capitolo nove
al cuor non si comanda…
e scoparmi Stella fu molto, ma molto più semplice di quanto immaginassi.
dopo un bagno in piscina, qualche bicchiere di pinot fresco al punto giusto che scendeva nella gola… accarezzandola, accompagnato da stuzzichini vari che aumentavano ancora di più la sete, arrivò anche l’ora di ordinare le pizze, presi “la comanda” dei nostri ospiti aggiungendo le patatine fritte per Gioia e non ricordo che cos’altro per Enrico e chiamai, ma sottovalutando il carico di lavoro della pizzeria in quel sabato sera scoprii che per averle a domicilio sarebbero arrivate alle nove!
lasciai perdere il domicilio e le ordinai da asporto pagando con la mia tessera a scalare, pronte da lì a tre quarti d’ora.
“dov’è la pizzeria?” mi chiese Enrico, glielo dissi e annuì, sì, la conosceva.
“facciamo così” mi disse, “vado io a prenderle”
rifiutai, erano ospiti nostri e toccava a me ma insistette anche perché doveva comunque passare a ritirare soldi al bancomat e a fare il pieno della macchina (per forza? mi chiesi, ma ci rinunciai a capirlo…), e dopo un’altra mezz’ora passata tutti insieme in acqua a parlare della prossima vacanza in Corsica Enrico ci disse che doveva andare.
gli diedi la tessera per ritirarle dicendo che era già tutto pagato, gli chiesi per l’ultima volta di restare perché ci sarei andato io ma non ci fu verso, si asciugò, entrò a togliersi il costume bagnato e poi uscì, sotto lo sguardo mezzo incazzato di Stella che forse voleva godersi un po’ il coniuge e non vederlo andare e venire.
“su, dai” la incoraggiò Giulia, che aveva di nuovo esagerato con il bollicine, “tranquilla, fanno sempre così… sei giovane, imparerai…” aggiunse facendoci ridere tutti.
“intanto che arrivano le pizze… io mi metto un po’ qui…” mugolò sistemandosi sul lettino all’ombra, “amore, fatti aiutare da Stella a preparare la tavola, vuoi?”
“sì, certo…” le risposi, “ma mi arrangio, ci mancherebbe…” aggiunsi, ma subito Stella mi mise una mano sulla spalla.
“no, dai, ti aiuto volentieri!” si affrettò a dire.
“ecco, bravi…” ci disse ancora Gioia già pronta per un altro viaggio ‘alcolico’ dei suoi, “datevi da fare e non sporcate in giro, ok?”
andai a controllarla e accarezzandole il viso scossi la testa perché si era già addormentata, ma a quel punto dietro mi trovai Stella.
e al solo guardarla negli occhi capii quali erano le sue intenzioni…
entrammo in casa come razzi, la portai nella camera degli ospiti (avevo ancora un barlume di rispetto per Gioia e non la portai nella nostra camera…) e in pochi istanti era in ginocchio davanti a me tutta intenta a farmi un pompino esagerato, quasi doloroso, che però non concluse, si tirò su e mettendosi in ginocchio sul letto aprì le cosce mostrandomi la via del paradiso.
“dai, vieni…” mugolò eccitatissima.
me lo riempii di saliva e le andai dietro pronto per puntarlo alla fessurina ma Stella mi fermò.
“no, non lì” sussurrò maliziosa.
la guardai negli occhi, e senza più riuscire a capire niente mi tuffa tra le sue chiappe leccandole l’ano a perdifiato, insalivandolo più che potevo, e prendendo posizione le entrai nel culo con la cappella.
“ah…” sussurrò sommessamente, “sì, così… piano… ma continua…”
cominciai a muovermi delicatamente dentro e fuori, le diedi il tempo di adattarsi alla nuova presenza e con una spintarella più decisa violai la resistenza dello sfintere e le scivolai nel retto.
accusò il colpo e inarcò la schiena, istintivamente allungò la mano per mettermela sulla pancia e fermarmi ma fu davvero solo istinto, non voleva veramente fermarmi.
continuai a scoparla lentamente ma inesorabilmente, e quando le fui entrato dentro per quasi metà cazzo, e dopo che ebbe cominciato a fare smorfie e a dire ‘ahia’ per troppe volte mi fermai, e limitandomi a quella profondità di affondo cominciai a scoparla dentro e fuori, afferrandola per i fianchi.
