di me, bloccandomi i fianchi con le sue cosce perfette. Il suo viso scende fino a sfiorare il mio orecchio. Il suo respiro caldo mi fa venire i brividi.
"Se mi vuoi..." sussurra, la voce carica di promesse torbide, "dovrai farmi uno spettacolino."
"Vuoi... vuoi vedere me ed Erika?" ansimo, il cuore che mi rimbomba nelle orecchie, pronto a svendere la mia ragazza pur di accontentarla. "Lo faccio. Stanotte, la lascio gridare mentre tu guardi..."
"No," sibila Giada, interrompendomi con disprezzo, passandomi un'unghia laccata di bianco sul collo. "Vedere te che scopi la mia noiosa cuginetta è diventato banale. E visto che hai fatto lo stronzo in doccia... ora voglio qualcosa di molto, molto più stimolante."
Si ferma. Si solleva appena per guardarmi dritto negli occhi, godendosi il puro terrore e l'attesa che mi divorano. Un sorriso perverso le deforma i lineamenti perfetti.
"Hai visto come è diventata sexy Giulia, vero?"
Com'è finora?
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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