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Erotika
una coppia moderna · Cap. 3
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Capitolo 3 di 15 30 min di lettura

metamorfosi

nulla si distrugge ma tutto si trasforma...

metzenbaum
1 anno fa · 608 letture · 0

capitolo tre

metamorfosi

non furono giorni facili per Gioia, faticò a recuperare e vederla stare male mitigò in gran parte l’eccitazione giusta o sbagliata che fosse legata alla sua “proposta indecente”: i giorni passarono e per fortuna la sua salute migliorò, la funzionalità dei polmoni riprese e dopo ancora giorni di ricovero, ancora esami e ancora test i medici le permisero di uscire esattamente dieci giorni dopo essere entrata in ospedale praticamente morta.

non dimenticherò mai l’arrivo in pronto soccorso, credo che nessuno debba provare una cosa del genere.

viste le sue condizioni non avevamo più parlato di niente a parte del suo stato di salute, delle cure e della riabilitazione, avevamo parlato anche con Sara raccontandole di una generica “polmonite virale tipo Covid” dicendole che non si doveva preoccupare, che era tutto sotto controllo e che poteva restare tranquillamente dov’era senza tornare, e sembrava averci creduto.

poi ci fu la dimissione e tornammo a casa, ed i primi giorni furono… diciamo così interlocutori.

la svegliavo per le terapie con aerosol e cortisone, preparavo la colazione e poi andavo al lavoro, rientravo a mezzogiorno per preparare il pranzo e mangiare con lei per “stimolarla”, rientravo non più alle sette o alle otto della sera ma molto prima per stare con lei e aiutarla il più possibile, durante il weekend avevo chiuso le mie agende e stavo con lei, uscivamo a passeggiare e passavamo il tempo insieme, e quello servì al nostro riavvicinamento tornando non dico quelli di prima ma poco ci mancava, nonostante dentro di me quella piccola “ombra” restava, anche le la ricacciavo giù senza pietà.

non era il tempo delle ripicche e delle vendette, l’unica cosa che volevo era vederla tornare in salute.

di fare l’amore non se ne parlava, per motivi medici ma anche per altre ragioni, ovvie ragioni, in fin dei conti erano successe cose gravissime che non potevo dimenticare, o perdonare.

nel letto stavamo vicini e spesso Gioia si addormentava sopra di me o abbracciata a me, ed ero felice perché vederla respirare liberamente, cosa banale e scontata, era qualcosa che faceva bene al cuore dopo averla vista… annegata.

e sembrava che anche quell’altra cosa fosse diciamo così passata, non me ne aveva più parlato, nemmeno per sbaglio, niente.

ma una sera, a un mese esatto dalla fine dell’incubo, mentre guardavamo la tv e Gioia aveva appena finito l’ultimo degli aerosol prescritti alla dimissione dall’ospedale, mi si sedette accanto.

“vuoi… che ne parliamo?” mi chiese, un po’ timorosa ma anche molto dolce.

ecco, se n’era ricordata, col cavolo che aveva cambiato idea…

annuii, non ero pronto ma… dovevamo farlo, le avevo fatto delle promesse ma non solo, con tutto questo tempo a disposizione avevo maturato l’idea che… sì, ci avremmo potuto provare.

la repulsione iniziale aveva lasciato il posto alla curiosità morbosa.

mi aveva assicurato, e mi aveva anche fatto leggere la chat con Stella, che il primo appuntamento sarebbe stato solo “conoscitivo”, senza approcci e senza contatti fisici, una semplice introduzione “sociale” senza impegno con altre coppie e con gli organizzatori del club, e tutto sommato mi ero anche abituato all’idea di frequentare un club di scambisti, gente comunque normale, a patto di non essere forzato a fare qualsiasi cosa, o a concedere qualsiasi cosa.

a farmi cambiare idea erano servite le letture in rete che mi ero sciroppato nelle notti insonni, e avevo cominciato a cercare vari “club” nella zona ma senza trovare indicazioni precise se non “si dice che…”, “sembra che…”, “mi hanno raccontato che…”

tutto era coperto dalla privacy più assoluta per tutelare gli affiliati.

era ora di parlarne per davvero.

“io… lascio che sia tu a decidere” mi disse prendendomi entrambe le mani e stringendole con le sue, “se sei d’accordo… allora sono d’accordo anch’io, se non ti va più o se preferisci prendere del tempo… va bene, per me va bene comunque!”

era dolcissima.

“basta che ci sia tu, insieme a me” disse, “ma… ho paura, amore, ho paura che… ci allontaniamo di nuovo…”

“perché dovremmo allontanarci?” le chiesi, anche perché pensavo che Gioia usasse quello spauracchio per portarmi a forzare la mia decisione.

