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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 4
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Capitolo 4 di 15 17 min di lettura

Guarda come geme la cuginetta troia

finalmente il climax della giornata, un'idea perversa porta giada a farsi scopare al fianco di sua cugina e la situazione diventa bollente, letteralmente.

Alessia
7 mesi fa · 1.4k letture · 10

Le mie mani scendono ad afferrarle i fianchi con una possessività che non mi appartiene, stringendola a me a ogni spinta. E la cosa che mi fa letteralmente impazzire è che a Erika questo ritmo frenetico, questa fame ruvida e quasi spietata, sta piacendo da morire. La percepisco perdere il controllo: il sudore le imperla la pelle chiara, facendola brillare nella penombra, i suoi seni assecondano ogni mio movimento in una danza caotica, e i suoi gemiti non sono più i soliti sospiri dolci e contenuti. Sono suoni rotti, acuti, disperati.

"Franci... oddio, sì!" ansima, inarcando la schiena per venirmi incontro.

Ma non mi basta. Voglio dominarla completamente, voglio che lo spettacolo sia perfetto. Con un movimento secco e repentino, ribalto la situazione. La faccio scivolare sotto di me, schiacciandola contro il materasso e prendendo il controllo totale. Le mie dita si intrecciano tra i suoi capelli, tirandoli appena all'indietro per costringerla a esporre il collo, mentre con l'altra mano le stringo il petto, possessivo e affamato. Torno a muovermi contro di lei con un'intensità che le toglie il fiato.

Mi abbasso e le divoro la bocca in un bacio profondo, carnale. Cazzo, è meravigliosa. È la mia dolce, amata Erika. Sento un'ondata di affetto viscerale per lei, per come si affida a me, cieca sotto quella mascherina, convinta di avere il mio cuore e la mia mente. La amo, la amo davvero. Ma è un amore irrimediabilmente corrotto. Perché mentre le mordo il labbro e sento il suo sapore, i miei occhi non sono chiusi. Sono spalancati, incollati all'angolo buio della stanza.

Quanto amo Erika, ma quanto mi fa impazzire la mente quella magnifica stronza che ci sta guardando. Giada è lì, i suoi occhi neri fissi su di me, le dita che si muovono frenetiche sotto il pizzo, il petto che si alza e si abbassa a un ritmo che ricalca esattamente il mio. Si sta nutrendo della nostra foga, padrona indiscussa di questo teatro dell'assurdo.

Il ritmo diventa insostenibile. L'aria nella stanza è satura del nostro calore, dell'odore del sesso, della tensione psicologica che mi sta tranciando i nervi. Sento le pareti di Erika stringersi improvvisamente attorno a me. "Sto venendo... amore, sto venendo!" urla contro la mia bocca, le unghie che mi graffiano la schiena.

La sua esplosione è la scintilla che innesca la dinamite. Nell'esatto istante in cui Erika inizia a tremare sotto di me, scossa da brividi violenti, vedo Giada inarcare la schiena sulla poltrona. Si morde il labbro con forza, chiudendo gli occhi, il corpo che si irrigidisce nel suo stesso orgasmo, vissuto in un silenzio sacrosanto e perverso. E io mi lascio andare con loro. Mi svuoto in un climax totale, simultaneo, un'ondata di piacere così intensa da oscurarmi la vista, crollando infine sul petto sudato di Erika, con il fiato rotto e l'anima definitivamente venduta al diavolo.

Nel momento esatto in cui io ed Erika crolliamo l'uno sull'altra, esausti, sento un fruscio leggerissimo nell'angolo. Apro gli occhi solo per una frazione di secondo, giusto in tempo per vedere Giada ricomporsi. Si tira su il vestitino nero con una grazia felina, lisciandosi la gonna come se non fosse appena esplosa di piacere a due metri da noi. Mi lancia un'ultima occhiata, un misto di trionfo e malizia pura, e poi, silenziosa come un fantasma, sgattaiola fuori dalla porta, chiudendosela alle spalle senza fare il minimo rumore.

Siamo soli. Per davvero, stavolta.

