capitolo dieci
shock in your heart
l’ultima volta con Gioia eravamo arrivati in taxi, sul taxi più lussuoso che si potesse immaginare, qui arrivammo con la mia auto.
e come aveva chiesto Stella non fui né amichevole né “affettuoso” con lei, ma quando arrivai alla reception… sorpresa, c’era ancora la ragazza della volta precedente.
non so se mi riconobbe, “impossibile, con tutte le persone che passano di qui” pensai, ma evitai di incrociare troppe volte lo sguardo con lei.
e una volta firmato tutto quello che c’era da firmare la receptionist mi consegnò la tessera magnetica e molto ossequiosa mi augurò buona permanenza, e dopo aver fatto un cenno a Stella mi avviai verso l’ascensore.
la suite non era la stessa, era al secondo piano, e una volta entrati in ascensore Stella mi aggredì sessualmente incollandomi contro la parete e cacciandomi la lingua in bocca: rispose e replicai ribaltandola e mettendo lei con la schiena contro la porta della cabina che cominciò a muoversi, e mentre le nostre lingue facevano gli straordinari le feci scivolare giù le spalline e le abbassai il vestito facendole uscire, maestose.
le attaccai, ciucciando prima quella senza piercing e poi l’altra, ma a quel punto con un pling-plong la cabina si fermò e le porta si aprì.
oltre che scambisti, anche esibizionisti.
ad attenderci c’era (per fortuna) una donna delle pulizie, con tanto di spray e straccio, probabilmente di servizio proprio per pulire l’ascensore.
non riuscimmo a non ridere, nessuno dei tre.
presi Stella sottobraccio e senza farle rimettere dentro le tette la condussi velocemente verso la Suite Rouge, la aprii e mentre ancora lei era sulla porta ad ammirare quanto fosse bella la spinsi dentro richiudendo subito la porta, la incollai contro la vetrata e ricominciai a baciarla con furore, prima sulla bocca e poi sul collo sentendola respirare affannosamente.
ma non eravamo lì per farci le coccole… me l’aveva chiesto lei di essere “duro” quella notte, e non mi feci pregare.
la presi e la voltai facendole mettere le mani sulla vetrata, le alzai il vestito abbassandole gli slip (così… inconsistenti da rompersi, alla fine) e dopo averlo tirato fuori glielo appoggiai dove già tutto era bagnato, spinsi e la infilzai facendole emettere un “ah!” soffocato e secco.
la scopai con foga, quasi con violenza, spingendola così forte che in paio di occasioni sentii il toc! secco della sua testa contro il vetro, ma non mi fermai.
e per rincarare la dose, sempre mentre glielo spingevo con tutta la forza che avevo, mi succhiai un pollice e glielo appoggiai alla cieca sull’ano, spinsi anche quello ed entrai facendola grugnire per il dolore.
letteralmente godeva come una puttana, non avrei mai pensato prima di conoscerla che una donna potesse essere così… così brava a gemere.
non contento e sempre tenendole il pollice nel culo la piegai a novanta gradi e ci diedi dentro anche così, poi di nuovo la feci alzare ma stavolta le andai davanti, le sollevai una coscia e sempre alla cieca guidato dai suoi umori centrai la fessurina al primo colpo: cominciai a muovermi dandole colpi verso l’alto, si mise nuovamente a gemere guardandomi negli occhi e allora feci quella cosa che… non avrei mai pensato di fare, la presi per il collo e stringendola più del dovuto la scopai brutalmente schiacciandola contro la vetrata, facendole sicuramente male ma senza che le uscisse un solo lamento.
ma quando cominciò a fare dei rantoli e poi a tossire allora capii, con orrore, che stavo DAVVERO esagerando, tolsi la presa dal collo e la povera Stella si afflosciò senza forze nelle gambe tanto che fui costretto a reggerla per non farla cadere, e subito la portai sul letto, stendendola delicatamente mentre davo un’occhiata ai segni rossi da strangolamento che in modo criminale le avevo lasciato sul collo.
“certo che…” mormorò, “mi hai presa… alla lettera…”
“oddio Stella scusa, tesoro” provai a dire, “non… non volevo… io…”
“mi hai chiamato tesoro…” sussurrò con un sorrisetto malizioso, “allora con un piccolo sforzo puoi anche chiamarmi ‘amore mio’... eh?”
aveva voglia di scherzare, allora… allora non le avevo fatto male per davvero.
“sì, amore mio, scusa…” le dissi, più sollevato e ironico, “io… non sono fatto per certe cose…”
“mmm…” mugolò, “ma ci riuscivi alla grande, sai?”
