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Erotika
una coppia moderna · Cap. 11
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Capitolo 11 di 15 34 min di lettura

luccica, ma non è oro

a volte bisogna stare molto attenti...

metzenbaum
1 anno fa · 493 letture · 0

e perché nel racconto di Gioia c’era sempre questo riferimento al suo stato d’animo mi grande confusione quando diceva “girava tutto”, “non capivo più niente”, “ero eccitata”, “non riuscivo a fermarmi anche se lo volevo”, “cedevo a quello che mi chiedevano”...

“sarebbe bastato arrivarci prima, signor intelligentone…” mi dissi, Gioia era stata drogata. e sì che di anestetici dovesti intendertene…

ovviamente montò l’attacco di rabbia assurda, ma… come potevo dimostrarlo? forse era solo ubriaca, o tutte e due le cose… come si faceva a stabilirlo dopo settimane?

esame del capello? e… chi avrei potuto accusare, e soprattutto, come l’avrebbe presa Gioia? così… lanciata in quel suo gioco?

non sapevo se ne aveva consapevolezza, sospettai di sì e immaginai che questa sua “confessione soft” altro non fosse che un modo per difendersi e difendere me, difendere il nostro matrimonio.

e anche difendere il suo attuale stile di vita, non disprezzabile, che avrebbe potuto subire un brusco tracollo se fosse saltato fuori qualcosa di più… scottante e soprattutto voluto.

e nel pieno delle mie elucubrazioni mentali, quando già pensavo di scatenare l’ira di dio su Stella e su chi la manovrava… davanti a me avevo Gioia, forse (forse…) la vera vittima di tutta questa storia schifosa.

sentivo il suo sguardo mentre il mio era terra, sul pavimento, insieme al mio morale.

ecco, probabilmente mi aveva detto tutto, aveva… vomitato tutto quello che le pesava sulla coscienza, e anche se dubitavo che non fosse davvero tutto pensai anche che Gioia non avrebbe avuto alcun guadagno dal mentire ancora.

non a quel punto della nostra relazione.

dovevo avere fiducia in lei, dovevo prendere per buona la sua parola e… schifare quella degli altri, chiunque essi fossero, perché lei era mia moglie, la donna che amavo e che mi amava.

ma era davvero… difficile da mandare giù: quale altro uomo, pensai, avrebbe tollerato? quale altro uomo avrebbe… perdonato, o anche solo voluto capire una donna che ha fatto una cosa del genere?

“amore… amore mi guardi?” mi chiese improvvisamente, e allora alzai lo sguardo e la guardai.

“ti prego, amore, non… non odiarmi…” piagnucolò accorata, “io… io avevo bisogno di dirtelo, io… non ce la facevo a tenerlo dentro!”

sorrisi e annuii.

quale altro uomo l’avrebbe fatto? forse nessuno, ma io sì. io lo stavo facendo…

“hai fatto bene” le risposi sottovoce e sottotono, “davvero, hai fatto… bene, sono… sono orgoglioso di te!”

“d-davvero?”

“sì, certo” le dissi, “che senso ha non… non dirmi niente quando ormai è alle nostre spalle?”

“puoi raccontarmi tutto quello che hai dentro, quello che hai fatto…” le dissi, probabilmente lanciandole anche l’esca, “io… io lo sai che ho… capito, e ho voluto andare avanti nonostante tutto”

si sciolse in un sorriso dolcissimo, piegò la testa e sospirò.

“posso… posso abbracciarti?” mi chiese, annuii e allora scattò volandomi al collo e stringendolo così forte da farmi male.

“io… io ti amo” sussurrò, “tu non sai quanto ti amo, sei… l’uomo che amo e io non voglio… non voglio perderti, mai, promettimi che non mi lascerai mai da sola, promettimelo…”

“sì, sì, te lo prometto” le risposi mentre le accarezzavo la schiena e il collo, “che vuoi che faccia io senza di te?”

mi strinse ancora più forte.

“magari… magari faremo altre cose, magari… ci allontaneremo per seguire alcune passioni, o per giocare con qualcun altro” le sussurrai, “ma ci ameremo sempre, e torneremo sempre insieme… torneremo sempre a casa, insieme”

sì, credevo a quello che le avevo appena detto.

restammo abbracciati in silenzio, poi Gioia si staccò, anzi, si separò quasi spingendomi via.

“non vale, non è giusto” piagnucolò tirando su con il naso, “non è possibile che ogni volta… piango…”

le misi le mani sulle guance e le tolsi le lacrime con i pollici, delicatamente, poi le posai un bacio sulle labbra, quelle stesse labbra che avevano succhiato due cazzi.

“stasera…” sussurrò, “stasera perché non usciamo ancora, solo noi due?”

“certo, perché no?” risposi, “prenoto io o prenoti tu?”

“fai tu…” mugolò, “stupiscimi… portami in un posto… speciale, vuoi?”

“ma certo, ci penso io…”

“e io mi farò bella per te…” sussurrò, “sarò così bella e così… deliziosa che guarderai solo me, e…” provò a concludere, ma il trillo del mio telefono ci fece tornare alla realtà.

“oh cazzo…” sussurrai.

erano le otto e mezza, e la mia paziente sicuramente mi stava aspettando.

e infatti era la segretaria.

