capitolo quattro
le grandi manovre
dormii pacifico e sereno come non mi succedeva da giorni, e il mattino successivo mi svegliò un torrente di baci.
“mmm…. buongiorno amore mio…” mi sussurrò sorridente e dolcissima, e la prima cosa che vidi quando aprii gli occhi in quel radioso mattino fu il suo sorriso.
“hai dormito bene?” mi chiese, ma ancora prima che rispondessi aggiunse “io benissimo…”
“si vede…” le risposi, e allungano la mano gliela posai sulla guancia, poi gliela feci scivolare dietro la testa e la tirai giù verso di me facendole perdere l’equilibrio e facendola cadere, cacciò un gridolino e me la trovai sopra, felice come tanto tempo prima.
mi baciò a raffica, poi si staccò e cominciò ad accarezzarmi i capelli, sempre con il suo migliore sorriso.
“lo sai quanto ti amo?” mugolò, domanda retorica che non prevedeva una risposta.
scattai dandole un gran bacione e poi la tirai giù di nuovo stringendomela tra le braccia, ma mentre coccolavo mia moglie con il pensiero andai alla deriva, andai a quella dannata notte e anche a quella precedente, all’attrazione fatale che avevo per Stella, ormai era inutile che lo nascondessi, e a quell’avventura che stavamo per iniziare.
ed un’altra cosa che era inutile nascondere era che… non ero pronto.
sì, perché ragionando esclusivamente “da uomo”, un conto era scoparmi una supergnocca come Stella e finire in un giro di altre donne da portarmi a letto, un conto era dare in cambio mia moglie.
la donna che mi stavo coccolando nel letto.
non ero sicuro, non sapevo se ce la potevo fare… e per che cosa, poi?
per soddisfare quale desiderio? per rimediare a quale fantomatica crisi matrimoniale.
tutte le volte che ci pensavo il risultato era lo stesso, Gioia mi aveva manipolato per arrivare a quello che LEI voleva dalla nostra coppia, metterci in gioco e dare un po’ di ‘pepe’ al rapporto che ormai, questo glielo dovevo riconoscere, era un po’ stantio.
non eravamo la coppia della scopata canonica del sabato sera lui sopra e lei sotto, ma ci stavamo avvicinando pericolosamente.
“amore?” la sentii chiamare.
molto si era raffreddato nel rapporto, era stata sicuramente colpa mia perchè le avevo dedicato sempre meno tempo, sempre più preoccupato per il lavoro e l’andamento studio che per le sue… necessità di moglie, donna e compagna di vita, cercavo di soddisfarla come potevo ma non sempre ci riuscivo e molte sere la passavamo praticamente senza parlare, io perso nei miei pensieri e lei davanti alla tv o a un libro.
“amore…?”
“e quanto potevamo durare, così? volendo anche una vita ma… come?”
“e Gioia, si sarebbe appiattita sopra questo rapporto stanco e svogliato o si sarebbe ribellata?”
“ma… amore?”
“ecco, forse quella era la vera ribellione, arrivare a pensare che uno scambio di coppia era la soluzione ai nostri problemi…”
“o forse restava valida la prima idea di fondo, la prima in assoluto che mi era venuta, che quella dello scambio di coppia fosse una sua perversione, qualcosa legato alla pre menopausa, chi lo sa…”
“forse è così, dovrei parlarle e…”
“amore! ma mi senti?”
quasi trasalii, perso com’ero nei miei pensieri.
“stai bene?” mi chiese un po’ preoccupata, “mi sembri pensieroso, c’è qualche problema, vuoi parlarmene?”
dannate donne… “possibile che ti leggano così apertamente nel pensiero?”
sospirò.
“è per… ieri sera, vero?” mi chiese, quasi rassegnata, “amore, guardami, io non voglio che…”
“non è per ieri sera, no” le risposi, restando sul vago.
strinse le labbra e annuì, triste.
“è per… quella sera… là, giusto?” mi incalzò.
sembrava voler sparare alla cieca, ma ci aveva preso.
“sì, è così, ci penso e continuo a pensarci, non voglio dirti una bugia…” le risposi.
seguirono istanti di silenzio, poi Gioia si sciolse dal mio abbraccio e si venne a mettere in ginocchio accanto a me, seduta sui suoi talloni: i suoi bei seni tondi troneggiavano sopra di me e tra le sue cosce, anche se appena visibile, c’era quel cespuglietto nero appena abbozzato che attirava il mio sguardo.
“lo so che è difficile da credere…” cominciò esitante, “hai visto… quello che ho fatto ma non hai visto… tutto…”
non sapevo se fosse una cosa positiva o negativa.
