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Erotika
una coppia moderna · Cap. 11
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Capitolo 11 di 15 34 min di lettura

luccica, ma non è oro

a volte bisogna stare molto attenti...

metzenbaum
1 anno fa · 493 letture · 0

“brava, brava” le dissi, “io mi schianto per terra e tu ridi…”

“non ci casco!” esclamò, “ti conosco!”

restai a terra e non mi mossi, e allora piano piano Gioia arrivò, si fermò proprio sulla mia verticale e scosse la testa.

“qualche anno fa non saresti mai caduto, mi avresti presa al volo” disse, “e adesso… guardati lì, sei diventato vecchio… non ti voglio più!”

ovviamente scattai con le mani e le afferrai le caviglie, ma Gioia non provò nemmeno a scappare, e sospirò.

“così… scontato…” disse, “sei… banale…”

era proprio sulla mia verticale e con le gambe leggermente divaricate mi faceva vedere tutto, figa e buco del culo.

“sai cosa devi fare adesso?” le dissi, ma non ci fu bisogno di dirglielo, piegò le ginocchia e si abbassò fino a mettermela proprio sulla bocca, e a me non bastò che tirare fuori la lingua ed esplorarle l’intimità.

“così… però… non… non è giusto…” disse mentre le leccavo l’interno della vagina dove il suo sapore era acre e… tossico, sicuramente per via dell’acqua salinizzata della piscina, ed aveva ragione, non era giusto…

le lasciai le caviglie e gliele misi sulle chiappe, le allargai bene l’ano e leccai pure quello vedendolo contrarre, ma a quel punto Gioia era sufficientemente presa, e sempre lasciandomi i suoi tesori a portata di lingua appoggiò le ginocchia sul pavimento e si diede da fare con la mia cintura ed i pantaloni, mi aprì tutto e dopo averlo estratto ci incollò sopra la lingua, e poi se lo mise in bocca attaccando un bel pompino.

un sessantanove sul pavimento… forse… forse non l’avevamo mai nemmeno fatto!

giocai bene le mie carte e usando lingua, labbra e dita la feci venire il poco, lei ci mise molto di più ma ci riuscì e mi permise di sborrarle in bocca, mandò giù tutto ma invece di continuare a pompare come faceva di solito si staccò e lo salutò con un bacino sulla punta leccando via l’ultima gocciolina rimasta, e tendendomi le mani mi aiutò ad alzarmi anche se per poco non finì a terra insieme a me perché ero troppo pesante, e una volta faccia a faccia ci abbracciammo, senza dire una parola.

eravamo tornati a fare l’amore come veniva, come ci sentivamo. e il sess così era meraviglioso.

sarebbe durato?

lo speravo tanto…

ma dentro di me sentivo anche che c’era qualcosa che… qualcosa che si stava muovendo, ma muovendo in una direzione che… non mi sarebbe piaciuta.

c’era ancora una verità che non era stata detta, una verità scomoda e forse traumatizzante, e la cosa che mi faceva stare male era che probabilmente nemmeno lei la conosceva.

finimmo per fare la doccia insieme ma solo per lavarci a vicenda, e una volta fuori Gioia si preparò con estrema cura e quando la vidi pronta… wow…

vestitino corto e stretto, nero, con la schiena scoperta fino all’attaccatura degli slip, tacchi alti, trucco ‘deciso’ e capelli tirati a piastra, con l’onda laterale che le copriva quasi per intero l’occhio destro.

“sono bella?” mi chiese.

“assolutamente…”

“più bella di quel troione?” mi chiese riferendosi ovviamente a Stella.

“non c’è paragone…”

“e… sceglieresti sempre me?”

“tutta la vita…”

“e… se stasera mi vedi flirtare con qualcuno?” mi chiese, out-of-the-blue come si dice.

la risposta che le diedi fu semplice, e secca.

“lo ammazzo”

mi fece un sorriso… perfido.

“davvero?” mugolò, “e se sono io che… lo cerco?”

stava giocando a qualcosa di davvero pericoloso.

“prima ammazzo lui, e poi ti trascino via”

“e dove mi porti?” sussurrò, “mi riporti a casa e… mi insegni chi è che comanda?”

troppo facile, Gioia, troppo facile…

“no” risposi, “non ti riporto a casa… ti porto in un bel club e ti lascio da sola, e mi metto lì a vedere quanti uomini ti ronzano attorno, e ti sfiorano, e ti toccano, e ti aprono il vestito e ti mettono le mani sotto…”

e ancora una volta ebbi una sorpresa, ero sicuro che Gioia sarebbe partita per la tangente e invece si mise a ridacchiare, poi venne da me e mi abbracciò.

