I movimenti di Erika diventano irregolari, disperati. La gelosia l'ha portata oltre il limite e ora non riesce più a trattenersi.
“Franci, ora... ora!” ansima, affondando le unghie nelle mie spalle.
Sapere di essere guardati, sentire il peso di quegli occhi scuri addosso attraverso la fessura della porta, mi fa perdere ogni freno. Abbandono ogni dolcezza e rispondo con colpi decisi, profondi, che la fanno inarcare contro di me.
Quando l'orgasmo la colpisce, Erika deve mordersi la mano per non gridare, scossa da brividi violenti che sento riverberare nel mio stesso corpo. Pochi secondi dopo, mi lascio andare anch'io, svuotandomi dentro di lei con un gemito soffocato contro il suo collo sudato.
Cadiamo sui cuscini, distrutti. Il silenzio torna nella stanza, rotto solo dai nostri respiri pesanti.
Guardo verso la porta. La fessura è buia. Giada non c’è più.
“Visto?” mormora Erika con un sorriso stanco ma trionfante, convinta di aver ristabilito l'ordine delle cose. Mi bacia piano. “Ora sei mio di nuovo.”
“Sempre,” mento io, accarezzandole i capelli. Ma la mia mente è già altrove, nel corridoio.
Ci rivediamo velocemente. Erika si sistema il vestito e si butta sul letto per riposare davvero qualche minuto.
“Vado solo a sciacquarmi le mani e la faccia,” le dico, con la voce che trema appena.
“Fai presto,” risponde lei assonnata.
Esco dalla camera. Il corridoio è deserto. Cammino verso il bagno in fondo, il cuore che mi martella nel petto. Entro, apro il rubinetto per far scorrere l'acqua e coprire i rumori. Mi guardo allo specchio: ho la faccia stravolta, gli occhi lucidi.
Non faccio in tempo a bagnarmi il viso.
La porta del bagno si apre e si richiude in un attimo, con uno scatto secco della serratura.
Mi giro di scatto. È Giada.
Non mi dà il tempo di parlare. Con una forza che non mi aspettavo, mi spinge indietro finché la mia schiena non sbatte contro le piastrelle fredde del muro.
È vicinissima. Sento il suo profumo speziato mischiarsi all'odore di sesso che ho ancora addosso.
“Non fare quella faccia da santo, Francesco,” esordisce lei, la voce bassa e roca. “Sappiamo entrambi che mi hai vista. E sappiamo entrambi che ti è piaciuto che io guardassi.”
Provo ad aprire bocca, ma lei mi zittisce posandomi un dito sulle labbra.
“Shh. Non rovinare tutto.”
Mi guarda dall'alto in basso, con quel sorrisetto arrogante che le ho visto a pranzo.
“Devo ammettere che mi hai sorpresa. Lì dentro...” indica la camera da letto con un cenno della testa, “...sembravi un animale. Troppo bravo, troppo intenso per una come mia cugina.”
Fa una smorfia di disprezzo, quasi divertita. “Erika è carina, per carità. Ma è inesperta. Non sa gestire uno come te. È uno spreco.”
Si avvicina ancora di più, il suo ginocchio si insinua tra le mie gambe, premendo proprio lì, dove sono ancora sensibile.
“Il mio ex... quello con cui stavo a Londra,” continua, passandosi la lingua sul labbro superiore mentre mi fissa negli occhi, “è finita perché a letto era un disastro. Noioso. Prevedibile. Io ho bisogno di fuoco, Francesco. E tu...”
La sua mano scende, sicura, senza esitazioni. Si ferma sopra i miei pantaloni, sopra il rigonfiamento che sta già reagendo alla sua vicinanza, tradendomi all'istante.
“...tu scopi esattamente come piace a me.”
Mi manca il fiato. La sua sfacciataggine è disarmante, violenta.
Lei ride piano, sentendo la mia reazione sotto il palmo della sua mano. Inizia a massaggiarmi lentamente, con una pressione esperta che mi fa chiudere gli occhi per un secondo.
“Ma c’è un problema,” sussurra, avvicinando la bocca al mio orecchio. “Puzzi di lei.”
Sento il rumore della cerniera dei miei pantaloni che viene abbassata. Non faccio nulla per fermarla. Sono paralizzato, ipnotizzato dalla sua vanità, dalla sua potenza.
La mano di Giada entra dentro, calda, avvolgendomi la virilità ancora umida e sporca del rapporto con Erika.
Mi aspettavo che si ritraesse, e invece il suo tocco si fa più avido. Mi guarda negli occhi, le pupille dilatate, la bocca semiaperta.
