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Erotika
una coppia moderna · Cap. 8
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Capitolo 8 di 15 37 min di lettura

uno di voi...

se non puoi batterli, unisciti a loro

metzenbaum
1 anno fa · 509 letture · 0

“amore mi fai un favore?” mi chiese, “puoi andare giù nel freezer e portare la carne per stasera in cucina?”

“s-sì, certo…" risposi, e la mia schiena venne percorsa da un brivido gelato al pensiero di andare di sotto.

“sennò dopo mi dimentico…” ridacchiò.

ci andai subito, e quando scesi le scale (praticamente con un balzo) saltai la lavanderia e andai direttamente al freezer prendendo quello che mi aveva chiesto, lo portai in cucina e lo misi in frigorifero perché Gioia era maniacale per il rispetto del percorso di scongelamento degli alimenti.

“trovata?” la sentii chiedere ancora dal bagno, le risposi “sì” ad altavoce e di nuovo la sentii che mi chiamava.

“amore, vieni qui un attimo?”

la raggiunsi fermandomi sulla porta, ma lei mi fece cenno di andare da lei con il dito “a gancio”, ci andai e mi fermai davanti.

“me lo dai un bacio?” mi chiese.

le diedi il bacio che voleva, casto e puro sulle labbra, e le accarezzai il viso.

vicino a lei l’odore era forte, pungente, ma forse… forse era per quello che mi aveva chiamato vicino, per farmi… condividere, e punirmi in qualche modo. forse dovevo chiederle scusa, ma non lo feci.

e non so il perché, e quasi me ne vergognai, pensai a Stella… chiedendomi se anche la sua… la sua cacca puzzasse così.

“adesso finisco qui e poi preparo la colazione, ok?” mi disse ma scossi la testa.

“fai quello che devi fare” le dissi, “vado a preparare io”

piegò la testa e mi sorrise, mi mandò un bacio e poi me ne andai.

arrivò pochi minuti dopo mentre stavo preparando il suo the, mi abbracciò da dietro e sentii il calore del suo corpo e la morbidezza del seno sulla mia schiena.

restò abbracciata stringendomi forte, poi scivolò davanti e si fece abbracciare anche così.

“tutto bene?” le chiesi, e lei annuì con il capo ma senza dire nulla.

“ho solo bisogno di caricarmi un po’...” ridacchiò, “così mi basta per tutto il giorno quando non ci sei”

la baciai in fronte e poi la feci sedere a tavola, completamente nuda, ma non era una cosa infrequente per lei, e mangiammo e parlammo e ridemmo come ai bei tempi, quando la vita era più semplice e… non c’erano problemi.

e mentre nel traffico raggiungevo lo studio mi arrivò un messaggio, suo.

“mi manchi già…”

risposi con un “esagerata…” ma la sua replica non ammetteva dubbi.

“non ho mai sentito la tua mancanza come in quella notte che non abbiamo passato insieme”

non le potevo, in tutta onestà, scrivere “anch’io”, ma lo feci lo stesso.

“adesso ti lascio lavorare” scrisse ancora, “faccio un po’ di mestieri e poi vado a fare la spesa, ci sentiamo dopo, ok? baci baci baci baci”

le mandai baci anch’io e poi mi concentrai sulla strada ricordandomi che quel venerdì sera stavo per fare un macello solo perché ero distratto.

il lavoro mi aiutò a cambiare il focus e tra ablazioni, un paio di consulti e un ingresso fuori lista in urgenza arrivò la pausa pranzo.

Gioia non mi aveva scritto e l’ultima connessione Whatsapp era di una mezz’ora prima quindi era attiva e stava bene, meglio così.

la sera arrivò in fretta ma alle cinque, al momento di chiudere baracca e burattini, la segretaria mi chiamò.

“dottore, ho una signora al telefono, ha un'urgenza, che le dico?”

guardai l’assistente (quella con un culo che parlava!) con la quale stavo facendo la conta dei ferri da spedire in sterilizzazione e la interrogai con lo sguardo, lei alzò le spalle e allora accettai.

era una brutta, bruttissima perimplantite che coinvolgeva tutta la zona dell’impianto, e andava trattata subito: di norma non faccio chirurgia da solo ma faccio venire qualcuno a darmi una mano ma quella sera non ce ne sarebbe stato il tempo e poi… e poi sapevo comunque il fatto mio (anche se a volte ‘strinavo’ i pazienti col coagulatore…) ed avevo un’assistente valida che non era digiuna di chirurgia, e per il bene di un paziente si fa questo ed altro.

