un piacere che sarebbe stato vendetta, che sarebbe stato lussuria e desiderio represso, perché non esiste uomo che non voglia espandere le sue esperienze con altre donne, nessuno escluso.
e mi sentivo… forte, dominante, la scelta era mia e in cambio di una piccola… concessione avrei avuto tutto!
e… che fine avrebbe fatto Gioia? e se scambiando avrei scoperchiato il vaso di Pandora? e se… dopo, invece di cementarlo, come diceva lei, il nostro rapporto si fosse distrutto? e se avessi cominciato a fare i confronti? e se avesse cominciato lei?
ma che cazzo le era venuto in mente di… trascinarmi in una situazione del genere???
e arrivai al terzo messaggio.
“ciao sono Stella ma tu sai già chi sono, vero?” scriveva con le faccine che ridevano, “ho scritto a Gioia e come immagino già saprai. è un vero tesoro, Gioia! stasera mio marito Enrico ed io vorremmo invitarvi a bere qualcosa allo Tsunami, Gioia mi dice che lo conoscete già ed è meglio così perché questo primo incontro deve essere assolutamente informale e senza condizionamenti, solo in amicizia per parlare e conoscerci e nient’altro”.
molto cortese, molto simpatica, molto schematica: mi piaceva… ma ero condizionato dalle sue foto.
“vorrei che mi chiamassi appena puoi, la voce di Gioia la conosco già ma vorrei sentire anche la tua, aspetto la tua chiamata! un abbraccio”
niente baci, niente cuoricini, tutto molto simpatico e scanzonato, ma asettico. programmato.
finii di trattare la paziente che avevo sulla poltrona, le diedi tutte le informazioni sulla prossima seduta e dopo averla salutata andai nel mio ufficio e chiamai.
“Stella?”
“buongiorno” mi rispose una voce calda e sensuale, “che piacere sentirti…”
“buongiorno anche a te” le risposi, “hai… una voce bellissima”
parlammo per una buona mezz’ora ma non dell’appuntamento, Stella volle conoscere i miei hobby, i miei interessi, la mia squadra del cuore, il mio colore preferito, sembrava volesse scavarmi dentro per carpire ogni piccolo particolare, evidentemente faceva parte dell’inizializzazione…
“Gioia mi dice che sei un dentista” mi chiese poi, “laureato?”
“sì, certo…”
“hai un tuo ambulatorio? in città?”
“sì, certo, siamo tre assoc…” provai a dire, ma non ero io che teneva in mano la conversazione.
“come si chiama lo studio?”
provai un po’ di disagio, ma… perché, poi?
“Dental Care Center”
“sì, sì, lo conosco…” disse, e a grandi linee individuò anche la zona, facendomi sentire davvero a disagio.
ma dove mi stavo cacciando? in una setta?
“è molto interessante, sai?”
“davvero?”
“m-m, noi del club cerchiamo sempre professionisti e validi da inserire nel nostro gruppo di amici, e… sono sicura che se giocherai bene le tue carte vedrai anche aumentare il volume degli affari… sai, conosciamo gente, che conosce gente… e come ben saprai il passaparola e la fiducia fanno miracoli in un ambiente come il tuo…”
aveva ragione, e allora mi sentii per davvero a disagio.
“s-sì, certo…” riuscii solo a rispondere, ma era finito il tempo.
“bene, è stato bello parlare con te” disse, ed era la conclusione, “adesso richiamo Gioia e le dico che per stasera è fatto, ok?”
“ok…”
“non vedo l’ora di conoscere Gioia e Mauro, mi sembrate una gran bella coppia…” disse, con voce… sincera, per quello che potevo capire, “sarà davvero bello diventare amici… e anche più che amici”
bastonata in mezzo alla fronte.
“buona giornata” concluse, “ci vediamo stasera, un abbraccio” aggiunse, e poi mise giù.
guardai ancora la sua foto, era così bella che sembrava uno scherzo, e in effetti che fosse tutto uno scherzo l’avevo anche pensato, ma un istante dopo sentii bussare alla porta ed entrò Gabriella, l’assistente di quella settimana, dicendomi che era arrivata un’urgenza.
tornai a casa verso le cinque e mezza e non appena chiusa la porta Gioia mi volò addosso.
