le sentii ridere entrambe, Stella la chiamò stronza e Gioia rovina famiglie o qualcosa del genere, e allora andai a vedere quello che stava succedendo, trovando una situazione idilliaca, Stella che era ancora a letto e Gioia che le stava sopra, a cavalcioni..
“amore, hai visto chi ho trovato?” mi disse, “la conosci o è entrata di notte, senza che ne siamo accorti?”
“eh, non lo so…” risposi stando al gioco, “forse dovremmo chiamare la polizia, che dici?”
le due donne sembravano a loro agio insieme e questo, anche se mi faceva piacere, mi faceva preoccupare: erano… d’accordo? erano complici? ero io la vittima? mi stavano ancora prendendo in giro? oppure… molto più semplicemente, erano due donne che volevano godersi la vita e arrivare all’eccesso?
mentre ancora si prendevano a cuscinate andai a farmi la doccia, gelata, e quando uscii in accappatoio trovai Stella che mi aspettava.
si era già vestita con quello che aveva indossato la sera prima, e sembrava… fuori posto in casa nostra.
ci sedemmo a fare colazione, per me solo un caffè triplo mentre le due donne ci diedero dentro con latte e cereali, frutta fresca e yogurt magro e si scambiavano “dritte” alimentari.
ero sfatto, il caffè probabilmente sarebbe servito ma in quel preciso istante era ancora lontano da avere qualsivoglia effetto, ma era ora di andare.
“mi dai un passaggio a casa?” mi chiese immediatamente Stella.
“sì, certo” le risposi, “io… esco tra cinque minuti, sei pronta?”
“prontissima…” rispose, si alzò ed andò ad abbracciare Gioia che la strinse forte e con quel quadretto di grande amicizia e complicità (speravo la prima) andai a vestirmi.
pochi minuti dopo eravamo in auto, solo io e lei, in silenzio, diretti verso casa sua.
e quel silenzio pesava.
ma c’era qualcosa che… dovevo chiedere, anzi, qualcosa che io VOLEVO, io volevo la verità.
“tu… hai tutte le foto, vero?” le chiesi, con sicumera, ostentando sicurezza e fermezza.
avrebbe potuto dire “quali foto?” o rispondere semplicemente “no”, ma non lo fece.
“perché” mi chiese.
“perché… ho diritto di saperlo”
“non pensi che… sarebbe meglio di no?” mi chiese.
ecco, lo sapevo, quelle foto esistevano e… raccontavano un’altra verità su Gioia e sulla sua nottata folle quel dannato venerdì sera.
“e… Gioia?” mi chiese, “non pensi che anche lei abbia il diritto di saperlo?”
“Gioia… Gioia non lo sa?” le chiesi, “Gioia… è stata… drogata?”
Stella distolse lo sguardo da me e volse il viso verso l’esterno, restando in silenzio, ma da come si tartassava le dita delle mani tradiva estremo nervosismo.
“Stella” le dissi, teso, ma senza tono minaccioso, “dimmelo”
silenzio.
“devo saperlo… io… e Gioia… dobbiamo saperlo… continuai, incalzandola.
ancora silenzio.
e allora persi il controllo.
“DIMMELO, CAZZO!” urlai.
Stella fece un salto, spaventata, e mi guardò… terrorizzata.
“voglio… voglio solo saperlo” le chiesi, “dimmi se quella sera Gioia era… in sé o se è stata… drogata”
“non… non lo so” rispose, in un sussurro, “non lo so proprio, non… non ne ho idea, non so se sia stata… drogata con qualcosa o se era… se era consapevole, consenziente, se era lei a volerlo o… o no”
“sono palle, tu lo devi sapere” dissi, “tu sai sempre tutto, tu sai sempre che…”
“NON LO SO, CAZZO!” gridò a sua volta, “NON LO SO! NON LO SO E NON LO VOGLIO SAPERE!”
tremava.
“io… io non… non devo saperlo, non posso… non devo, capisci?” cercò di dirmi, e allora lo capii, o almeno credetti di averlo capito.
Stella agiva in quel modo perché era ricattata, e non poteva rischiare di tradire chi la teneva per le palle, forse per debiti o chissà che cosa.
“cazzo…” mormorai, “cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, dove… dove ci hai portato, Stella? in che cazzo di… merda ci hai portato?”
non rispose, e tornò a guardare fuori, persa nel vuoto.
“cosa ha fatto Gioia quella sera?” le chiesi, “solo… solo quello che mi ha raccontato… solo quello che… ricorda, o c’è altro?”
Stella non si mosse, continuava a guardare fuori.
“se hai le fotografie, le voglio” le dissi, “le voglio e le devi dare anche a Gioia, senza che sappia che… che lo ho anch’io”.
allora si voltò di scatto.
“ma… ma che razza… ma che razza di MERDA sei?” ringhiò, “vuoi… vuoi ricattare Gioia? VUOI RICATTARE TUA MOGLIE CON DELLE CAZZO DI FOTO DI MERDA?”
la collera mi invase.
