“mmm… davvero?” replicò, sensuale, “e… c’entra in qualche modo questo vestito che mi hai fatto mettere?”
“diciamo di sì…”
fece una risatina, ma non era sbronza, solo… allegra, spiritosa.
“mi sento una puttana” sussurrò, “con le tette di fuori, senza mutandine, con la pussy al vento…”
“se vuoi… stasera sarai la mia puttana” le proposi.
“mmm… facciamo un gioco?” mi chiese, “un giochetto dei tuoi?”
un ‘giochetto dei miei’ era qualcosa che riguardava il nostro passato, quando le inventavo delle scenette sexy tipo professore e scolaretta, agente di polizia e criminale o ancora agente di polizia e prostituta.
“stasera… vuoi che giochi a fare la tua puttana?” sussurrò, “vuoi che mi paghi per farmi scopare da te?”
“mmm… interessante…” le risposi, e poi… e poi…
lo tirai fuori davanti ai suoi occhi spiritati e la vidi eccitatissima.
“allora… visto che ho pagato… cominciamo da qui” le dissi, allungai una mano e gliela misi dietro la testa e la guidai giù, facendomelo prendere in bocca.
le tenni la mano sopra mentre faceva su e giù scappellandolo con le labbra, nascosti dentro l’abitacolo impenetrabile ad ogni sguardo indiscreto, mi portò velocemente alla sborrata e gliela scaricai in bocca, facendole ingoiare tutto prima di rimetterla sotto a succhiare e pompare.
ero quasi pronto per il bis (me la sarei anche scopata lì dentro…) ma l’interfono intervenne.
“chiedo scusa, signore” disse il driver, “siamo quasi all’hotel, i signori desiderano scendere?”
“sì, grazie” risposi, e mentre Gioia tutta ridacchiante si ricomponeva capelli e si dava un nuovo ‘giro’ di rossetto lo sportello si aprì e come sempre scesi per primo lasciando che Gioia seguisse, e di nuovo regalò un flash di figa stavolta al ragazzo che stava alla porta, che non seppe trattenere un sorrisetto poco… professionale.
diedi un altro cinquantone al driver che mi fece un cenno di intesa con il capo e poi prendendo sottobraccio la mia putt… la mia mogliettina arrivammo in reception.
cinque minuti dopo entravamo nella suite, un minuto dopo il bel vestito di Gioia era volato via, e trenta secondi dopo ce l’aveva già in figa, fino alle palle.
la presi alla pecorina sul pavimento, montandola da dietro e sbattendola così forte che perse l’equilibrio facendoci cadere rovinosamente a terra, ridendo come idioti.
mi tolsi tutto anch’io e dopo averla presa in braccio la portai sul letto enorme, la adagiai delicatamente e sempre delicatamente le aprii le cosce baciandola dappertutto, dai piedi fino all’ombelico, e con la sua figa sbrodolante davanti non riuscii a resistere oltre, mi tuffai in quell’antro di piacere e cominciai a leccarla a perdifiato, figa e buco del culo, tutto insieme.
il primo orgasmo lo raggiunse… normalmente, il secondo, quasi consecutivo al primo, fu vulcanico: mi teneva la testa schiacciata contro di lei mentre muoveva il bacino per cercare di concentrare il più possibile il piacere, usai le dita per penetrarla e in un attimo esplose, squirtò come raramente le capitava e non riuscì a trattenere i gemiti e il godimento, ritrovandosi poi ansimante e sudata, completamente appiccicata dei suoi stessi umori vaginali.
battere il ferro finché è caldo, si dice: le andai sopra e senza darle respiro la penetrai, e sempre senza concederle tempo per riprendersi ricominciai a sbatterla da sopra sollevandole le gambe per pomparla meglio.
mi incitava a scoparla più forte ed io l’accontentavo, la feci mettere a pancia in giù e la penetrai anche da dietro squassandole il corpo, poi me la feci montare sopra alla rovescia e mentre la tenevo “sospesa” per le chiappe da sotto le davo botte così forti da sentirle dire “amore, piano…”, il che per lei era raro, e non contento la rivoltai per rimettermi sopra di lei e continuare a sfondarle la vagina ormai così aperta che ci sarei potuto entrare con un pugno!
ripassammo tutte le posizioni che conoscevamo, prendemmo fiato qualche minuto e poi Gioia me lo prese e mi regalò un delizioso pompino in stile soffocone, dentro tutto fino alle palle e poi fuori per leccarmelo dalle palle fino alla punta raccogliendo tutti i suoi preziosissimi umori, me la scopai da dietro squassandole il bel culone e quando provai a prenderla dal fianco mi fece fermare.
“adesso…” mi disse ansimando, “adesso tocca a te”
“vengo sopra io” decise, “si sistemò bene e poi fece quella cosa strana, si succhiò due dita e se le portò dietro, rifece il tutto due volte facendo anche colare sopra della saliva e poi mi prese il cazzo, si sollevò sulle gambe per appoggiarselo e… aspetta… aspetta un po’...
