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Erotika
una coppia moderna · Cap. 8
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Capitolo 8 di 15 37 min di lettura

uno di voi...

se non puoi batterli, unisciti a loro

metzenbaum
1 anno fa · 509 letture · 0

capitolo otto

uno di voi

“no, Gioia, ma perché… ma perché, Gioia, ma perché…”

“perché? perché non mi hai mai capita…”

“perché dici che non ti ho mai capita? eravamo… innamorati…”

“perché non volevi capirmi…”

“no, Gioia, io ti capivo… ero l’unico che ti capiva!”

“capivi solo quello che volevi, di me, e solo quando lo volevi…”

“ma io… io credevo che io…”

“non c’era nessun ‘io’, c’era ‘noi’ ma adesso non c’è più né 'io' né ‘noi’, adesso ci sei solo tu…”

“ma perché… perché Gioia… perché hai fatto quella cosa…”

“perché non ero libera di vivere la mia vita…”

“ma io… io ti amavo Gioia…”

“anche io ti amavo… ma amavo anche vivere…”

“e io… io non ti facevo… vivere?”

“tu vivevi la vita di entrambi… non solo la tua…”

“io? come?”

“decidevi sempre tu, e io mi adeguavo, che potevo fare?”

“ma come? come riuscivo? come facevo a vivere la tua vita?”

“anche la mia vita era… tua! tu eri tutto, eri me, eri te, eri noi!”

“...e adesso vivrai da solo…”

“no Gioia! no…”

“vivrai da solo e io chiuderò quella porta!”

“no! Gioia non chiuderla…”

“la chiudo, adesso la chiudo…”

“no… non farlo…”

creeeeck… SLAM!

“hai sentito il rumore? hai sentito che cigola ancora? quante volte mi hai detto che ci mettevi l’olio? l’hai mai fatto? no?”

“lo farò, te lo prometto, ma non andare…”

“amore…”

“Gioia no… non…”

“amore! sei tornato!”

“Gioia… io… io non…”

“amore! amore! svegliati!!!”

mi sentii toccare la spalla e quello che ricordo fu che non riuscii più a respirare e l’apnea mi fece scalciare il lenzuolo e gridare.

ero madido di sudore, con l’affanno e la gola stretta per l’angoscia… e Gioia era lì davanti a me, con il suo sorriso dolce anche se un po’ spaventata per il risveglio traumatico, ma sorrideva e aveva… la luce della vita negli occhi.

“amore… stavi sognando…?” mi chiese chiese dopo che le fu passato lo spavento, la guardai per qualche istante senza rendermi bene conto cosa fosse successo e poi… e poi mi lasciai andare sentendo la tensione che se ne andava ma lasciandomi quel groppo in gola che mi durò per giorni.

“s-sì…” le risposi, “è… stato… una specie di incubo…” e cominciai a sfregarmi la faccia con le mani.

Gioia sorrideva, era felice perché ero tornato, felice di rivedermi dopo una notte passata… lontani, per entrambi.

ci guardammo a lungo… indecisi sul da farsi, forse diffidenti l’uno nei confronti dell’altra o forse solo un po’ impauriti dalla situazione ancora surreale che non sapevamo bene come gestire, e quell’incontro sarebbe stato una specie resa dei conti, un ‘o la va o la spacca’.

ma dopo quell’incubo… non c’era proprio niente che poteva togliermela dall’anima.

le sorrisi, mi alzai ed aprii le braccia e un istante dopo me la trovai addosso, stretto nel suo abbraccio.

“grazie” dissi dentro di me, “grazie, dio, grazie, grazie perché era solo un incubo… grazie per non avermela portata via… grazie…”

Gioia mi stringeva forte ma la sentivo… tesa, tremante.

eravamo due bombe ad orologeria, Enrico e Stella avevano acceso la miccia ed ora eravamo pronti ad… esploderci addosso!

ma quel sogno era stato così vivido, la sensazione di dolore così… forte, e l’odore… l’odore che mi sembrava ancora di sentire…

forse per quel senso di angoscia che mi aveva quasi sopraffatto, o forse per quella cascata emozionale che era stata la sera precedente (e anche la notte…) la staccai da me e la baciai, una, due, venti volte sulle labbra e Gioia sorrideva, sorrideva e ricambiava i miei baci con altri baci e aveva quasi le lacrime agli occhi.

“tu…” cercai dirle, ancora con il groppo in gola, “tu non sai quanto ti amo…”

annuì.

“sì che lo so, invece…” rispose, “sì che lo so quanto mi ami… sì che lo sò…”

“e ti amo anch’io” sussurrò, “ti amo e ti amerò per sempre, qualsiasi… qualsiasi cosa succeda!”

“qualsiasi cosa succeda…” ripetei, e Gioia annuì con decisione.

