“e… la regola?” le chiesi, “quella di non fare niente se non… come si dice, faccio solo quello che fa anche l’altro?”
scosse la testa.
“eh, la regola… anzi, le regole!” sospirò, “sono così difficili da osservare a volte…”
“e poi lo sai come la penso” aggiunse quasi si dovesse difendere, “i pompini non sono sesso, sono…”
“sì, lo so, sono bacetti sul pisello…” conclusi per lei.
scoppiò a ridere e per fortuna la tensione si allentò, e pochi minuti ancora arrivammo a casa.
Gioia la accolse in pompa magna, quasi imbarazzandola, le fece vedere la nostra bella casa ricevendo un sacco di complimenti, le offrì questo e quello e poi finalmente andammo a fare il bagno.
in pratica si ritagliarono del tempo solo per loro parlando di centri estetici, di massaggi e trattamenti, di hair stylist, di come spendere i soldi dei mariti insomma, a me non restò altro da fare che rifornirle continuamente di bollicine e stuzzichini, così oltre che chauffeur ero anche stato promosso al grado di cameriere.
Gioia (le bastava poco…) diventò subito allegra, le consigliai e poi la obbligai a togliersi almeno dal sole e così le due si trasferirono sotto l’ombrellone, e mentre Gioia beveva l’ennesimo flute di vino Stella mi guardava, scuotendo la testa.
alzai le spalle, tanto la conoscevo, il vino le dava la “botta” immediata ma poi recuperava, e tornava lucida.
Gioia si stese sul lettino e quasi si addormentò, così Stella tornò in acqua e cominciò a parlarmi di vacanze e di un sacco di altre cose, Gioia interveniva a volte a sproposito facendoci sorridere, ma di lì a poco Stella mi chiese se poteva usare il bagno.
“ma certo” le risposi, “vuoi che ti accompagni?”
mi guardò con lo sguardo… sottile, e allora scossi la testa.
in vino veritas, si dice, e infatti uscì solo la verità…
“io piscio nell’erba…” mugolò Gioia, più addormentata che sveglia.
“cosa?” mi chiese sottovoce Stella, certa di non aver ben capito.
“piscio nell’erba…” le ripeté Gioia che aveva un udito eccezionale, “lui mi fa mettere con le gambe aperte e mi guarda… che… la faccio…” concluse, con la voce ormai impastata e cotta, e infatti non la sentimmo più parlare, ma solo russare.
salii e andai a controllarla, era andata, e conoscendola di lì a mezz’ora si sarebbe risvegliata un po’ intontita ma in perfetta forma.
mi sedetti sul bordo della vasca e restai a guardare Stella che faceva il morto a galla, era davvero… una donna eccezionalmente bella, e ancora una volta mi chiese che ci facesse insieme ad Enrico che invece era del tutto… anonimo, gran bravo ragazzo e senza volerlo offendere, ma era… anonimo!
non che io fossi tutto così “brillante”, ma al suo confronto…
il sole picchiava duro e con la schiena rivolta verso i suoi raggi rischiavo davvero l’ustione così rientrai in acqua e Stella si avvicinò, e mi ricordai del suo bisogno.
“se devi usare il bagno, entri e vai in fondo a…” le dissi, ma mettendomi un dito di traverso sulle labbra mi zittì.
“se vuoi” sussurrò, quasi impercettibile, “la posso fare anch’io nell’erba…”
ci guardammo negli occhi, e le bastò quello sguardo per capire che cosa avrei voluto da lei.
si issò fuori senza usare il bordo (mettendomi davanti quel miracolo della natura che era il suo bel culo) e facendo due passi all’indietro si mise sull’erba, diede un’occhiata a Gioia e poi si accovacciò quasi nello stesso punto in cui l’aveva fatta Gioia, scostò il cavallo degli slip mostrandomi la figa pelosa e aprendosela con due dita si impegnò per farla mentre io ero lì davanti a vedere lo spettacolo in primo piano, con le braccia sul bordo vasca incrociate sotto il mento.
si impegnò e ce la fece, regalandomi la visione di una bella pisciata copiosa e schiumosa che anche a distanza di un metro e mezzo mi portò sentori ambrati e dolciastri, e che poi si ridusse ad un gocciolio fino a fermarsi.
