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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 3
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Capitolo 3 di 15 26 min di lettura

La famelica Giada, che ama giocare con i suoi piedi

il continuo del compleanno di Erika, dove giada finalmente fa la sua mossa e cavolo che mossa.

Alessia
7 mesi fa · 1.2k letture · 10

Siamo quasi a tre quarti del lavoro quando la porta, che avevamo lasciato socchiusa, si spalanca lentamente. "Disturbo?" La voce roca e vellutata di Giada mi fa gelare il sangue. È appoggiata allo stipite, le braccia incrociate sotto il seno che le sollevano il maglioncino a coste. Ha un'espressione annoiata, ma i suoi occhi scuri brillano della solita, spietata malizia. "Di sopra dormono tutti come sassi, una noia mortale," dice, staccandosi dalla porta e facendo il suo ingresso nel nostro piccolo spazio vitale. "Che fate di bello?"

"Algebra," sbuffa Giulia, senza nemmeno alzare la testa dal foglio. "Un incubo. Non mi entra in testa." "Oh, ma hai un maestro eccezionale qui," mormora Giada. Si avvicina, ma invece di mettersi dall'altra parte della scrivania, si piazza esattamente dietro la mia sedia.

Sento il calore del suo corpo prima ancora che mi tocchi. "Vero, Francesco?" sussurra Giada. Si china in avanti per guardare il quaderno di Giulia. Facendolo, preme deliberatamente il suo seno morbido contro la mia schiena. Trattengo il respiro. Il suo profumo speziato azzera la vaniglia della stanza.

"Sì, ma questa equazione è troppo lunga e incasinata!" si lamenta Giulia, cancellando furiosamente un numero con la gomma. "Tranquilla, Giu," risponde Giada, la voce che vibra contro il mio orecchio. "Francesco è un vero esperto nel gestire le cose lunghe e dure. Sa esattamente dove mettere le mani per risolvere i... problemi."

Deglutisco a vuoto. Giulia, completamente ignara del doppio senso, annuisce: "Meno male, perché io non so proprio da dove prenderla." Giada fa una risatina bassa, gutturale, che mi fa vibrare la spina dorsale. "Lascia fare a lui. Ha una resistenza incredibile. E non si tira mai indietro quando c'è da faticare."

La mia mente va in tilt, ma il peggio deve ancora arrivare. Mentre Giulia è concentrata a scrivere la riga successiva, la mano destra di Giada scivola lentamente dalla spalliera della mia sedia, sfiorandomi il collo, per poi scendere lungo il mio petto. Si insinua nello spazio tra il mio busto e il tavolo. È invisibile agli occhi di Giulia, coperta dal mio corpo. Ma io la sento benissimo. Le dita esperte di Giada sfiorano la fibbia della mia cintura, scendendo con una sfacciataggine letale proprio lì dove sono ancora ipersensibile per l'orgasmo di prima. Inizia a massaggiarmi lentamente attraverso i pantaloni, con la stessa pressione esasperante che aveva usato sotto il tavolo in sala.

"Franci, qui il segno cambia, giusto?" mi chiede Giulia, girandosi di scatto verso di me. Il mio corpo si irrigidisce come una tavola di legno. La mano di Giada si ferma, ma non si sposta di un millimetro, premendo ferma sul mio inguine. "Sì..." balbetto, la voce strozzata, fissando il quaderno di Giulia senza vederlo. "Sì, diventa meno. Devi... devi invertirlo."

"Perfetto!" trilla Giulia, ignara di avere il fidanzato di sua sorella sull'orlo di una crisi erotica a trenta centimetri dalla sua faccia. Scrive furiosamente gli ultimi numeri. "X uguale a tre! Finita! Alleluia!" Giulia chiude il quaderno con un tonfo secco, facendomi trasalire. "Sei un salvatore, Franci, giuro che ti adoro!" esclama, balzando in piedi. Afferra una borsa di tela lanciata sul letto e inizia a infilarci dentro il portafoglio e il telefono in modo frenetico. "Le ragazze mi stanno aspettando giù in piazza da venti minuti, papà mi uccide se sa che esco di nuovo, ma io scappo!"

"Vai, vai," riesco a dire, con un sorriso tirato, le mani ancorate ai braccioli della sedia per non tradire il mio stato. Giulia mi stampa un bacio veloce sulla guancia. "Ciao Giada, grazie Franci, a dopo!" Si precipita fuori dalla stanza come un uragano, sbattendosi la porta alle spalle.

Il rumore rimbomba per un secondo, poi cala un silenzio assoluto, denso, quasi solido. Siamo rimasti soli. La mano di Giada è ancora lì, sul mio inguine. Sento il suo respiro caldo sul collo. Lentamente, le sue dita riprendono a muoversi, accarezzando il rigonfiamento che, nonostante le mie due recenti "sconfitte", sta di nuovo, traditrice, prendendo vita. "Molto bravo, professore," mormora Giada nel silenzio della stanza. "Ma la tua lezione non è ancora finita."

Il rumore della porta d'ingresso che sbatte, segno che Giulia è uscita di casa, decreta la mia fine definitiva. La casa è immersa in un silenzio irreale. Di sopra dormono tutti. E io sono in trappola.

