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Erotika
una coppia moderna · Cap. 8
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Capitolo 8 di 15 37 min di lettura

uno di voi...

se non puoi batterli, unisciti a loro

metzenbaum
1 anno fa · 509 letture · 0

“a proposito” chiesi ancora, “c’è un dress code per stasera?”

rispose con le faccine che ridevano e aggiunse “se vuoi ti faccio vedere come sto adesso, che sarà anche come starò quando arrivate…”

“ok, vediamo”

ci mise un po’, poi mi mandò la foto fatta davanti ad uno specchio: eh, era parecchio diversa da… dal venerdì sera…

indossava un paio di short color rosa e una camicetta blu maschile con le maniche arrotolate, infradito e capelli legati a coda, senza trucco.

“ok, ci adeguiamo” risposi e allora mi mandò un bacio, poi si disconnesse ma poi mi mandò un altro messaggio su che pizza volevamo, glielo scrissi e allora chiudemmo entrambi.

dopo una lunghissima preparazione Gioia uscì dal bagno e potei andare io a farmi la doccia, e quando tornai in camera da letto con la spugna legata in vita la vidi seduta al tavolino della toilette a farsi bella.

il tempo che dedicava “al restauro” era sempre maggiore, povera Gioia, non accettava l’inevitabile passare del tempo…

misi un paio di jeans e una maglietta, Gioia invece indossò un abitino corto fatto di cotone che sembrava spugna con la cintura in vita e un paio di sneakers, molto giovanile e sbarazzina, e dopo altri ritocchi e dopo averla chiamata mezza dozzina di volte perché eravamo in ritardo finalmente ci mettemmo in auto arrivando alle otto puntuali sotto casa loro, una villetta bifamiliare molto carina all’estrema periferia, ma molto più piccola della nostra e in una zona meno… prestigiosa, diciamo così, e assolutamente senza piscina.

“la prossima volta toccherà a noi invitarli” le dissi, e Gioia annuì felice.

ci accolsero calorosamente, ci mostrarono la casa e poi ci sedemmo a tavola a chiacchierare del più e del meno, ridemmo, tracannammo birra e finalmente arrivarono le pizze, e per non fare torto a nessuno ci… scambiammo pure quelle, assaggiando una fetta di questa e una fetta di quell’altra, e mentre Gioia rideva e mangiava felice io guardai Stella, che sorrideva soddisfatta.

avevamo passato la prova, ci eravamo scambiati e ora sembravamo solo vecchi amici: ed era strano vedere allo stesso tavolo e in perfetta consapevolezza quattro adulti che si erano… scopati a vicenda insieme ai loro partner “regolari”, in serenità.

la serata fu divertente e verso le undici, dopo tante insistenze, riuscimmo a uscire dalle loro grinfie e tornarcene a casa, non senza averli contro-invitati la domenica successiva per cena a casa nostra, e in mezz’ora eravamo a casa.

stava finendo un weekend devastante dal punto di vista emozionale, era andato bene, forse fin troppo, ma come sempre quando il weekend finisce mi restò addosso una sorta di malinconia.

e quando ci trovammo a letto, nudi, con Gioia che si era addormentata appoggiata sul mio petto, non riuscii a non pensare al sogno che avevo fatto, all’angoscia provata e all’immenso dolore che la visione di Gioia mi avevo causato.

quel sogno mi aveva davvero destabilizzato, tanto che feci veramente fatica a dormire e infatti il mattino successivo mi svegliai stanchissimo.

Gioia dormiva ancora, la lasciai stare e per svegliarmi mi buttai sotto la doccia, praticamente fredda, e quando uscii la trovai sulla porta del bagno, nuda come mamma l’aveva fatta.

dopo tanti anni mi faceva ancora lo stesso effetto…

“amore, perché non mi hai svegliata?” mi chiese ancora mezza addormentata.

“dormivi così bene…” le risposi, “che ti svegliavo a fare?”

“...mmm facevamo la doccia insieme…” mugolò avvicinandosi e accarezzandomi la guancia.

“l’ho fatta fredda, gelata” le dissi facendole toccare la spalla e con una smorfia mi fece capire che… non, non le sarebbe piaciuto, anche nel caldo più torrido le sue docce erano sempre bollenti.

“non torni tardi stasera, vero?” mi chiese piagnucolosa.

“no, no, non ho molto da fare oggi…” le risposi (ultime parole famose), le posai un bacio sulle labbra e lei allora tentò un approccio con la lingua ma la fermai.

