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Erotika
una coppia moderna · Cap. 12
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Capitolo 12 di 15 33 min di lettura

fiducia

darla, o riceverla?

metzenbaum
1 anno fa · 478 letture · 0

“gli ho fatto una sega, solo quello, poi lui mi ha abbracciato e… mi ha detto che andava bene così e che la prossima volta sarei stata più brava”

“ho chiamato Vivian e mi sono incazzata, volevo… volevo chiamare la polizia ma lei si è messa a ridere e mi ha ricordato che ero stata io a propormi e ad andare lì spontaneamente, senza costrizioni, e che se avessi voluto… me ne sarei andata via e che se gli avevo fatto una sega era solo perché lo volevo io”

brutale, ma vero.

“e… non sono riuscita a fermarmi, e il venerdì successivo ero ancora là a conoscere altri uomini e a farmi toccare e baciare…”

“no, non ero drogata, ero solo… consumata dalla voglia di… sentirmi viva!”

le scappò da piangere ma si trattenne, e quando si asciugò le lacrime mi guardò negli occhi.

“vuoi… vuoi tutta la verità, vero?” mi chiese.

“sì”

“io… io non ho mai… scopato con nessuno, non mi sono mai fatta… penetrare, te lo giuro su…” provò ad aggiungere ma si fermò, tanto sapeva che non avrei comunque creduto ai suoi giuramenti ‘su quello che aveva di più caro al mondo’...”

“sono uscita cinque volte per… provare sulla mia pelle quello che avevo visto solo da lontano, cinque volte con cinque uomini diversi, e non ho fatto niente… con… nessuno”

no, non era sincera.

chiuse gli occhi e poi li riaprì ma guardò il soffitto, tirò su con il naso e poi scosse la testa.

“no, non… non è vero” continuò con voce forte, “l’ultima uscita che ho fatto… per provare… mi sono messa io stessa alla prova, e prima di tornare a casa… gli ho fatto un pompino”

ormai ero… collaudato a certe emozioni, ma comunque toccavano.

“il giorno dopo… mi sentivo una merda, tu eri… lì e io… io avevo… fatto una cosa orribile, ma poi mi ha chiamato Vivian e io volevo dire che non mi interessava più e che mi sentivo uno schifo e che ero… pentita di tutto, ma lei ha cominciato a parlare e parlare, mi ha… abbindolato, mi ha fatto capire che non c’era niente di sbagliato, che una donna può e deve essere libera anche dal lato sessuale e che se desidera… evadere lo può fare senza chiedere niente a nessuno neanche al marito e che tutte le donne che aveva conosciuto e che aveva portato a fare quegli incontri erano felicemente sposate e con figli e con una vita piena di belle cose e…”

parlava a raffica, senza più controllo.

“e io… ho… ceduto, ho ceduto ancora una volta” sussurrò, “ma le ho detto che era… l’ultima volta, lei mi ha risposto che ‘capiva’ e che era una mia scelta, ma mi ha… sfidato, per far vedere a me stessa che ero in grado di fare una cosa completa, e non con uno ma con due uomini”

sentivo le tempie pulsare.

“e… e la settimana dopo… era… era quel venerdì sera… quando mi hai visto, con due… uomini…”

“sapevano che… volevo… volevo lasciare tutto ma… non me lo hanno permesso, mi hanno… drogata e io non sono più riuscita a controllarmi e… e… il resto… il resto lo sai, lo sai…” sussurrò, fermandosi.

“volevo… volevo solo vivere un po’...” continuò, quasi rassegnata, e delusa, “volevo sentirmi viva, non volevo farti del male o fare del male a nessuno, ma… ho sbagliato tutto…”

“non c’è niente di gratis per una donna come me” continuò, “se un uomo ti offre champagne vuole un pompino in cambio, se ti offre una cena poi vuole scoparti in qualche vicolo, se dopo la cena ti porta a ballare… vuole tutto di te, ti vuole portare in qualche camera di hotel e… sbatterti così forte da farti piangere, e farti male… male dentro!”

“sono uscita con cinque uomini, sola, uno l’ho solo segato, con gli altri tre li ho solo baciati e ho lasciato che mi toccassero, all’ultimo ho fatto un pompino” ammise, “questo è tutto, non ne vado fiera, anzi, sono… spregevole, non merito… niente, non merito rispetto, non merito te e nessun altro”

“cinque uomini, cinque sconosciuti più quei due… quegli altri due” continuò, “nient’altro”

“e… le foto?” le chiesi.