“non lo so” confessò, “non voglio che il nostro rapporto cada nella noia e che diventi… piatto, incolore”

ma cosa stava dicendo?

“ho visto tante amiche che sono arrivate alla nostra età e non… parlavano con il marito o il compagno, e piano piano si sono allontanati”

“è per quello che voglio… provare, per avvicinarci, non per allontanarci, per tenerci vivi! “ma solo se lo vuoi tu!” aggiunse, stringendomi le mani.

mi stava manipolando, di certo, ma non serviva che lo facesse, avevo deciso di dare una possibilità a quella nuova avventura.

ci pensai su bene, poi le dissi “ok”.

non capì subito, ma quando le ripetei “va bene, proviamo” allora i suoi occhi diventarono più grandi.

mi abbracciò forte e mi baciò, non profondamente ma in modo molto casto, labbra su labbra.

non ci fu molto da dire, più tardi andammo a letto e Gioia (imbottita di farmaci, poveretta) si addormentò di botto, io invece ebbi molto tempo per pensare a quello che stava cominciando, una fase nuova e rivoluzionaria della nostra vita.

scambio di partner, lasciavo libertà a lei di “folleggiare” ed io potevo fare la stessa cosa, in totale libertà, senza gelosie (forse) e senza paure: rinunciavo all’esclusivo possesso della mia donna e in cambio avevo libero accesso ad altre donne, mogli, madri di famiglia: negli ultimi giorni avevo navigato molto nei siti di informazione per scambisti o swingers come si chiamano in tutto il mondo e avevo scoperto un universo che non conoscevo.

e chiunque ne faceva parte, tranne poche eccezioni che comunque fanno più rumore di milioni di consensi positivi, diceva che scambiare partner era libertà, fiducia, amore e passione.

perché l’amore più grande, dicevano, è quello di concedere la propria donna e poi vederla tornare, sempre innamorata e sempre tua.

ero ancora convinto che sotto sotto ci fosse solo perversione, ma quello era solo il mio modestissimo pensiero…

quello che mi spingeva a provare era proprio la possibilità di avere altre donne, qualcosa che non avevo più potuto fare da quando c’era Gioia.

e in testa avevo ancora Stella, quelle foto che aveva mandato a Gioia quando era in ospedale e che mi ero inoltrato sul telefono cancellando poi ogni traccia del trasferimento…

nelle sere passate a casa solo, con Gioia ancora ricoverata, quelle due foto le avevo analizzate pixel dopo pixel: Stella aveva forse qualche anno in meno di noi ed era una donna bellissima, mora di capelli e di carnagione, occhi scuri o addirittura neri, zigomi alti come le russe ma forme giunoniche mediterranee, una bocca carnosa e un sorriso ammaliante.

e immaginai quelle labbra… al lavoro su di me…

e se quello era lo specchietto delle allodole mi sentivo l’allodola più fortunata del mondo!

non vedevo l’ora di conoscerla, di toccarla, di… usarla.

il mattino successivo tornai al lavoro e dovetti fare qualcosa di davvero impegnativo che mi tenne occupato ben oltre mezzogiorno e quando finii, controllando il telefono, vidi due messaggi di Gioia e uno da un numero sconosciuto.

il primo di Gioia era una dichiarazione d’amore, nel secondo mi scriveva che aveva contattato Stella, che si erano parlate a lungo e che per quella sera lei e Enrico, suo marito, ci avrebbero incontrato volentieri in terreno neutro, un locale appena fuori città che anni prima frequentavamo anche noi, e che si offrivano come coppia che ci avrebbe introdotto nel club se fossimo stati d’accordo anche noi, e che se lo volevamo sarebbe stata la prima coppia con la quale avremmo… scambiato.

regole del club, tassative.

mi sentivo il cuore in gola.

“ho lasciato il tuo numero a Stella, ti vuole scrivere e anche sentire, baci baci baci” concludeva.

assurdo! mia moglie che mi… dava il permesso di scrivere, e parlare e poi fare sesso con un’altra donna!

a pensarci mi girava la testa…

ovviamente c’era anche l’altro lato della medaglia, perché io avrei dovuto fare lo stesso, ma c’era qualcosa dentro di me che mi… spingeva a credere che in quel gioco ero io quello che ci guadagnava di più: non sapevo il perché, ma in sintesi avrei sacrificato volentieri la “fedeltà” di Gioia (per me già compromessa, comunque…) in cambio del mio piacere.

Prima di andare avanti…

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