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Erotika
una coppia moderna · Cap. 6
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Capitolo 6 di 15 36 min di lettura

dai, facciamolo!

a volte serve forzare la mano...

metzenbaum
1 anno fa · 546 letture · 1

“se vuoi, dentro ne facciamo fin che vuoi, ma qui fuori… no!” sentenziò, e non ci fu nulla da fare.

lasciai perdere e tornai a fare il bagno, e mentre ero in acqua suonò il suo telefono.

vide il numero e rispose subito scoppiando immediatamente a ridere, e per farmi capire che era si mise le mani sul seno indicandomi che era una tettona, quindi… non c’erano dubbi, parlava con Stella.

mi passò immediatamente il buon umore che lasciò il posto ad un senso di fastidio, qualcosa che era legato alla presenza di quella donna all’interno della nostra coppia e a quel… controllo che sembrava esercitare su Gioia ma anche su di me, perché è vero che se bastava un suo messaggio con fotografia come quella della sera precedente per… attizzarmi era altrettanto vero che una chiamata come quella che stava facendo in quel momento era sufficiente per farmi innervosire.

ma Gioia rideva, la sentivo anche da sott’acqua dove mi ero rifugiato per isolarmi, e se era felice che diritto avevo io di impedirglielo?

sembravano avere legato, Gioia aveva tante amiche che in passato aveva frequentato spesso per via della scuola, delle attività sportive e dell’oratorio con nostra figlia Sara, ma dopo che i figli erano cresciuti queste amicizie si erano ridotte a qualche telefonata o a incontri sporadici per la spesa al supermercato o altre attività random, e questo a Gioia era sicuramente pesato perché era cambiata, chiudendosi: forse… eravamo invecchiati tutti e due e stavamo bene a casa nostra, ma a quarant’anni… cazzo! hai ancora una vita davanti!

restò al telefono pochi minuti e quando mise giù venne da me che ancora stavo in ammollo, si inginocchiò con mille cautele sul bordo della vasca e sporgendosi verso di me lasciò penzolare le tette sulla mia verticale.

“ha detto di salutarti, e dirti che sei stato ok” mi disse, ridacchiando.

sicuramente si riferiva a hotel e cena, annuii e le sorrisi di rimando.

“e mi ha anche detto che la prossima volta devi portarci lei al Koga” disse ancora ridendo, “e anche nella suite del Palace!”

scossi la testa, e vedendola ridere… tornai di nuovo felice: felice lei, felice io.

mi allungai per prendere il suo bacio e poi un altro e un altro ancora, poi Gioia si mise in piedi e si grattò la patatina con un dito.

“devo entrare un secondo a fare pipì” mi disse, “poi… entro in acqua anch’io, ma solo se mi stai vicino”

aprii le braccia per dirle “io sono qui…” ma nel vederla entrare per andare in bagno pensai a qualcosa di molto porco e…

“perché non la fai qui nell’erba?” le dissi.

sembrò non capire, poi ci arrivò e fece una specie di faccia offesa.

“ma… cosa dici?” mugugnò… confusa, “vuoi che la faccio qui davanti a te?”

alzai le spalle.

“non è mai stato un problema, non ti ricordi più?”

piegò la testa di lato e mi guardò come si guarda un bambino che ha appena detto una parolaccia.

certo, erano altri tempi, altre… situazioni e altri coinvolgimenti, ma… perché non riportare anche quella particolarità nella nostra vita di coppia?

“ma davvero vuoi che faccio la pipì qui?” mi chiese, e dal semplice fatto che non si allontanava capii che era più che incuriosita.

“m-m” le risposi eccitato, “voglio che la fai qui, davanti a me”

“amore, ma sei serio?” mi chiese ancora ridacchiando nervosa.

non le risposi, mi avvicinai al bordo e la feci chinare e quando fu a tiro mi allungai per baciarla sulle labbra, e mettendole le mani sulle guance la provocai.

“voglio vedere tutto…” le sussurrai come un maniaco, “voglio vedere che te la apri con due dita e che la fai per me, e voglio che immagini che poi te la lecco entrando anche dentro…”

“scemo…” mugolò, “ma come ti vengono in mente certe cose?”

mi stava sgridando, ma era eccitatissima.

“dai, falla qui…” la incitai, Gioia si alzò, si guardò in giro e poi sbuffò, sembrò mugugnare qualcosa del tipo “ma guarda cosa mi tocca fare…” e poi finalmente si decise, si accovacciò a terra a cosce aperte e scostando il cavallo degli slip liberò la vagina che immediatamente si aprì, slabbrandosi.

povera la mia bella passerina… era così… strettina e delicata quando ci eravamo conosciuti, e ora guardala lì: c’era passata una bambina di quasi tre chili e mezzo, questo non si poteva negare, ma che ingiustizia…

provò a farla ma non era comoda, continuò a spostare il peso da un piede all’altro ma non ci fu nulla da fare, e poi così… non è che vedessi molto.

