“ci sono state altre… prove, prima di quella sera?” le chiesi, e lei scosse la testa.
no, non era sincera.
annuii e provai a sorridere ma mi uscì qualcosa che non la rese felice.
“q-quindi… hai superato la prova?” le chiesi.
“sì” rispose, “secondo loro ero pronta”
“e… e io?” le chiesi, “io… io che parte avrei avuto?”
“toccava a me convincerti… e portarti là, per provare… e lasciarti… sperimentare”
non riuscivo a credere alle sue parole, era come scoprire che la donna che hai avuto a fianco per vent’anni in realtà è completamente diversa.
“e… se dicevo no?” le chiesi.
“dovevo provare a… insistere, usando… il sesso, per convincerti”
“e… se continuavo a dire no?”
“avrei… rinunciato” sussurrò, e vedendomi ancora poco convinto ricominciò a giurare che era così, che non mi stava mentendo, e mi pregava di crederle in nome del nostro amore.
ricominciò a tossire e la lasciai riposare, e quando fu pronta avevo le ultime due domande.
“e… se dicevo sì, cosa avremmo fatto?”
sorrise.
“si comincia poco per volta” mi disse, “si entra in punta di piedi, come dicono loro, si conoscono le persone e” colpo di tosse, “e si fanno esperienze e si parla con quelli che sono lì da tempo”, ancora tosse, “poi si fanno delle uscite a quattro con un’altra coppia che è disposta ad aiutarci”, tosse, “e poi se ti senti pronto… puoi scambiare…”
ero attonito, mai e poi mai avrei pensato di sentire cose del genere da mia moglie.
“e quindi… tu… hai sempre avuto certe… idee?” le chiesi.
“no, solo da poco” rispose, la voce ormai era gracchiante.
“da… un anno?" la incalzai, e lei annuì.
c’era parecchio da processare, davvero tanto.
“quindi… tu… saresti pronta a… farmi andare con un’altra donna?” le chiesi, “e tu andare con un altro uomo?”
“sì” rispose, “ma solo se sei d’accordo tu, queste cose si fanno… solo… insieme”
mi prese la mano e me la strinse, nei suoi occhi c’era amore, di quello ne ero sicuro.
“lo sai che… è veramente… molto quello che mi chiedi, vero?”
“sì” rispose, “ma se serve per… salvare” colpo di tosse, “il nostro matrimonio… sono pronta a farlo”, e ancora tosse, tanta.
“questo e altro…” riuscì a dire prima che la tosse la piegasse in due, il monitor suonò ancora e ritornò l’infermiera che lesse i valori e dell’ossigeno e aumentò il flussi nelle cannette che si misero a sibilare.
“ok… ho capito” le dissi, “devo… devo… riprendermi, davvero, è qualcosa che… non ero preparato”
mi strinse forte la mano, con tutta la forza che avevo.
“e tu… non trovi niente di… di… sbagliato a… fare… sesso con estranei?” le chiesi, “davvero?”
“sì, mi piacerebbe” rispose, “ma solo se siamo in due, se lo fai tu lo faccio anche io”
e nella mia testa cominciarono a vorticare le cose più disparate, avventure pornografiche che albergano solo nelle fantasie dei più giovani, donne meravigliose che si concedono, delizie sessuali e piaceri infiniti… ma anche altri uomini che si scopano mia moglie…
tutto andava bilanciato, tutto pesato.
e incredibilmente scoprii che nel mio mondo c’era spazio anche per quello: l’aveva fatto lei? lo potevo fare anch’io.
e perché no?
arrivato ai quaranta, potevo anche mettermi in gioco… Gioia aveva ragione, eravamo comunque in crisi, sentivamo entrambi che qualcosa si stava scollando e che non eravamo in grado di metterci una pezza.
quindi perché non… provare?
una volta, una volta sola, e se non va… si torna a casa, anche se inevitabilmente poi si fanno i conti con la propria coscienza, e se il matrimonio è destinato a finire… almeno puoi dire che ci hai provato a salvarlo.
non ne ero convinto, non ero convinto che per salvare il matrimonio avremmo dovuto “aprirlo” e fare entrare degli estranei in mezzo a noi, ma dall’altro lato la cosa mi stimolava.
