e con tutta la voglia che avevo in corpo non ci pensai minimamente di finirla lì…
mi tolsi dall’abbraccio delle sue cosce facendola quasi cadere, la presi per un braccio trascinandola via dal letto e la portai contro il grosso specchio che si trovava su una parete, ce la schiaffai contro e piegandole la schiena le feci appoggiare le mani aperte sullo specchio e da dietro glielo infilai alla cieca nella figa ormai ridotta ad un lago, lo misi dentro fino alle palle e prendendola per i fianchi ricominciai a scoparla a velocità folle, con la piccola particolarità che… stavolta ci guardavamo negli occhi.
ancora una volta si mise a gridare “SI’! SI’! SI’! SI’! CONTINUA!” così forte che, ne ero certo, l’indomani mattina ci avrebbero fatto un bel discorsetto, e vedendo le sue tettone che ballavano impazzite non riuscii a tenere le mani ferme, le passai da sotto le ascelle e gliele presi strizzandole forte mentre la sbattevo inesorabile.
“sto… venendo” grugnii quando sentii arrivare l’onda e Stella mi guardò negli occhi.
“SI’! SI’! SI’! SBORRAMI DENTRO! SBORRAMI DENTRO TI PREGO!” gridò ancora, e senza più potermi né trattenere né controllare le schizzai in vagina tutto quello che mi era rimasto, accasciandomi sopra di lei che era sudata fradicia, esattamente come me.
senza più forze ci lasciammo andare a terra, ritrovandoci seduti con la schiena contro lo specchio, entrambi ansimanti.
“oh… cazzo…” mugolò, “oh cazzo che male… mi fa male tutto…”
restammo seduti per non so quanto, poi Stella si tirò su e barcollando andò in bagno chiudendo la porta, restai seduto a terra per ancora qualche minuto e poi chiamai a raccolta le ultime energie e mi alzai, raggiunsi il letto lì a due passi che mi sembravano due chilometri e mi lasciai cadere sopra, affondandoci dentro.
mi faceva male la schiena e il cazzo bruciava, pulsando, ma… mi sentivo vivo!
e non me ne fregava niente di Gioia, niente di niente! niente di quello che faceva e niente di quello che provava, le augurai solo di essere felice, e di divertirsi, e di… quello che voleva.
ma quella sera, pensavo solo a me, e a nessun altro.
Stella riaprì la porta e mi raggiunse a letto, ci salì sopra e si mise in ginocchio, sempre nuda e sempre bellissima.
rimase lì guardandomi tutta sorridente e non mi chiese nulla, non mi fece né i complimenti per la prestazione né si lamentò, niente, solo… sorrideva.
erano le quattro e ventisette del mattino.
“sono distrutto” le dissi, “ho la schiena a pezzi…”
non mi disse nulla, si allungò per spegnere la luce e venne a stendersi accanto a me, sul fianco, gomito sul materasso e mano aperta sotto al meno.
“come ti senti?” mi chiese alla fine.
“stanco…” le ripetei, anche se sapevo a cosa si riferiva.
inspirai profondamente e annuii.
“bene” le risposi, “sto bene, mi sento… vivo”
sorrise più apertamente, era la risposta che voleva sentirsi dire.
si lasciò andare e mise la guancia sul cuscino, si avvicinò a me e ancora una volta mi guardò dritto negli occhi.
“si solito… non mi fermo a dormire in hotel con un partner” disse, “ma stasera… credo che farò un’eccezione”
“davvero?” le chiesi.
“m-m…” rispose, “stanotte… dormirò insieme te!”
“e… perché?” le chiesi.
“non lo so…” mugolò, “forse perché ne ho bisogno anch’io…”
annuii, ma restai in silenzio.
ci pensai e ripensai, poi glielo chiesi.
“dormiranno insieme anche loro?”
sorrise.
“non me ne frega un cazzo…” sussurrò, “e non te ne deve fregare niente nemmeno a te” aggiunse.
“quanto tempo ci vuole per arrivare a pensarla così?” le chiesi, “per pensare a quello che stai facendo e non a quello che succede agli altri?”
“dipende…” rispose, “per me sono bastati un paio di scambi… Enrico ancora ci pensa…”
ecco, ecco un altro punto che avevamo in comune io ed Enrico.
restai in silenzio, ma poi… poi partii con le domande che cominciavano ad arrivare.
“quanti… scambi avete fatto?” le chiesi.
“con questo di stasera sono quasi cinquanta” rispose.
“e… sono tanti?” le chiesi, “intendo dire… tanti per il tempo… da cui… fate scambi?”
“né tanti né pochi” rispose, “siamo richiesti ma non accettiamo di scambiare con chiunque…”
“non siete… macedonie?” le chiesi, e scoppiò a ridere.