“togli il costume” le dissi, “vedrai che ci riesci”

mi guardò con gli occhi che erano diventate due fessure, sembrò valutare bene la cosa e poi lo fece, si alzò, si abbassò gli slip restando con la cosina di fuori e poi tornò ad accovacciarsi davanti a me, cosce aperte e figa in primo piano.

e alla fine la fece, un bel getto giallo oro che diventò schiumoso sull’erba, schizzò in giro pipì, erba e terriccio che le finì sui piedi e sulle gambe, e mentre io tenevo lo sguardo fisso sulla sua vagina aperta Gioia mi osservava, e sorrideva.

distolsi lo sguardo e incrociai il suo, e Gioia mi mandò un bacio.

ecco, quella era la complicità che non avrei barattato con qualsiasi cosa al mondo.

“sei contento adesso?” mi chiese quando ebbe finito, con le ultime goccioline che le rigavano l’interno delle cosce e finivano sulle sue belle chiappe tonde, “hai visto tutto bene?”

“esaltante…” le sussurrai, “è stato esaltante…”

ci piantò sopra una risatina, poi fece una smorfia.

“e la prossima volta… che cosa mi chiederai di fare?” mi domandò, “che faccia anche la cacca?”

sospirai fingendo uno svenimento facendola scoppiare a ridere, poi la vidi andare a farsi la doccia e infine scendere per la scaletta, ancora senza gli slip: le andai incontro e quando fu in acqua fino al petto la abbracciai e la strinsi a me, sentendo per un istante il calore del suo corpo bollente dopo tanto sole a contrasto con il mio che era raffreddato dall’acqua.

ci baciammo teneramente e poi più profondamente, e mentre slinguazzavamo come ragazzini alle prime armi le arrivai con una mano dietro alla schiena e le aprii il gancetto del reggiseno, sfilandoglielo senza che si opponesse, e tornando ad abbracciarla sentii la morbidezza del suo seno nudo sul mio petto.

ci baciammo ancora, le feci scendere le mani sul culo e le aprii le chiappe trovandole buchino e buchina con le punte delle dita, e sempre senza che mi impedisse di farlo le entrai nella vagina con due falangi e cominciai a stimolarla.

cominciò a muovere il bacino cercando il piacere, la sentii gemere e “soffrire” per quello che stava subendo, avevo le sue braccia attorno al collo e mi stringeva così forte da farmi mancare il fiato ma soffrendo insieme a lei la sentii gemere più forte e infine cedere, raggiungendo un orgasmo liberatorio che la lasciò spossata e stanchissima, tanto che dovetti sorreggerla con un braccio in vita per non farla andare giù.

“sono… troppo vecchia per certe cose” ridacchiò, “mi stai facendo fare gli straordinari, sai?”

ci abbracciammo ancora e pensavo che la cosa fosse finita lì ma pochi istanti dopo Gioia mi infilò la mano nel costume e me lo prese, già duro a dispetto dell’acqua frescolina.

“mmm…” mugolò, “posso dirti qualsiasi cosa ma… quando devi usarlo ce l’hai sempre duro, eh?”

“faccio il possibile…” le risposi sensuale, “ma con questo materiale a disposizione…”

“quale materiale?” mi chiese facendo la finta tonta.

“hai due tette e un culo così… che lo faresti tirare a un morto!” le sussurrai strappandole una risatina, “come faccio a resistere?”

“non resistere…” mi suggerì, “almeno quando sei con me, non resistere…”

continuò a menarmelo e a tastarmi le palle, poi si morsicò il labbro e si allontanò, puntò la scaletta mostrandosi completamente nuda e andò dritta al lettino camminando in punta di piedi con le braccia lungo i fianchi, si asciugò velocemente e bella come una statua greca mi fece cenno con il dito di raggiungerla, completamente incurante di essere nuda.

non me lo feci ripetere, la seguii e la raggiunsi, mi tolsi il costume restando con il pennone di fuori e Gioia lo afferrò immediatamente cominciando a scappellarlo, poi si abbassò lentamente fino a mettersi in ginocchio e infine lo prese in bocca attaccando a spompinarmi lentamente.

la lasciai fare ma poi le misi la mano dietro la testa e le guidai il movimento accelerando sempre di più, arrivai vicinissimo al punto di non ritorno e allora la fermai, la girai facendola mettere alla pecorina sul lettino e dopo avergliela insalivata un po’ gliela riempii, fino alle palle.

me la scopai nel nostro giardino, con la possibilità che qualcuno si potesse per davvero affacciarsi al cancello e vederci in diretta mentre ci amavamo.

non me l’aveva mai permesso prima di allora, e anche da quello capii quanto era cambiata…

“si, scopami” cominciò a mugolare per incitarmi sempre di più, “così, sbattimi forte”, “dai, continua, continua, non fermarti…”

ero ‘gasato’ sia per la situazione intrigante e stimolante che per le sue parole e di nuovo arrivai pericolosamente vicino al punto di rottura ma quando la sentii che anche lei stava per raggiungere l’orgasmo mi concentrai su di lei trattenendomi, continuai a spingere assecondando la sua richiesta e pochi istanti dopo Giulia arrivò al secondo orgasmo, quello da penetrazione vaginale, molto più ambito dalla mia donna rispetto a quello che raggiungeva mentre la leccavo o la sditalinavo.

a quel punto ero pronto anch’io ma mi fermò, se lo sfilò e… brutalmente mi spinse a terra, sull’erba, mi montò sopra e si penetrò al primo colpo cominciando subito a cavalcare con le tette che le ballavano sul petto, poi si chinò sopra di me e mi baciò.

Prima di andare avanti…

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