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Erotika
una coppia moderna · Cap. 6
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Capitolo 6 di 15 36 min di lettura

dai, facciamolo!

a volte serve forzare la mano...

metzenbaum
1 anno fa · 546 letture · 1

capitolo sei

dai, facciamolo!

no, non fu una notte lunghissima, perché dopo una gran “fiammata” nella vasca da bagno ma anche in zone limitrofe eravamo così esausti che decidemmo di fare pausa, solo per qualche minuto, per prendere fiato, e finì che ci svegliammo al mattino successivo con ancora addosso i nostri accappatoi.

erano le otto passate di domenica mattina, e dopo un breve scambio di affettuosità ci rivestimmo per scendere nel salone delle colazioni, ed è inutile dire che Gioia, con capelli senza più alcuna forma, un po’ di occhiaie, trucco… quello che era rimasto, ma soprattutto vestita come una prostituta reduce da una nottata epica non si sentiva proprio a suo agio, ma… non era forse anche quella una prova da superare?

e si impegnò al massimo, ignorando gli sguardi schifati di matrone rinsecchite e quelli lussuriosi di maschi ultrasessantenni arrapati, ma anche… concedendo qualcosa a qualcuno di più giovane, ad esempio mostrando il suo bel seno appena velato e un accenno di solco delle chiappe senza particolari patemi d’animo.

e una volta tornati nella hall, senza bagaglio e senza niente altro con noi se non quello che indossavamo, ci sentimmo davvero un po’ troppo in vista: così pagai la solita fortuna stavolta cash e mi feci chiamare un taxi, e giusto il tempo perché Gioia, non so fino a che punto inconsapevole, regalasse un altro flash di cosce aperte al ragazzo della sera prima salimmo a bordo del nostro taxi e tornammo a casa.

era stato un sabato pazzo, con un saliscendi di emozioni che ci avevano portato ad un passo dalla rottura definitiva fino alla conferma di quell’amore che ci legava da sempre e che nonostante tutto diventava sempre più solido, condito anche da con quel pizzico di provocazione che doveva diventare la nostra missione per il futuro.

la mattina volò via inconcludente per via delle scorie accumulate e il pomeriggio riuscii a convincerla a tornare in piscina dopo l’incidente: sì, perché si era trattato di un incidente, l’avevo visto nelle immagini registrate anche se da lontano, Gioia non aveva tentato gesti estremi, correva, era scivolata, aveva battuto la testa ed era andata giù.

mi vengono ancora i brividi al solo pensiero… avessi tardato non minuti, ma secondi..

la piscina era recente, l’avevamo fatta scavare solo tre anni prima dopo che avevamo acquistato il terreno da un vicino, c’erano dei lavori da fare perché il bordo si era consumato prematuramente ed era diventato troppo scivoloso e pericoloso (e infatti le era quasi costato la pelle…) ma era comunque in ottimo stato e non ce la godevamo mai, ed ecco un’altra cosa da segnare sul quaderno del “da fare”, vivere la piscina.

il sole picchiava ma Gioia ci si mise sotto comunque, impiastricciata di crema solare con fattore venticinquemila, e distesa sul lettino con le mani dietro la testa e con addosso il suo bikini preferito… faceva tentazione, soprattutto per via del casino che avevo in testa.

“perché in settimana non inviti qualcuna delle tue amiche?” le dissi, “ti passa un po’ il tempo invece di stare sempre da sola…”

rispose che non ci pensava nemmeno ad avvicinarsi alla piscina senza di me, del tutto capibile, poverina…

“e poi… non è che mi annoio, sai? il tempo mi passa lo stesso” rispose, sempre con gli occhi chiusi e il viso rivolto al sole, “ti assicuro che tra fare la spesa, le pulizie, preparare pranzo, cena, lavatrici e tutto il resto non è che mi resta molto tempo libero…”

aveva ragione, la casa era grande, forse troppo per due persone, e maniacale com’era Gioia la teneva lucida come uno specchio ma ci voleva davvero un sacco di tempo: le avevo proposto di prendere una donna delle pulizie, due o tre ore per un paio di giorni la settimana ma si era sempre rifiutata, “casa mia la pulisco io, non voglio che entri qualcuno che tocca le mie cose!” aveva sempre detto.

“certo, se ci fossi a casa tu sarebbe diverso…” mugolò, “mi sentirei più stimolata a fare qualcosa…”

“stimolata?”

“m-m” rispose maliziosa, “lo sai che ho un debole per te…” e ridacchiò.

“sì, mi pare di averlo capito” le risposi, e senza ovviamente aprire bocca aggiunsi “e hai anche un debole per succhiare i cazzi degli altri…”, ma quello ormai era acqua passata, o almeno mi sforzavo di crederci.

restai con le a sparare cazzate ma il sole bruciava, così feci un tuffo e restai in ammollo godendomi l’acqua che mi scorreva tra le palle, le schizzai un po’ d’acqua addosso perché anche aveva la pelle che bruciava ma quando la invitai ad entrare mi disse che… non si sentiva ancora pronta, con o senza di me a fare servizio di salvataggio.

