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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 3
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Capitolo 3 di 15 26 min di lettura

La famelica Giada, che ama giocare con i suoi piedi

il continuo del compleanno di Erika, dove giada finalmente fa la sua mossa e cavolo che mossa.

Alessia
7 mesi fa · 1.2k letture · 10

Ma Giada non ha finito. Non si ritrae schifata, tutt'altro. Con un movimento fluido e felino, scivola in avanti, gattonando sul materasso di Giulia fino a sovrastarmi. Si abbassa sulla mia virilità ancora sensibile e pulsante, e si trasforma in una predatrice famelica. Le sue labbra calde si chiudono su di me, raccogliendo ogni singola goccia del mio piacere. La sua lingua guizza abile e avida, ripulendomi con una foga e una dedizione che mi fanno tremare le gambe. Assapora il mio sapore chiudendo gli occhi, con un'espressione di godimento puro sul viso, prima di rialzarsi e passarsi il dorso della mano sulle labbra lucide.

Poi, lentamente, si lascia cadere all'indietro. Si stende supina sul letto, le braccia allargate sopra la testa, offrendosi totalmente al mio sguardo. È una Venere del peccato adagiata sulle lenzuola innocenti di una ragazzina. L'intimo di pizzo nero esalta ogni curva in modo illegale: i seni gonfi che spingono contro il balconcino scuro, l'addome teso, la "V" di tessuto semitrasparente che le incornicia l'inguine, invitante e letale.

Mi fissa dal basso verso l'alto, le labbra gonfie, il respiro pesante. "Ora tocca a te," sussurra, la voce carica di una sfida eccitante. Allarga leggermente le cosce, un invito muto e inequivocabile. "Voglio vedere se sei davvero il bravo ragazzo di Erika... o se sai prenderti quello che vuoi. Fammi vedere che animale sei, Francesco. Fammi quello che vuoi."

Quella frase è la chiave che apre l'ultima gabbia della mia lucidità. Il senso di colpa evapora. L'ansia di essere scoperti svanisce. Resta solo l'istinto, crudo e primitivo. Mi avvento su di lei. Le salgo sopra a cavalcioni, intrappolandola col mio peso. Afferro il suo viso con entrambe le mani e schiaccio la mia bocca sulla sua. È un bacio disperato, famelico, le nostre lingue si scontrano con violenza mentre lei mi graffia la schiena con le unghie laccate.

Strofino il mio cazzo, di nuovo duro e pulsante, direttamente contro il pizzo ruvido delle sue mutandine. L'attrito della stoffa contro la mia pelle nuda, unito al calore che emana dal suo sesso, mi fa ringhiare nella sua bocca. Le mie mani scendono veloci, possedendo il suo corpo senza traccia di dolcezza. Afferro i suoi seni con foga, stropicciando il pizzo del reggiseno senza curarmi di rovinarlo, strizzando la carne morbida e turgida con una forza che le strappa un gemito di puro piacere. A Giada piace essere dominata fisicamente tanto quanto le piace dominare mentalmente.

Il suo profumo, il sapore della mia stessa essenza sulle sue labbra, la sua pelle bollente... è una droga. Voglio divorarla. Mi stacco dalle sue labbra, scendendo con baci umidi e morsi leggeri lungo il collo, tra i seni, giù fino all'addome piatto. Voglio sentire il suo sapore. Voglio strapparle quel filo di pizzo scuro con i denti e affondare il viso tra le sue cosce bagnate.

Ma proprio mentre mi abbasso, sfiorando l'elastico della sua mutandina con il mento... le sue mani scattano verso il basso. Le sue dita si intrecciano tra i miei capelli e mi tirano indietro, con una forza inaspettata. Mi blocca.

Alzo lo sguardo, ansante, confuso dal blocco improvviso. Giada ha le guance arrossate dal piacere, il petto che si alza e si abbassa freneticamente, ma i suoi occhi scuri brillano di una lucidità spietata. Ha il sorriso di chi ha appena calato l'asso vincente. "No, cucciolo," sussurra, tirandomi appena i capelli per tenermi fermo. "Non adesso. Ho in mente un gioco molto più divertente per noi."

"Seguimi," sussurra Giada, staccandosi da me. Non è una richiesta. È un ordine impartito con quella sua diplomatica sensualità che non ammette repliche, una perversione calma e calcolata che mi spaventa e mi eccita allo stesso tempo.

Si avvia verso la porta, nuda sotto quel pizzo nero che sembra dipinto sulla sua pelle dorata. Mi guardo: sono nudo, sporco, sul letto di mia cognata. La follia della situazione mi colpisce come uno schiaffo.

