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Erotika
una coppia moderna · Cap. 14
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Capitolo 14 di 15 34 min di lettura

i mostri dentro

fa male... tanto male!

metzenbaum
1 anno fa · 555 letture · 0

“al limite… se la serata è stata di mio gradimento, posso sdebitarmi con un pompino, o magari con qualcosa di più, dipende da tante cose…”

“come… una escort?” azzardai a chiederle.

e il suo sguardo diventò sottile sottile sottile, e la sua voce… perfida.

“vuoi che ti butti in faccia questo drink?” disse.

sorrisi.

“io non sono una escort” aggiunge a voce bassa, quasi sensuale, “se vuoi puoi chiamarmi in tutti i modi che vuoi ma non escort, io non ho mai fatto e non farò mai sesso per soldi, ok?”

“ok…”

“e adesso va a cercare un ristorante degno, io mi prendo ancora del tempo per la mia abbronzatura…” mugolò stendendosi al sole, “e comunque… sarà difficile che mi schiodi da qui, sai?”

non dubitavo, Stella, proprio non ne dubitavo.

trovai un ristorante che non conoscevo fuori provincia, stellatissimo e incredibilmente “gettonato” dalla critica, chiamai spiegando la situazione quasi di emergenza e riuscii a trovare un tavolo per le otto e mezza, menù con scelta speciale dello chef e solo poche variazioni da decidere al momento, carta dei vini poderosa… prenotai!

arrivò sera, rassicurai Stella che avevo trovato un ristorante degno di lei e della sua presenza e allora andò a casa a prepararsi dandomi l’appuntamento non sotto casa sua (non le andava di farsi vedere mentre usciva con un altro uomo) ma in un parcheggio dove avrebbe lasciato l’auto, e alle sette mezza passai a prenderla.

“non sei una escort, vero Stella?” sussurrai quando la vidi.

abitino corto con la schiena nuda fino in fondo all’attaccatura delle chiappe, forme esplosive in vista, trucco degno dell’abito che indossava e capelli raccolti: raramente avevo visto donne più belle, e mai nella mia carriera ero uscito con una così bella.

e ancora una volta me ne vergognai, ma Gioia scompariva al suo cospetto.

fu un viaggio tutto sommato breve e arrivammo al ristorante, sperduto nella campagna, con forte anticipo, la scortai dentro tenendola stretta a me e prima ci accomodammo nel foyer per un aperitivo, e poi un elegantissimo cameriere ci portò al nostro tavolo.

“la signora gradisce?” le chiesi una volta rimasto solo con lei.

“è perfetto…” sussurrò.

parlammo molto e mangiammo poco, come si usa in quei posti, ma quel poco era di una qualità superlativa, così come superlativo era il vino ma anche l’assaggio di pasticceria fine che concluse il tutto.

“è stato tutto magnifico” sussurrò quando ebbi pagato (con quelle batoste dovevo davvero dare un’occhiata ai conti…), “forse… il più bel ristorante dove sia mai stata”

“quindi… me lo merito il pompino?” sussurrai.

Stella sorrise e si sporse verso di me, guardandomi fisso negli occhi.

“portami nel tuo letto, e stasera ti faccio impazzire…” rispose, con voce troppo alta perché i nostri commensali del tavolo a fianco non sentissero, ma ovviamente fecero finta di nulla perché da quello che potevo vedere e dai loro… atteggiamenti non erano molto diversi da noi, con la differenza che lei poteva avere sì e no ventiquattro o venticinque anni mentre lui ne aveva sicuramente più di cinquanta.

ma ci guardarono comunque con quell’espressione mezza schifata e scandalizzata che Stella captò subito.

“quando torna tua moglie?” mi chiese, sempre a voce alta.

capii al volo, e stetti al suo gioco.

“domani mattina”

“quindi… hai casa libera?”

“assolutamente sì…”

“mmm… interessante…”

“e tuo marito quando torna?”

“non ti preoccupare di lui, pensa a me…”

mi veniva da ridere ma tenni duro, ma per non scoppiare mi alzai e la raggiunsi aiutandola ad fare lo stesso, la vidi sorridere… enigmatica verso i due e con mossa assolutamente calcolata sollevò di quel tanto che bastava il vestito per far vedere un accenno di paradiso, poi si coprì e sorrise di nuovo.

arrivammo nel parcheggio e scoppiammo a ridere, come scemi, poi Stella mi abbracciò mettendomi le mani dietro al collo e mi tirò a sé, posando un bacio sulle mie labbra.

e fece quello che mi aveva promesso, appena salita in auto mi fece un pompino, fregandosene che ci avrebbe potuto vedere chiunque.

le guidai la testa su e giù facendola accelerare e quando arrivai al dunque le sborrai in bocca sentendola ingoiare e deglutire, continuò a ciucciare e leccare ancora per un po’ ma alla fine si staccò, sorridente e soddisfatta.

una dea…

restammo a guardarci, poi le misi una mano sul collo e la tirai a me, la baciai e le feci scivolare dentro la lingua: Stella rispose da par suo e ne nacque l’ennesima limonata folle con scambi di saliva e di umori, poi ci separammo ma restammo occhi negli occhi.