“sei… un pervertito, lo sai?” sussurrò, “lo so che non lo faresti mai ma… potrebbe anche essere un’idea…”

forse era davvero… sincera, o forse e più probabilmente era più furba di quello che immaginavo.

finì così, di lì a poco saltammo in auto e via verso il ristorante, a Gioia piacque moltissimo anche più del Koga e gradì moltissimo il vino che il cameriere continuava a servirci, e al termine della cena (chiamala cena…) era non sbronza ma… particolarmente allegra.

tuttavia seppe contenersi e non mi creò eccessivi imbarazzi ad eccezione di quando si alzò mostrando a quelli che c’erano dietro di noi il suo perizoma nero, ma fece la brava e mentre pagavo riuscì addirittura a complimentarsi con il maitre in tono elegante e cortese, e soprattutto molto sobrio.

purtroppo per me (o per fortuna, dipende dai punti di vista) durante il viaggio di ritorno si addormentò risvegliandosi solo a casa, e anche lì fui costretto a portarla fuori dall’auto a braccia anche se mi assicurava che poteva camminare, ma era davvero out e l’ultima cosa che volevo era che cadesse dalle scale.

entrati in casa la spogliai e poi la portai sul water a fare la pipì arrivando al punto di asciugarla con la carta igienica perché non riusciva nemmeno a tenere gli occhi aperti, poi le feci lavare il viso per struccarla e da bravo odontotecnico le lavai i denti prima di portarla a letto.

e una volta distesa Gioia si voltò sul fianco e si rannicchiò crollando in meno di un minuto, sbronza.

“buonanotte…” le sussurrai dandole un bacio sulla testa, e la lasciai sola mentre io con addosso ancora la cravatta mi lasciai andare sul divano servendomi un dito di armagnac, sorseggiandolo ad occhi chiusi mentre mi gustavo il silenzio.

era mezzanotte passata ma ormai avevo “scavallato” il punto del sonno e sapevo che non mi sarei addormentato facilmente complici anche i pensieri nefasti che avevo in testa, e quello che successe dì li a un paio di minuti non fece altro che farmi passare il sonno.

ancora una volta, inopportuna come un’ispezione fiscale, si fece viva Stella.

“dormi?” scriveva.

“dovrei, ma sono sveglio”

“cosa avete fatto stasera?”

sorrisi.

sì, ne ero sicuro ormai, aveva trovato il modo di introdursi nelle telecamere di casa nostra e ci spiava!

o forse aveva un spia in famiglia, e anche quello non lo potevo escludere.

“usciti a cena”

“dove? Koga?”

“no, Corte Nuova, lo conosci?”

“no” rispose, “lo conoscerò quando mi porterai!” aggiunse insieme ad un paio di faccine arrabbiate.

“e voi?”

“stasera abbiamo scambiato…” scrisse.

e fu una botta, davvero.

ero troppo… ingenuo per comprendere quello che è il mondo dello scambio, dove non esiste fedeltà ad una coppia… ecco perché non era e non sarebbe stato mai il mio mondo.

“tutto bene?” le chiesi.

“così e così” replicò.

“sei… ancora con lui?” le chiesi.

“sì, sono in hotel…” risponde, “lui è nella doccia adesso…”

esitai prima di chiederglielo, poi lo feci: il perché non lo sapevo, forse ero proprio come Gioia, non dovevo, non volevo, ma non ero in grado di fermarmi.

“mi mandi una foto?”

non rispose, ma pochi istanti dopo arrivò.

era nuda sul letto, nuda a parte le calze autoreggenti nere e le scarpe col tacco alto che aveva ancora addosso, sicuramente dietro richiesta del suo partner di quella notte.

stronza o non stronza, manipolatrice o vittima a sua volta, era una visione… incredibile.

ormai ero lanciato, quindi… esagerai.

“me ne mandi una a cosce aperte, come se io fossi lì pronto per prenderti?”

lo fece, e un istante dopo arrivò la foto.

gambe sollevate e cosce aperte, figa slabbrata e buco del culo dilatato.

ingrandii la foto e… sì, l’ano era molto dilatato, e arrossato.

“oh cazzo…” sussurrai.

e il suo commento, quasi mi avesse letto nel pensiero (cominciavo a spaventarmi), arrivò puntuale.

“come puoi vedere mi ha fatto il culo…” scrisse con le faccine doloranti.

“non so quanti arretrati anali aveva quest’uomo, ma ne aveva tanti…”

“credo che per un po’ lo dovrò tenere a riposo…”

“bè, se l’hai usato vuol dire che ti andava bene, e una volta che va bene a te”

“lo sai che mi piace il sesso anale”

“sì, me l’hai detto”

“ma c’è un limite… gli ho chiesto di usare anche la figa, ma niente, solo anale…”

stavo per replicare magari chiedendo un primo piano ma arrivò un altro messaggio.

“ha chiuso l’acqua della doccia” scrisse “scusa ma adesso devo andare”

“ok, buona serata”

mandò le faccine che ridacchiavano e aggiunse “forse mi vuole scopare ancora, te l’ho detto che ha degli arretrati…”

“ma lo conosci?”

“no”

“wow”

“funziona così… volevano scambiare con noi… ci sono piaciuti… abbiamo accettato, ed eccomi qui”

“età”

“trentuno”

“giovane…”

“e vigoroso”

“ci sa fare?”

“sì, sì, ci sa fare eccome” rispose, “ma deve sapersi gestire”

“scusa, vado, buonanotte" aggiunse e poi chiuse.

lasciai il telefono sul divano e mentre pensavo a Stella che veniva di nuovo scopata in culo mi versai un’altra dose generosa di armagnac, roba davvero buona, regalo di Gioia un paio di anni prima, e con la mente che vagava da Gioia e a quello che aveva combinato quella sera e al ruolo di Stella, di quel club che mi sembrava sempre più una copertura per qualcosa di losco e quel gioco che ormai ci aveva fagocitato lasciai passare un’altra ora ma niente, nessun altro messaggio.

Prima di andare avanti…

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