“andava bene?” mi chiese, sfacciata, mentre si alzava in piedi.
la seguii con lo sguardo mentre si avvicinava a me, sembrava volesse arrivare al cielo da tanto era alta…
“benissimo…” le risposi, e pochi istanti dopo era tra le mie braccia, in acqua, tutta intenta ad esplorarmi la cavità orale con la lingua.
e quello non era scambismo, quella era attrazione, fatale…
“non riesco a resistere” sussurrò, “sono stata con… molti uomini sia da quando scambiamo che… prima”
la guardavo dritta negli occhi.
“ma questa situazione che si è creata… tra noi… tra noi due, tra noi quattro… non lo so” continuò, “mi da da pensare…”
“pensare cosa?”
sorrise.
“eh, tante cose…” sussurrò, quasi persa nei suoi pensieri.
restammo per un po’ in silenzio, poi glielo chiesi.
“tutto bene… con lui?”
diventò seria, quasi offesa, poi scosse la testa.
“si vede così tanto?” fu la sua risposta, perché senza essere un esperto ci avevo azzeccato.
mi raccontò che il loro matrimonio era finito anni prima e che l’unica cosa che li teneva in qualche modo legati era lo scambismo.
“non facciamo più l’amore insieme da anni, ormai” continuò, “ogni tanto… gli do il contentino ma… capisci, non è fare l’amore quello…”
“almeno quando scambiamo… ci liberiamo un po’, siamo felici” sospirò, “poi si torna a casa, solita routine…”
annuii.
“per questo ho così a cuore… voi” mi disse, seria, “ho conosciuto Gioia e l’ho vista… speciale, è il ritratto della felicità, ma con un’ombra che ogni tanto le scherma la luce che emette, sai cosa voglio dire…”
incredibile, pensai, la conosce da quanto, un mese, e già le ha fatto il ritratto.
“e so per esperienza che prima o poi quell’ombra ti avvolge e non ne esci più” aggiunse, con un sorriso, “e le ho consigliato… lo scambio di partner”
“...e ha funzionato!” le dissi, sincero, “almeno per il momento…”
Stella mi sorrise e poi mi abbracciò stringendomi forte, e per la prima volta sentii che nel contatto con lei non c’era qualcosa di esclusivamente sessuale, eravamo in sintonia.
“anzi, dimmi che cosa devo darti per la consulenza…” ripresi facendola sorridere, e sempre per sorridere rispose “avere il dentista gratuito può bastare!”, e ridendo e facendoci battute arrivammo di nuovo a guardarci intensamente, e scattò l’ennesimo bacio, che però interrompemmo perché le gambe di Gioia si muovevano.
allora salii e la vidi sveglia, assonnata da post sbronza, e c’era una sola cosa da fare…
i suoi urli perché la costringevo a stare sotto l’acqua gelida della doccia li sentirono dall’altro capo della via, ma servì perché si svegliò definitivamente, e dopo aver riso con Stella come se le due non avessero mai smesso di parlare fece un paio di smorfie.
“vado in bagno…” ci disse, si gettò addosso il suo telo e a gambe strette entrò in casa perché evidentemente se la faceva addosso… e non era roba liquida!
di nuovo solo con Stella me la trovai addosso, ci baciammo profondamente approfittando dell’assenza di Gioia ma mentre le stavo… proponendo qualcosa, mentre avevo le sue braccia sulle spalle e la sua bocca a meno di due centimetri dalla mia, sentimmo qualcuno che ci chiamava.
“scusate, posso?”
era Enrico.
Stella mi lasciò andare non senza avermi lanciato un’occhiata di fuoco, poi si issò sul bordo per uscire dalla vasca e mentre guardavo quel gran culo che si muoveva pensai che stavo vivendo qualcosa di unico, e irripetibile.
“prima di sera” sussurrai, “sono sicuro che te lo piazzo tra le chiappe…”
la guardai mentre abbracciava e baciava il marito, tutta finta felice.
no, erano una coppia troppo improbabile.
e poi la vidi che mi guardava, e sorrideva.
“sì” sussurrai, “te lo pianto tra le chiappe, e ti faccio gridare…”
dovevo solo trovare il modo di farlo, ma… la volevo far gridare.
e non me ne fregava un cazzo delle sue regole.
prima che stasera te ne vai, io ti scopo, Stella…
fine capitolo otto
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