“tu… tu sei convinta?” le chiesi.
“sì” rispose, “e vuoi sapere il perché?”
feci cenno di sì con il capo.
“perché so che piacerebbe anche a te” mi disse, e stringendomi la mano mi tirò a sé.
“e so che servirebbe a tutti e due, per unirci ancora di più”
la guardai, teso e poco lucido.
“e… se invece servisse solo ad allontanarci?” le chiesi, come se dovesse davvero… consigliarmi sul da farsi.
“no, non succederà” rispose, “perché noi non ci allontaneremo mai, non se saremo sempre sinceri e ci diremo tutto”
“io…” provai a dire, ma mi fermò.
“è una delle cose che ho imparato sulla mia pelle, con te” mi rispose, “che con più ti voglio solo per me, con più mi sfuggi via…”
“no, io…” cercai ancora di intervenire ma Gioia mi chiese di finire.
“amore” sussurrò, quasi senza voce, “fidati di me… fidati…”
cominciò a tossire e di nuovo la feci bere, e si calmò.
mi sorrise, dolcissima.
“promettimi… che si penserai” sussurrò, “promettimi che non mi dirai no, ma che ci penserai”
annuii.
“dimmelo…”
“ci… penserò” le risposi, “sì, ci penserò”
“ok” sussurrò, “ok, ok…”
era stanchissima, le accarezzai il viso e allora Gioia chiuse gli occhi, ma li riaprì subito.
“ho bisogno di riposare…” sussurrò, ancora, praticamente senza più voce né forze, “tu… starai qui con me?”
le presi la mano e gliela baciai.
“io non mi muovo di qui” le risposi, “non mi muovo di qui…”
mi sorrise stancamente e poi me lo chiese di nuovo.
“ci… penserai?”
“sì, te lo prometto, ci penserò”.
annuì, inspirò profondamente e chiuse gli occhi, e in un minuto era già addormentata, serena.
mi sedetti accanto a lei e continuai a guardarla per tutto il tempo che restai da lei, e con più la guardavo con più mi convincevo che non l’avrei mai voluta condividere con qualcun altro.
ma mentre la guardavo dormire arrivò un messaggio sul suo telefono, lo presi per tacitarlo ma vidi l’anteprima, era ancora quella Stella.
sbloccai lo schermo, aprii il messaggio ed eccola lì Stella, in una foto fatta davanti allo specchio: una donna… pazzesca, di una bellezza incredibile tipicamente mediterranea e con un corpo allucinante, fasciata in un vestitino nero lucido con gli stivali dai tacchi vertiginosi.
“allora tesoro hai convinto il tuo uomo?” le chiedeva, “io sono pronta per lui, credi che gli piacerò così?”
mi lasciai cadere sulla poltrona, con gli occhi fissi sullo schermo del telefono di Gioia.
“quindi… questa sarebbe… la mia?” mi chiesi.
beep-beep, altro messaggio.
“e questi gli piaceranno?” le chiedeva, e aprendo la foto allegata…
“oh cazzo…” mormorai.
guardai Gioia dormire, guardai la foto che era appena arrivata e…
mi sentii un verme, una merda, stavo ragionando con il cazzo e non con la testa, ma…
era quello che voleva da me?
guardai ancora la foto, e…
“perché no?” pensai, “perché non io?”
“perché non cominciare a vivere davvero?”
sorrisi, e poi scossi la testa.
“dannazione, Gioia, ma dove mi porterai?” le chiesi, sottovoce.
“che fine faremo, eh?” le chiesi ancora mentre la guardavo dormire su quel letto d’ospedale.
“vogliamo vivere un po’? sì, allora facciamo come vuoi tu, facciamo come vuoi tu? dai, dimmelo…”
le posai un bacio sulla fronte e il contatto le causò un movimento impercettibile, le labbra che erano socchiuse si chiusero ma un istante dopo tornò a rilassarsi, e incredibilmente sorrise.
era un segnale, quello? forse no, ma per me lo era.
“si, ci proverò” le sussurrai, “farò come vuoi tu, ci proverò…”
fine capitolo due
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