salii e mi distesi accanto a lei sull’altro lettino ma… che palle, e con niente da fare mi soffermai a guardarla bene… eh, bella davvero la mia Gioia, anche a quarant’anni suonati poteva dare la paga a tante ragazze che di anni ne avevano la metà dei suoi: due belle tette, poco o niente cellulite, pancia “contenuta” nei limiti normali, belle gambe, un bel culone da milf, un visino dolce e quella pettinatura sbarazzina con i capelli biondi, dal taglio asimmetrico e con il ciuffo che le copriva mezzo viso.

e poi i suoi bei piedini misura trentotto, curatissimi e così morbidi… tutti da mangiare!

quel bikini che portava l’aveva comprato in Sardegna, qualche anno prima, ed era l’unico al quale Gioia non trovava difetti sulla vestibilità: e allora perché non aggiornare l’album di famiglia con qualche foto?

misi le ciabatte ed entrai in casa, trovai la fotocamera e senza che mi vedesse cominciai a scattarle delle foto da varie angolazioni, regolando di volta in volta l’esposizione perché il pomeriggio era davvero al massimo della luminosità e fare foto in quella luce non era semplice.

“cosa stai combinando?” mi chiese sentendomi fare avanti e indietro ma senza vedermi.

“io? niente…” le risposi, e insospettita aprì gli occhi tenendosi una mano sulle sopracciglia per pararsi dal sole, come fanno i pellerossa, mi vide con in mano la fotocamera e fece una smorfia.

“perché mi fai le foto?” mi chiese.

“non posso fare le foto a mia moglie?”

“ne avrai… milioni di foto di tua moglie” rispose, “quante te ne servono ancora?”

“lo so che ne ho milioni” le risposi sempre indaffarato a cercare quell’inquadratura particolare, “ma… non mi bastano mai, lo sai…”

gliene feci vedere qualcuna in anteprima e mentre le ero vicino Gioia scattò e mi diede un gran bacio sulla bocca, sembrava serena, e felice.

“sai una cosa?” mi disse mentre le facevo un bel primo piano, “sei l’unico uomo che… voglio vicino”

sorrisi.

“e… da dove esce questa tua novità?”

“non è una novità” rispose, “è così, e basta, è una cosa che sento…”

“mi fa piacere” le risposi facendole un primo piano strepitoso, che poi feci stampare e ingrandire mettendolo in camera nostra, “mi fa molto piacere”

“sai, nella vita di una donna, ma anche in quella di chiunque, possono esserci delle… divagazioni” disse, pensierosa, “si possono avere delle avventure, o delle sbandate, capita, giusto?”

“capita, sì” le risposi, entrambi ne sapevamo qualcosa, in passato… era successo.

non rideva più, sembrava seria, pensierosa, e improvvisamente le fotografie non mi interessavano più, e mi sedetti in fondo al suo lettino proprio sul bordo con i suoi piedini bollenti che mi toccavano la coscia.

“però… tu sei l’unico uomo che voglio nella mia vita” ripeté, “posso essere attratta da qualcun altro, venire sedotta, o… distratta da un altro uomo, magari anche affascinante, ma… se penso a chi voglio per davvero, sei tu…”

sorrisi.

“sei abituata bene” le risposi ironico cercando di sdrammatizzare, “hai sempre avuto vicino un uomo bello, anzi, bellissimo, alto, slanciato, e poi ricco, affascinante, premuroso… superdotato!”

“davvero?” mugolò.

“eh, sì…”

“e dov’è?” mi chiese altrettanto ironica, “me lo chiami per favore?”

ci guardammo negli occhi un istante dopo cacciò un urlo disperato perché le ero volato addosso, e facendole il solletico ‘contandole le costole’ la feci ridere così tanto da farle venire le lacrime agli occhi, ma poi ci fermammo con le nostre bocche così vicine che…

“me lo dai un bel bacio, adesso?” mi chiese, e come potevo non accontentare la mia donna?

ci baciammo profondamente, mettendoci tanta passione e trasporto, e dopo essermi staccato dalla sua bocca le baciai il collo e scesi anche nella scollatura del seno ma… dovetti staccarmi, schifato.

mi guardò incuriosita ma poi scoppiò a ridere, era completamente ricoperta da crema solare, e se il profumo del monoi era inebriante… il sapore era terribile!

mi ripulii bocca e mani e ricominciai con le foto, Gioia stette al gioco e si mise in posa assumendone qualcuna anche… molto particolare, giocai con questa sua ‘concessione’ e le aggiustai il costume rendendolo più striminzito per farle uscire bene le chiappone e a quel punto glielo chiesi.

“perché non ti togli il reggiseno?”

“no, non ci penso neanche” rispose decisa.

“e perché no?” insistetti, “ma se quando siamo in vacanza stai in topless?”

“in vacanza non mi conosce nessuno” mugugnò, “qui… ma hai presente che imbarazzo se si affaccia qualcuno al cancello? e mi vede con… le tette di fuori?”

la siepe era ancora bassa, effettivamente, ma casa nostra era in fondo alla strada privata, ed era praticamente deserta a quell’ora del pomeriggio, soprattutto di domenica.

quello che mi concesse fu di “uscirle fuori” per permettermi di fare qualche scatto ma subito si ricoprì (continuava a guardare verso il cancellino), e solo dopo non so quanta insistenza e quanti tentativi mi lasciò fare qualche scatto mentre si scostava il cavallo degli slip mettendosi a cosce aperte per immortalarla con la figa di fuori, ma poi sigillò di nuovo tutto.

Prima di andare avanti…

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