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Erotika
una coppia moderna · Cap. 8
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Capitolo 8 di 15 37 min di lettura

uno di voi...

se non puoi batterli, unisciti a loro

metzenbaum
1 anno fa · 509 letture · 0

che le potevo dire?

“va bene… prenota allora…” le dissi.

i suoi occhioni diventarono ancora più grandi, cacciò un grido e si mise a saltellare nella piscina con un gran movimento di tette e di acqua, poi si incollò alla mia bocca e mi baciò profondamente prima di staccarsi e salire la scaletta come un fulmine, asciugarsi velocemente e poi entrare per chiamare Stella, rendendo partecipe tutto il vicinato della sua felicità da tanto rideva forte.

e così addio ai lavori nello studio, alla digitalizzazione completa della cartella clinica del paziente, alla sostituzione del PACS e alla stesura della fibra ottica tra le due sale, tutte cose che mi avrebbero fatto spendere ma anche fatto fare un salto di qualità nell’offerta che davo ai pazienti.

ci avrei pensato a dicembre, se andava bene.

Gioia tornò di fuori di corsa e si gettò in acqua così vicina che per un istante pensai mi venisse addosso (poi va in Corsica con l’osso del collo rotto!), e tutta entusiasta mi disse che anche Enrico e Stella erano felicissimi e che non vedevano l’ora di trascorrere del tempo con noi.

“Enrico e Stella…” pensai, “quei due ci avevano sconvolto la vita…”

per tutta la serata Gioia non pensò ad altro e riuscì a prendere sonno solo a notte inoltrata quando anch’io stavo crollando, ma a dispetto della nottata travagliata il sabato mattina quando mi svegliai scoprii che ero solo.

Gioia stava parlando, rideva ma era anche seria, e quando la sentii dire “...ma sì, Sara, vedrai che è così” mi alzai e la raggiunsi.

“ah, guarda che papà si è svegliato…” le disse, e prendendo il telefono mi persi nella voce melodiosa della mia bambina e quasi non mi resi conto che entrambi eravamo ancora nudi!

salutata Sara (felicissima, perché le avevo fatto un bonifico in diretta per le sue vacanze e uno per l’iscrizione alla scuola guida…) la mattina proseguì per la sua solita via, io mi dedicai alla cura del giardino tosando l’erba e ripulendo la piscina mentre Gioia andava al supermercato, e dopo un pranzo frugale e veloce arrivò la chiamata (puntuale, mi venne da dire) di Stella, che messa in vivavoce si scusava per il poco preavviso ma che a malincuore comunicava che la domenica non avrebbero potuto venire, a causa di un impegno con la famiglia di Enrico originaria del Veneto che l’avrebbe costretto a tornare troppo tardi.

“oh, mi dispiace…” le disse Gioia, “ma… perché non facciamo stasera, allora?”

silenzio.

“s-sì…” sentii dire da Stella, “sì, si può fare, certo, ma non vorremmo creare disturbo e…”

“ma che disturbo!” si affrettò a dirle Gioia, “per una pizza???”

ma non solo, le disse che era inutile aspettare le otto e che se lo volevano potevano venire quando lo desideravano che prima della pizza ci facevamo un bagno in piscina.

Stella ridacchiò e ci confessò che non osava chiederlo ma che ci sperava.

ma arrivò una specie di colpo di scena.

“io… io posso venire, sì” ci disse, “ma Enrico finisce di lavorare verso le sette… lui… verrebbe solo per la pizza e…”

“ok!” le rispose subito Gioia, “allora vieni tu! lui arriverà dopo!”

sentimmo Stella esitare ma poi accettò, ma c’era un altro problema (e quasi se ne vergognò), loro avevano una sola auto e ce l’aveva Enrico quel sabato.

“e che problema c’è?” le rispose Gioia, “dimmi quando sei pronta e ti mando il mio chauffeur a prenderti con la limousine!”

scossi la testa e le due si misero a ridere, poi presero accordi per le quattro e mezza e… a me non restò altro da fare che accettare, e una volta chiusa la chiamata Gioia diventò un vulcano di attività, prepara questo, pulisci questo, porta su il tavolino con le sedie belle, apri l’ombrellone…

ma era bello così, vederla felice e entusiasta era una soddisfazione, ti scaldava il cuore.

alle quattro e pochi minuti, mentre Gioia preparava una delle sue macedonie di frutta tropicale (la parola macedonia mi fece venir da ridere…) e macinava il ghiaccio per le granite, nemmeno aspettassimo il presidente della repubblica, io andai a prendere Stella.

arrivai un po’ in anticipo e le mandai un messaggio “sono qui sotto”, e lei rispose “entri un attimo?”

e questo bastò per farmi agitare.

lasciai l’auto dove potevo e ancora prima che potessi suonare il campanello il cancellino si sbloccò, entrai per il vialetto in cemento (meglio il mio, in porfido, ridacchiai…) e raggiunsi la porta d’ingresso, bussai e da dentro sentii “è aperto!” detto a gran voce, tolsi gli occhiali da sole mettendoli appesi alla catenina e poi entrai.

era fresco ma non freschissimo, e buio, e il contrasto tra la luce accecante del sole di luglio con la penombra dell’interno non mi permise subito di mettere a fuoco, ma… poi sì.

