annuì, mi accarezzò la guancia e poi uscì guardandomi negli occhi fino all’ultimo fino a che la porta si fu richiusa.
no, non era davvero quello che volevo, ma… ero comunque pronto. andasse come andasse.
aprii l’acqua e la lasciai scorrere, e mentre stavo per entrare la sentii parlare al telefono: non sentii nulla ma incuriosito e anche giustamente sospettoso aprii la porta e restai ad origliare.
“...penso di sì” la sentii dire, “ma vedo che non è convinto, come faccio?”
“sì, sì, lo so, ma… e se poi non vuole? e se poi cambia idea e…”
“scema, non dire così…” disse ancora, ridacchiando, ma poi tornò lamentosa.
“ti prego, aiutami stasera, parlaci tu, digli che è giusto, che è la cosa giusta da fare e che sarà bellissimo, aiutami Stella…”
ecco, ecco chi aveva chiamato per cercare forza.
“lo so, lo so che non puoi farlo ma per favore, aiutami…”
rise ancora, poi disse “va bene, adesso vado a prepararmi anche io…” e allora richiusi la porta e andai sotto l’acqua, per non farmi beccare a origliare.
sotto la doccia ebbi ancora modo di pensare e ripensare, ma per evitare di avere il mal di stomaco ci diedi un taglio e addirittura mi misi a canticchiare “La notte vola” per esorcizzare il momento, e servì.
finita la doccia mi rasai con cura e usai la crema emolliente che mi aveva consigliato il dermatologo, e tutto pronto, lucidato e profumato uscii con addosso l’accappatoio trovandomela davanti, anche lei in accappatoio.
“posso andare io adesso?” mi chiese.
e quello era il segnale che non eravamo ancora “guariti”, perché in condizioni normali Gioia sarebbe saltata dentro insieme a me, impegno serale o non impegno serale.
lei ci aveva provato, era venuta in bagno poco prima che cominciassi la doccia magari per propormelo ma io… mi ero fatto trovare pensieroso e incazzoso, e se n’era andata lasciandomi spazio, senza volersi imporre o forzare qualsiasi cosa.
“sì, certo, certo…” le risposi vedendola un po’ intristita, e per cercare di recuperare un po’ le chiesi se avesse bisogno di aiuto o di qualsiasi cosa.
tornò a sorridere e mi disse qualcosa come “guarda che non sono inferma o invalida”, e mentre la guardavo aprì l’accappatoio e se lo tolse, restando nuda.
“che c’è?” mi chiese quasi ingenuamente mentre la guardavo… tutta, soprattutto quel piccolo particolare.
“no, niente…” le risposi, “sei un po’ dimagrita… o mi sbaglio?”
sbuffò toccandosi la pancia e i fianchi.
“no, la bilancia dice di no” rispose mugugnando, poi appese l’accappatoio ed entrò in doccia, lasciandomi rimuginare su quel piccolo particolare fisico che avevo notato, che mi strappò un sorrisetto.
non si era depilata, dopo giorni di ospedale e altri passati a casa in convalescenza senza fare “manutenzione” le era cresciuto un graziosissimo ciuffetto nero sul triangolino ma era spuntata anche peluria scusa sulla parte interna delle cosce.
e perché mi aveva strappato un sorrisetto? semplice, per una questione solo di… gelosia, mai e poi mai Gioia si sarebbe presentata non perfettamente depilata ad un altro uomo, nemmeno a me.
cose stupide da uomo idiota, comunque…
per ammazzare il tempo mi misi sul divano a guardare la tv e poco più tardi si fece viva Gioia, in mutandine e reggiseno, e di nuovo mi strappò un sorrisetto, per lo stesso motivo dei peli: era un completino molto casto, mutandine e vita alta e reggiseno assolutamente “da supermercato”, niente cose provocanti o eleganti, quasi mi volesse far capire che quella era una serata assolutamente normale.
però quando si truccò e si vestì… eh, diventai di nuovo geloso.
si era messa un vestitino stretto e corto che le lasciava scoperte buona parte delle cosce, ma che soprattutto esaltava le sue forme generose.
era ora di uscire, andai a chiamarla in camera da letto e la trovai tutta intenta a mettersi il rossetto, color rosa scuro: un gesto sensuale che non mi sfuggì, e non sfuggì nemmeno a lei il mio sguardo visto che i miei occhi incrociarono i suoi riflessi nello specchio.
“è ora” le dissi, “sei pronta?”
annuì, feci per andarmene ma mi fermò.
