“ti piace?” mormorò con la voce roca, “ti piace nel culo?”
“sì, lo adoro…” le risposi sentendolo stretto come se fosse serrato in un pugno, “sei tutta fantastica!”
“mmm… davvero?” mugolò mentre continuava a fare su e giù, “dici davvero?”
“sì, sì, sei… una donna fantastica!”
“allora… sborrami nel culo!” mi incitò, “dai, fammi sentire la tua sborra calda nel mio culetto, dai, riempimelo!”
tolsi le mani dalle sue chiappe e le agguantai le zucche che sembravano ancora più grosse e cominciai a palparle strappandole dei gemiti, provai a muovermi spingendo il su il bacino e scoprii che se lo facevo lentamente Stella non provava dolore e mi bastarono davvero una decina di su e giù per arrivare.
“sto… sborrando, vengo!” grugnii, Stella si esaltò incitandomi dicendo “sì, sborrami dentro! SBORRAMI DENTRO!” e in un istante mi liberai nel suo canale rettale, iniettandole dentro l’ennesimo carico di sperma, e un istante dopo Stella si tirò su sfilandoselo e accasciandosi sul letto, a pancia in giù, con il culo in fiamme.
e quello fu l’ultimo contatto sessuale tra noi due.
mi diede un ultimo bacio profondissimo e poi andò in bagno restando dentro per mezz’ora buona, e quando uscì era già rivestita, ripulita, profumata e pettinata, come se quella notte di sesso fosse già dimenticata.
ma non era ancora finita lì…
si sedette sul letto dove ancora completamente nudo giacevo indifeso al suo cospetto, mi accarezzò una guancia con il dorso della mano e mi sorrise.
“io adesso devo andare” mi disse.
mi allarmai e feci per alzarmi, la dovevo accompagnare ma Stella mi mise la mano sul petto e mi fermò.
“dopo lo scambio si rientra a casa da soli” mi disse, “sai, per evitare… incontro del giorno dopo…”
annuii.
“pensavo di… portarti…” cercai di dire, ma Stella scosse la testa.
“le cose si fanno così” mi spiegò, “e… credimi, è molto ma molto meglio così, è per evitare…”
“il coinvolgimento, il transfert” conclusi per lei.
“esatto” rispose, “abbiamo scambiato partner, abbiamo fatto sesso, e tutto si ferma lì, ok?”
“ok…”
si alzò in piedi e prese la borsetta, mi mandò un bacio soffiato e poi se ne andò lasciandomi solo.
restai a letto a guardare il soffitto per un sacco di tempo, i pensieri si affollavano ma ora erano “scacciati” dal ricordo della mega scopata con Stella, una delle mie migliori prestazioni sessuali in assoluto.
con Gioia non mi sarei mai potuto spingere così… avanti.
“Gioia…” sussurrai.
ripresi il telefono e controllai, ultima connessione alle nove e dieci.
forse… stava controllando anche lei…
scesi dal letto in uno scrocchiare unico di articolazioni e andai a fare la doccia, mi lavai profondamente e accuratamente (mi bruciava il cazzo e avevo l’interno delle cosce arrossato per via dello “sfregamento sessuale”) e dopo essermi asciugato per bene i capelli andai a rivestirmi.
e guardandomi allo specchio… sì, ero quello della sera precedente, non era cambiato nulla, almeno esteriormente.
dentro avevo una certezza in più, che sarei riuscito a gestire la cosa senza molti problemi, ma soprattutto avevo un’esperienza in più, qualcosa di meraviglioso…
sistemai bene il nodo della cravatta e in quell’istante mi arrivò un messaggio.
e trasalii.
non ero pronto per affrontare Gioia, non ancora.
ma non era Gioia, era Stella.
“volevo dirti ancora grazie per la splendida serata passata insieme a voi” scriveva, “non lo dovrei fare ma ti ringrazio anche per la splendida nottata, davvero da ricordare”
“nelle prossime ore sentirò Gioia, eravamo d’accordo di farlo e ovviamente mi chiederà qualcosa, non voglio mentirle, sei d’accordo che ne parli liberamente?”
“sì” risposi, deglutendo.
pollice in su.
“una sola raccomandazione” scrisse, “quando rientri a casa non pensare a nient’altro che a lei, si aspetta questo, aspetta che il suo uomo torni da lei e la consideri la cosa più preziosa in assoluto”
“ok, lo farò, grazie del consiglio”
“e se ti chiederà di fare l’amore, fatelo” scrisse ancora, “e non pensare che è stata con un altro, non è mai successo”
“ok”
“ti auguro buona giornata” concluse, “ci sentiamo presto”
mandò un bacio e poi chiuse.