preparammo la saletta piccola e cominciammo a bardarci, poi arrivò la paziente accompagnata dalla segretaria (la signora era in lacrime, poveretta) e dopo le solite radiografie che controllai insieme a quelle fatte all’epoca dell’impianto procedemmo al trattamento, quindi anestesia e una volta eliminata la sensibilità in tutto il sito chirurgico giù di lavaggi con fisiologica e aspirazione, incisi la sacca e feci quello che c’era da fare, ma non era una cosa semplice, non come immaginavo.

c’era compromissione dell’osso che sembrava seriamente danneggiato dall’infezione trascurata e non era cosa trattabile in un ambulatorio dentistico, doveva andare in ospedale e farsi vedere da un chirurgo maxillo facciale…

suturai e le iniettai antibiotico e “rinfrescai” l’anestesia per non farle sentire dolore, ripulii accuratamente l’area e alle sette dimisi la paziente dopo aver compilato tutte le carte dell’assicurazione, poi finalmente tornai a casa.

“amore…” mi rispose quando la chiamai dall’auto, “ma… ho provato a chiamarti…”

“sì, lo so, scusa…”

“ha risposto un’altra donna e non ho riconosciuto che era la tua segretaria…” ridacchiò.

“hai avuto un’urgenza?” mi chiese, “hai operato?”

le spiegai brevemente e senza scendere nei particolari, poi Gioia mi disse “dai, torna, che ti aspetto…” e non sentii più né la stanchezza né l’affaticamento degli occhi dopo tante ore di luce fredda, e quando aprii la porta di casa avevo una mogliettina premurosa tutta a mia disposizione, come se fossimo davvero sposini novelli ancora entusiasti della vita.

dopo cena, mentre Gioia guardava qualche programma satirico, controllai un po’ di fatture dello studio: ogni tanto andava fatto anche quello senza delegare interamente al commercialista, ma ero così stanco che chiusi tutto e mi lasciai andare sul divano emettendo un lungo sospiro.

“amore, vuoi andare a letto?” mi chiese.

pensai che si riferisse al fatto che aveva le gambe appoggiate sulle mie, e voleva sapere se spostarle o no.

la guardai e sorrisi.

“vieni anche tu?”

“m-m” rispose, e così in pochi minuti eravamo nel nostro ‘ufficio’, a ricaricarci le batterie.

e fu una settimana così, tra intimità familiare, lavoro, spesa, pulizie, ancora lavoro… e il weekend arrivò veloce.

e il venerdì sera quando tornai a casa, per fortuna in orario umano, sentii che Gioia era al telefono, rideva e sembrava entusiasta.

mi spogliai e quando mi sedetti sul divano arrivò anche lei, ancora con il costume da bagno addosso, e la sua pelle odorava di monoi.

“dai, vieni con me!” mi disse prendendomi le mani per farmi alzare dal divano, mi portò di fuori in piscina e tutta felice come una ragazzina si gettò in acqua chiedendomi a gran voce di raggiungerla.

“devo… mettere… il costume…” le dissi, ma in una piscina come la nostra il costume era del tutto sopravvalutato, infatti Gioia si levò il reggiseno gettandolo fuori e con qualche contorsione si tolse anche gli slip che volarono via pure loro, e sbracciandosi e schiamazzando mi invitò a gran voce di entrare insieme a lei.

così mi tolsi la maglietta, levai anche i boxer e gridando “cannon ball!” mi gettai in acqua schizzando dappertutto.

sembravamo davvero due teenager.

Gioia mi volò addosso e cominciò a riempirmi di baci, vedevo la felicità nei suoi occhi.

“amore, quando chiudi lo studio?” mi chiese.

“agosto… dal sette al ventotto se non mi ricordo male…” le risposi.

ridacchiò, e lì cominciai a sospettare qualcosa.

“senti” mi disse, “mi ha chiamato Stella”

ecco, infatti…

“loro sono via dal sette al diciotto, vanno in Corsica” mi disse, “hanno preso in affitto un appartamento in residence, piccolo”

“bella la Corsica” le dissi, “non ci siamo mai andati… è come la Sardegna ma un po’ più selvaggia…”

ma a Gioia non fregava un bel niente della Corsica…

“ok” le risposi anche se avevo già fiutato.

“amore…” mugolò, “perché non ci andiamo anche noi?”

inspirai profondamente: avevamo già pianificato le nostre vacanze che avremmo fatto ad ottobre alle Maldive e non era prevista una deviazione ad agosto, anche perché in realtà dovevo usare il periodo di chiusura dello studio per far fare dei lavori, che non erano gratis, tra l’altro…

ma Gioia era così… entusiasta, e… nel sogno mi aveva detto che decidevo sempre tutto io…

“ci sono ancora appartamenti liberi, ho controllato, e costa anche poco…” mugolò, “dai… andiamo anche noi…”

Prima di andare avanti…

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