“non ho fatto niente” sussurrò, “non ho fatto nient’altro oltre a quello che hai visto, ci siamo… toccati, e accarezzati e provocati e… baciati” aggiunse, con la voce che scemava, “ma non abbiamo fatto sesso”
scosse la testa.
“non potrò mai… provartelo” continuò, “dovrai fidarti della mia parola, se lo vorrai”
non mi andava di continuare con quella conversazione, mi stavo innervosendo, ma poi… poi decisi di farle quella domanda che avevo pronta tante volte ma che per un motivo o per un altro non le avevo fatto.
“cosa avresti fatto al mio posto?” le chiesi.
non se l’aspettava.
“non lo so…” sussurrò, “non lo so, davvero…”
“forse… forse avrei fatto come hai fatto tu, o forse peggio…”
tirò su la testa e guardò oltre, e gli occhi si riempirono di lacrime.
ma non mi feci incantare.
“no, non è vero!” continuò con la voce rotta, “non avrei fatto come hai fatto tu, io… io sarei esplosa, ti avrei detto le cose peggiori del mondo e non avrei sentito scuse, ti avrei odiato e…” provò a continuare, ma non lo fece.
“ma io sono una donna, una che si porta addosso il suo carico di insicurezze” disse ancora, cercando di essere… su con la voce, “tu invece… tu sei un uomo, io… io non ti ho mai visto cedere una volta nella nostra vita insieme, io mi sono sempre appoggiata a te nei miei momenti più difficili perché sapevo che tu eri lì, saldo come una roccia e sempre sicuro di quello che facevi, perché se c’eri tu io ero al sicuro”
“io… avrei ceduto, tu invece… sei stato forte, hai tenuto insieme il nostro matrimonio e… poi… mi hai anche salvato la vita quella mattina…”
“questo non vuole dire nient…” provai a dire ma Gioia mi mise la mano sulla bocca, per poi toglierla ed accarezzarmi la guancia.
“so che ti ho fatto del male” ricominciò, “sono stata… stupida, e debole”
tirò su con il naso e poi si sforzò di sorridere, anche se amaramente.
“ma tu sei qui con me, e mi guardi… e mi tocchi, e mi accarezzi, e mi fai sentire amata…”
“non mi hai lasciata da sola, sei rimasto, e mi hai aiutata” concluse, “e io lo so che lo hai fatto per amore, hai tenuto le cose più brutte tutto qui, dentro al tuo cuore” mi toccò in mezzo al petto, “e a me hai dato solo amore…”
le sorrisi e le accarezzai la guancia.
“amore…” piangucolò, “non lasciarmi… non lasciarmi…” riuscì a dire, poi scoppiò a piangere e si coprì il viso con le mani.
la lasciai sfogare per un paio di secondi poi mi tirai su e l’abbracciai, stringendola a me.
un colpo al cerchio e uno alla botte, giusto?
“vuoi… venire a fare la doccia insieme a me?” le proposi.
restò con le mani sul viso, senza rispondere.
“l’abbiamo comprata così grossa per farla in due, ricordi?” le sussurrai.
scostò solo una mano e mi guardò con un occhione azzurro mentre l’altro era ancora coperto.
“f-facciamo l’amore?” mi chiese, ancora piagnucolosa.
“solo se lo vuoi…” risposi.
tolse la mano, mi guardò con quel suo viso da bambina troppo cresciuta e poi annuì.
“sì, voglio fare l’amore con te…” mugolò.
appena entrati in bagno ci baciammo, profondamente, e dopo quel lungo bacio Gioia mi mise le mani sul petto e lentamente piegò le gambe fino a mettersi in ginocchio, con le mani ancora alzate scese sulla mia pancia e poi mi afferrò il mollaccione e dopo averlo scappellato con le dita per liberare la cappella se lo riscucchiò in bocca: cosa poco onorevole presentarsi alla propria donna con il cazzo molle, ma quello era…
cominciò a ciucciarlo e a scappellarlo con le labbra fino a che non lo fece diventare usabile, lo leccò dalle palle fin sulla punta facendolo sparire in bocca per poi ricominciare con la lingua sotto le palle, il tutto mentre mi guardava negli occhi.
e quando fummo entrambi pronti mi guidò nella doccia, aprì l’acqua ed appoggiando le mani sulla parete piegò le ginocchia e sporse il bel culo verso di me: non la feci aspettare, mi inginocchiai per leccarle la figa già abbondamente aperta e dopo una buona lubrificazione glielo appoggiai e con una minima spinta entrai.
