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Erotika
una coppia moderna · Cap. 5
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Capitolo 5 di 15 35 min di lettura

questione di feeling

è sempre questione di feeling...

metzenbaum
1 anno fa · 572 letture · 0

menù fisso senza possibilità di variazioni, proprio come nelle mense aziendali, prevalenza poco speziata, bilanciamento sapiente tra carne di manzo Wagyu e crostacei del Pacifico e tutto quello che c’era, ad una cifra folle.

poi prenotai una camera al Palace, una suite.

prenotai e ne fui felice, ma… perché l’avevo fatto? perché potevo farlo, e volevo farlo.

e mentre Gioia era ancora a mollo scelsi il suo abito per quella sera e trovai quello giusto rovistando nell’armadio più remoto, lo tirai fuori e… sì, era quello giusto.

mai messo, comprato per… sfida, e ancora cartellinato e quando lo guardai meglio ricordai perché non lo voleva mettere!

era nero, abbastanza corto e stretto ma niente di chè, la particolarità era che sul davanti sul seno era completamente aperto, e questa apertura scendeva quasi fino all’ombelico, le “coppe” per il seno erano praticamente traslucide e lasciavano vedere l’ombra del capezzolo, il famoso vedo-non vedo, la parte posteriore invece era di pizzo nero e velo che lasciava la schiena completamente scoperta fino al solco delle chiappe, con visione diretta di perizoma o tanga o niente, quello che avrebbe scelto lei.

rimisi tutto via e aspettai, Gioia uscì dal suo bagno e si preparò per una sera come tante, ma non potevo lasciarla fare.

“perché non usciamo, stasera?” le chiesi.

“ok…” rispose, “e… dove andiamo?”

“sorpresa…”

non ne fu entusiasta, forse temeva che potessi fare qualcosa di… strano, ma la rassicurai.

“voglio solo portare fuori la mia deliziosa mogliettina” le sussurrai guardandola dritta nei suoi occhioni azzurri, “un bel ristorante, una bella cenetta, beviamo qualcosa…”

annuì, ancora un po’ triste, e forse non proprio… sicura delle mie intenzioni.

“su, fatti bella…” le dissi, le posai un bacio sulle labbra che la fece tremare e poi la lasciai sola dandole il suo tempo, e quando tornai la trovai già truccata, perfetta, intenta a mettersi il rossetto.

“sei… perfetta” le dissi, strappandole finalmente un sorriso.

“e adesso… voglio che metti questo” le dissi mostrandole il vestito.

rimase a bocca aperta.

“no… amore…” mormorò, “quello lì… è troppo…”

“sì, lo so” dissi, guardandolo nella luce che filtrava dall’esterno, ormai il sole era basso, “è per questo che lo metterai, perché è troppo…”

lo guardò meglio e poi si alzò, lo prese e lo accarezzò con il dorso della mano.

“lo… provi?” le chiesi, e lei annuì.

“ti lascio il tuo tempo…” le dissi pronto per uscire, ma con uno scatto mi prese il braccio con la mano e mi fermò esclamando un “...no!”

“resta qui…” mi chiese, “resta qui con me…”

“vuoi?” mi chiese ancora, dolcissima.

annuii e mi sedetti sul letto, e allora Gioia si sfilò l’accappatoio e restò nuda (si era depilata…), esposta, indifesa.

forse era solo stanchezza o fu solo una mia autosuggestione, ma sembrava invecchiata, il seno pareva più floscio, la pancia più gonfia, il culo più basso…

sorrisi e le feci l’occhiolino indicandole che era il momento di provarlo, allora lo prese e infilandolo dai piedi lo tirò su fino ad indossarlo e… meraviglia.

“perfetto… perfetta” le dissi, anche i capelli erano perfetti, non proprio pettinatissimi ma con quel pizzico di… follia anche nell’acconciatura che non guastava mai.

si guardò nello specchio, lo sistemò come riusciva ma poi si voltò sconsolata.

“ma… si vede tutto…” mi disse, “io… non so se…”

“sei perfetta” le dissi ancora, “e… stasera… dovrai essere questa” aggiunsi subito raggiungendola, la rimisi davanti allo specchio e le feci alzare le braccia, non troppo, quel tanto che bastava per sollevare il grosso seno.

“ma… si vede tutto…” provò a dire, ma la interruppi.

“IO vedo tutto” le sussurrai nell’orecchio, “solo IO posso vedere…”

la vidi scossa da un brivido.

“voglio che tutti ti ammirino e ti guardino, che ti indichino dandosi le gomitate quando entreremo nel ristorante, che mi invidino perché ho al mio fianco una donna così bella e che ti critichino spietatamente, questo è quello che voglio” le sussurrai.

“sì…” sussurrò, quasi… persa.

“e che vedano pure” sussurrai ancora, “che vedano il seno, che vedano le gambe, le cosce, che vedano il tuo bel culetto, che ti desiderino, che ti vogliano… ma tu sei mia”

respirava velocemente.

“stasera…” le sussurrai, ma poi mi corressi, “da stasera torniamo a vivere… da stasera torniamo a essere quelli di prima, meglio di prima, più… belli di prima”

sorrise.

“e sarà tutto diverso… molto, molto più bello” aggiunsi, “e molto più… eccitante”

sorrise molto più apertamente, e annuì.

si sedette di nuovo alla sua toilette per sistemare capelli e trucco e nel frattempo mi vestii, completo nero di rappresentanza, forse un po’ pesante per la stagione, e quando fui pronto fu pronta anche lei.

