ci alzammo tutti in piedi e uscimmo dal locale, e fuori nel parcheggio Stella tirò fuori la sua sigaretta elettronica sbuffando vapore verso l’alto, parlammo ancora della cena di sabato, di lì a due giorni, e venne l’ora dei saluti.
le due donne si abbracciarono forte, poi “scambiammo” e quando Stella si strinse a me nell’orecchio mi disse “stanco o non stanco stasera scopatela”
la guardai… poco convinto.
“fallo!” insistette, “aspetta solo te! aspetta solo te!”
salutai Enrico e poi arrivammo alla nostra auto, e mentre eravamo ancora fermi Gioia mi guardò.
“grazie!” mi disse, “so che l’hai fatto solo per me, quindi… grazie!” disse ancora, si allungò e mi posò un bacio leggero sulle labbra restando immobile per vedere se ci potesse essere un seguito e allora…
la baciai profondamente, con passione, le nostre lingue si intrecciavano ed era tutto uno scambio di saliva e di botte sui denti, ma un colpetto di clacson dietro di noi ci fece staccare, l’auto che aveva suonato ci passò a fianco e dal finestrino del guidatore si affacciò Stella che ci gridò “prendetevi una stanza voi due!!!” e poi l’auto schizzò via perdendosi nella notte.
li seguimmo fino a perderli in lontananza, poi imboccai la tangenziale e puntai verso casa nostra guidando nel buio, con Gioia che guardava fuori dal suo finestrino, pensando a chissà che cosa.
era così bella… così… dolce, così… mia!
non so che cosa mi prese, era una cosa che da anni non facevamo più e non sapevo se le sarebbe piaciuto, ma… al diavolo, come diceva Stella dovevo lasciarmi andare.
vidi il cartello che indicava una piazzola di sosta e poche centinaia di metri dopo misi la freccia a sinistra e accostai, entrando nella piazzola che per fortuna era deserta e ben protetta: Gioia mi guardò senza capire e allora le dissi “devo fermarmi un attimo…”
ridacchiò pensando che dovessi pisciare e mi disse “non potevi andare prima nel locale?” ma quando dopo essere scesi aprii la sua portiera allora non capì.
la presi per mano e dopo che si fu sganciata dalla cintura di sicurezza la feci uscire, e la baciai ancora profondamente, con passione, palpandole il culo.
“amore…” mi disse dopo che ci staccammo per prendere fiato, “ma… che ti succede?”
era… incuriosita, ma anche eccitata. e felice.
le misi le mani sui fianchi e scesi fino alle cosce, poi le sollevai il vestito e sotto il suo sguardo… allucinato le misi due dita negli elastici degli slip e glieli abbassai, fino a sfilarli prima da un piede e poi dall’altro, li gettai in macchina e mettendomi in ginocchio davanti a lei prima le aprii le cosce sollevandone una, e poi cominciai a leccarle la figa.
sapeva di donna eccitata, e non mi interessava un cazzo se era per “merito” mio o di un altro uomo: leccai la figa di mia moglie usando anche le dita per penetrarla e stimolarla fino a che cominciò a gemere e a godere, raggiungendo un orgasmo vulcanico, tanto che mi spinse contro di sé premendomi la nuca mentre raggiungeva l’acme del piacere, rilassandosi improvvisamente quando le gambe le cedettero, e allora toccò a me.
la girai e la feci mettere a novanta gradi sul cofano, le sollevai il vestito fino a metà schiena e con quel suo bel culone a disposizione non persi tempo, lo tirai fuori, glielo puntai alla cieca dove sentivo che era più morbido e più caldo e affondai il colpo, penetrandola fino alle palle.
cacciò un grido roco e inarcò la schiena, ma dominandola la presi per il collo e cominciai a scoparla selvaggiamente, sbattendola con tutta la forza che avevo in corpo.
