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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 3
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Capitolo 3 di 15 26 min di lettura

La famelica Giada, che ama giocare con i suoi piedi

il continuo del compleanno di Erika, dove giada finalmente fa la sua mossa e cavolo che mossa.

Alessia
7 mesi fa · 1.2k letture · 10

All'improvviso, Giada smette di muovere il piede. La perdita di quel contatto e l'improvviso sbalzo termico mi fanno sussultare. Si alza dalla sedia con una lentezza snervante, i suoi occhi scuri e imperscrutabili sempre fissi nei miei. A piedi nudi sul parquet, fa tre passi silenziosi verso la porta. L'afferra, la chiude e, con un gesto secco, fa scattare la serratura.

Click. Un suono metallico, definitivo. Il mio cuore perde un battito. "Giada, che cazzo fai... se qualcuno si sveglia e scende..." sussurro, il terrore che mi afferra lo stomaco, mescolandosi in un groviglio tossico con l'eccitazione.

Lei non risponde. Sorride, con quel dannato sorriso arrogante, superiore. Inizia a camminare verso di me, e mentre lo fa, le sue mani afferrano l'orlo del vestitino semplice che indossa. Lo sfila in un unico movimento fluido, gettandolo a terra incurante.

Il fiato mi muore in gola. Il contrasto con l'intimo basico e innocente di cotone bianco di Erika, che le ho sfilato non più di un'ora fa, è violento. Abbagliante.

Giada indossa un completo di pizzo nero, sottile, aggressivo. È un capolavoro di lussuria ed eleganza che le fascia il corpo come una seconda pelle. Il reggiseno a balconcino solleva e stringe il suo seno pieno e sodo, lasciando intravedere la scollatura profonda e l'ombra scura dei capezzoli turgidi, eccitati, attraverso la trama semitrasparente. La sua pelle dorata, baciata dal sole, brilla nella luce del pomeriggio, enfatizzando ogni singola curva. La mutandina è un filo di pizzo scuro che si appoggia basso sui fianchi larghi e sensuali, incorniciando un addome piatto e tonico, scendendo a formare una "V" perfetta che attira inesorabilmente lo sguardo verso il suo centro, dove il tessuto aderente non lascia letteralmente spazio all'immaginazione. Le sue cosce sono piene, forti, levigate. È uno spettacolo carnale, una dea pagana della tentazione.

"Giada... ti prego, siamo a casa della tua famiglia..." mi agito sulla sedia, stringendo i braccioli fino a farmi sbiancare le nocche.

Il panico di essere scoperti è reale. Immagino i passi della nonna sulle scale, o la porta della camera di Erika che si apre. Mi rimbomba tutto nelle orecchie, eppure la vista del suo corpo seminudo a due passi da me mi sta mandando il sangue al cervello con una prepotenza inaudita. Sono teso allo spasimo, un fascio di nervi pronti a spezzarsi.

A lei non frega assolutamente nulla della mia agitazione. Anzi, se ne nutre. La mia paura è la sua droga. Si avvicina, fermandosi esattamente in mezzo alle mie gambe divaricate. Non mi tocca subito con le mani. Si piega leggermente in avanti, i capelli scuri che mi sfiorano il viso, e preme il suo addome nudo e il bacino direttamente contro il mio inguine, incastrandosi contro la mia erezione intrappolata nei jeans. Il calore del suo corpo mi investe come un'onda anomala.

"Shhh..." mi zittisce, passandomi un'unghia laccata di bianco sul labbro inferiore. "Non fare il codardo proprio adesso, Francesco. Ti piace il rischio. Ti piace da morire avermi addosso mentre lei dorme tranquilla al piano di sopra."

Inizia a muovere il bacino contro di me. Un attrito lento, circolare, spietato. Il pizzo nero e ruvido della sua mutandina sfrega contro la cerniera dura dei miei pantaloni. Chiudo gli occhi, la testa che cade all'indietro contro lo schienale, straziato da un gemito strozzato che non riesco a trattenere. L'ansia di essere beccati rende ogni sfregamento dieci volte più intenso.

"Sei bellissimo quando sei terrorizzato e arrapato," sussurra, la sua bocca a un millimetro dal mio orecchio, la voce un graffio bollente sulla pelle. Le sue mani scendono veloci e sicure, armeggiando con la mia cintura. "Ti farò esplodere, Franci. E tu non potrai fare altro che godere e ringraziarmi, rinchiuso nel silenzio della camera di sua sorella."

"Alzati," mi ordina, con un sussurro vellutato che non ammette repliche.

Il mio corpo obbedisce prima ancora che il mio cervello possa elaborare il comando. Mi alzo in piedi, tremante, le mani abbandonate lungo i fianchi. Giada non perde la sua naturale eleganza nemmeno per un secondo. Le sue dita, veloci e aggraziate, slacciano la mia cintura. Fa scivolare giù i jeans e, insieme a quelli, anche i boxer. Faccio un passo fuori dall'intreccio di stoffa, restando completamente nudo e vulnerabile di fronte a lei.