“sei perfetta” le dissi mentre ancora voleva sistemare dei ciuffi ribelli, “adesso dobbiamo andare, il taxi sarà qui a minuti”

mi seguì docilmente in soggiorno portando con sé la pochette (non quella dell’altra sera…) e dentro ci mise solo poche cose, lasciando a casa il telefono, e quando arrivò il taxi e fummo pronti per uscire… si fermò.

“amore…” disse, impuntandosi.

“che c’è?” le chiesi.

“non… non ho…” cercò di dire ma senza riuscirci.

“cosa non hai?”

“le mutandine!” sbottò quasi isterica.

“ma no, dai, non servono…” le dissi fingendomi distratto, e aprendo la porta feci cenno al driver che stavamo arrivando.

“amore… non posso uscire senza… slip!” protestò, “ma… vedranno… tutto…”

“IO vedrò” le dissi, guardandola negli occhi, Gioia sorrise e poi annuì, e infine mi seguì rassegnata.

il driver ci aprì lo sportello e Gioia entrò per prima guardandosi attorno, era la prima volta che saliva su uno di quei taxi, una via di mezzo tra una grossa berlina e una limousine.

puntammo diretti verso il centro, e durante il viaggio Gioia continuò a sistemarsi il vestito sulle cosce, o sul seno, o sulla schiena, io le sorridevo e scuotevo la testa, e a nulla serviva dirle che era bellissima così e che non si vedeva nulla…

“ma… dove stiamo andando?” mi chiese, non riconoscendo la strada.

“te l’ho detto, sorpresa…” le sussurrai all'orecchio strappandole una risatina infantile, una di quelle che mi hanno sempre fatto impazzire.

mi tartassò per sapere che ristorante fosse, che tipo di cucina, che particolarità aveva, ma quando arrivammo e vide l’insegna…

prima di uscire dall’auto consegnai il cinquantone al driver e lui mi consegnò la rosa rossa, la diedi a Gioia che quasi si commosse e poi la scortai fuori, tra lo sguardo incuriosito di un paio di coppie che cercavano di entrare senza prenotazione, diedi il nome alla reception e una gentilissima cameriera asiatica ci accompagnò al nostro tavolo, in posizione centrale, proprio in mezzo agli sguardi della gente.

“amore ma… ma come hai fatto?” mi chiese dopo che il maitre le ebbe sistemato la sedia, “come hai fatto a prenotare?”

“una botta di culo” quella era la risposta corretta, ma la risposta ufficiale fu “c’è voluto un po’, ma… volevo farlo da tanto con te, e…”

“grazie” mi disse dolcissima prendendomi la mano, e allungandosi verso di me forse per posarmi un bacio sulle labbra si scoprì la parte sotto e tentando di ricomporsi lasciò vedere una tetta al maitre che ovviamente non si scompose, sempre serio e ossequioso.

scelsi il suo vino preferito, un rosso toscano un po’ passito che forse non era il massimo per una cucina fusion ma che… avremmo provato, lo assaggiai trovandolo perfetto sia come temperatura che come tannino, e allora il cameriere lo servì ad entrambi prima di lasciarci la nostra intimità.

“vogliamo… brindare?” le chiesi.

“a cosa?” mi chiese, dolcissima.

“a noi… al futuro insieme” dissi, feci tintinnare il mio calice contro il suo e la vidi assaporare quel nettare dolcissimo, con un sospiro di piacere.

poi arrivarono le portate, un trionfo di carne e pesce, verdure deliziose e addirittura funghi, salse speziate e dolcissime per contrasto, Gioia era deliziata ed entusiasta, per lei era un piccolo sogno che si avverava, cenare in un ristorante del genere non era da tutti i giorni e lei lo sapeva, e non smetteva mai di ringraziarmi, arrivano poi a quella frase che mi fece… quasi arrabbiare.

“grazie per avermi portato qui con te, anche se non me lo merito, per quello che ti ho fatto…”

non mi arrabbiai, le sorrisi.

avevamo finito l’assaggio dei dolci, potevamo anche andare.

feci cenno al cameriere per il conto, me lo portò e nemmeno lo guardai, firmai e poi eravamo liberi.

all’uscita ci aspettava il nostro taxi, e mentre Gioia lottava con il suo vestito per non farsi notare troppo (c’era una piccola folla all’esterno, e Gioia si presentò con i capezzoli in vista e il solco delle chiappe scoperto, ma quello ovviamente restò solo per me) il driver arrivò, ci aprì lo sportello ed entrammo, Gioia aprì le cosce e diede un flash di figa al ragazzo che ci stava proprio di fronte prima che la portiera si richiudesse.

“dove andiamo signore?” mi chiese nell’interfono.

Gioia stava annusando la sua rosa, ma la vidi quasi allarmata quando sentì “Hotel Palace”.

“ma…” provò a dire, ma le sorrisi.

“stasera… si fa a modo mio” le dissi, “ricordati che stasera sei solo mia…”

sorrise dolcissima, e per la prima volta in quella serata mi baciò, prima un bacio leggero e poi uno più profondo, con la lingua.

“stasera sei bellissima” le dissi, “non ti ho mai visto così… così”

“siamo ubriachi…” ridacchiò.

“posso… chiederti perchè?” volle sapere.

“stasera voglio che ce la ricordiamo per sempre” risposi, “a cominciare dalla cena fino alla notte in hotel”

Prima di andare avanti…

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