“le foto… le foto ci sono, e ci saranno sempre, e le useranno per… per chiedermi di continuare, e saranno pronti a… fartele avere se dico no”

“cosa… cosa vedrò su quelle foto?” le chiesi, dopo qualche istante di silenzio.

scosse la testa.

“vedrai… vedrai tua moglie che fa la puttana con due uomini…” sussurrò, “non è sufficiente?”

“vedrò… solo sesso orale?” la incalzai, “solo quello che mi hai raccontato?”

alzò le spalle.

era distrutta, fisicamente ma ancora di più moralmente.

“cosa… cosa cambierebbe a questo punto?” mi chiese, senza guardarmi negli occhi, e me lo disse con sufficienza, come fa chi non gliene frega più niente.

“cambierebbe se vedi tua moglie che… spompina un cazzo e basta o se quel cazzo glielo infilano su per il culo? cambierebbe qualcosa? dai, dimmelo…”

“no” le risposi, “non cambierebbe… a questo punto delle cose… non cambierebbe niente”

sorrise, poi scosse la testa.

“allora le foto le potrai anche guardare…” sussurrò, “per quello che me ne frega… puoi anche… guardarle…”

“io… non ho più niente da dirti ormai” disse con la voce che cedeva, “dammi… dammi solo un paio di ore per… organizzarmi, e prima di sera… me ne vado”

annuii, senza rispondere.

sarebbe stata la conclusione più logica.

e inevitabile.

“s-sì” le risposi, “credo… credo che sia… l’unica soluzione”

ecco, era la parola fine al nostro matrimonio.

restammo in silenzio per parecchio tempo, entrambi persi nei nostri pensieri, di tanto in tanto Gioia piangeva e tirava su con il naso, andò in bagno e poi tornò a sedersi sul divano, come se aspettasse che il tempo scorresse più lentamente e arrivasse qualcosa a… cambiare lo status quo della nostra relazione.

eravamo pronti a salutarci, saluti finali.

inutile girarci attorno e “prenderla larga”, meglio tagliare corto.

“io…” disse alzandosi improvvisamente, “io volevo solo… solo chiederti scusa”

“è un po’ strano, adesso, non trovi?” le risposi.

“se posso… se posso dirtelo…” continuò, “io… io ti ho sempre amato”

le sorrisi e mi venne voglia di accarezzarle la guancia, ma non lo feci.

ero pronto a dirle qualcosa ma il trillo del campanello ci fece trasalire entrambi.

guardai fuori dallo spioncino e poi abbassai lo sguardo inspirando profondamente, premetti il pulsante facendo aprire il cancellino con un clack secco e poi aprii la porta, socchiudendola, e quando appena fuori sentii dei passi la aprii per fare entrare il nostro ospite, anzi, la nostra ospite.

non avevo le energie per cacciarla fuori o contrastarla, sarebbe stato del tutto inutile.

Stella entrò… spavalda come se fosse in casa sua, guardò me sprezzante e poi Gioia con una dolcezza infinita.

e Gioia nel vederla ricadde seduta sul divano, come un sacco svuotato del suo contenuto.

“cosa… cosa le hai detto?” mi chiese, rabbiosa.

“lui… non ha detto niente” le rispose Gioia, prendendo le mie difese anche in quelle condizioni “ho… detto tutto io, tutto…”

Stella guardò lei e poi me.

“tutto?” le chiese sottovoce, e Gioia annuì.

“e… cosa avete intenzione di fare?” ci chiese, ma rivolgendosi solo a me.

non le risposi, e mi voltai verso la vetrata.

sentii Stella sospirare e poi andare da Gioia.

“vieni, tesoro” le sussurrò, e nel riflesso della vetrata (‘quasi’ immacolata) vidi che le due si abbracciavano e un istante dopo sentii Gioia scoppiare a piangere, singhiozzare e poi piangere disperata nelle braccia di Stella.

e mi lacerò l’anima.

“vieni tesoro…” le sussurrò ancora Stella, “vieni via con me, vieni via con me…”

mi passarono accanto, un salda e forte e l’altra curva e distrutta, e ormai fuori sul viale che la conduceva lontano da me sentii Gioia chiamare il mio nome e poi dire “nooooo, non voglio andare via! nooooooo!” disperata, forse aspettando che uscissi e la riprendessi ma non lo feci, “non voglio! non voglio! non voglio!” ripeteva ma la sua voce ormai era sempre più lontana fino a che diventò solo un sussurro e poi più nulla.

e senza che le vedessi più sentii il cancellino chiudersi e poi le portiere di un’auto che sbattevano e infine quell’auto partì, e non rimase che il silenzio.

ero solo.

completamente solo.

fine capitolo dodici

Prima di andare avanti…

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metzenbaum

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