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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 5
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Capitolo 5 di 15 25 min di lettura

Voglio scoparti con quel bikini turchese

finalmente l'arrivo nella casa in montagna, la coppia è accesa da una grande passione, scatenata da quella troia della cugina di Erika, questo weekend sarà cosi intenso.

Alessia
7 mesi fa · 1.1k letture · 10

"Siete insopportabili, piccioncini," la voce di Giada vibra a un metro da noi. Si è immersa con una grazia felina. L'acqua le arriva appena sotto le clavicole, facendo galleggiare i seni stretti nel tessuto lucido turchese, che da bagnato è diventato quasi una seconda pelle, rivelando il turgore scuro dei capezzoli. Mi fissa con un'espressione divertita, mentre con l'indice raccoglie una goccia d'acqua dal labbro inferiore e se la porta in bocca, succhiandosi il polpastrello senza mai staccare gli occhi dai miei. È una provocazione oscena, sparata dritta nel mio cervello mentre la mia ragazza mi si struscia addosso.

Il mio cazzo, sfiorato dalle cosce di Erika sott'acqua, risponde immediatamente all'istinto, indurendosi in modo doloroso.

"Ehi Franci, guarda come si fa la verticale!" urla improvvisamente Giulia. Riemerge a mezzo metro dalle mie spalle, ansimando e ridendo. Per non perdere l'equilibrio, si aggrappa istintivamente alle mie spalle. Sento il calore del suo piccolo seno sodo, bagnato e scivoloso, premere contro la mia schiena per un istante infinito. Giulia non ci fa il minimo caso, ride e si sposta subito per fare la sua capriola, ma il contrasto tattile mi manda in corto circuito.

Sono fottutamente circondato. Davanti a me ho Erika, che geme piano contro il mio orecchio stringendomi con le gambe; dietro di me la sensualità magnetica e distratta di Giulia; e a due passi, la vera padrona di questo gioco malato, Giada, che si immerge di nuovo.

Sotto il livello dell'acqua, lontano dagli occhi di tutti, sento improvvisamente qualcosa sfiorarmi il polpaccio. Un tocco liscio, calcolato. Il piede di Giada, con quel maledetto smalto bianco, che scivola con intenzione sulla mia pelle nuda, salendo verso il mio ginocchio, mentre Erika continua a baciarmi.

Il fiato mi si mozza. Devo aggrapparmi al bordo della piscina per non cedere, i muscoli contratti in uno spasmo di puro terrore ed eccitazione. La vacanza è appena iniziata, e l'acqua di questa piscina mi sta già bruciando vivo.

Il sole cocente del pomeriggio inizia ad asciugare le gocce d'acqua sulla nostra pelle. Dopo l'intensità della piscina, cerco disperatamente un momento di finta, rassicurante normalità. Erika si stende a pancia in giù sul suo lettino, chiudendo gli occhi con un sospiro rilassato. Mi sdraio accanto a lei, accarezzandole dolcemente la schiena calda, baciandole la spalla umida. "Sei bellissima," le sussurro, e per un attimo ci credo davvero, cullato dal calore e dall'affetto sincero che provo per lei.

Ma la stanchezza del viaggio, unita a quell'incessante, logorante tensione psicologica, mi sta prosciugando. "Amore, vado a farmi una doccia veloce e mi butto sul letto dieci minuti," le dico, dandole un ultimo bacio sui capelli. "Ho gli occhi che si chiudono." "Vai, cucciolo. Noi restiamo ancora un po' al sole," risponde lei, mezza addormentata.

Salgo al piano di sopra, nel grande bagno padronale con le piastrelle scure e un enorme box doccia in cristallo. Entro, chiudo la porta dietro di me, ma la mia mano si ferma prima di girare la serratura. Non la chiudo. La lascio socchiusa di un millimetro. È un azzardo folle, una speranza malata e fottutamente pericolosa che mi fa battere il cuore a mille mentre mi spoglio ed entro sotto il getto d'acqua bollente.

Chiudo gli occhi, lasciando che l'acqua lavi via il cloro e il sudore, ma il mio orecchio è teso come la corda di un arco. Cinque minuti dopo, il rumore inconfondibile della porta che si apre e si richiude con un clic secco mi fa riaprire gli occhi di scatto.

Attraverso il vetro appannato del box doccia, la vedo. Giada è lì. Non dice una parola. Mi fissa dritto negli occhi attraverso il cristallo umido, il respiro pesante. Con una lentezza teatrale, crudele e ipnotica, porta le mani dietro il collo. Scioglie il laccetto. Poi quelli sui fianchi. Il costume turchese, fradicio e pesante, scivola via dal suo corpo perfetto, cadendo sul pavimento con uno sclack sordo. È una visione divina e oscena allo stesso tempo.