“sì, così…” mugolò sommessa, “non fermarti, così mi piace, continua…”, ed io l’accontentai e non mi fermai, e continuai a scoparmela in culo fino a che per lei diventò troppo doloroso e mi chiese di tirarlo fuori.
si lasciò cadere a pancia in giù sul letto con una mano all’altezza dell’ano, e quando rotolò a pancia in su aprì le cosce e mi invitò a banchettare.
corsi a chiudere la porta, a chiave, poi mi tuffai tra le sue gambe e letteralmente le mangiai la figa, arrivando a mordicchiarle le grandi labbra e succhiarle il clitorine gonfio, e facendola quasi delirare dal godimento.
poi la infilzai, le presi le gambe sollevandogliele e trovandomi all'altezza giusta le entrai dentro, praticamente come se avessi usato il calzascarpe da tanto fu agevole quella penetrazione.
partii piano ma poi ci diedi dentro, e usando ancora una volta tutta l’energia che avevo le diedi tante di quelle “botte” che probabilmente i nostri ciac ciac li avrebbe sentiti anche Gioia dalla piscina se fosse stata sveglia, e quando arrivai alla conclusione lo tirai fuori, montai sul letto a cavalcioni sopra di lei e glielo presentai davanti alla faccia un istante prima di sborrarle sul viso, schizzandole gli occhi e i capelli mentre lei si mordeva il labbro e si strizzava le tettone da sotto il costume.
ci sarebbe stato molto altro da fare, ma non c’era tempo, ed era comunque troppo rischioso.
le diedi un’ultima leccata tra buco del culo e figa slabbrata e poi la lasciai sola mentre andavo a preparare la tavola, sentii che si chiudeva in bagno e quando ormai la tavola era pronta me la trovai dietro, pulita e tutta profumata (aveva usato il colluttorio, lo sentivo dall’alito).
non mi disse nulla, mi posò un bacio sulle labbra e mi accarezzò una spalla e poi sempre con addosso il solo costume a due pezzi andò a controllare Gioia e di lì a qualche istante le sentii ridere, sospettando che… fossero d’accordo.
e quell’idea, anzi, quella speranza, cominciò ad insinuarsi dentro di me: Gioia che sapeva, Gioia che “autorizzava”, Gioia che ne era felice… e Gioia che voleva fare altrettanto.
per tutto il prosieguo della serata dissimulammo bene restando distaccati e comportandoci come ospite e ospitata, ridemmo insieme a Gioia ed Enrico, brindammo e ci divertimmo a raccontarci le nostre cose più sceme senza mai entrare nell’ambito sessuale, ma ogni volta che la vedevo distratta e le guardavo le mani, le labbra e la scollatura del seno pensavo che pochi minuti prima l’avevo inculata, e le avevo sborrato in faccia, e quel pensiero… mi innervosiva.
più che mi innervosiva mi faceva rodere dentro, sì, perché da figlio unico sono sempre stato possessivo e molto “territoriale”, proprio come i cani, cosa che Gioia aveva sempre faticato a comprendere visto che lei è la più grande di tre sorelle.
Stella era la moglie di Enrico ma per me… per me era “mia”, l’avevo posseduta? sì? allora era mia!
arrivò il momento dei saluti e successe qualcosa che ci segnerà per tutto il nostro rapporto, Stella mi abbracciò e poi mi baciò sulle labbra, tornando di nuovo ad abbracciarmi: Gioia la vide e fece la stessa cosa con Enrico, ma non per… sfida, o per farcela pagare, ma solo perché le andava, perché lo riteneva giusto e perché… era Gioia, fatta così!
li accompagnai al cancello e restai lì con Gioia attaccata alla mia spalla fino a che l’auto si fu allontanata, e allora ripensai a quella sera, quando avevo visto mia moglie andarsene con Enrico sulla sua auto, diretti in una camera di hotel a fare sesso…
ma Gioia in quel momento era con me, e non se ne stava andando via, e non c’era bisogno di aggiungere altro.
e con ancora addosso l’odore di Stella, e nell’organismo sufficiente adrenalina da bastarmi per un anno, appena rimesso piede in casa presi Gioia in braccio e la portai in camera nostra, diedi un calcio alla porta per chiuderla e darle un segno che tutto il mondo restava fuori e mi dedicai a lei, a mia moglie, alla mia compagna di vita, alla donna che più amavo al mondo.
le tolsi tutto, le aprii le cosce e mentre tentava di dirmi “amore… la cucina… da pulire…” le diedi una leccata sulla figa già aperta, e così quell’ultima parola che nelle intenzioni di Gioia doveva suonare come “...pulire” divenne un qualcosa che assomigliava a “...pulir….. ah, sì, così… così, continua, non ti fermare!”
la feci venire con la lingua tre o quattro volte, perché gli orgasmi di Gioia erano a grappolo, come l’emicrania, e dopo averla preparata per bene le entrai dentro, riappropriandomi di quello che mi spettava di diritto.
me la scopai da sopra mentre ci baciavamo con passione, passai poi a baciarle il collo e a succhiarle i capezzoli (ricordare il capezzolo con il piercing di Stella non mi aiutò di certo a trattenermi…) e dopo tanta dolcezza la rivoltai e la presi alla pecorina, che anche se non era la sua posizione sessuale preferita sapeva regalarle tanto.