“amore?”
mi fermai e la guardai.
“fai una cosa per me?” mi chiese, dolcemente.
annuì.
“mi dici… mi dici che mi ami?”
dovetti distogliere gli occhi dai suoi, guardando la parete.
“io lo so che… ti ho fatto del male” disse ancora, con quel tono che… odiavo quando lo faceva perché non ero in grado di resisterle.
“ti ho fatto male e…” continuò, scuotendo la testa, “e lo so, ma io… io ti amo ancora tanto, lo sai questo, vero?”
“sì, lo so” le risposi, pronto per andarmene un’altra volta, ma non era finita.
“e tu?” esclamò, alzandosi in piedi.
ci guardammo negli occhi, i suoi erano dolci mentre i miei erano freddi e duri.
“è tardi, dobbiamo andare…” le risposi, abbozzai un sorriso e poi uscii, immaginandola in piedi a guardare la mia schiena mentre mi allontanavo.
il viaggio verso il locale fu… silenzioso, ci parlavamo ma rispondevamo a monosillabi, forse eravamo solo nervosi o forse ancora un po’ bloccati, ma a rompere il ghiaccio arrivò un messaggio di Stella.
“è Stella” mi disse Gioia dopo averlo letto, “lo Tsunami è pieno e non ci sono più posti, ci chiedono se restare e aspettare che si liberi un tavolo o se preferiamo cambiare…”
l’avevo detto che alle otto era troppo tardi…
“suggeriscono il Carnaby Club” mi disse leggendo l’altro messaggio, “lo conosci?”
sì, lo conoscevo eccome, un po’ fuori e un po’... alternativo, ma bello.
“va bene quello” risposi, le due si scambiarono messaggi e alla fine ci dirigemmo là, e mezz’ora di strada dopo arrivammo al locale.
era cambiato dall’ultima volta che l’avevo visto, molto più moderno e elegante.
Gioia cominciò a guardarsi attorno e poi si sbracciò, mi prese per mano e mi portò ad un tavolino sopraelevato, molto intimo, e in piedi ad attenderci c’era Stella che riconobbi dalle foto e un uomo più o meno della mia età, elegante come me e sorridente.
le due donne si abbracciarono come se non si vedessero da una vita, poi ci furono le presentazioni.
“Stella, lui è l’amore della mia vita Mauro” disse Gioia quasi emozionata (quella dell’amore della sua vita poteva anche risparmiarsela…), ebbi solo il tempo di porgere la mano per stringerla che Stella mi aveva già tirato a sé dandomi i canonici tre baci, poi toccò a lei presentare Enrico, che ovviamente scambiò i tre baci con Gioia e una virile stretta di mano con me.
ci accomodammo al loro tavolo e cominciammo a conoscerci parlando di lavoro e di qualsiasi cosa ci veniva in mente, ci concedemmo un “sano” brindisi e poi Stella mi puntò.
“allora Mauro, ho capito che sei un dentista, giusto?”
annuii.
“è interessante” disse, guardando Gioia, “fa sempre comodo conoscerne uno bravo…”
“lui è molto bravo!” assicurò subito Gioia, “è il mio dentista preferito…” aggiunse tutta allegra facendo ridere anche gli altri, e notai che Stella aveva gli occhi fissi su di me.
era più bella dal vivo che in foto, quella sera si era messa lo stesso miniabito nero lucido con gli stivali dai tacchi altissimi, e anche se non l’avevo potuta vedere bene le sue forme erano assolutamente notevoli.
e dopo qualche convenevole… passammo a parlare di affari, e toccò (stranamente ad Enrico).
“allora ragazzi” ci disse, “sembra che vogliate far parte del nostro club, è ancora così?”
Gioia guardò me prima di rispondere, come se aspettasse un consenso, poi rispose.
“diciamo che vogliamo… provare” rispose, in un tono sorprendentemente serio viste le premesse, “vedere l’ambiente, la gente… come vanno le cose, insomma”
“e poi decidiamo” conclusi io.
"bè, mi sembra giusto…” fece lui, ma la frase la concluse Stella che disse “...ma siamo sicuri che vi piaceranno talmente tanto l’ambiente e gli amici che troverete che non vorrete più lasciarlo!”
“noi saremmo molto felici di essere la coppia che vi introduce e che vi guida per la prima volta nello scambio” ci disse ancora lui, e al solo sentire la parola ‘scambio’ mi innervosii, “ma… voi, che ne dite? che ne dite di noi? sarete a vostro agio con noi?”
