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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 5
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Capitolo 5 di 15 25 min di lettura

Voglio scoparti con quel bikini turchese

finalmente l'arrivo nella casa in montagna, la coppia è accesa da una grande passione, scatenata da quella troia della cugina di Erika, questo weekend sarà cosi intenso.

Alessia
7 mesi fa · 1.1k letture · 10

Scendo di nuovo al piano di sotto. Le voci di Erika, Giulia e della zia provengono dalla cucina, prese a sistemare la spesa, ma il mio istinto mi guida altrove. Mi dirigo verso le grandi vetrate del retro, quelle che si affacciano sul prato curato e sulla piscina esterna.

E lì, mi blocco. I miei piedi si incollano al pavimento e il respiro mi muore letteralmente in gola.

È sdraiata su un lettino prendisole, a pancia in giù, con le cuffiette nelle orecchie. Indossa quel costume. Il due pezzi turchese lucido del video che mi ha fatto impazzire per un mese intero. Dal vivo è mille volte più devastante. Il tessuto minuscolo dello slip è quasi interamente inghiottito dai suoi glutei perfetti, sodi, offerti al sole con una sfacciataggine che mi fa pulsare le tempie. Ma è la sua pelle a fregarmi del tutto: è interamente ricoperta di olio abbronzante. Ogni millimetro del suo corpo dorato brilla, scivoloso, bagnato e bollente sotto la luce del pomeriggio.

I laccetti del pezzo di sopra sono slacciati sulla schiena, per non lasciare il segno dell'abbronzatura. Questo dettaglio fa sì che, nella sua posizione prona, si intraveda la curva morbida, piena e laterale delle sue tette schiacciate contro l'asciugamano.

Cazzo, ma quanto è bella. È una visione illegale, una dea scolpita nel peccato e ricoperta d'olio. E io sono fermo lì, dietro il vetro, già fottutamente duro nei jeans, a fissarla con la bocca mezza aperta. Sono a casa sua da meno di dieci minuti, e lei non ha nemmeno dovuto guardarmi in faccia per mettermi in ginocchio.

Rimango paralizzato dietro la vetrata, il respiro bloccato in gola. Giada ha gli occhi chiusi, le cuffiette nelle orecchie, ma è come se avesse un dannato radar per la mia lussuria. Sente il mio sguardo addosso. Apre lentamente gli occhi e gira il viso verso di me.

Non si copre. Anzi. Sapendo che sono lì a guardarla come un cane affamato, inizia il suo spettacolino esplosivo. Inarca la schiena in modo impercettibile ma calcolato, sollevando ancora di più i glutei verso il sole. Con una mano, prende una goccia di olio abbronzante e se la fa scivolare lungo il collo, giù verso la fessura tra i seni schiacciati contro il lettino, sfiorando i laccetti slacciati. Mi fissa dritto negli occhi e si morde il labbro inferiore, con una sfacciataggine che mi fa pulsare il sangue nelle vene.

Sono così ipnotizzato che non sento i passi alle mie spalle. Due braccia morbide mi circondano la vita all'improvviso, e un bacio umido mi atterra sulla spalla. Sussulto, il cuore che mi esplode nel petto. "Amore, ma hai visto che meraviglia?" mormora Erika, totalmente ignara dello spettacolo osceno che si stava consumando tra me e la vetrata. Appoggia il mento sulla mia spalla, guardando fuori verso il giardino. "Non vedo l'ora di fare un bagno in quella piscina riscaldata. È un sogno. Dai, saliamo su a mettere il costume, Giulia è già andata su a cambiarsi."

Il costume non l'abbiamo nemmeno tirato fuori dalla valigia.

La stanza è un caos di vestiti buttati a terra in fretta e furia. Erika è seduta sul bordo del pesante comò di legno antico, completamente nuda. Le sue cosce sono spalancate, e io sono in ginocchio in mezzo a lei, affamato e implacabile.

Le mie mani le stringono i fianchi, ancorandola a me, mentre il mio viso è letteralmente sepolto nella sua intimità. La lecco e la succhio con una passione famelica, un'intensità quasi violenta che non le lascia un attimo di respiro. Lei risponde a ogni guizzo della mia lingua con spasmi incontrollabili.

"Cazzo, Franci... oddio, sì..." geme Erika, la voce spezzata. Le sue dita si intrecciano tra i miei capelli, stringendoli con forza, premendo la mia faccia ancora più a fondo contro di lei. Non mi vuole lasciare andare. "Scopami..." mi supplica, ansimando, muovendo il bacino contro il mio viso in modo disordinato. "Mettilo dentro, ti prego. Cazzo, voglio sentirti dentro di me adesso, voglio che mi scopi forte."

"Non c'è tempo, amore..." le sussurro contro la pelle bollente, la voce roca e sporca. "Tua zia potrebbe chiamarci da un momento all'altro. Oggi ti mangio viva e basta. Sei la mia troietta bagnata, mh?" "Sì... cazzo, sì, fammi venire!" piagnucola lei, eccitata da morire dalle mie parole zozze, una dinamica che ormai la stravolge completamente e la fa impazzire.

