“voglio… guardarti negli occhi mentre sborri” disse con voce roca e ‘affaticata’ ma rabbiosa, “voglio che mi guardi anche tu negli occhi mentre me la riempi di sperma!”
era fuori controllo, quello era chiarissimo.
la presi per i fianchi e la guidai su e giù godendo come un maiale e quando finalmente arrivò l’onda straripante la scaricai dentro di lei con uno, due, tre grugniti di piacere mentre Gioia mi guardava con occhi di fuoco godendo della visione del suo uomo che impazzisce per il piacere che lei stessa gli aveva dato.
e mentre cercavo di riprendere fiato Gioia mi accarezzava i capelli, amorevole e dolcissima, e soprattutto con ancora il mio cazzo pulsante piantato dentro.
non ci dicemmo più nulla, Gioia si distese su di me e così restò, a farsi accarezzare e coccolare, fregandosene se qualcuno ci potesse vedere o ci avesse già visto, o sentito.
dopo cena ci ritirammo sul nostro divano preferito a guardare la tv e poco più tardi Gioia cominciò a sbadigliare.
“mmm… ho sonno…” mugolò, “andiamo a nanna?”
il film di quella sera mi piaceva, ma di fronte ad un tale invito…
finimmo a letto, nudi, ma senza combinare nulla, e il mattino successivo Gioia mi svegliò con un bacio.
era già lunedì…
mi feci una lunga doccia calda e quando uscii Gioia era in camera da letto, con una smorfia sul viso.
“mi è già arrivato il ciclo…” mugugnò, “in anticipo di una settimana”
cose di donne, cose di donne giovani!
uscii dopo aver fatto colazione insieme a lei e appena arrivato nel parcheggio dello studio Gioia mi chiamò per dirmi che Sara sarebbe arrivata quel pomeriggio e che si fermava da noi per la notte, e questa cosa ci fece felici entrambi.
la mattina ‘viaggiò spedita’ tra un impianto e un paio di estrazioni, e quando entrai in ufficio per sbrigare un po’ di corrispondenza mi arrivò una chiamata.
“Stella…” sussurrai guardando il display: fui tentato di non rispondere ma alla fine lo feci.
“ciao dottore!” mi salutò, “ti disturbo?”
“no, no, ci mancherebbe…
era una telefonata di lavoro, mi chiedeva se avessi la possibilità di guardare la figlia di una sua amica con un problema ad un molare che non sembrava cariato ma che le faceva male, il suo dentista era “impegnato” e le ero venuto in mente io, e visto che ci… conoscevamo bene…
“certo, se vuoi puoi farla venire anche subito” le risposi.
“dici… davvero?” mi chiese sorpresa da quella disponibilità.
“sì, certo…”
“arriviamo!” esclamò, e poi mise giù.
non mi serviva l’assistente così le lasciai andare, e meno di venti minuti dopo sentii suonare al campanello, aprii e le aspettai sulla porta.
ed eccola lì, Stella, con una ragazzina di tredici o quattordici anni al seguito, impaurita e piagnucolante.
le condussi nell’ambulatorio ed eccezionalmente lasciai che entrasse anche Stella per farle coraggio, le controllai il molare e non c’era nulla, la dolorabilità era dovuta ad un'infiammazione o un ascesso, e dopo averle fatto indossare il camice piombato mi preparai a farle una scansione rx ma mi fermai.
“è una domanda che devo fare” chiesi a Stella, “la ragazza non è… in sospetta o possibile gravidanza, vero?”
mi guardò stralunata, forse pensando che fosse uno scherzo di cattivo gusto, ma visto che ero serio…
“n-no, no” rispose imbarazzata, “direi di no… ha solo dodici anni…”
“ok” le risposi, e assumendomi la responsabilità le feci la scansione che immediatamente controllai sullo schermo ed eccolo lì, ascesso e probabile granuloma, ma… no, solo ascesso.
spiegai tutto e prescrissi l’antibiotico pediatrico e anche un antidolorifico in capsule, consigliai un collutorio medicato che a dispetto del sapore “di merda” faceva il suo lavoro e poi liberai la ragazzina, visibilmente sollevata.
“ecco fatto!” dissi pronto a congedarle, “siete libere di andare”
“eh, aspetta, aspetta…” mi disse Stella, chiese alla ragazzina di aspettare in sala d’attesa e rimase sola con me.
“già che ti ho disturbato per lei, posso chiedere anche per me?”
la feci accomodare sulla poltrona e diedi un’occhiata al più brutto impianto che avessi mai visto.
“è messo male?” mi chiese vedendo la mia faccia.
“è da rifare, mi dispiace…” le dissi, preparai per fare una scansione anche a lei ma prima di metterle il camice piombato le lanciai uno sguardo.
“no, non sono incinta” mi rassicurò, e quando sullo schermo del pc le feci vedere quanto era messo male Stella sospirò.
“ok, quando lo facciamo?” mi chiese.
la guardai negli occhi.
“hai già deciso che sono il tuo cavadenti preferito?”
e fece una cosa che non avrebbe dovuto, ma la fece e basta.
allungò la mano e mi accarezzò il pacco, stringendomelo.
“preferito non lo so, ma proprio niente male…” sussurrò.
non raccolsi la provocazione, guardai sul planner e vidi che fino alla fine di agosto non avevo spazi.