“mi sei mancato…” mugolò stringendomi forte, “mi sei mancato tanto…”
avevo ancora dentro quel dubbio che stesse solo mentendo, che poi più che un dubbio era una mezza certezza, ma restai al suo gioco “giocando” a fare il bravo marito premuroso, ma una volta entrato in bagno e chiusa la porta alle mie spalle mi guardai nello specchio.
no, non ne ero assolutamente convinto.
era inutile che cercassi di mentire a me stesso, era assolutamente e perfettamente inutile: non lo volevo fare, non ci sarei mai stato, non avrei mai… tollerato che “mia moglie” fosse… usata da qualcun altro, che qualcun altro la toccasse, la penetrasse, la… sporcasse.
ma era anche inutile fare finta di niente verso un’altro aspetto della questione: Gioia lo ‘voleva fare’, Gioia era entusiasta e aveva già sondato il terreno (e mi venne da ridere pensando che probabilmente era già stata sondata…) e voleva che ci fossi coinvolto anch’io in quel gioco.
mi guardai negli occhi e fui molto sincero con me stesso.
“e se non giochi con lei, ci giocherà qualcun altro”
strinsi i pugni sentendo scroccare le falangi.
“...e poi non lamentarti, dopo”
chiusi gli occhi e abbassai la testa, e in quell’istante la porta si aprì ed entrò Gioia.
“amore… stai bene?” mi chiese scivolando dietro e abbracciandomi.
“sì, sì… sto bene” risposi, ma vent’anni di convivenza avevano insegnato molto anche a lei.
“sei… preoccupato?” mi chiese.
“non sono preoccupato” le risposi, “sto solo… pensando…”
la sentii sospirare.
ero pronto a sentirla dire “se non vuoi non ci andiamo” oppure “se vuoi rimandiamo” ma dopo qualche istante disse solo “vedrai che sarà tutto bello… sarà bello perché saremo insieme, vedrai… fidati di me…”
ormai aveva deciso, che a me piacesse o meno, che fossi pronto o ancora indeciso o che ci avessi in qualche modo ripensato… era ininfluente.
ebbi quasi il sospetto che si fosse fatta plagiare ma… non era da lei, non era mai stata il tipo da subire gli altri.
ma ormai c’ero dentro con tutte le scarpe… e non potevo uscire onorevolmente semplicemente tirandomi indietro, e poi… e poi quel primo incontro era solo conoscitivo, giusto?
era come uscire con la propria moglie e incontrare una coppia di amici, si beve qualcosa, ci si racconta un po’ di balle poi si torna a casa, e se hai voglia li rivedi ancora altrimenti tanti saluti.
era così, giusto?
no, non era così e non ci credevo neanche io, ma… c’era quell’attrazione morbosa che mi spingeva in quella direzione, quella di provare l’ebbrezza “dolorosa” di vedere ciò che consideri tuo che viene… preso da un’altro in cambio di quello che è suo…
uno scambio alla pari, sì, ma dopo? come considererai ciò che ti viene reso? sarà ancora quello di prima o lo considererai “danneggiato” e non più interessante?
oppure… come sosteneva Gioia, lo amerai ancora di più?
“amore… stai bene?” mi chiese ancora una volta, visto che non rispondevo.
“dai, non farmi preoccupare…” mi incalzò dolcemente, “stai ben…”
“sì, sì, sto bene, sto bene” le risposi moderatamente infastidito, “ho bisogno di farmi una doccia perché sono un po’ stanco…”
“ok…” rispose un po’ delusa, e poi aggiunse “vuoi… che entro insieme a te?”
in altri tempi e in altri mood le avrei detto “spogliati”, ma in quel preciso frangente mi sentivo di starmene da solo.
“no, è meglio di no” le risposi, forse un po’ brusco e allora sorrisi e le accarezzai una guancia, e subito Gioia mi prese la mano e se la tenne premuta contro il viso, chiudendo gli occhi.
tolsi la mano ma ancora una volta Gioia mi bloccò prendendomi un braccio e mi si parò davanti.
“promettimi che me lo dirai” sussurrò, “promettimi che mi dirai se non sei felice”
sorrisi.
aveva la capacità di leggermi dentro.
“promettimi che… non lo farai solo per me” mi chiese ancora, “e che se… non… non vorrai continuare andremo via, saluteremo e diremo ‘grazie’ e poi torneremo qui a casa nostra, solo noi due!”
“sì, te lo prometto”
sorrise, poi sospirò.
“questa… cosa che voglio fare insieme te è solo per noi” mi disse, quasi dolorosamente, “è per noi, per il nostro futuro, per non…” cercò di continuare, ma non trovò le parole.
“ok” le risposi, qualsiasi cosa mi avesse chiesto.