“no, no, non siamo macedonie…” rispose divertita, ma tornando subito più seria aggiunse “cerchiamo di stringere la cerchia, abbiamo cinque coppie con cui ci divertiamo”, sorrise e sussurrò “sei, con voi”.
“e sono sicura che con voi ci vedremo prestissimo…” continuò, “ho delle belle… vibrazioni con voi”
fece uno sbadiglio che ovviamente mi contagiò, poi mi accarezzò la fronte scostandomi i capelli e mi baciò sulle labbra.
“adesso proviamo a dormire un po’, ok?” mi disse.
annuii.
“domani… parleremo ancora, va bene?”
“ok, domani…” risposi.
mi fece un altro sorriso dei suoi, chiuse gli occhi e non la sentii più.
ero talmente stanco che in condizioni normali sarei crollato ma fu impossibile per me dormire, troppa adrenalina addosso.
dopo una mezz’ora in cui non riuscii a chiudere occhio (e la invidiai perché Stella dormiva per davvero!) scivolai fuori dal letto e infrangendo un’altra regola la fotografai, sarebbe stato sciocco non farlo.
era in assoluto la donna più bella con la quale avessi fatto sesso e una delle più belle e affascinanti che avessi mai conosciuto, e se per puro caso quella fosse stata l’ultima notte con lei volevo avere un ricordo segreto.
salvai le foto nella mia cartella nascosta e poi feci quell’altra cosa che non avrei dovuto fare, aprii Whatsapp e andai a vedere il profilo di Gioia.
l’ultima connessione era stata fatta alle tre e dodici, e con quell’informazione nella testa cominciai a farmi il classico film ma… no, lo cancellai.
andai in bagno a pisciare e a lavarmi un po’ e guardandomi nello specchio non riuscii a non pensare a quanto stava succedendo: e chi l’avrebbe mai pensato che alla fine diventassi uno scambista? che concedessi Gioia a qualcuno in cambio della moglie di questo sconosciuto?
e continuai a pensarci anche quando tornai a letto insieme a Stella, e tra il caos di pensieri e congetture che avevo in testa… crollai, svegliandomi solo quando sentii che qualcuno mi stava abbracciando.
recap istantaneo e… cazzo, era tutto vero. ero a letto con Stella.
mi bastò sollevare la testa per capire che era vero, Stella aveva la testa appoggiata al mio petto e una mano sulla mia spalla, una coscia di traverso sopra la mia e… era bellissima anche “la mattina dopo”, con il trucco che se n’era andato e la magia della nottata ormai svanita.
e con quella magia se n’era andata anche l’aura di… aggressività che si portava addosso, quella specie di timore reverenziale che incuteva la sua statura e il portamento giunonico, lasciando spazio ad una dolcezza infinita.
la stessa dolcezza che “sentivo” quando Gioia mi dormiva accanto.
non so come ci riuscii ma mi riaddormentai e quando ormai era mezzogiorno passato Stella mi svegliò.
“ehi…” sussurrò, “dormiglione… è ora di svegliarsi…”
la stanza era ancora quasi del tutto immersa nel buio.
“buongiorno…” le sussurrai stiracchiandomi, e allora Stella si mise a pancia in giù con i gomiti sul mio petto, guardandomi fissa.
“dormito bene?” le chiesi, per dire qualcosa.
annuì.
restò a guardami ancora per una manciata di secondi, poi si tirò su, si avvicinò e un istante dopo avevo la sua lingua in bocca.
cominciammo nuovamente a baciarci con passione, con furore e quasi rabbia, Stella mi prese il cazzo e in un istante se lo trovò di nuovo duro in mano, e subito dopo ce l’aveva in bocca tutta presa a farmi l’ennesimo pompino.
e fece tutto da sola, me lo ciucciò lasciandolo pieno di saliva e poi si tirò su, mi montò sopra alla rovescia, dandomi la schiena, e a cosce aperte si calò sul mio pennone dritto tenendolo con mano, se lo puntò alla figa e allentando la tensione delle cosce si penetrò fino a lasciare fuori solo le palle.
la guidai su e già sostenendola per le chiappe, Stella contrariamente alla notte prima si trattenne e poi fece quell’altra cosa, si tirò su, lo puntò due dita più sotto e ancor più lentamente si lasciò andare.
“piano, eh…” si raccomandò, e con tutte le cautele del mondo le entrai nel culo, prima con la sola cappella e poi con almeno metà cazzo.
esclamò un “ah!” secco per il dolore che la costrinse a fermarsi e quello fu il punto limite in cui mi permise di entrarle dentro, prese del tempo per adattarsi alla presenza dell’affare dentro di lei e poi cominciò a muoversi facendo un pompino con il buco del culo.