“qualsiasi… scelta faremo, ci ameremo per sempre!” sussurrò, “e… e torneremo sempre a casa, sempre…”

“a casa nostra…” le risposi, e di nuovo ci abbracciammo.

e forse aveva ragione ancora Stella… che “dopo” saremmo stati ancora più uniti e ancora più innamorati.

maledizione! ma chi cazzo sei, Stella?

e quel giorno fu esattamente come tutti gli altri, passato insieme nel solito tran tran quotidiano e la sera andammo a letto insieme, come sempre, addormentandoci vicini.

“e dai!!!” continuò ad insistere, “dimmelo cazzo! non è giusto, amore!!!”

me ne stavo in ammollo con le gambe che fluttuavano senza peso nell’acqua, le braccia lungo il bordo della vasca, faccia in su per prendere gli ultimi raggi del sole che si stava andando a nascondere dietro la casa: era la domenica pomeriggio e mia moglie ed io ce ne stavamo soli nella nostra piscina, senza seccatori, senza chi ci poteva disturbare o intromettersi tra noi e la nostra intimità.

“io non voglio sapere niente di te e di quello che hai fatto con lui…” le risposi, “perché tu vuoi sapere delle mie cose?”

“ma…”

“ne abbiamo parlato di questo, no?”

“si, ok, ma… dai, devi dirmi qualcosa… non puoi lasciarmi così…” continuò ad insistere.

“Gioia, te l’ho già detto, siamo andati in hotel e abbiamo fatto subito sesso, poi ci siamo addormentati e alla fine ci siamo salutati, lei è tornata a casa sua in taxi e io sono tornato a casa nostra, tutto qui…”

“questo lo so! me l’hai già detto!” ruggì, “io voglio… sapere di più!”

“dettagli? vuoi i dettagli?” le chiesi, “vuoi sapere come… lo abbiamo fatto?”

mi sentivo un po’ a disagio e a dire la verità anche un po’ imbarazzato, perché se con Gioia non avevo né segreti né pudori o inibizioni a parlare di sesso… con lei non protagonista mi sembrava un po’ andare oltre la decenza.

annuì, decisa.

“eppure se non ricordo male sei stata tu a dirmi che non volevi i dettagli…” le risposi, tagliente.

GRRRRRRRRRRR!” ruggì feroce e ormai spazientita, “lo voglio sapere perché io sono… una donna! e sono… curiosa!” esclamò esasperata.

stavo scherzando con lei, la stavo tenendo sulle spine, ma… non ero davvero sicuro se raccontarle i dettagli fosse positivo, non ne ero proprio sicuro, anzi…

ma non potevo far leva su qualche regola, del resto anche Stella (sempre lei) mi aveva detto che la scelta se condividere o meno era assolutamente personale, non c’erano schemi fissi.

della sua notte non avevo voluto sapere nulla ma per sua stessa ammissione non c’era molto da raccontare, e una delle pochissime cose che mi aveva detto a riguardo era stata “un po’ deludente, se devo essere sincera, pensavo meglio”.

è abituata bene, la signora…

ma da lì era cominciato il bombardamento, ci eravamo messi a tavola per pranzo quella domenica e da lì Gioia aveva perso ogni… controllo sulla propria emotività, e mi tartassava per avere i dettagli della mia notte passata con Stella, la tanto decantata riservatezza alla quale si era appellata non era durata nemmeno ventiquattro ore…

“non so se lei sarebbe d’accordo…” le avevo detto, e fingendo di mandarle un messaggio per chiederle il permesso l’avevo fatta andare in bestia.

“lasciala là quella!” aveva esclamato alzandosi e prendendomi il telefono dalle mani, sequestrandolo.

“io lo voglio sapere da te, non da lei…” aveva sibilato, e per non tirare troppo la corda avevo fatto qualche concessione e le avevo raccontato solo pochissime cose, del tutto irrilevanti, promettendole che ci avrei pensato.

e la promessa che l’avrei fatto le bastò, almeno per lasciarmi finire il pranzo in pace.

e così finito il pranzo ci eravamo messi davanti alla tv a guardare il Tour de France (interesssantisssssimo…) e verso le quattro le avevo proposto di andare in piscina, e aveva detto sì.

e per… invogliarmi ancora di più a raccontarle le mie cose si era messa uno dei costumi più audaci che aveva, quello bianco comprato a Bali tanti anni prima, prima ancora che arrivasse Sara, praticamente un filo interdentale tra le chiappe e una specie di “batuffolo” di cotone sul davanti a coprirle la passerina, con la parte sopra così striminzita da sembrare che ne mancasse un pezzo.

eppure in quella vacanza di tanti anni prima Gioia lo indossava abitualmente… in mezzo alla gente…

Prima di andare avanti…

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