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Erotika
una coppia moderna · Cap. 11
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Capitolo 11 di 15 34 min di lettura

luccica, ma non è oro

a volte bisogna stare molto attenti...

metzenbaum
1 anno fa · 493 letture · 0

versai ancora l’ennesimo “mezzo dito” e mentre lo sorseggiavo a fatica, forse volevo sbronzarmi per filare a letto e non pensarci più, dietro di me sentii dei piccoli tonfi, passi che si avvicinavano.

“amore…” sussurrò Gioia con voce impastata e assonnata, “ma… cosa fai ancora qui? è tardissimo…”

erano quasi le due e mezza e in poche ore sarebbe suonata la sveglia.

e per di più ero anche mezzo alticcio.

“ti ho svegliata?” le chiesi alzandomi in piedi.

“no…” mugolò, e ancora completamente nuda venne ad abbracciarmi.

“dai… andiamo a letto…” mugolò ancora, “vieni vicino a me… non lasciarmi da sola…”

ancora una volta la presi in braccio e Gioia mi gettò le braccia al collo, la depositai delicatamente sul letto e poi mi spogliai, nudo, e infilandomi sotto le lenzuola la tirai contro di me, a cucchiaio, e stringendola la sentii abbandonarsi.

niente, nemmeno le sensazioni lussuriose che mi faceva provare Stella si potevano paragonare a quel senso di… dolcezza che provavo nell’abbracciare mia moglie, che anche dopo più di vent’anni era ciò che di più caro avevo al mondo.

mi addormentai anch’io ma mi svegliò il ding del messaggio sul mio telefono, lasciato sul divano: scivolai fuori dal letto senza svegliare Gioia e andai a prenderlo, lo sbloccai e vidi che i messaggi erano tre.

il primo di circa un’ora prima, non l’avevo sentito: Stella scriveva “mi ha sodomizzata ancora a tradimento, adesso ho il culo in fiamme! ma l’ho mandato a cagare e adesso non mi faccio più toccare!” con faccine ancora doloranti, il secondo era solo una gif animata con un bacio e il terzo… il terzo era di pochi istanti prima.

“sono qui fuori da casa tua” scriveva “mi fai entrare?”

andai alla finestra continuando a dire “non è vero, non è possibile, non è vero, non è possibile…”, scostai la tenda e… fuori dal cancello c’era una figura, scura, che non riuscivo a distinguere nel buio.

mezzo addormentato e mezzo sbronzo per colpa dell’armagnac ma comunque incuriosito aprii la porta ancora completamente nudo ed andai al cancello, ed eccola lì, bellissima ma… cupa.

aprii e la lasciai entrare, e quando ebbi richiuso Stella mi abbracciò.

“ehi, ehi, ehi, che c’è?” le sussurrai, avvolto dai suoi capelli e dal suo profumo.

non stava piangendo, era solo triste.

“ti prego” sussurrò, “ti prego, fallo per me…”

“c-cosa?” le chiesi, “cosa devo fare?”

“in… vacanza” sussurrò, “stai con me… come se fossi io tua moglie…”

“s-sì Stella, v-va bene…” le risposi un po’ a disagio.

non dovevo dirglielo, non dovevo fare false promesse, e soprattutto dovevo dirle nel modo più chiaro e assoluto che la mia priorità era Gioia, non lei.

ma alle quattro del mattino, che potevo dire?

mi abbracciò ancora e poi appoggiò la fronte contro la mia.

“ehi, tutto a posto?” le chiesi, “qualcuno… ti ha fatto del male?”

scosse la testa e rispose “no, nessuno mi ha fatto del male… a parte che mi brucia il culo” aggiunse ridacchiando, poi tornò seria.

“senti…” sussurrò, “lo so che è tardi e… che… sono piombata qui nel cuore della notte, ma… posso fermarmi qui da voi stanotte?”

ci guardammo a lungo, poi le sorrisi.

“ma certo, certo che puoi…” le risposi, mi abbracciò di nuovo e poi mi posò un bacio sulla guancia.

“sei sicuro?” mi chiese, “io non voglio che ti metti nei guai con Gioia, forse prima dovremmo chiederglielo e vedere se…”

“no, va tutto bene!” le sussurrai, “va tutto bene, sei la benvenuta qui, lo sai…”

non era vero, no, non era più la benvenuta almeno fino a che non fosse emersa la verità.

annuì ma poi tornò alla carica.

“mi basta anche un divano, io…” provò a dire ma le misi un dito di traverso sulle labbra.

“vieni con me” le sussurrai, “solo facciamo piano per non svegliare Gioia, ok?”

“ok…” sussurrò, e mi sembrò di introdurre un amante in casa, cosa non molto distante dalla verità.

“a proposito…” sussurrò, “accogli sempre così i tuoi ospiti?” accennando alla mia completa nudità.

scossi la testa.