“ah ah ah…” la sgridai, “lo sai che devo andare e se cominciamo… faccio tardi…”

“uffa…” mugugnò, e quasi se ne fosse dimenticata mi chiese se potevo guardarle il dente del giudizio, perché lo sentiva pulsare di tanto in tanto: feci una mezza smorfia perché l’ultima volta sembrava a posto, allora accesi la luce del bagno e provai a guardare ma… non era il dente del giudizio che “pulsava”, era qualcos’altro…

veloce come una faina mi strappò di dosso la spugna e facendomi fare un salto mi abbrancò le palle strizzadomele prima di scappare via gridando di paura perché già sapeva che la stavo rincorrendo…

si fiondò in camera e provò a chiudere la porta ma fu inutile perché con una spallata la aprii e la presi ancora prima che potesse uscire sul terrazzino, abbrancandola da dietro e sollevandola da terra mentre scalciava e gridava come un’ossessa, e poi la gettai sul letto.

era fantastico giocare così con lei, e ancora mi ricordavo delle prime estati passate insieme, da fidanzati e poi da sposati, e quei giochetti… eccitanti che ci inventavamo per stuzzicarci nel profondo… e che ora da quarantenni ci mancavano tanto.

la rovesciai a pancia in giù e me la misi sulle ginocchia pronto per sculacciarla, Gioia scalciò con i piedi ma solo per “scena” e con il suo bel culone a disposizione… mi passò la voglia di sculacciarla e pensai ad altro.

cominciai subito a stuzzicarle la fighetta facendola sghignazzare, ci giocai facendola bagnare bene lubrificando tutta la zona, e con il suo bel buchetto a disposizione… perché no?

senza darle alcun preavviso mi succhiai l’indice della mano destra insalivandolo e glielo puntai dritto al culo, quando sentì il contatto Gioia provò a contrarlo e a serrare le chiappe ma ormai era tardi e le scivolai dentro senza sforzo.

cacciò un grido strozzato e strinse ancora di più le chiappe ma ormai ero dentro.

“no amore…” mugolò “no, dai che mi fai male…”

“così siamo pari…” le dissi restandole sempre dentro, “pensi che strizzarmi le palle sia stata una bella mossa?”

“SI’!” esclamò sfidandomi ma non era nella posizione per poterlo fare, infatti mi chinai su di lei e le morsicai una chiappa facendola gridare di dolore.

e cominciammo a giocare, come sempre.

“chiedimi scusa”

“no!”

altro morso, altro grido.

“chiedimi scusa!” la incalzai, ma la risposta fu ancora “no!”, e allora cominciai a muovere la falange “ravanando” nel suo canale rettale facendole ancora più rabbia, tanto che reagì con un “MMMMMMMMGGGGGHHHHH” che sembrava un vero ruggito.

era meglio non andare oltre, mi chinai su di lei per darle non un morso ma un bacio su ciascuna chiappa e poi lentamente le tolsi il dito dall’ano, ma… non avevo fatto alcune considerazioni, la prima, la più importante… era mattina, la seconda, ma non meno importante, era la birra della sera prima nella pancia di Gioia… quella stessa pancia che era schiacciata per via della sua posizione sulle mie gambe…

la cosa più sensazionale fu il rumore, che avrebbe reso orgoglioso qualsiasi rude cowboy divoratore di fagioli.

Gioia rotolò via da quella posizione scomoda e finì per terra ancora prima che riuscissi a prenderla, ci guardammo per un istante e poi la vidi scoppiare a ridere, e più rideva più ne faceva fino a che allarmatissima si alzò in piedi e tenendosi una mano dietro e una davanti scappò in bagno.

stavo quasi per mettermi a ridere ma quando mi guardai il dito… non risi più.

“cazzo…” mormorai, presi immediatamente un fazzolettino umidificato che Gioia aveva nel primo cassetto del comodino e mi ripulii dal materiale giallastro che c’era appiccicato sopra, e con un retropensiero mi feci l’appunto mentale di lavarmi bene, ma bene, bene, bene e ancora più che bene le mani perché a prescindere dall’uso dei guanti chirurgici uno che fa il mio lavoro e che ha le mani che puzzano di cacca non fa tanta strada…

“amore?” mi sentii chiamare dal bagno, la raggiunsi restando sulla porta e la vidi seduta sul trono, con i gomiti sulle ginocchia e le mani che le sorreggevano il mento.

ed ebbi un flashback… dolcissimo, quando incinta e praticamente a termine la dovevo accompagnare sul water e poi andarla a riprendere quando aveva finito perché non ce la faceva ad alzarsi da sola.

nel locale c’era ancora il profumo persistente del mio shampoo al patchouli ma mescolato a quello meno… fragrante della cacca di Gioia.

Prima di andare avanti…

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