“amore… fa piano, ok?” mugolò quasi pentita di quello che stava facendo.
“va bene amore?” mi chiese ancora, “fai piano, eh?”
mi tirai su e la baciai profondamente, le diedi una succhiata per ciascun capezzolo e poi la lasciai fare, le nostre mani si trovarono e le dita si intrecciarono, e millimetro dopo millimetro le entrai nel culo aprendole lo sfintere e scivolando nel canale del retto, fino a quello che riuscì a contenere prima di sentire troppo dolore.
aveva gli occhi chiusi ma non sembrava soffrire troppo, erano circa dieci anni che non lo facevamo più nel culo, da quando era stata operata di emorroidi residuo di un parto difficile.
mi aveva ridato il culo in una serata come quella, non potevo che… essere esaltato!
la lasciai muovere come voleva, su e giù lentamente, ed era così stretta e… calda che riuscii a resistere davvero per poco.
“sì, continua così che mi fai venire…” le dissi, ormai al limite, “sì, dai! sborrami nel culo!” mi incitò a voce così alta che chi stava fuori o nell’altra stanza a fianco non avrebbe potuto non sentire, anche a non volerlo.
cazzi loro.
la lasciai muovere e improvvisamente arrivai, sentii l’onda arrivare dalle palle e assecondai il suo fluire e un istante dopo le schizzai dentro grugnendo come un cinghiale mentre lei continuava a scappellarmelo con l’ano, fino a che esausto e prosciugato mi lasciai andare sul letto, cosa che Gioia prese come il segnale che tutto era finito.
si sollevò lentamente e… inevitabilmente ciò che è entrato è destinato a uscire, prima o poi…
si tenne una mano dietro il culo e si alzò con mille cautele, e a chiappe strette raggiunse il bagno chiudendosi dentro.
ero distrutto, mezzo sbronzo, esaltato per l’anale e ancora mezzo “sbattuto” dalla lunga giornata, stavo per alzarmi quando sentii Gioia che mi chiamava.
la raggiunsi in bagno e la trovai sul water, a lasciar colare fuori tutta la mia sborra.
“facciamo un bel bagno insieme?” mi chiese indicandomi la vasca stile retrò con i rubinetti in rame.
“m-m” le risposi, “arrivo subito…”
tornai in camera perché avevo sentito un messaggio sul mio telefono, e sembrava quello dell’allarme di casa, ma… non era l’allarme di casa.
era Stella.
“ho bisogno di parlarti” scriveva, “chiama quando puoi”
“non posso adesso, siamo impegnati” le scrissi.
rispose con tanti cuoricini e poi aggiunse “allora te lo scrivo”
il ‘grande capo’ del club voleva incontrarci, venerdì sera, e proporci di entrare.
“perché così in fretta?” le chiesi.
“perché gli ho detto che siete pronti”
“pronti per che cosa?”
“per scambiare”
“con voi?”
“sì, con noi”
esitai, ci pensai su bene, poi risposi.
“va bene”
“e Gioia?”
“va bene anche per lei”
“sicuro?”
“sì”
“non voglio sembrare insistente, ma davvero sei sicuro che stia bene anche a lei?”
“per quello che è successo?”
“sì, per quello che è successo”
“è passato, ora stiamo bene”
“sicuro? è la verità?”
esitai, poi glielo scrissi.
“mi ha appena dato il culo, e le ho sborrato dentro”
“dopo più di dieci anni che non lo facevamo più”
non rispose.
“siamo in un hotel a cinque stelle, in una suite” le scrissi ancora, “sarà una notte di sesso, quindi adesso ti devo salutare, devo andare a scopare mia moglie nella vasca da bagno”
“ok, buon divertimento” rispose, e poi… poi arrivò una foto, solo in anteprima.
la aprii e dopo un istante…
Stella era nuda, sul letto, capelli sciolti e tettone di fuori, tonde e sode, con i capezzoli piccolissimi tipici di chi non ha mai allattato, ma si teneva coperta la figa con una mano mentre l’altra era nascosta.
“la prossima volta” mi scrisse, “mi vedrai dal vivo, così”
“e io non ti faccio aspettare dieci anni per darti il culo” aggiunse.
mi mandò un bacio e poi chiuse.
guardai bene la foto e… scoprii che non vedevo l’ora.
ogni suo particolare, ogni neo, li fissai a memoria per poi cercare di riscoprirli quando me la sarei trovata davanti, vera, in carne e ossa.
“amore?” sentii dire da Gioia dall’altra parte.
“dove sei?” mugolò, “mi sento sola…”
“sto arrivando…” le risposi chiudendo il telefono, e dall’altra parte arrivò un richiamo.
“sono qui che ti aspetto…” la sentii dire, “ho voglia di sentirlo ancora dentro…”
sorrisi e scossi la testa.
sarebbe stata una lunga notte…
gettai via il telefono ed andai da mia moglie a fare l’uomo.
e fu una notte lunghissima.
fine capitolo cinque
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