“andiamo a settembre” le dissi, e Stella accettò, quindi la misi in nota per lunedì nove settembre, alle due del pomeriggio.
dopo i soliti saluti e ringraziamenti e offerta di pagamento e rifiuto dell’offerta di pagamento le accompagnai all’uscita, e mentre la ragazzina chiamava presumibilmente la mamma restai solo con Stella.
“allora” mi chiese cambiando registro, “tutto bene il weekend?”
alzai le spalle.
“e comunque… la prossima volta al Koga ci voglio venire anche io, e anche al Palace, nella suite!” mi disse, puntandomi il dito sul petto, “altro che pizzeria e locali del cazzo!”
poi divenne più seria.
“allora per venerdì… siamo d’accordo?” mi chiese.
“sì, direi di sì…”
“Gioia?” mi chiese.
“glielo dico stasera…”
annuì.
“è solo… un incontro informale, per farvi conoscere, stringete un po’ di mani e vi rendete conto dell’ambiente” mi disse, “e poi ce ne andiamo a bere e a sbronzarci prima di…” aggiunse, ma si fermò.
“ecco, poi… poi vedremo" concluse.
restai a guardarla e lei a guardare me, allora glielo chiesi.
“ma… posso farti una domanda, anzi, due domande?”
annuì.
“perché noi?” le chiesi.
scoppiò a ridere.
“guarda che è stata tua moglie a cercarmi…” disse, ma poi tornò seria.
“siete semplicemente perfetti” rispose, “perfetti per me ed Enrico e perfetti per altre coppie che conosciamo, e di cui ci fidiamo”
annuii.
“non… scambiamo in molti, possiamo tranquillamente rifiutare, nessuno se la prende e nessuno vi giudica” mi spiegò, “ci sono coppie che scambiano solo con due o tre altre coppie, ci sono addirittura due che scambiano solo fra di loro e non vogliono nessun altro”
“e poi ci sono quelli che basta fare la macedonia…” aggiunse.
“eh?”
“la macedonia… tutto mescolato, tutto insieme, ha tutto lo stesso sapore…” aggiunse ridacchiando.
eravamo sul discorso, quindi…
“e… cose… a quattro?” le chiesi.
“assolutamente no” rispose, “ammucchiate o sesso di gruppo sono assolutamente vietati, anzi, c’è l’espulsione dal club per cose del genere, è già successo, sai?”
si avvicinò e sembrò volermi… far capire bene una cosa.
“quando scambi il tuo partner con quello di un altro è un atto di equità” sussurrò, “di fiducia e di rispetto, e di amore, questo ve l’ho già spiegato: tu fai la tua esperienza e raggiungi il tuo piacere e il tuo partner fa lo stesso, vi rispettate, vi amate, avete fiducia uno nell’altra”
ascoltavo in religioso silenzio.
“se fai sesso con qualcuno o con qualcuna fuori dallo scambio… non è più uno scambio equo, è un tradimento per la persona che ami e che è inconsapevole, non trovi?”
“e… poi?” le chiesi, “come si gestisce il poi?”
sorrise.
“quello è strettamente personale” rispose, “io e mio marito ad esempio non ci raccontiamo niente dei nostri scambi, facciamo… come se non fosse mai successo, e così da sempre, ma so di altri che ne parlano e forse questa è la cosa migliore perché con le esperienze reciproche ci arricchiamo”
“quando avete iniziato?” le chiesi.
“cinque anni fa” mi rispose, “ma… ne parleremo, ok?”
la ragazzina si era avvicinta e allora Stella la prese per mano.
“ringraziamo il dottore, eh?” le disse, la ragazzina ringraziò e allora le salutai.
di lì a poco arrivò tutta la mia banda, ricominciammo a lavorare e solo alle cinque quando ebbi finito l’ultimo dei pazienti programmati controllai il telefono, cinque messaggi, due di Gioia e due si Sara (mi si aprì il cuore…) e uno di Stella.
li lessi tutti, Gioia mi ricordava che dovevo passare in lavanderia e poi in gioielleria per ritirare il suo orologio e poi mi confermava che Sara era arrivata, quelli di Sara erano per informare o me o mamma che era in stazione e poi che quella sera avrebbe ‘gradito’ la pizza di Carmine.
risposi a quest’ultimo con il pollice in su e poi passai a quello di Stella, chilometrico.
mi scriveva innanzitutto per ringraziare nuovamente, e poi per… tornare sul discorso scambi.
“non dovete sentirvi sotto pressione, ci sono coppie che arrivano al primo scambio e poi si tirano indietro, capita, non è una cosa che viene giudicata male, serve tempo” scriveva, “a me sembrate pronti, poi alla prova dei fatti può succedere che uno si blocchi”
“venerdì prossimo ci troviamo alle sette al club, vi aspettiamo all’ingresso e poi vi presentiamo, ricordatevi che non si può entrare senza invito”
“poi se siete d’accordo vi invitiamo a cena nel nostro ristorante preferito, la Rue Madison, non so se la conoscete, certo, non è a livello del Koga ma noi poveri proletari ci dobbiamo accontentare!!!”
“e poi andiamo a ballare come quelli veri al Molo Dodici, e ci rotoliamo sulla pista, che ne dici?”
poteva andare, sì.
“e poi vediamo” scriveva ancora, “se scambiare o no”
sdeng, botta in mezzo ai denti: potevo essere l’uomo più preparato del mondo ma quando accostavo a noi la parola “scambio” mi venivano i capogiri…