“no, solo te…”

“devo venire a trovarti più spesso…” sussurrò.

la feci entrare in casa e la condussi nella camera degli ospiti, dove l’avevo già scopata qualche giorno prima, Stella si sedette e senza aggiungere altro si tolse le scarpe e le autoreggenti, poi si alzò e voltandosi di schiena mi chiese aiuto per togliere il vestito, le aprii la zip e l’abito le cadde ai piedi lasciandola il reggiseno e perizoma che sul retro era fatto di solo tre cordoncini intrecciati a T uno dei quali si perdeva in basso, dritto dritto nel solco delle chiappe più belle del mondo, finendo nella valle dell’Eden.

e dovetti ignorare l’impulso di volarle addosso, di baciarla, di toccarla, di… penetrarla, anche perché era appena stata con un altro uomo, ma soprattutto perché c’era qualcosa che andava chiarito.

appese il vestito ad un gancio dietro la porta e senza aggiungere altro si levò il reggiseno e il perizoma restando nuda, e allora dovetti per davvero distrarre lo sguardo per non cadere in tentazione.

che era proprio quello che voleva Stella…

sgattaiolai in camera da letto e le portai una maglietta da usare come pigiama e un paio di miei boxer che prese volentieri e mentre si rivestiva rimasi a guardarla.

“va a letto, ora” sussurrò, “è tardissimo e sicuramente domani dovrai cavare denti a qualche povero disgraziato, giusto?”

“giusto…”

“e… grazie” sussurrò ancora, “lo so che ti ho chiesto tanto, e… grazie” concluse.

“sei sempre la benvenuta, qui, lo sai…” le dissi mentendo, e forse lo capì, ma non fece trasparire nulla.

“buonanotte” sussurrò dolcissima, “buonanotte” le risposi, e accostando la porta la lasciai in pace.

tornai a letto il più delicatamente possibile, appoggiai la testa sul cuscino e pensai a che cosa stava succedendo nella mia vita, al fatto che sarei andato in vacanza con una coppia di scambisti a combinare chissà che cosa e… e non sapevo se quella era la cosa più giusta da fare, perché se devi dare retta a quello che ti dice la pancia avrei dovuto mandare tutto all’aria”

“è Stella, vero?” sentii dire, e la voce di Gioia mi sembrò una cannonata in quel silenzio.

e mi terrorizzò a morte.

“s-sì, è lei…” sussurrai cercando di recuperare la calma.

Gioia si voltò e mi guardò, seria.

“e perché è qui?” mi chiese.

e già il suo tono non presagiva niente di buono.

“stasera lei e Enrico hanno scambiato ma… non credo che sia andata bene” le risposi, “mi ha mandato un messaggio e mi ha chiesto se la potevamo ospitare stanotte perché non le andava di tornare a casa sola… no lo so il perché, non me l’ha detto e io non l’ho chiesto”

“scusa ma non me la sono sentita di mandarla via” aggiunsi.

Gioia non apriva bocca, ed era un pessimo segnale.

“non volevo… mancarti di rispetto, scusa, forse avrei dovuto svegliarti… e chiederti se eri d’accordo ma… scusa, sì, avrei dovuto farlo, adesso lo capisco”

“no, no” si affrettò a dire, “hai fatto bene… solo che… pensavo…”

“a cosa pensavi?”

“che volessi stare con lei…” sussurrò, “a letto con lei…”

le sorrisi e le toccai la punta del naso.

ecco qual'era il problema, gelosia? o forse doveva marcare il territorio? o forse… o forse non voleva più avere a che fare con lei perchè entrambe condividevano qualcosa di… inconfessabile.

“no” risposi, “io voglio stare solo con te… c’è solo una donna con cui voglio stare a letto, in QUESTO letto soprattutto, e quella sei tu!”

“e non… non dubitare mai di questo” le dissi ancora, “io amo te e solo te, non dubitarne mai!”

Gioia scattò e mi abbracciò.

“io ti amo” sussurrò.

“ti amo anch’io…” le risposi, “ti amo da quando ti ho visto la prima volta a quel concerto e ti amerò sempre, anche se sarai dall’altra parte del mondo…”

la strinsi a me e restammo così fino a che ci addormentammo, e nessuno dei due vide Stella che dalla fessura della porta accostata ci guardava.

aveva sentito tutto.

e piangeva.

chiaramente non riuscii ad addormentarmi e chiaramente lo feci quando mancavano pochi minuti al suono della sveglia.

ero… a pezzi, lo ero stato altre volte ma in quelle condizioni come avrei fatto ad operare quella mattina?

ci voleva caffé, un ettolitro di caffè a costo di alzarmi alle stelle la pressione (come se già non ci fossero sufficienti casini nella mia vita per alzarmi la pressione).

Gioia si svegliò e mi sorrise, poi sembrò ricordarsi qualcosa e…

la vidi uscire dal letto e cercare mutandine e reggiseno, li indossò e poi mise anche la camicia da notte, ridacchiò e lentamente e in punta di piedi uscì dalla camera da letto, e solo quando feci mente locale sulla nostra ospite capii.

e non riuscii a fermarla

trovai i boxer e li infilai velocemente quasi inciampando mentre saltellavo su una gamba sola, trovai una maglietta su un ripiano ma ormai era tardi.

“COSA CI FA QUESTA DONNA IN CASA MIA!” sentii gridare da Gioia, e un istante dopo un grido agghiacciante di terrore, quella era Stella.

“CHI L’HA FATTA ENTRARE A CAS…” cercò ancora di gridare Gioia ma a quel punto scoppiò a ridere senza riuscire a trattenersi.

“GIOIA, CAZZO!” gridò a sua volta Stella, “M-MI HAI FATTO CAGARE SOTTO!”

Prima di andare avanti…

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