“sono quasi pronta, arrivo subito” mi disse Stella, e al solo vederla… beh, ci rimasi.

era nuda, con le tettone di fuori e la passera al vento, intenta a riempire un borsone con due grosse spugne, ricambi, calze, ciabatte…

“f-fai con calma…” le dissi distogliendo lo sguardo, con un certo imbarazzo, al che Stella si tirò su e mi chiamò.

“ehi…” disse, “puoi anche… guardare, sai…”

allora mi voltai verso di lei, che era tutta sorridente.

“credo che tu mi abbia già vista così, giusto?” mi chiese mentre sistemava una maglietta nel borsone che sembrava esplodere.

“sì… sì, certo…” risposi.

“e allora?” volle sapere, “qual è il problema?”

“qui… siamo a casa tua…” le risposi, memore delle sue regole.

sorrise.

“saremo anche a casa mia, ma siamo soli” mi disse, “e non stiamo facendo assolutamente niente, o mi sbaglio?” aggiunse sensuale.

“e poi chi lo dice che non puoi guardami?” mi chiese ancora, sempre più… insistente.

“le tue regole…” le dissi, “quelle del club…”

sorrise.

“dimentica il club per un attimo” disse sempre con quella voce sensuale che mi strappava fuori il sesso dal sangue, “sei entrato in casa di una donna quando il marito è fuori, e la trovi nuda… che fai, ti volti dall’altra parte?”

alzai le spalle e Stella si mise a ridere.

“sei troppo… bello quando fai così!” mi disse, “Gioia è davvero fortunata…” aggiunse con una nota amara, quasi avesse sottinteso “non come me, che invece…”

“dai, già che sei qui dammi un consiglio, che cosa mi metto?” mi chiese, e mi fece vedere due costumi, uno rosso e uno giallo.

le consigliai il giallo, ma scelse il rosso, e di lì a pochi minuti uscimmo di casa e salimmo in auto, in una specie di deja-vu molto ma molto “critico”.

Stella indossava già il costume con sopra un copricostume ampio, come se stesse per andare in spiaggia.

e aveva un profumo meraviglioso…

“posso chiederti una cosa?” mi disse mentre guidavo, “posso fare un selfie insieme a te?”

“s-sì, certo…” le risposi, accostai e lasciai che facesse quello che desiderava, due, tre, quattro, cinque foto che non le andavano mai bene fino a che trovò quella che le aggradava di più, e me la fece vedere.

“visto come siamo belli insieme?” disse, ovviamente provocatoria, “saremmo proprio una bella coppia, noi due…”

non raccolsi, ma Stella aveva altre idee, allungò la mano e me la mise sul pacco cominciando a tastare.

“perché non accosti?” mi disse, sensuale.

non me l’aspettavo ma avrei dovuto farlo.

e una volta fermo Stella non perse tempo, mi aprì i pantaloncini e lo estrasse tenendolo in pugno, lo scappellò una mezza dozzina di volte guardandomi negli occhi e poi ci si tuffò sopra attaccando il suo “solito”soffocone fatto praticamente con la gola mentre io tenevo d’occhio la situazione circostante, anche se la strada era deserta.

la sentii ciucciare e pompare, tastandomi le palle per stimolarmi e farmi fare in fretta, e quando avvertii l’impulso lo lasciai arrivare e riuscendo solo a dire “oh, vengo…” le sborrai in gola.

ingoiò tutto, sentii che deglutiva, si rimise a ciucciare e pompare ma poi si staccò, leccò via l’ultima gocciolina che era uscita e poi me lo rimise via a fatica, tutta soddisfatta.

“andiamo che Gioia ci aspetta?” mi disse poi, vedendomi… indugiare.

ripartii e con un po’ di fastidio perché ancora ce l’avevo duro e il costume era stretto ci rimettemmo in strada, ma dopo qualche minuto di silenzio mi sentii di chiederglielo.

Prima di andare avanti…

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