“smettila, Stella…”
“una donna, ogni tanto, mica sempre, ha bisogno di… essere messa al suo posto” disse seria, “le serve solo il… il maschio dominante”
scossi la testa.
“sappiamo tutti e due che Enrico non è il classico maschio alfa” continuò, “e forse… forse non lo sei nemmeno tu ma tu almeno ci provi, ci metti… forza, energia, e un sacco di voglia!”
sì, che non fosse… dominante l’aveva scoperto anche Gioia.
fece un sorrisetto e scosse la testa, e quando le chiesi cosa ci fosse di così divertente quello che disse me lo ricordo ancora perfettamente.
“forse è la persona più giusta per scopare le mogli di qualcun altro” sussurrò, “le poverette quando fanno il confronto preferiscono tornare dal marito!”
la guardai quasi con… disprezzo.
“come… come si può parlare di tuo marito… così” le dissi, severo, “senza… senza rispetto!”
“ooooh… che sentimentalone…” mi rispose, prendendomi in giro, e quella sua… esternazione non mi andò bene, anzi, mi fece incazzare, e per farglielo capire le presi i polsi e glieli inchiodai sul letto, immobilizzandola.
i suoi occhi neri sembravano lava fusa.
“mi parli di rispetto” sussurrò, “ma gli stai scopando la moglie, non te ne ricordi più?”
“...e lui si scopa la mia” replicai, pari e patta.
restammo in silenzio a guardarci, poi Stella sorrise.
“ho ancora una cosa da fare, però” mi disse, “magari tu te ne sei dimenticato…”
alzai le spalle.
“alzami il vestito…” sussurrò, guardai in basso e poi di nuovo lei.
“sù, dai, fallo…” insistette.
allora le lasciai le mani (regalandole ancora due bei segni rossi) e lentamente le sollevai il vestito e…
“wow” sussurrai.
“ti piace?” mi chiese, eccitata, “l’ho fatto solo per te…”
si era depilata e ora esibiva una delle più belle vagine che avessi mai visto, bagnatissima ma leggermente socchiusa, con il grilletto gonfio in vista e… perfetta.
le diedi un bacio su una coscia e poi sull’altra, salii posandone uno sul monte di venere (e l’aroma che mi invase le narici fu inebriante…) e poi gliene diedi un’altro sul piercing all’ombelico, che era l’ultima parte scoperta perché Stella aveva ancora addosso il vestito.
“e poi…” sussurrò maliziosa, “ho anche un’altra cosa da fare…”
“davvero?” le chiesi, aspettandomi un altro dei suoi colpi di scena.
“sì… una pipì urgentissima!” esclamò, si divincolò dalla mia presenza a prima si sfilò il vestito lasciandolo a terra e restando completamente nuda a parte le scarpe, mi fece un sorriso malizioso e poi entrò in bagno.
“oh cazzo… oh cazzo… oh cazzo!” la sentii dire, “ma che figata!”
“bello vero?” le chiesi restando sul letto, “merita…”
sentii il pssssssss della pipì sparata fuori a pressione, e mentre mi stendevo guardando il soffitto e cercando di non pensare a nient’altro che fosse racchiuso tra queste quattro pareti la sentii finire, schiacciare lo scarico del water, lavarsi le mani e poi esplorare il bagno, e infine tornò da me.
ancora non ci potevo credere che mi scopavo una simile dea, non aveva… nulla che non fosse perfetto.
si levò le scarpe e anche il bracciale, poi montò sul letto e gattonando sulle ginocchia mi raggiunse, fermandosi fino a farmi penzolare sulla faccia quelle due meraviglie della natura che si portava appresso.
mi posò un bacio sulle labbra e poi un’altro ancora, e in pochi istanti stavamo slinguazzando delicatamente fuori dalle nostre bocce, scambiandoci tanta di quella saliva che ci colò sui visi e sulla pelle.
ma non eravamo lì per baciarci…
fece tutto da sola, comincio a togliermi le scarpe e poi calze, pantaloni e boxer, e facendomi mettere seduto mi tolse il resto, cravatta, camicia e giacca, e così ero nudo come lei.
e sempre guardandomi negli occhi cominciò a strusciarmi addosso le sue grosse tettone sfiorandomi la pelle con i soli capezzoli, mi si mise a riempirmi di baci sul petto, sulle braccia, sul collo, sulla bocca, e inesorabilmente scese sulla pancia e arrivò al (mezzo) mollaccione che non ci stava facendo una gran figura.