“adoro quando un uomo mi bacia dopo che mi è venuto in bocca” mi disse, “sei speciale anche in questo, dottore, lo sai?”

meno di un’ora dopo eravamo a letto, nudi, ma senza aver consumato e senza nemmeno averne l’intenzione, era giusto così.

“domani mattina prepari la tua valigia” mi disse, “e te ne vai, non mi interessa dove ma te ne vai e non rientri fino a stasera”

“ok”

“accompagno qui Gioia così può preparare la sua” aggiunse, “poi la portiamo a casa mia, va bene?”

“e torno qui per la notte, lei starà ancora da noi, ok?”

“sì, certo”

“ho scritto a Enrico, prima”

restai in silenzio.

“va tutto bene, si sono divertiti a cena” rispose, serena, “Gioia sta bene…”

“sono felice…”

“e ha chiesto di te…”

sorrisi.

“questo non me l’aspettavo”

“le manchi…” sussurrò, “ha confessato che le manchi, e che ha voglia di vederti, e di parlarti”

“spero che non sia per insultarmi…”

“è innamorata” disse, seria, “più innamorata di te di quanto tu lo sia di lei, lo sai questo, vero?”

non risposi.

“adesso dormiamo” sussurrò, posandomi un bacio sulla guancia, “domani sarà una giornata lunga…”

“buonanotte” le sussurrai.

“buonanotte…” rispose, e poi silenzio.

la mattina successiva mi svegliò prestissimo, nuda.

“non farti strane idee” mi disse, “sono appena uscita dalla doccia, e adesso tocca a te, forza!”

un colonnello, altro che…

e fu davvero una giornata lunga, a cominciare da quella mattina: preparai la mia valigia seguendo le sue indicazioni, preparai anche un porta abiti e la borsa delle scarpe ed avevo finito, e alle dieci Stella mi cacciò da casa mia.

inutile descrivere quello che feci in quella giornata, è del tutto irrilevante, a sera Stella mi chiamò e mi disse che “ero autorizzato a tornare”, lo feci e trovai la mia… mogliettina che mi stava aspettando.

per fortuna che non avevo vicini…

mangiammo una pizza che feci arrivare, birrette, serata in piscina perché Stella adorava la piscina illuminata la sera e poi andammo a letto, rigorosamente nudi ma rigorosamente “casti”.

e il mattino dopo… arrivò davvero la resa dei conti.

alle cinque eravamo svegli, alle cinque e mezza già in auto e un’ora dopo in aeroporto.

parcheggiai lasciando l’auto in custodia e carico come un mulo seguii Stella fino all’area di attesa, e dopo qualche minuto in cui cercavo con lo sguardo dei visi noti… tonfo al cuore.

“ciao” sentii dire da dietro, mi girai di scatto ed eccola lì.

“c-ciao…” riuscii solo a dire.

Gioia aveva i capelli raccolti, occhiali da sole sul viso e un mezzo sorriso.

“mi… sei mancato…” provò a dire ma la voce si ruppe e allora si voltò, quasi non volesse farsi vedere debole, e a quel punto intervenne Stella.

“ok, ragazzi” ci disse sospirando, “perché non facciamo imbarco separato e poi quando arriviamo… parlate, ok?”

era la cosa più giusta da fare, ma anche il solo vederla mi era bastato.

poi le cose presero a correre, check-in, imbarco, assegnazione dei posti, e ovviamente qualcosa andò storto perché i biglietti erano nominali e i nostri posti a sedere erano vicini…

ci pensò Stella, convinse lo steward a scambiare lei con Gioia e per fortuna risolse la cosa, ma fu solo per il viaggio.

ma non me la sentii di continuare così, non potevamo evitarci per sempre!

e così, appena sbarcati, presi Stella e glielo dissi.

“ok…” rispose, “provateci…”

le lasciai il mio bagaglio e corsi a cercare Gioia che era più avanti rispetto a noi, Enrico mi vide arrivare e mi sorrise, la toccò sulla spalla facendola fermare e vidi che le stava dicendo qualcosa, ma ormai ero da lei.

“non… posso… continuare… così… le dissi con il fiatone, erano bastati cinquanta metri di corsa per farmi ansimare come un cane con la lingua di fuori, “io… devo parlarti”

si tolse gli occhiali da sole e abbozzò un sorriso.

e annuì.

“non voglio che tu smetta di vivere la tua vita e le tue passioni” le dissi, erano cose che mi ero preparato ovviamente, “non ti voglio più… condizionare, né impedire di divertirti come e quando vuoi”

mi guardava, dolcemente.

“voglio solo fare parte della tua vita” continuai, “anche non… non come eravamo prima, ma non voglio che tu te ne vada, io ho troppo bisogno di te, ho troppo bisogno di te…”

“anche io ho bisogno di te” rispose, “tanto, più… più di quanto tu ti immagini…”

ero pronto ad un’esplosione delle sue, ma non arrivò.

“ma ho bisogno… di tempo” sussurrò, mogia, “lo capisci?”

“mi capisci?”

sorrisi e annuii.

“certo, certo che ti capisco…” le risposi, ma a quel punto Gioia si voltò cercando Enrico come se fosse una ciambella di salvataggio e lui prontamente arrivò, la prese sottobraccio e me la portò via lasciandomi solo a guardarli mentre si allontanavano, ridendo tra loro.

Prima di andare avanti…

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