Giada mi osserva dall'alto in basso, gli occhi scuri che brillano di un trionfo assoluto. Poi, con una lentezza che è pura tortura, si abbassa sulle ginocchia. Il pizzo nero del suo intimo contrasta in modo disarmante con la pelle dorata, creando un quadro di sensualità illegale. Avvicina il viso al mio inguine. Sento il suo respiro caldo, speziato, accarezzarmi la pelle. Chiudo gli occhi, aspettando il tocco delle sue mani, ma lei fa qualcosa di molto più intimo. Sfiora appena la punta della mia virilità calda, tesa e pulsante con le labbra dischiuse, un bacio leggerissimo, umido, quasi devoto.

"Mi era mancato," sussurra contro la mia pelle. Una frase folle, ma che mi manda letteralmente in corto circuito il cervello.

Si rialza, passandosi la lingua sulle labbra lucide. "Vieni qui," mormora, afferrandomi per una mano. Mi spinge dolcemente all'indietro, costringendomi a indietreggiare fino a farmi scontrare con il bordo del letto di Giulia. Cado seduto sul materasso, affondando tra le lenzuola sfatte che profumano ancora della vaniglia dolce della sorellina di Erika. Un dettaglio innocente che rende tutto quello che sta succedendo ancora più perverso e sbagliato.

Giada sale sul letto, posizionandosi esattamente di fronte a me. Si siede, appoggiandosi all'indietro sui gomiti, inarcando la schiena e offrendo alla mia vista lo spettacolo mozzafiato dei suoi seni stretti nel balconcino nero, il respiro che le solleva il petto. È una dea del sesso perfetta, spietata, consapevole di ogni millimetro del suo potere. Si sporge appena in avanti, socchiudendo la bocca, e lascia scivolare un lungo e denso rivolo di saliva che cade con precisione millimetrica proprio sulla punta della mia erezione. Il contrasto tra il fresco della sua saliva e il calore del mio corpo mi fa sussultare con un gemito strozzato.

Senza usare le mani, Giada solleva entrambe le gambe. I suoi piedi nudi, con quel maledetto smalto bianco, si posano su di me. Intrappola la mia virilità tra le piante dei piedi e inizia a muoverli. È una sensazione indescrivibile. La pelle morbida dell'arco plantare, lubrificata dalla sua saliva, scivola su e giù con un'intensità pazzesca, stringendo, massaggiando, stuzzicando i punti più sensibili con una maestria che mi svuota i polmoni. Il movimento è fluido, esasperante, perfetto.

"Cazzo, Giada... sei... ahh..." Cerco di parlare, ma la testa mi cade all'indietro, le mie mani stringono le coperte di Giulia fino a stropicciarle. Impazzisco. Il piacere è così acuto che rasenta il dolore.

Giada mi guarda dall'alto della sua posizione di dominio assoluto, il respiro che le si fa un po' più corto, eccitata dalla mia totale disperazione. "Dimmi la verità, Franci," sussurra, la voce roca, mentre aumenta il ritmo, sfregando i piedi in un movimento alternato che mi fa inarcare la schiena. "La mia dolce cuginetta ti fa mai queste cose?"

La domanda mi colpisce come una frustata. Erika. Il cotone bianco. Le carezze dolci e prevedibili. Il sesso fatto per "marcare il territorio" ma sempre nei confini del normale. Scuoto la testa, incapace di formulare una frase di senso compiuto. "N-no..."

Giada fa una risatina bassa, vittoriosa. L'alluce scivola sul glande, spargendo l'umidità, mentre i talloni premono alla base, mandandomi in tilt. "Immaginavo," mormora lei, fissandomi con quegli occhi neri che mi stanno divorando l'anima. "Erika è brava. È dolce. È per le cose semplici, vero? Il sesso al buio, sotto le coperte. Ma tu..." Aumenta la pressione, stringendo entrambi i piedi attorno a me con una foga improvvisa, selvaggia, portandomi a un passo dal baratro. "...tu sei un animale, Francesco. Tu non vuoi le cose semplici. Tu vuoi essere distrutto. E io sono qui per questo."

Il ritmo dei suoi piedi si fa spietato. La pelle morbida delle sue piante, resa viscida e scivolosa dalla sua stessa saliva, sfrega contro la mia virilità con una frenesia calcolata che mi annienta. Giada sa esattamente dove premere, dove stringere, inclinando le caviglie per far scivolare gli alluci proprio sul punto di massima sensibilità. Ogni sua parola, ogni insulto mascherato da complimento, è una spinta verso l'abisso. Il mio bacino scatta verso l'alto da solo, cercando disperatamente un attrito ancora maggiore contro le sue piante.

"Vieni per me, Franci," mi ordina, gli occhi neri che bruciano di una lussuria oscura. "Fammi vedere quanto ti piaccio."

Non riesco a trattenermi un secondo di più. Un verso roco, quasi bestiale, mi squarcia la gola mentre il piacere esplode, assoluto e devastante. I miei fianchi si contraggono in spasmi violenti, e mi svuoto per la terza volta in poche ore, macchiando la pelle dorata dei suoi piedi e il mio stesso addome. Il respiro mi esce a scatti, il cuore mi martella contro le costole come se volesse spezzarle.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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