Giada toglie lentamente la mano dal mio inguine, facendomi mancare il respiro per la perdita improvvisa di quel contatto. Con una calma esasperante, fa il giro della scrivania e si siede al posto appena lasciato vuoto da Giulia. Non dice una parola. Si appoggia allo schienale, mi fissa con quegli occhi neri, insondabili, e poi solleva le gambe. Poggia i piedi nudi, impreziositi da quello smalto bianco e candido, direttamente sulle mie cosce.

Sussulto, inchiodato alla mia sedia. Con una lentezza calcolata, fa scivolare il piede destro verso l'alto, superando il ginocchio, fino a posare la pianta esatta mente sul mio pacco, che, contro ogni logica biologica o morale, sta ricominciando a pulsare. Giada lo nota. Un sorriso superbo, quasi aristocratico, le increspa le labbra lucide.

"La tua reazione fisiologica è affascinante, Francesco," esordisce, con un tono così formale ed elegante che stride ferocemente con quello che sta facendo. "Un bravo ragazzo, un fidanzato devoto... eppure basta che io ti metta un piede addosso per farti indurire di nuovo come un ragazzino alla prima esperienza. E questo dopo che ti ho già prosciugato davanti a mezza famiglia."

"Giada, cazzo, fermati..." sussurro, la voce roca. Provo a scostarle la caviglia, ma la mia presa è debole, ridicola. Non voglio che si fermi.

Lei ignora la mia mano e preme l'alluce contro la cerniera dei miei jeans, tracciando la lunghezza della mia erezione con una precisione chirurgica. Mi guarda dall'alto in basso, come un giudice che osserva un colpevole che si è già arreso. "Non fare l'ipocrita con me," ribatte lei, la voce che si abbassa di un'ottava, carica di una lussuria vellutata. "Siete spariti subito dopo la torta. Immagino che la mia dolce cuginetta avesse urgenza di marcare il territorio. Siete crollati subito a dormire o sei riuscito a farti scopare con quel poco di energie che ti avevo lasciato?"

Il mio cervello si blocca. Le parole di Giada mi colpiscono come uno schiaffo freddo. Siete crollati a dormire o sei riuscito...? La fisso, confuso. Il respiro mi si incastra in gola. Se mi sta chiedendo cosa abbiamo fatto in camera... significa che non lo sa. Significa che non ci ha visti. Ma l'ombra. L'ombra sotto la porta, mentre io spingevo dentro Erika e guardavo verso il corridoio. Ero sicuro fosse lei. Se non era Giada a spiarci... chi cazzo c'era dietro quella porta? La madre di Erika? Suo padre? Giulia?

Un brivido di terrore puro mi attraversa la schiena. Apro la bocca per chiederglielo, per capire, ma Giada decide che ha aspettato abbastanza. Aumenta la pressione del piede, piegando le dita per massaggiarmi il glande attraverso la stoffa rigida dei jeans. Il contrasto tra il panico mentale e il piacere fisico è un cortocircuito devastante.

"Non rispondere," mormora Giada, accavallando l'altra gamba con un'eleganza felina, senza mai staccare gli occhi dai miei. "In realtà non mi interessa cosa hai fatto con lei. Mi interessa sapere a cosa pensavi. Perché scommetto tutto quello che ho, Francesco, che mentre le stavi dentro e lei gemeva convinta di averti in pugno... tu desideravi solo che ci fossi io. Desideravi la mia bocca, la mia saliva, la mia lingua che ti prendeva sotto quel tavolo."

"Sei un diavolo," sibilo, chiudendo gli occhi e gettando la testa all'indietro. Il mistero di chi ci stesse spiando scivola via, inghiottito dall'eccitazione violenta che questa ragazza riesce a scatenarmi. Non mi importa più di chi c'era dietro la porta. Mi importa solo della sua voce sporca e raffinata.

"Guardami," mi ordina. Il tono non ammette repliche. Riapro gli occhi. È bellissima, crudele e padrona assoluta della situazione. "Sai benissimo che è la verità," continua lei, il piede che si muove in un attrito continuo e ipnotico, portandomi all'esasperazione. "Sei così duro in questo momento che potresti strappare la stoffa. Dimmelo, Francesco. Dimmi di chi sei il burattino adesso. Dimmi che mentre ti scopavi la fidanzata perfetta, nella tua testa c'era la cugina stronza."

Le sue parole sono benzina sul fuoco. L'eleganza con cui pronuncia volgarità simili è l'arma più letale che abbia mai usato contro di me. Sto fremendo sulla sedia, le mani aggrappate ai braccioli, totalmente sottomesso alla sua gravità.

"Dimmelo," sussurra lei, sporgendosi appena verso di me, le labbra dischiuse. Deglutisco. La mia identità, il mio ruolo, tutto va in frantumi sotto il peso del suo smalto bianco e dei suoi occhi neri. "Pensavo a te," ansimo, confessando il mio peccato più sporco. "Cazzo, Giada... pensavo solo a te."

Il suo sorriso si allarga, radioso e diabolico. Ha vinto. "Lo sapevo," mormora, compiaciuta. "E ora, visto che sei stato così sincero... vediamo se riesci a resistermi per la terza volta in un giorno."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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