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Erotika
una coppia moderna · Cap. 14
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Capitolo 14 di 15 34 min di lettura

i mostri dentro

fa male... tanto male!

metzenbaum
1 anno fa · 555 letture · 0

“coraggio, andiamo cuore infranto…” mi sentii dire da dietro da Stella, carica come un mulo con il suo bagaglio e anche il mio che prontamente mi scaricò addosso.

“dalle tempo…” disse dandomi una gran pacca sulla spalla, “dalle tempo e andrà tutto bene! promessa di Stella!”

le diedi retta e mi sforzai di non pensarci, non potevo avere alleato e compagno di viaggio migliore in quella vicenda.

e del resto Stella fece di tutto per aiutarmi in questo comportandosi come una brava mogliettina, standomi vicino e accudendomi in tutto, arrivando anche ai bacetti furtivi senza che Gioia ci vedesse.

ma faceva un gran caldo, c’era un caos generalizzato, tutto era confuso e frenetico: arrivammo in hotel dopo un’ora e mezza di viaggio avventuroso, caricati su due navette stracolme di gente proveniente da mezza Europa che protestava in tutte le lingue del mondo, in mezzo alla disorganizzazione più totale e al menefreghismo dei lavoratori isolani “allergici” al turismo di massa, ma il posto almeno era meraviglioso…

sbarcammo dalle navette proprio davanti all’hotel e ci ritrovammo, Gioia ed io, sorridevamo ma la vedevo… tesa, non si fidava e soprattutto non voleva né fidarsi di me né di quello che poteva succedere se restavamo soli: la capivo, la capivo benissimo, ma non potevo permettermi di farle anche solo credere che non la consideravo!

ci separammo di nuovo poco dopo l’ingresso e come già immaginavo ci vennero assegnate le camere a coppie “scambiate”: Gioia ed io ci guardammo a lungo, poi Enrico intervenne (quei due avevano già organizzato tutto, evidentemente) e la prese sottobraccio, le disse qualcosa che la fece ridere ancora una volta la portò via.

“te lo stacco quel braccio…” pensai, ma poi Stella fece la stessa cosa con me.

“stasera… parleremo, tutti insieme, ok?” mi disse all’orecchio.

“ok…” risposi, “speriamo…”

sorrise più apertamente.

“dovete un po’... resettarvi, ma poi tornerete quelli di prima” mi disse ancora, indaffarata con borse, borsette, marsupi e trolley, “avete bisogno di uno shock, ma a quello ci penso io…” aggiunse mentre io guardavo Gioia ed Enrico che sparivano dietro le porte dell’ascensore che si chiudevano.

“ma mi vuoi aiutare o no?” esclamò vendendomi ancora imbambolato.

e allora lasciai perdere tutto e la aiutai, arrivò l’ascensore e ci portò nella nostra camera, veramente bella.

ma era tutto così confuso…

scambio totale, l’avevano chiamato, ma un conto era dire “sì, bello” quando erano solo parole, un conto era trovarsi faccia a faccia con questo scambio totale: e… lo sentivo dentro, non mi piaceva più quell’idea.

ma Stella sembrava lanciatissima, e mi trascinò, e una volta sistemate le cose mi prese sottobraccio e mi portò di sotto, nella hall, dove di lì a pochi minuti ci raggiunsero anche gli altri due.

e vederla… cazzo, al solo vederla con lui sentivo dolore.

riuniti tutti e quattro parlammo del viaggio, del caldo, della bellezza del posto, dell’hotel e soprattutto del programma per la sera, trovarci un bel ristorante e festeggiare adeguatamente il nostro primo giorno di vacanza, sembravamo quelli di sempre ma gli unici che non si parlavano direttamente eravamo proprio io e mia moglie!

restammo più di un’ora al bar a bere alcolici e mangiare stuzzichini e noccioline, e nonostante i programmi dei giorni precedenti nessuno ebbe voglia di andare a vedere la spiaggia o i dintorni, e decidemmo di starcene lì ed aspettare l’ora di cena mentre facevamo telefonate per prenotare quattro posti.

lo trovò Enrico un bel posto, il Rifugio del Corso si chiamava, nome caratteristico, prenotò menù pesce per le otto e mezza, di lì a un’ora, e visto che c’era comunque un po’ di strada da fare, pigri e anziani com’eravamo diventati prenotammo il taxi, anzi, due taxi, crepi l’avarizia.

toccò a me pagare perché ero quello il cui compleanno era più prossimo (che regola del cazzo…), le signore salirono in camera per incipriarsi il naso e così restai solo con Enrico.

“ehi, amico…” mi disse soltanto, “fidati di me, ok?”

lo guardai e poi scossi la testa, disilluso.