“Voglio sentire...” mormora, e le sue parole sono una sentenza. “Fammi assaggiare mia cugina.”
Si abbassa velocemente, mettendosi in ginocchio davanti a me.
Cazzo.
Dovrei spingerla via. Dovrei pensare a Erika che è a pochi metri da qui. Ma mentre la vedo lì sotto, bellissima e terribile, con quello sguardo di chi prende sempre ciò che vuole, capisco che è inutile. Non so resistere a quella sua irruenza, a quella sua fame sfacciata. Le metto una mano tra i capelli e mi lascio andare.
Giada solleva lo sguardo verso di me prima di fare qualsiasi cosa. Non c’è fretta nei suoi occhi. Non è fame cieca. È controllo.
“Guardami,” sussurra.
E lo fa apposta. Vuole che io sia cosciente. Vuole che scelga.
Il rumore dell’acqua che scorre copre i respiri spezzati. Il bagno è piccolo, l’aria densa. Il mio cuore batte talmente forte che ho paura si senta fino in corridoio.
Lei avvicina il viso lentamente, sfiorandomi appena, senza concedermi subito quello che promette. È una tortura studiata. Ogni secondo che passa è una domanda silenziosa: sei sicuro?
Dovrei fermarla.
Dovrei pensare a Erika stesa sul letto a pochi metri.
Invece le dita che avevo tra i suoi capelli si stringono.
Giada sorride. Ha capito.
Mi slaccia la cintura e mi cala i pantaloni con fame, con desiderio e quando si ritrova davanti la mia virilità che esplodeva nei pantaloni, ancora ricoperta dai fluidi di sua cugina.
Me lo massaggia intensamente, lentamente come se lo stesse ispezionando, stuzzicandomi con la mano sinistra i testicoli, sto già impazzendo.
“È così grande e duro per me, ne sono lusingata.” Dice leccandosi le labbra e incrociando il mio sguardo dal basso, con quegli occhi che ti scavano dentro. “È ora di assaggiare.”
Inizia a succhiare intensamente dalla punta, andando sempre più giù con movimenti lenti, esasperanti ma sicuri, di chi sa esattamente l’effetto che sta facendo. Non è impaziente. Non è gelosa. Non è emotiva.
L’idea che tutto questo sia sbagliato, che la sua lingua stia leccando i fluidi di sua cugina e che qualcuno potrebbe sentirci mi fa impazzire. Gemiti sottili iniziano a farsi sentire e sembrano motivarla sempre di più, i suoi movimenti diventano sempre più intensi e il suo viso mentre assapora ogni centimetro con quella sua eleganza è la fine del mondo.
Torna a stuzzicarmi i testicoli, si ferma per un solo attimo e nel mentre con l’altra mano mi da piacere spalmando tutta la sua saliva su tutta la lunghezza. “Dimmi quanto mi vuoi…” mi sussurra, prima di prendermi con ancora più passione, quasi come se volesse prosciugarmi.
Io deglutisco, la voce mi esce rotta dal piacere. “Cazzo ti voglio, ti voglio tantissimo…”
Giada sorride, un sorriso compiaciuto mentre continua a degustare.
È lì che capisco che la vera eccitazione per lei non è l’atto.
È farmelo dire.
Il solo sentirmi suo la rende ancora più passionale.
E in quel momento sentiamo un rumore nel corridoio.
Un passo.
Il cuore mi esplode nel petto, lei invece non si ritrae per niente. “Giada sento passi, fermati.” Dico cercando di essere il più silenzioso possibile e di trattenere i gemiti, ma lei mi ignora totalmente.
“Adoro quando è pericoloso,” sussurra, per poi continuare famelica.
Un altro rumore. Più vicino.
Giada si alza con una calma che mi disarma. Si sistema i capelli davanti allo specchio, si pulisce le labbra con il pollice, poi mi guarda.
“Mi piace vederti impaurito, ti rende ancora più delizioso” dice piano. “Sappi che non è finita, anzi, è appena iniziata” mi sussurra all’orecchio, stringendomi l’intimità con la mano. “E mi raccomando ora non far finire quello che ho iniziato a mia cugina, non reggerebbe il confronto resteresti deluso”
Sblocca la porta, esce per prima, come se nulla fosse.
Io resto qualche secondo immobile contro le piastrelle fredde.
Mi guardo allo specchio.
Non vedo più il bravo ragazzo.
E la cosa peggiore è che… non sono nemmeno sicuro di volerlo tornare a essere.
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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