“dottore… la stanno aspettando…” sussurrò, “cosa devo dire alla paziente? è già sulla poltrona…”

schizzai via scambiando un ultimo bacio con Gioia ma non contento rientrai di corsa e gliene diedi un’altro, profondo, passionale, poi fu lei stessa a spingermi via e a chiudere la porta.

per fortuna andò bene, la paziente non si arrabbiò per il ritardo e le feci un grosso sconto sul lavoro e così eravamo contenti tutti, e quando chiusi lo studio per la pausa pranzo cominciai a sondare i vari ristoranti e l’unico tra tutti quelli di un certo livello che trovai disponibile per la sera (chissà come mai…) fu la Corte Nuova, non nella nostra provincia ma non molto distante, tre stelle Michelin, uno di quei ristoranti che ti servono da mangiare praticamente su dei dischi volanti che alla fine contengono una forchettata di qualche intruglio, eccellente per carità, ma che fai fatica a chiamare cena.

menù a sette portate tutte scelte dallo chef, ricchi premi e cotillon, prezzo a testa non comunicato.

prenotai per le otto, ci sarebbe stato tutto il tempo per arrivarci.

ripresi il lavoro e non ci furono novità, ma poco prima di chiudere lo studio mi chiamò Stella.

e mi tornò in mente tutto, quella sera, la possibilità (praticamente una certezza, con più ci pensavo, e ci avevo pensato tanto), le bugie, il torbido, e quel qualcosa che non mi quadrava.

“buonasera” la salutai, “quale onore…”

ridacchiò, ma passò subito al punto.

“abbiamo il volo diretto sabato mattina alle otto e mezza, da Malpensa” ti mando via email i vostri biglietti per stamparli”

“ok, bene, poi mi dirai come fare per pag…” provai a dire, ma mi fermò.

“siete nostri ospiti” disse, “e questo non è in discussione!”

non ci fu nulla da fare, fu irremovibile, ci saremmo sdebitati in un altro modo.

“non abbiamo un’auto abbastanza grande per contenere tutto quindi dovremmo trovarci là arrivando separati, va bene?” mi chiese, “o avete che ne so un furgone, per caso?”

non avevo nulla, ovviamente, ci saremmo trovati in aeroporto.

“senti…” mi disse, “se vuoi… possiamo fare il viaggio… già scambiati, che ne dici?”

mi irrigidii, ma la mia risposta era no, no in quel momento almeno.

“dovresti sentire Gioia” le dissi, ribaltando su di lei l’onere, “se è d’accordo lei sono d’accordo anch’io… comunque… ne parleremo”

“m-m, lo faro…” mugolò, “ma… ti sento… strano, un po’ teso, ci sono problemi?”

diavolo di una donna…

ce n’erano eccome di problemi, ma almeno per il momento non erano fatti suoi.

dissimulai, parlammo del più e del meno e poi ci salutammo non con un certo sollievo da parte mio.

arrivai a casa e trovai una sorpresina, Gioia non era sola ma aveva compagnia perché era in piscina con altre due “ragazze”, che però se ne stavano giusto andando, già vestite, mentre lei era ancora in costume.

le conoscevo di sfuggita, ci salutammo e poi Gioia le accompagnò al cancello e quando tornò mi abbracciò schioccando un bacione sulla bocca.

“è andata bene oggi?” mi chiese, “la tua paziente del ritardo?”

“tutto bene, sì” le risposi ricevendo un altro bacione.

“allora… ti lascio fare la doccia, io la faccio dopo con più calma, devo farmi bella…” mugolò sensuale, “bella per il mio uomo!”

ma non ero pronto per lasciarla andare, non con la voglia di lei che avevo.

e per… gioco le slacciai il gancio del reggiseno ancora bagnato e glielo tolsi facendo uscire le ragazze, e mentre me le esibiva orgogliosamente le feci scivolare le mani lungo i fianchi e le slacciai anche i nodi degli slip aprendoli completamente, tanto che l’indumento le rimase “agganciato” solo sul cavallo, stretto dalle cosce.

“cosa vuoi fare?” mi chiese sensuale, “qualche giochetto?”

“perché no?” le risposi mentre Gioia mi teneva per la cravatta.

“allora… allora facciamolo il giochetto…” mugolò sempre più sensuale, “chiudi gli occhi… chiudi gli occhi e apri le labbra… lascia fare a me…”

le sorrisi e lo feci, chiusi gli occhi e aprii le labbra che subito Gioia mi sfiorò con le dita e anche con la lingua, restai in attesa di qualcosa di estremamente libidinoso ma un istante dopo Gioia mi cacciò in bocca i suoi slip allontanandosi di qualche passo ridacchiando nervosa.

me li levai quasi con schifo pulendomi la bocca con il dorso della mano, e mentre lei rideva come una pazza mi tolsi la giacca lanciandola via e la guardai torvo.

“scappa” le dissi, “scappa perché se ti prendo…”

cacciò un grido disperato e cominciò a scappare fermandosi dietro al divano, provai a prenderla ma scappò e facemmo un paio di giri trovandosi alle posizioni di partenza, allora restai a vedere la sua mossa e quando fece per partire scattai anch’io lanciandomi verso di lei attraverso tutta la lunghezza del divano riuscendo solo a sfiorarla con la punta delle dita, provai a non rovinare a terra ma non ci riuscii cadendo a corpo morto su un fianco, provai a tirarmi su ma scivolai e di nuovo finii a terra stramazzando come un sacco di… patate e ormai Gioia era scappata, così rimasi disteso a pancia in su con le pive nel sacco mentre la sentivo ridere e sbeffeggiarmi.

Prima di andare avanti…

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