“NON PARLARE DI MIA MOGLIE! NON PARLARE DI… DI GIOIA!” urlai, “NON AZZARDARTI A PARLARE PIU’ DI LEI, SCIACQUATI LA BOCCA PRIMA DI FARLO!”
sembrò capire l’antifona, e allora ci calmammo, entrambi.
“voglio… voglio le foto, e voglio che oggi stesso, stamattina, torni da lei e gliele mostri, e le dici che cosa è successo quella notte”
incredibilmente annuì.
“e… e non azzardarti a dirle che le hai mandate anche a me!” la ammonii, da duro, “nel… nel nostro matrimonio voglio che resti qualcosa… qualcosa di puro”
“qualcosa che non sia stato… insudiciato da… quello schifo…” sussurrai, guardando nel vuoto.
non fiatammo più, arrivammo in pochi minuti a casa sua e Stella scese, senza nemmeno salutarmi, ma prima di chiudere lo sportello si fermò.
“appena ho le foto te le mando” mi disse, fredda, “e appena posso… vado da Gioia, e le spiego tutto”
chiusi gli occhi e mi lasciai andare sul sedile.
“cerca di… essere… delicata” le chiesi, “Gioia non è pronta per…”
“lo so come si fanno queste cose” mi disse, “non… non sai quanto…” provò a dire, ma non ci riuscì.
“non so quante volte l’hai fatto?” le dissi, ancora più duro e freddo di lei, “non sai quante volte hai portato delle foto compromettenti ad una povera donna o una povera ragazza per ricattarla?”
Stella sembrava colpita, colpita e affondata.
“ricattarla per farla diventare… una puttana di quel club? di quel bordello di merda? a disposizione di quelle… merde umane che ci vanno? MERDE UMANE???”
tremava da tanto era tesa.
“Gioia… Gioia non diventerà una puttana” continuai, sempre più sprezzante nei suoi confronti, “non sarà mai una puttana come te!”
chiuse gli occhi e fece per chiudere, con tutta la forza che aveva, ma non avevo ancora finito.
“questa… questa è l’ultima volta che ci vediamo” le dissi, sibilando come un serpente velenoso, “se solo… se solo ti vedo, o se solo scopro che hai contattato Gioia dopo stamattina, quando le andrai a parlare, io…”
“cosa farai?” mi chiese, sprezzante anche lei, “mi pesti di botte? mi farai pagare tutto? mi porterai da qualche parte e mi violenterai? eh? pensi che abbia PAURA DI TE???” gridò.
“no Stella, io non ti voglio spaventare, io ti ammazzo” le dissi, calmo, duro.
e Stella rimase immobile.
“io so dove abiti, so dove vai e so dove e come ti muovi” continuai, “una sola parola, una sola parola e… non farmelo ripetere”
“tu non sai di cosa sono capace se è per difendere… quello che ho di più caro” ringhiai, “non mettermi alla prova, non costringermi a cercarti, non ti piacerebbe”
era sotto shock.
“voglio le foto, oggi” conclusi, “e voglio che vai a parlare con lei, stamattina stessa, foto o non foto”
tremava.
“voglio che le racconti tutto, come è stata drogata e… costretta a fare quelle cose perverse, voglio che tu le faccia capire che non è stata colpa sua e che lei è solo una vittima, e che la vera colpevole sei tu e quell’altra… puttana che l’ha convinta”
“e assicurati che tenga tutto per sé, convincila che non ne deve parlare, né con me né con nessun altro”
mi guardava fissa, quasi senza respirare.
“chiamerò Gioia a mezzogiorno in punto” la minacciai per l’ultima volta, “se… se la sento diversa, se scopro che le hai detto qualcosa di diverso o se… avverto che è tesa, Stella, io ti vengo a prendere”
“HAI CAPITO?” gridai selvaggiamente facendola arretrare di un passo.
“RISPONDI CAZZO!”
“sì, ho… ho capito” rispose finalmente, “f-farò come… come mi chiedi”
avevo il cuore in gola.
“questa… questa è l’ultima volta che ci vediamo, e che ci parliamo” conclusi definitivamente, “ricordati solo una cosa, che se mi rivedrai… non sarò così buono con te”
“non ho niente da perdere” aggiunsi per l’ultima volta, “non sottovalutarmi, se perdo Gioia, io vengo a prenderti”
era terrorizzata, si vedeva, il suo bel viso era diventato una maschera.
“e adesso vattene” ringhiai, “e scompari dalle nostre vite” aggiunsi, e senza nemmeno aspettare che chiudesse la portiera sgommai via facendola chiudere con il taglio d’aria e facendo fare un salto all’indietro a Stella che vidi allontanarsi nel retrovisore, persa tra il fumo bianco degli pneumatici che slittavano e la polvere sollevata: era ancora ferma sul marciapiede, che mi guardava allontanarmi sempre di più, ormai nella merda fino al collo.
fine capitolo undici
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