“la rivuoi, Gioia?” mi chiese prendendomi per un braccio, “allora lascia fare a me, intesi?”

“ok… come vuoi tu, bello…” risposi.

“lascia fare a me, e segui quello che ti dice di fare Stella” sussurrò perché eravamo tra la gente, “seguila e lascia fare a noi!”

“va bene, va bene amico…” gli risposi, e solo allora mi lasciò andare il braccio.

le signore tornarono, allegre, e visto che gli anni passati insieme non si dimenticano in poche ore Gioia venne dritta verso di me salvo deviare verso Enrico che la accolse tra le braccia chiamandola “mon amour” e facendola ridere, e di nuovo me la portò via.

“e tu?” mi chiese sdegnata Stella, “tu non mi chiami mon amour?”

l’abbracciai, e stavolta Gioia mi vide, ma non riuscii a vedere la sua espressione, ma vidi bene che si allontanava sottobraccio ad Enrico ma si voltava per guardarci.

e… cominciai a credere che forse Enrico aveva ragione, che dovevo lasciar fare a lui, anzi, a loro!

di lì a poco arrivarono i taxi, salimmo a coppie rigorosamente invertite e dopo un altro viaggio al limite dell’assurdo tra traffico impazzito e manovre spericolate degli autisti arrivammo al ristorante, guadagnando a fatica il nostro tavolo scortati da un enorme cameriere che dovette fendere la folla che reclamava quel tavolo vuoto senza sapere che fosse prenotato, e guardando torvo chi si stava lamentando fece gentilmente sedere le signore offrendoci subito la carta dei vini.

e il tempo passò, ridemmo tutti insieme, ci raccontammo le solite stronzate e soprattutto mangiammo e bevemmo in allegria tanto che la maliconia passò ed anche Gioia ed io tornammo a parlarci e a ridere, e a scambiarci battute anche molto provocatorie e pesanti ma nessuno dei due si tirò indietro, anzi.

non la “vivevo” da tre giorni, e mi sembrava già così distante… e il solo pensiero di perderla mi faceva impazzire!

era lì davanti a me, mi bastava allungare la mano per toccarla ma… non era mia!

finita la cena pagai di nuovo io, sempre per quella regola assurda della vicinanza del compleanno e visto che la serata era meravigliosa decidemmo tutti insieme di fare una passeggiata fino giù al porto, a vedere il mare e le onde che si infrangevano sugli scogli, Enrico e Gioia davanti a noi e Stella ed io a seguire, abbracciati come coppiette.

ero nervoso, e anche incazzato, ma quello che successe di lì a pochi istanti fu un vero shock, quello che Stella ed Enrico mi avevano anticipato.

eravamo finiti in una specie di vicolo, di fronte a noi il mare e gli scogli, dietro di noi nessuno.

e vidi Enrico toccare il culo a Gioia, palparla senza ritegno e lei… ridere, lasciarsi andare proprio come faceva con me: pensavo che fosse tutta una manovra di… avvicinamento, di preparazione, tanto sapevo che quella sera sarebbero finiti a letto e avrebbero trombato come ricci, esattamente come avremmo fatto Stella ed io, ma non ero pronto a… quello!

Gioia indossava un abito estivo, non troppo lungo ma leggerissimo, e stando dietro a loro di circa sei o sette metri vidi tutto, lui che le sollevava il vestito scoprendole il culo fasciato da uno slip striminzito e che con le sue manacce le entrava dentro, ravanandole tra le cosce.

in un impulso automatico feci uno scatto per… impedirglielo ma Stella che vedeva tutto mi trattenne, e mi sorrise.

e arrivammo a quel punto.

Enrico la mise contro il muro, le sollevò il vestito facendoglielo reggere e le levò gli slip mettendoseli in tasca, le fece piegare le ginocchia aprendole le cosce e si abbassò dietro di lei per andare a leccarla facendola gemere, poi si alzò, lo tirò fuori e piegando anche lui le ginocchia la penetrò facendole emettere un altro gemito, roco.

inorridito guardai Enrico scoparsi mia moglie, che con le mani al muro, addossata con il corpo su quel muro si stava facendo sbattere.

sapevo che scopavano, sapevo tutto, ma non li avevo mai visti prima.

e mentre lui la sbatteva da dietro vedi Gioia che mi guardava, eccitata, e un istante dopo cominciò ad incitarlo per sbatterla ancora più forte, e farglielo sentire ancora di più, a scoparla come una troia davanti a tutti.

e allora non ci capii più nulla, mi liberai dalla presa di Stella che gridava “No! Mauro! NO!” e cercava di trattenermi per un braccio senza riuscirci, e andai a farmi giustizia.

fine capitolo quattordici

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