Apre l'anta di vetro ed entra. Il getto d'acqua calda le colpisce le spalle e il petto, facendo brillare la pelle dorata e i capezzoli turgidi. Non le lascio il tempo di fare un altro passo. L'istinto bestiale mi esplode dentro: la afferro per i fianchi e, con una mossa secca, la sbatto contro le piastrelle bagnate del muro. Le divoro la bocca con una violenza inaudita. È un bacio disperato, famelico, le nostre lingue si scontrano mentre l'acqua ci scorre addosso. Lei risponde con la stessa foga, le sue unghie laccate di bianco mi affondano nella schiena nuda, graffiandomi.

Ma Giada è la predatrice, non la preda. Con uno strattone deciso e inaspettato, inverte le posizioni, spingendomi con le spalle contro il muro freddo. "Calmati, cagnolino," sussurra, l'acqua che le riga il viso perfetto, sfoderando quel suo sorriso diabolico e superiore. "Non hai ancora il permesso di toccarmi."

Inizia a scendere. Le sue labbra morbide tracciano una scia di baci brucianti e morsi leggeri lungo il mio collo, sul petto, fino all'addome contratto. Si inginocchia sul piatto doccia, noncurante dell'acqua che le inzuppa i capelli scuri, ritrovandosi esattamente all'altezza della mia virilità già fottutamente dolorante.

Mi guarda dal basso, incatenando i suoi occhi neri ai miei, prima di dischiudere le labbra e prendermi. È un inferno di calore ed esperienza. La sua bocca è esperta, implacabile. Usa la lingua con una precisione chirurgica che mi fa letteralmente mancare il respiro, unendo la sua naturale eleganza a una fame spudorata. Mentre mi succhia, le sue dita lunghe e affusolate scendono a stuzzicarmi i testicoli, accarezzandoli e stringendoli con una pressione calcolata che mi manda il cervello in corto circuito.

Afferro le sue ciocche bagnate, la testa buttata all'indietro, i muscoli delle gambe che tremano. Giada si stacca con uno schiocco umido, lasciando scivolare un rivolo di saliva. "Guardati..." mormora, la voce roca e carica di malizia, sfiorandomi la punta con il pollice. "Sei qui a farti svuotare da me, nel mio fottuto bagno, a gemere come una puttana mentre la tua dolce Erika è giù in giardino a prendere il sole, convinta che tu stia dormendo."

"Sei una maledetta stronza," ansimo, la voce rotta dal piacere e dal senso di colpa che mi sta lacerando. Lei fa una risata bassa, vibrante, tornando a leccarmi con movimenti lenti e torturanti. "Sono la cosa migliore che ti sia mai successa, Franci," mormora contro la mia pelle. "Scommetto che con lei non diventi mai così duro. Scommetto che devi pensare a me ogni volta che te la scopi, per riuscire a venire. Dillo."

La provocazione è una rasoiata. "Zitta e continua," ringhio, cercando di spingerle la testa, ma lei resiste, padrona assoluta della situazione. "Dillo, Franci," ordina, stringendo la presa, fermandosi a un millimetro dal limite, guardandomi con quegli occhi neri carichi di superbia. "Dì che sei la mia puttana. Dì che preferisci il sapore della mia bocca a quello della tua fidanzatina."

Sono in trappola. Intrappolato nel vapore, nell'acqua bollente e nella sua rete intossicante. E la cosa più devastante di tutte è che, mentre mi riporta alla bocca, spingendosi fino in fondo con una sfacciataggine che mi distrugge, so che ha fottutamente ragione.

La tensione nel box doccia è così densa che potrei tagliarla con un coltello. L'acqua bollente continua a scorrere sui nostri corpi, ma il vero calore è quello che mi irradia dall'inguine, tenuto in ostaggio dalla sua bocca e dalle sue mani perfette.

Ma la mia mente, ormai irrimediabilmente contorta dal suo gioco, vuole di più. Vuole spingersi oltre il limite. Vuole vedere fino a che punto la sua crudeltà può arrivare.

"E se non volessi dirlo?" ansimo, guardandola dall'alto verso il basso, con una finta strafottenza che mi fa tremare i muscoli. "Cosa mi fai, Giada? Sentiamo... come mi costringi?"

È una provocazione suicida. E lei lo sa.

Giada si ferma all'istante. Non si ritrae lentamente, si blocca di colpo, spezzando quel ritmo perfetto che mi stava mandando in paradiso. Alza il viso verso di me, l'acqua che le riga le guance e fa brillare i suoi occhi neri di una luce diabolica. Un sorriso crudele, bellissimo e spietato le piega le labbra.

"Vuoi fare il ribelle con me?" sussurra, la voce che è seta e veleno. "Pessima, fottutissima idea, Franci."

Si alza in piedi con una fluidità impressionante. Prima che io possa dire una parola, mi sbatte entrambe le mani sul petto, spingendomi violentemente contro le piastrelle del muro. Poi, allunga un braccio verso il miscelatore della doccia. Con un colpo secco, chiude l'acqua calda e gira la manopola sul freddo gelido.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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