"Dove cazzo vai? Sono nudo, Giada," sibilo, provando a oppormi, allungando la mano verso i miei boxer buttati a terra.

Lei si ferma sulla soglia. Non si volta nemmeno del tutto. Mi lancia un'occhiata dall'alto in basso, carica di un disprezzo divertito. "Meno chiacchiere, professore. Il tuo corpo non mente, e nemmeno il mio."

E ha ragione, maledizione. Nonostante mi sia appena svuotato in quel modo famelico, sento la sua presenza bruciarmi la pelle. Basta un suo sguardo, il ricordo della sua lingua sui miei piedi, e sento la mia virilità indurirsi di nuovo, traditrice, ignorando la stanchezza. È un diavolo che sa esattamente quali tasti toccare. Sono esasperato dalla mia stessa debolezza, dalla facilità con cui sa ridurmi a un burattino. Ma non riesco a fermarmi. Cazzo. La seguo.

Usciamo dalla stanza di Giulia. Camminiamo nudi sul parquet, in silenzio, nel buio del corridoio. Il cuore mi martella nel petto, la paura è quasi tangibile. Se qualcuno si sveglia... se Giulia torna indietro... Giada apre la porta della camera di Erika. Click.

L'oscurità è densa, spezzata solo da un sottile, preciso rivolo di luce che trapela dalle fapparelle. L'aria profuma di Erika, di pulito, un profumo familiare che ora mi nausea per il senso di colpa. Erika è lì, stesa sulla schiena, il respiro regolare. Dorme profondamente, con quella mascherina di seta nera spinta su sulla fronte. I suoi lineamenti sono rilassati, innocenti. È la mia ragazza, ed è a tre metri da noi.

Capisco tutto in un istante. Il sangue mi si gela, lussuria e terrore si fondono in un nodo tossico che mi toglie il fiato.

"No," sibilo, afferrando il braccio di Giada con una forza eccessiva, cercando di tirarla fuori. "Giada, no. Qui no. Sei impazzita."

Lei mi guarda, illuminata dal rivolo di luce. La sua perversione è calma, quasi accademica. “mia cugina ha il sonno super pesante," sussurra, avvicinando la bocca al mio orecchio, il suo respiro speziato che mi investe i sensi. "Dormirebbe anche durante un terremoto. E noi stiamo per farglielo, il terremoto."

Prima che io possa protestare di nuovo, lei si muove con un'eleganza spaventosa. Slinka verso il letto. Con un gesto fluido, quasi teatrale, si sfila le mutandine di pizzo nero e le lascia cadere a terra. Si sdraia accanto a Erika, con una naturalezza che mi fa orrore e attrazione allo stesso tempo.

Vedo Giada, nuda accanto a sua cugina vestita, nuda accanto all'innocenza che sto tradendo. I suoi occhi non si staccano dai miei. Lentamente, alza le mani dietro la schiena, sgancia il reggiseno e lo lascia cadere oltre il bordo del letto.

Le sue tette meravigliose, perfette, turgide nella luce fioca, si offrono al mio sguardo. Il suo corpo, immensamente sexy, è un'arma di seduzione di massa che mi sta puntando addosso. Solleva un dito e mi invita. Uno.

Chi se ne frega.

Il bravo ragazzo muore definitivamente in quel momento. Salgo sul letto, strisciando verso di lei, nudo, con la virilità pulsante e dura come mai prima d'ora, gonfiata dal terrore e dalla lussuria più pura. Mi avvento su di lei, stendendomi sopra il suo corpo bollente, facendo attenzione a non sfiorare Erika. Il mio cazzo si struscia intensamente sulla sua figa bagnata, un attrito viscerale che mi fa gemere nella sua bocca mentre la bacio con una passione rabbiosa, disperata, le nostre lingue che si scontrano.

Mi stacco dalle sue labbra. Scendo lungo il suo collo, tra i suoi seni. Inizio a succhiarle le tette, divorandole con foga, la bocca avida, la lingua che guizza sui capezzoli duri. Le mie mani scendono veloci, afferrando quei seni meravigliosi, stringendoli con forza, stropicciando la carne morbida tra le dita mentre mi struscio con intensità bestiale contro di lei.

Giada fa un suono. Sottile. Elegante. Un gemito da regina che riceve il suo tributo, anche in questo scenario sporco e traditore. Un suono che risuona nel silenzio, a trenta centimetri dall'orecchio della mia fidanzata addormentata.

Il letto cigola.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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