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Erotika
una coppia moderna · Cap. 10
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Capitolo 10 di 15 30 min di lettura

shock in your heart

a volte uno shock serva, a volte...

metzenbaum
1 anno fa · 497 letture · 0

e infatti…

“mmm… non devo farti un grande effetto, vero?” mi chiese, toccandolo con un dito come se fosse radioattivo.

lo prese con due dita e lo scappellò lentamente e, veramente, in tre secondo ce l’avevo già duro.

non si fece pregare, scostò i capelli di lato e gnam, lo prese dentro tutto, e muovendo la testa su e giù mi fece quello che consideravo “il pompino reale”, con tanto di mano sulla nuca che la accompagnava su e giù.

e fu come dar fuoco alle (mie) polveri: la staccai e già che era in ginocchio la lasciai così, piegai le ginocchia e glielo puntai tra le cosce e con una spinta ero dentro.

“piano…” mugugnò con una smorfia, “piano che è secca…”

non me lo feci ripetere, fuori il cazzo e dentro la lingua, le diedi una super leccatona lubrificante e quando fu bella pronta, zac, dentro di nuovo.

me la scopai senza risparmio di energia, e per farle vedere che non avevo in repertorio solo tre o quattro posizioni canoniche le tirai su le gambe lasciandola puntellata con le sole braccia, quella che si chiama la carriola, e con tutto aperto dietro e senza che potesse fermarmi in qualche mondo cominciai a sbatterla per davvero.

e lei cominciò a gridare.

“ma vaffanculo!” pensai, “e chi cazzo se ne frega se… disturbiamo!”

non le diedi tregua facendole tremare il culo da tanto la pompavo, e quando cominciai ad essere stanco la rivoltai a cosce aperte e le andai sopra infilzandola fino alle palle, e dopo un altro bacio profondissimo mi rimisi di buona lena a scoparla.

era fantastico vedere come le ballavano le tette!

cominciai ad avvertire i primo dolori alla schiena e allora la feci salire sopra, e mentre mi cavalcava lentamente con quei due… affari che saltellavano su e giù pensai a che razza di intesa sessuale avevamo raggiunto.

ma pensai anche una cosa che non mi fece stare particolarmente bene, ‘chissà con quanti uomini ha fatto le stesse cose che fa con me’...

e quello fu il pensiero più brutto in assoluto, perché introdussi la gelosia in quello che a tutti gli effetti era un rapporto… mercenario, un rapporto di scambio, in cui entrambi ci prostituivamo all’altro.

le agguantai le chiappe e la guidai su e giù, poi la fermai e sempre tenendole il cazzo dentro le feci appoggiare i piedi sul materasso invece delle ginocchia, e obbligandola a fare degli squat me lo sentii pompato dalle labbra della figa e avvolto in un caldo abbraccio che mi portò alla sborrata.

volevo che anche lei arrivasse al piacere ma poi… ricordai le sue parole, “io stasera sono la tua puttana”

e le puttane non godono.

“sì, così, continua che sto per venire…” cominciai a grugnire e allora Stella aumentò il ritmo e in veramente poi arrivai a concludere.

“sì, così… vengo!” riuscii solo a dire e… gliela stavo già riempiendo.

Stella tornò a mettersi comoda seduta su di me mentre le schizzavo dentro tutto, grugnendo la mia rabbia, e mentre mi tastava le palle mettendo una mano dietro mi sussurrava “...così, sì, bravo, sì, la sento dentro calda… sborrami tutta la figa…” mandandomi in estasi.

una decina di minuti dopo eravamo nella vasca piena d’acqua… ad una temperatura fantastica, io ero seduto con la schiena sul bordo e Stella era tra le mie gambe, con la schiena sul mio petto.

entrambi con gli occhi chiusi, entrambi assorti nei nostri rispettivi pensieri.

parlammo di cose che non c’entravano nulla ma parlammo anche dei nostri partner veri ma a nessuno dei due saltò in testa di chiedersi che cosa stavano facendo.

cominciò lei a sbadigliare e poi fu tutto un susseguirsi di altri sbadigli sempre più forti: era l’una e quarantacinque, quella gran scopata che ci dovevamo fare era già finita lì, forse perché quello che c’era da dire e da fare era stato detto e fatto…

quando andammo a letto ci tenemmo stretti, come due amanti, e senza dire nulla a parte scambiarci qualche bacio ci addormentammo profondamente, sereni, e probabilmente felici.

e quando mi svegliai la mattina successiva Stella era lì che mi guardava, sorridente, e mi accarezzava i capelli.