le lasciai il collo e la presi per le anche e continuando a tenere un ritmo frenetico arrivai a conclusione quasi senza rendermene conto, non le chiesi nulla e le sborrai dentro senza freno, inondandole la figa di tutto quello che avevo nelle palle, sperma ma anche paura di perderla rabbia, dolore, gelosia, eccitazione, frenesia, speranza che tutto andasse bene.
glielo tolsi “sperando” di non avere esagerato ma la sua reazione mi lasciò stupefatto: Gioia si tirò su e immediatamente si mise in ginocchio prendendo il cazzo in bocca e mettendosi a pomparlo come una forsennata, mi leccò le palle salendo con la lingua fin sulla punta e poi ricominciò a pompare e pompare e pompare, staccandosi quando fu senza fiato.
sì, le era piaciuto.
la tirai su e ancora una volta ci baciammo profondamente, sempre con passione ma con più… dolcezza rispetto a poco prima, usando meno istinto animale e più… amore.
poi ci abbracciammo e Gioia piagnucolando mi disse quanto mi amava e tutte le cose che diceva sempre, e quando ci trovammo fronte contro fronte, occhi negli occhi, glielo dissi anch’io.
“ti amo Gioia”.
il viaggio lo passammo in silenzio, Gioia non mi lasciò mai andare il braccio tenendo la testa contro la mia spalla, fino a che arrivammo nel box di casa, allora scese e… ecco, ci mancava quello…
sul sedile di destra, proprio all’altezza della sua vagina, c’era un macchia di liquido mezzo rinsecchito.
“ma chi cazzo se ne fotte…” sussurrai, solo, uscii anch’io e raggiunsi mia moglie che mi aspettava, la presi sottobraccio e la portai in camera da letto senza passare né per il bagno né per lo spogliatoio, le tolsi tutto quanto le era rimasto addosso e dopo averle ciucciato a lungo le tettone e dopo averla baciata ancora profondamente le aprii le cosce e le andai sopra infilzandola, scopandomela con più calma ma dandole gli stessi affondi che le strappavano un gemito ad ogni botta ricevuta, almeno fino a che non le tappai la bocca con la mia.
la presi anche dal fianco, aprendole le cosce ormai fradice e infilandolo da dietro, ma la conclusione la riservai alla sua posizione preferita, quando mi stava sopra.
la vidi cavalcare lentamente cercando il piacere, lo trovò, forse, ma ormai stanca e sudata si concentrò per farmi raggiungere il mio, e ci riuscì.
le sborrai dentro ancora una volta mentre lei mi guardava con una dolcezza infinita facendo su e giù, con quelle due meraviglie di natura che si muovevano al ritmo cadenzato dei suoi fianchi, fino a che entrambi esausti ci accasciammo l’uno sull’altro per poi metterci più comodi, sul nostro letto.
e me la trovai ancora addosso, con la testa sul mio petto e con il braccio sinistro sulla pancia, le nostre mani unite con le dita intrecciate.
la sentivo respirare lentamente, profondamente, si era addormentata quasi subito ancora in debito di forze, e mentre la baciavo pensavo a quello che era successo e a quello che stava per succedere, e nel silenzio più totale mi arrivò una notifica silenziosa sul telefono, lo presi e…
Stella.
“hai fatto il tuo dovere?” mi scriveva.
risposi con il pollice all’insù e lei replicò con un cuore che pulsava.
stavo per rimettere il telefono sul comodino ma ne arrivò un altro, sempre suo.
“fammi vedere che è vero” scrisse ancora, “dammi la prova”
scossi la testa, controllai che Gioia dormisse e poi feci un selfie, prendendo dentro me e lei ma tagliando fuori le nudità di sotto, guardai l’anteprima della foto e poi gliela invia.
“siete bellissimi” scrisse, mi inondò di cuoricini e poi si scollegò, ma ancora una volta mentre lo stavo riponendo arrivò un altro messaggio.
lo lessi, e a quello che c’era scritto ci pensai a lungo, per tutta la notte.
“non vedo l’ora di essere al suo posto”
fine capitolo tre
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