“ok” sussurrai, “ok, è ora di tornare a casa…”
scesi nella hall con un po’ di preoccupazione, chiesi di saldare il conto della stanza numero quarantadue ma quando sentì il numero la receptionist sorrise.
“è già tutto a posto, signore” disse.
“davvero?” le chiesi.
“sì, signore” rispose, “la quarantadue è riservata, ed è tutto saldato”
mi guardava dritto negli occhi con un sorrisetto… furbo, sapeva cosa ero lì a fare e non gliene fregava niente, per lei ero un cliente come un altro.
firmai per la riconsegna della tessera magnetica e le ridiedi il modulo, la receptionist mi regalò un altro bel sorriso e accompagnando la frase con un gesto del capo mi disse “spero di rivederla presto!”, poi si voltò e se ne andò.
pochi minuti dopo ero in auto, pensieroso, e in men che non si dica arrivai a casa, erano quasi le due del pomeriggio.
lasciai l’auto in strada (non sapevo bene il perché, ma volevo evitare di fare l’entrata trionfale e soprattutto di essere bersagliato dalle domande…) e con la massima cautela aprii la porta ed entrai: tutto sembrava silenzioso, e cominciai a pensare che forse Gioia non era ancora rientrata, o forse era uscita di nuovo…
posai le chiavi sul tavolino e andai verso la camera da letto, tutto era silenzioso e immobile.
controllai dappertutto ma Gioia non c’era, e quasi quasi ne fui soddisfatto.
allora mi mossi più liberamente, mi spogliai e… non seppi resistere, mi distesi sul letto e sentii il corpo rilassarsi, chiusi gli occhi e fui ovviamente sopraffatto dalla stanchezza: “solo un minuto…” pensai, ma non fu un minuto…
e mi risvegliai, con una specie di sospetto: mi alzai ed andai a controllare il primo guardaroba, poi la cabina armadio, poi le ceste della biancheria ma no, il vestito verde che indossava non c’era.
Gioia non era ancora rientrata.
feci di nuovo il giro della casa, con il cuore in gola controllai la piscina ma per fortuna non c’era, né sopra né sotto: il cielo si era fatto grigio e il sole se n’era andato lasciandomi un senso di… disagio.
e allora la chiamai.
“Gioia? Gioia?”
niente.
tornai in casa e presi il telefono, l’ultima connessione di Whatsapp era di diverse ore prima, alle nove e dieci.
“possibile?” pensai, e questi dubbi e queste incertezza cominciarono ad insospettirmi.
la chiamai ma il telefono era spento.
e allora andai nel panico.
“GIOIA????” chiamai a gran voce, aprii la porta che dava nel seminterrato e nei box e chiamai ancora, “GIOIA???”
niente.
un’orribile sensazione claustrofobica mi prese la gola, scesi le scale e quasi inciampai, arrivai di sotto e oltre al caldo sentii un odore strano, come se qualche alimento che fosse andato a male.
di sotto c’erano i frigoriferi e forse qualcosa era rimasto fuori ed era marcito con il caldo, magari la frutta o la verdura, ma… no, era un altro odore, qualcosa che aveva a che fare con… con il mio lavoro.
ma che cazzo era?
chiusi gli occhi e… ci arrivai.
aprii la porta del primo box ma non c’era, aprii il secondo e mi trovai davanti la sua auto, andai nella lavanderia e l’orrore mi attanagliò lo stomaco e il cervello.
“Gioia…” sussurrai, riuscii a riprendermi dallo shock e gridai “GIOIA!!!! NOOO!!!”
Gioia era a terra seduta sul pavimento con la schiena contro la parete e con addosso ancora il vestito della sera precedente, il pallore della morte sul viso e gli occhi ancora aperti che però non avevano più la fiamma della vita.
era immersa in un lago di sangue, le vene di entrambi i polsi tagliate, con ancora nella mano il pezzo di vetro che aveva usato per farlo.
“Gioia…” sussurrai, sentii arrivare un conato di vomito ma non rigettai.
e la guardai ancora, immobile, le mebra contratte, e con l’odore del sangue ormai coagulato, il caldo e tutto il resto tutto cominciò a girare, provai ad appoggiarmi da qualche parte ma persi l’equilibrio e caddi con entrambe le ginocchia, e poi tutto il mio mondo diventò nero.
fine capitolo sette
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