Con le mani che mi tremano ancora, sfilo delicatamente la mascherina di seta dalla fronte di Erika. I suoi meravigliosi occhi si aprono, sbattendo le ciglia per abituarsi alla poca luce. Sono languidi, lucidi, persi nell'estasi di quello che abbiamo appena fatto. Ci accoccoliamo, i nostri corpi sudati e appiccicosi incollati l'uno all'altro tra le lenzuola stropicciate.

"Sei vivo, amore?" sussurra Erika, accarezzandomi il petto bagnato, la voce ancora roca. "A malapena," le rispondo, baciandole la fronte, poi il naso, poi le labbra gonfie. "Sei stata pazzesca, Eri. Ti ho letteralmente distrutta... e tu prendevi tutto, ne volevi ancora. Sei la mia troietta perfetta." Erika fa una risatina bassa, stringendosi contro di me, visibilmente eccitata da quel linguaggio così crudo che stona con la nostra solita dolcezza. "Eri un animale, Franci. Cazzo, non pensavo potessi essere così violento... mi tremano ancora le gambe. Mi hai sfondata, e l'ho amato da morire. Ti amo." "Ti amo anch'io," le rispondo, affondando il viso nel suo collo.

E in parte è vero. La amo, la desidero, ma il mio cervello è completamente in tilt. Sono fuori di testa. Sento i muscoli cedere, sono fisicamente prosciugato, distrutto. Se provo a fare il calcolo di quante volte sono venuto oggi, tra il tavolo, il letto di Giulia e questo, mi gira la testa. È stata una maratona di perversione che mi ha cambiato per sempre.

Le ore successive scorrono in una sorta di trans agonistica. La giornata volge al termine, la casa si rianima, e i parenti iniziano lentamente a congedarsi. Io ed Erika ci diamo una sistemata veloce, preparandoci mentalmente per la festa serale con i suoi amici.

Mentre Erika è di sopra a ritoccarsi il trucco, scendo in cucina per bere un bicchiere d'acqua. Ho la gola secca. Ed è lì che la trovo. Giada è appoggiata al bancone, un bicchiere di vino in mano, perfetta e intoccabile come se il pomeriggio non fosse mai esistito. Appena la vedo, l'istinto prende il sopravvento. Mi avvicino, abbassando la voce. "Dammi il tuo numero," le dico, quasi con urgenza. Sono intossicato. Ne ho bisogno.

Giada prende un sorso, poi mi sorride. Un sorriso lento, diabolico e superiore. "Un numero? Per fare cosa, Franci? Per scrivermi 'mi manchi' mentre guardi la tv con lei?" Scuote la testa, divertita. "No. Sarebbe di una noia mortale. L'eccitazione è questa. Il rischio. Il non sapere quando colpirò di nuovo. Il nostro gioco si fa di persona... quando lei guarda dall'altra parte."

Mi lascia lì, senza parole, con la sensazione di avere un collare stretto intorno al collo di cui lei ha l'unica chiave.

Il momento dei saluti arriva poco dopo, nell'ingresso. Ci sono gli zii, la nonna, tutti che si scambiano baci e abbracci. Giada si avvicina a Erika, stampandole due baci sonori sulle guance. "Allora, cuginetta," esordisce Giada con un tono squillante e innocente, sistemandosi la borsa sulla spalla. "Visto che non ci vediamo mai abbastanza, perché tu, Franci e Giulia non venite su alla casa in montagna a fine maggio?"

Il mio stomaco fa una capriola. "Saremo solo io, mamma, papà e la nonna," continua Giada, sorridendo radiosa. "Ci facciamo un bel fine settimana tra cugini. Aria pulita, relax... e tanto tempo per stare insieme." Mentre pronuncia l'ultima frase, sposta lo sguardo su di me. Un decimo di secondo. Un velato, impercettibile occhiolino che mi gela il sangue e mi infiamma l'inguine allo stesso tempo.

Erika, ignara di tutto, batte le mani entusiasta. "Ma è un'idea bellissima! Vero, amore? Fine maggio non abbiamo impegni, vero?" Guardo Erika, poi guardo Giada, il diavolo travestito da parente perfetta. "Certo," deglutisco a fatica, sapendo di star firmando la mia condanna a morte. "Non abbiamo impegni."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Scritto da
Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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    1. Astronomo

      Questa Giada è una di quelle troiette che ti fanno eccitare da morire.

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