“fammi sapere, se sei d’accordo chiamo io Gioia e le spiego tutto, ok?”
poi passava ai saluti, ringraziava nuovamente e mandava baci e cuori.
“ecco, perfetto…” sussurrai, “adesso non penserò a nient’altro…”
quando tornai a casa Sara mi volò al collo e la strinsi talmente forte che le feci mancare il fiato, quando mi era mancata la mia bambina, anche se la sentivo quasi tutti i giorni…”
cominciò a parlare a raffica e non la smise che quando arrivò l’ora (per me) di andare a dormire, mi abbracciò ancora e fece quella cosa che non era nelle mie corde ma che capivo essere ormai… normale per i giovani, mi posò un bacio sulle labbra.
Gioia arrivò a letto all’una passata e fregandosene che magari stavo dormendo mi abbracciò stringendomi forte e senza dire una parola, e con il calore del suo corpo e la morbidezza del suo seno nudo mi addormentai felice come un bambino, svegliato il mattino successivo di buon’ora dalla mia di bambina, quella vera, che ci portò il caffè a letto.
che bello averla ancora a casa, e che tristezza sapere che in poche ore sarebbe andata via di nuovo…
Gioia si svegliò e senza preoccuparsi di essere a seno nudo prese il suo caffè e lo sorseggiò mentre Sara ricominciava imperterrita a parlare e parlare, e come se nulla fosse saltò fuori dal letto (almeno aveva gli slip) e indossò la camicia da notte per coprirsi portando fuori Sara.
“papi tu non vieni?” mi chiese, imbarazzato non… riuscii a rispondere e allora ci pensò la mamma dicendole qualcosa nell’orecchio che le fece ridere entrambe.
facemmo colazione in terrazzo, come facevamo le mattine d'estate quando era con noi a casa, e alle otto meno qualche minuto ricevetti l’abbraccio più strizzacostole della mia vita e salutai la mia cucciola che ormai era una donna, con un po’ di magone e molti rimpianti per non aver passato più tempo con lei invece di concentrarmi sul lavoro, e dopo averle passato una mancetta da un millino che la fece davvero felice uscii di casa e mi ritrovai di nuovo solo.
al lavorò andò bene anche se continuavo a pensare a Sara e a quanto poco la vedevo, e quando giunse la pausa pranzo arrivò, inesorabile, il messaggio di Stella.
“ho appena sentito Gioia, è entusiasta” diceva soltanto.
e ne arrivò subito un’altro, più lungo.
“lei vuole farlo, già questo venerdì, adesso sta a te” scriveva, “per me siete pronti entrambi ma come ti ho già detto non voglio che vi sentiate forzati o obbligati, queste cose si fanno solo quando si è convinti e decisi”
“non per mettervi alcuna pressione ma mi sono presa la libertà di prenotare una camera al Majestic e una alla Locanda dei Galli, immagino li conosci, non sono troppo vicini tra loro ma neanche troppo lontani, scegliete quello che preferite, certo non sono il Palace ma…”.
mi sentivo il cuore in gola, eravamo arrivati al momento di decidere.
“comunque usciamo a cena e poi vediamo come va, senza fretta e senza nessun obbligo, ok?”
e chiudeva con qualcosa di molto… personale.
“mi preparerò comunque per essere tua, e voglio che per te sia memorabile” scrisse, “io scelgo sempre l’abito, per l’intimo lascio scegliere al mio partner, quindi ti chiedo che colore preferisci che indossi e che tipo di mutandina se slip o tanga, o niente, quello che vuoi tu”
cominciai a sudare.
“adesso ti saluto, però voglio che tieni bene in mente una cosa che ti ho già scritto ma che ti ripeto, il culo io te lo do quando vuoi…”
“bacioni” concludeva, e non c’era altro.
inutile dire che mi restò addosso un’agitazione incredibile, forse era quella la “magia” che lei ed Enrico ci spiegavano, la magia dell’attesa e del ‘nuovo’ che stavi per trovarti davanti.
e purtroppo a farne le spese di questa mia agitazione fu una paziente che per disattenzione ustionai con il coagulatore, causandole una ferita pur piccola ma che dovetti suturare e documentare, per l’assicurazione.
non sapevo come scusarmi, chiunque opera sa che sono cose che possono anche capitare, che non dovrebbero ma che ogni tanto succedono, comunque restai ‘poco tranquillo’ per il resto della giornata e quando tornai a casa scuro in volto Gioia si preoccupò.
non le raccontai proprio tutto, ovviamente, ma il suo modo per farmi rilassare lo gradii molto, un massaggio alle tempie e sullo scalpo.
e poi tutto si mise a correre, come un masso che frana dal fianco di una montagna, parte lento e quando arriva a valle è inarrestabile: infatti quelli che seguirono tre giorni “intensi”, la paziente preannunciò telefonicamente che avrebbe chiesto i danni e fece bene perché l’errore l’avevo commesso ed era un suo diritto essere risarcita, così dovetti passare del tempo per completare scartoffie aggiuntive e tra accessi in urgenza, lavori programmati, ritorni a casa con cenette intime e serate coccolose, quasi senza che me ne rendessi conto arrivò il giovedì sera.