Aumento il ritmo, usando la lingua per colpire esattamente il suo punto più sensibile senza la minima pietà. Erika non regge. Il climax la travolge in fretta, ma con una violenza inaudita. Grida nel palmo della sua stessa mano per non farsi sentire al piano di sotto, il corpo che trema convulsamente contro di me, le cosce che mi stringono la testa in una morsa di puro, devastante piacere.

Quando finalmente l'onda si ritira, Erika si affloscia all'indietro contro lo specchio del comò, il petto che si alza e si abbassa freneticamente, madida di sudore. "Dio mio..." sussurra, incapace persino di aprire gli occhi. "Vatti a sciacquare prima tu, amore. Io... io mi devo riprendere un attimo. Non sento più le gambe."

Mi alzo, con l'adrenalina a mille e il fiato ancora corto. Mi avvicino al suo viso, baciandola con passione, e le mormoro all'orecchio: "Preparati, Eri. Ne vedremo delle belle questa settimana... e per fortuna ti è già passato il ciclo. Non avremo le interruzioni della settimana scorsa. Sarai mia ogni volta che vorrò."

Le lascio un ultimo bacio e mi dirigo verso la porta per andare al bagno del corridoio.

Entro sovrappensiero, la testa ancora annebbiata dalla lussuria e dall'immagine di Giada a bordo piscina, e spingo la porta senza bussare. Mi blocco sulla soglia.

Giulia è lì, di spalle davanti allo specchio. Ha le cuffie calcate sulle orecchie e sta tenendo in mano il sopra del suo costume. Non mi sente e non si accorge di nulla. Il mio sguardo, avvelenato dalla corruzione che Giada mi ha iniettato in testa per un mese intero, scivola inevitabilmente sulla linea della sua schiena, sulla curva dei suoi fianchi e sulle sue gambe nude. Ma più di tutto gli occhi mi cadono su quelle tette piccole e sode e su quel culo che stava crescendo alla perfezione. È un attimo, una frazione di secondo in cui la mia mente malata trasforma un banale errore in un pensiero torbido.

Deglutisco a fatica, sentendo il peso del mio stesso squallore. Chiudo la porta silenziosamente, arretrando nel corridoio e facendo finta di nulla. Mi appoggio al muro, il cuore che batte all'impazzata. Sono circondato. E il gioco di Giada mi ha già fatto perdere ogni fottuto senso del limite.

Il sole del tardo pomeriggio avvolge il giardino della villa, ma quando io ed Erika usciamo sul prato, l'aria mi sembra improvvisamente rarefatta.

Giada è ancora lì, sul suo lettino. Al rumore dei nostri passi, si solleva sui gomiti con una lentezza esasperante. Il pezzo di sopra del costume turchese, che si era slacciata prima, ora le fascia i seni con una prepotenza visiva che mi toglie il fiato. Si tira su gli occhiali da sole e ci rivolge un sorriso radioso, perfetto. "Finalmente," esordisce, la sua voce da angelo che nasconde un veleno dolcissimo. "Iniziavo a pensare che vi foste persi nelle stanze di sopra." Mentre lo dice, i suoi occhi scuri scivolano su di me. Sa perfettamente cosa abbiamo appena fatto. Lo legge dalla mia tensione e dai capelli di Erika ancora leggermente scompigliati.

"Eravamo stanchi per il viaggio," risponde Erika, ignara, avvicinandosi per darle un bacio sulla guancia. "Ma ora siamo pronti. Questa piscina è un sogno." Erika mi si affianca, passandomi un braccio attorno alla vita. Il suo tocco è possessivo, carico dell'adrenalina della nostra scopata interrotta. Indossa un bikini rosso che le sta d'incanto, ma vicino all'aura predatrice di Giada, tutto sembra sbiadire.

Il rumore della vetrata che scorre ci fa voltare. Giulia esce sul patio. Ha i capelli raccolti in uno chignon disordinato e indossa un due pezzi nero che, sul suo corpo minuto, risulta fottutamente letale. I laccetti sottili sui fianchi evidenziano le sue curve in pieno sviluppo, e il modo in cui cammina a piedi nudi sull'erba sprigiona una sensualità acerba e totalmente involontaria. Non fa in tempo a salutare nessuno che prende la rincorsa e si tuffa a bomba nell'acqua azzurra, schizzando ovunque.

"Bestia!" le urla Erika ridendo, trascinandomi verso il bordo. "Dai, buttiamoci!"

L'impatto con l'acqua riscaldata è un sollievo solo per i primi tre secondi. Poi, l'inferno ha inizio. Non appena riemergo, Erika mi è subito addosso. Avvolge le gambe attorno al mio bacino sotto il pelo dell'acqua, premendo il suo inguine contro il mio. Il suo petto bagnato si schiaccia contro il mio torace e mi bacia il collo, incurante della presenza delle cugine. È su di giri, ancora bollente per quello che è successo in camera, e me lo sta dimostrando in modo esplicito.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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