“buongiorno…” sussurrò, “dormito bene?”

era… un deja-vu?

“magnificamente…” sussurrai.

si chinò su di me e mi posò un bacio leggero, senza “aderenze”, e infine si distese sprofondando nel cuscino.

“sai” mi disse, “spero che la nostra vacanza… sia proprio così”

“proprio così?” le chiesi, “hotel di lusso?”

non rispose.

“andare a letto, noi due, fare l’amore, dormire insieme… svegliarti così…” sussurrò quasi sognante.

eh, sarebbe stato un problema, prima c’era da convincere Gioia che con Enrico non è che si trovava poi bene…

“uno o due giorni” disse, “non mi serve di più”

parlammo di quello che avremmo potuto fare con loro ma anche senza di loro, e tra una risata, un commento triste e chissà quante bugie arrivò il momento di tornare a casa.

la magia era finita, raccattammo le nostre cose anche se al momento di rimettersi il perizoma Stella fece una faccia schifata.

“è… bagnato…” mugugnò, lo annusò e se lo allontanò dal naso.

“mi sono dimenticata di lavarlo ieri sera, e adesso non posso metterlo…”

“fai a meno…” le risposi, ma fece una smorfia.

“non mi piace…” disse, “è una cosa che… detesto!”

“non mettere gli slip? non credevo…”

“no, detesto tornare a casa da mio marito senza mutandine” mi disse, “mi sembra di… mancargli di rispetto, perché sembra che stia ancora… facendo qualcosa con l’altro ma… sono già tornata a casa da lui, capisci?”

capivo, capivo perfettamente, e in modo del tutto sincero la ammirai per questa sua… fedeltà, ammesso che la parola fedeltà negli scambi di coppia avesse un senso.

andò a lavarle nel lavandino, le strizzò più che riuscì e le asciugò addirittura con il piccolo phon ma quando le mise scosse la testa, e fu costretta a farne a meno.

usò una cuffietta monouso della doccia per avvolgerle dentro e metterle in borsetta, e dopo una sistematina al rossetto ed una “ravvivata” ai capelli eravamo pronti per scendere nel salone delle colazioni.

e fare colazione insieme a lei fu davvero piacevole, scoprii che aveva la passione per i dolci ma che ne consumava pochissimi per mantenere la linea, e adorava mangiare la frutta di prima mattina.

e che sarebbe stata in grado di uccidere se privata del caffè!

per me invece solo caffè nero, un pancake con un filo di miele e uova strapazzate, residuo “culturale” dei miei trascorsi negli Stati Uniti quando ero ragazzo, anche se quel tipo di colazione ormai la riservavo solo o in vacanza o comunque in hotel dove trovavo tutto pronto.

una volta finita la colazione andai a pagare, l’ennesimo salasso, e prendendola finalmente sottobraccio senza essere costretto a trattarla come una prostituta la condussi di fuori, l’aiutai a salire in auto e contrariamente alle regole la portai a casa, ma ci fu un imprevisto: l’auto di Enrico non c’era, e secondo Stella era strano.

poi mi sorrise.

“o la tua mogliettina lo ha talmente devastato che sono crollati…” ridacchiò, “o… si stanno ancora divertendo, che dici?”

“ah,non lo so!”

in ogni caso ci salutammo con due baci sulle guance, un abbraccio e poi via, la vidi allontanarsi e poi scomparire dentro casa.

e così era andato il nostro secondo scambio, mi stavo abituando ma non ero ancora… pienamente soddisfatto: c’era sempre qualcosa che… strideva con la mia vita, stavo cedendo alla tentazione di fare sesso sfrenato con chi mi pareva ma era… strano, non completo.

o forse ero io strano, e non completo.

e poi c’era il pensiero che andava a Gioia… era così strano pensarla nelle braccia di un altro uomo e poi doverla “riprendere” accanto a me, tra le mie braccia, nel nostro letto.

e con questi pensieri tornai a casa, ed effettivamente Gioia non c’era.

mi spogliai e mi feci la doccia e visto che tanto dovevo aspettare tanto valeva fare qualcosa di utile, e mi misi al lavoro nello studio, programmando visite e interventi, ordinando materiali, pagando fatture, quella sarebbe stata l’ultima settimana ma c’era comunque da fare… e in un attimo arrivò mezzogiorno.

e Gioia non era ancora arrivata.

Prima di andare avanti…

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