Gioia sembrava… tranquilla e serena, io ero un fiume in piena: la tensione mi divorava, ragionando con il cazzo mi dicevo “stai per andare a scoparti una gnocca esagerata come Stella” ma ragionando con la testa mi dicevo che qualcuno si sarebbe trombato mia moglie.
chi prevaleva? nessuno, e per questo diventavo pazzo!
alle otto della sera ricevetti una telefonata dalla società che gestiva le assistenti di poltrona, l’assistente per il giorno successivo era malata e non c’era una sostituzione disponibile nell’immediato, se ne scusava ma non aveva alternative.
controllai l’agenda e vidi che per il mattino avevo solo tre ablazioni e una piccola carie con due consulti, e al pomeriggio solo ablazioni (a luglio la gente rimanda…), così recuperai tutti i dati e contattai i pazienti uno a uno scusandomi personalmente dell’inconveniente e rimandando alla settimana successiva o a mai più perché erano liberi di andare da un altro professionista, e così ecco creato il venerdì libero.
ed era meglio così, perché dopo quello che era successo avevo bisogno di un break.
dormii malissimo, agitato e nervoso, e la mattina arrivò quasi come un sollievo.
restai a casa con Gioia che mi fece lavorare per davvero, altro che mettere le mani prima nelle bocche delle persone e poi nel loro conto corrente: mi affibbiò pulizie straordinarie di tutto il seminterrato ancora invaso dalle foglie secche e poi potatura della siepe, e quando quasi all’una ebbi finito, stanco come un mulo, mi raggiunse di fuori con il costume da bagno.
“io adesso prendo un po’ di sole” mi disse bella pacifica, “tu… se vuoi unisciti a me…”
mi feci la doccia e poi mi stesi sul lettino con la schiena che faceva male, restammo in silenzio per un po’ poi Gioia parlò.
“amore, ma tu… sei… sei pronto per stasera?” mi chiese.
“non lo so…” risposi.
inspirò profondamente.
“vuoi che… rimandiamo?” mi chiese.
aspettai a rispondere, poi lo feci.
“no”
“s-sicuro?” mi chiese, speranzosa. lei invece sembrava più che pronta, anzi, mordeva il freno.
“sì, sì, certo…”
restammo in piscina un paio d’ore poi Gioia andò a riposarsi, io invece ero così nervoso che non sapevo stare fermo ma trovai conforto nella lettura, e verso le cinque e mezza Gioia mi chiamò.
“io vado a farmi la doccia e poi comincio a prepararmi” mi disse, “ci vediamo tra poco, ok?”
“ok” le risposi sorridendo.
era qualcosa di… surreale, ci stavamo preparando per uscire con altri partner: più che surreale era assurdo, ma così eccitante da non farti capire più niente.
e per non farmi mancare proprio nulla mi arrivò un messaggio da Stella.
“che colore metto?” mi chiese, “cosa mi metto? rispondimi!”
le replicai solo “stupiscimi…” a cui rispose con una faccina imbarazzata, e poi più nulla.
quando Gioia uscì dalla doccia toccò a me, mi sbarbai accuratamente e poi scelsi cosa indossare, un completo blu navy che mi stava particolarmente bene, camicia tono su tono e cravatta sempre scura, una pettinata veloce ed ero pronto, Gioia invece si prese ogni minuto e quando finalmente uscì…
“wow… sei bellissima…” le dissi, sinceramente ammirato, con il ‘lungo’ stava davvero bene, e quella sera l’aveva scelto color smeraldo, con le coppe incrociate e le spalline sottili e uno spacco vertiginoso che le arrivava fin quasi su alla vita.
sembrava imbarazzata ma toccò a me sostenerla.
“sei perfetta…” le sussurrai, e per entrare nel giusto della serata le diedi un bacio sulla guancia.
era anche truccata perfettamente, verde sopra gli occhi, rossetto bello carico… bellissima.
ma non era per me, o meglio, lo sarebbe stata fino ad un certo punto di quella serata poi l’avrei dovuta cedere.
inutile indugiare oltre, mandai un messaggio a Stella scrivendole “stiamo partendo adesso” e poi salimmo in auto, e nel più assoluto silenzio perché nessuno dei due fiatava guidai nel traffico della sera fino ad uscire dalla città, attraversai un bel pezzo di periferia e seguendo il navigatore arrivai in una zona quasi industriale ma finalmente ecco il club, e dalle auto parcheggiate fuori si poteva ben capire che non era un posto per tutti…
Gioia era nervosissima, io ancora di più.
feci il giro e le aprii lo sportello porgendole la mano per aiutarla uscire e sottobraccio raggiungemmo l’ingresso dove un… enorme buttafuori di colore ci si parò davanti.
“buonasera” ci salutò cortese, ma duro, “il vostro invito?”
“noi… siamo attesi per un incontro con la signora” gli dissi, e nel frattempo Gioia si guardava attorno alla ricerca dei nostri due “amici”, il buttafuori controllò su un tablet e ci chiese “siete i signori Gioia e Mauro?”
rispondemmo di sì all’unisono e allora ci fece entrare.
il posto era elegantissimo, sembrava un salone delle cerimonie in stile Versailles con specchi, sculture e arredi di lusso, velluto come se piovesse e addirittura luce di candele, ed era affollato di bellissime donne di tutte le età e uomini elegantissimi, tutti sorridevano e l’atmosfera era pacata, soffusa, così come le luci.
