“promettimi… che non mi odierai, e che mi crederai”
annuii, e la lasciai parlare.
“l’anno scorso ho conosciuto questa Stella, eravamo al pub ma non avevamo voglia di ballare e allora abbiamo cominciato a parlare di noi e delle nostre… delle nostre vie, e così ho scoperto che per dare un po’ di… un po’ di ossigeno al rapporto con il marito che stava cominciando a sfaldarsi l’aveva convinto a frequentare questo club di… s-scambio, di scambio… di partner”.
sembrava quasi imbarazzata al solo parlarne.
“mi ha invitato solo come accompagnatrice e così ho scoperto che c’era un sacco di gente… simpatica, tranquilla, ridevano, scherzavano tra di loro, si frequentavano a che fuori da quel club, poi il venerdì sera prenotavano come coppia, entravano insieme e sceglievano un’altra coppia per… s-scambiarsi i partner”
mi guardava a fatica, continuava ad abbassare lo sguardo come se si dovesse vergognare.
“n-non mi sono mai… piaciute quelle cose, lo sai, io… non… non mi piacevano, te l’ho sempre detto”, continuò nel suo racconto che era praticamente una confessione, “così non ci sono più andata ma poi… poi abbiamo avuto quel periodo, ti ricordi l’anno scorso, in estate?”
ricordavo eccome, le avevo detto un sacco di cattiverie riguardo la sua poca voglia di essere “propositiva”, accusandola di far parte di quel gruppo di donne che il matrimonio lo condannano a morte.
annuii.
“ecco, mi sono ricordata di Stella e… l’ho cercata al pub e le ho chiesto come funzionasse e se fosse sicuro, tutte cose del genere…”
stavo cominciando a sentire caldo, e freddo, tutto insieme.
“...e lei mi ha portato ancora una volta, mi ha fatto parlare con delle donne che s-scambiavano da anni e mi hanno detto che è tutto sicuro, che tutte le coppie sono selezionate e che… insomma, è tutto… discreto”
diceva pezzi di frase e si fermava, valutando come reagivo prima di continuare.
“Stella e io siamo state dentro per un po’ fino a quando le… coppie hanno cominciato ad andarsene dopo che si erano… insomma, dopo che si erano scambiati, e così ho capito come funzionava”
non c’era da andare a scuola per capirlo, quello proprio no…
“e così Stella mi ha proposto di seguire lei e il marito una sera, avrebbe fatto lo scambio e io sarei andata insieme a lei…”
si accorse della potenziale brutalità della frase e allora aggiunse subito “solo per guardare, però, solo… solo per guardare… e poi me ne sono tornata al pub in taxi e li ho lasciati… divertirsi, e quando lei è tornata il venerdì successivo mi ha cercato e mi ha detto che dovevo farlo, che dovevo iscrivermi e provare a convincere… te lanciando l’idea, provocandomi e stuzzicandomi mentre… facevamo sesso, noi due… solo noi due…”
non ricordavo queste cose “stuzzicanti”, forse non erano così stuzzicanti o forse erano solo cose normali.
“poi… poi non ci ho più pensato ma due… due mesi fa, quando abbiamo litigato per… per… ti ricordi?”
sì che mi ricordavo, avevamo litigato perché… per una scemenza, ed erano volate parole grosse.
“sì, certo che mi ricordo” le risposi.
“ecco… ho ripensato a Stella e a quello che mi aveva detto sui matrimoni in crisi e allora… mi sono iscritta, sola, perché c’era da superare una… selezione, per capire se sei una persona fidata o… se…” provò a continuare ma non ci riuscì, prese un sorso d’acqua e poi mi sorrise.
“amore…” piagnucolò, “amore dimmi qualcosa…”
le sorrise e le strinsi la mano.
“io ho paura che ti arrabbi e che… poi succede ancora…” piagnucolò nuovamente, “io non voglio più litigare con te, io voglio che si vogliamo bene, che ci amiamo…” e si mise a piangere, tanto forte da dover essere abbracciata e consolata.
“perdonami per le cose che ti ho detto” le dissi, “mi perdonerai?”
annuì, tirò su col naso e si staccò, si asciugò le lacrime con il dorso della mano e poi con quelle stesse mani mi prese il viso.
“sei tu che devi perdonarmi” disse, “posso solo… immaginare quello che hai provato quando… mi hai visto… quella sera…”
chiusi gli occhi e mi sforzai di non pensarci, di tenere duro.
“amore…” mi disse ancora prima di ricominciare a piangere disperata, “io non ho fatto niente, non ho fatto l’amore! non l’ho fatto con nessuno tranne che te, lo sai! mi devi credere!”
era durissima, ascoltavo le sue parole accorate e non riuscivo a credere che fosse sincera al cento per cento, lo volevo, con tutto il cuore, ma non ci riuscivo e lei lo sapeva e quella cosa le faceva un male d’inferno.
la lasciai piangere stavolta senza fermarla, e solo quando si fu sfogata ricominciò a perorare la sua causa.
“io… non ho fatto sesso con loro” ricominciò, provando a controllarsi senza rimettersi a piangere, “ci siamo solo… toccati e provocati… baciati e… ” e ancora una volta spezzò la frase e rimase a vedere la mia reazione, le sorrisi amaro e annuendo le feci capire che poteva continuare.
“era… è stato solo… solo gioco, solo una prova per capire se potevo… fare… se sarei riuscita a… fare… insieme te…” cercò di dire, ma riuscì solo ad esprimere delle frasi disarticolate e senza senso, mandò giù ancora un sorso d’acqua e poi si fermò, senza riuscire a continuare.
era troppo per lei si era stancata e non riusciva più ad andare avanti, non dovevo dimenticare che ventiquattr’ore prima era praticamente morta…
“amore, credimi, ti prego…” mi supplicò ormai con un filo di voce, “ti ho detto la verità, io non…” cercò di dire ma a quel punto il monitor cominciò a suonare, di lì a qualche istante arrivò l’infermiera e controllando i valori aumentò il flusso delle gocce della flebo e le mise il tubicino dell’ossigeno sotto il naso.
“adesso lo teniamo per dieci minuti” le disse, “poi controlliamo ancora i valori e nel caso lo togliamo, va bene?”
Gioia annuì, l’infermiera se ne andò e allora le ripresi la mano, stringendola.
le dissi che doveva risparmiare le forze ma la voglia di convincermi che quello che aveva detto era la verità era più forte del debito di ossigeno dei suoi polmoni ancora provati.
“loro… erano solo due… attori, non mi avrebbero mai fatto niente” continuò, “era solo un gioco per… mettermi alla prova, per capire se ero pronta… per davvero, o se non ce l’avrei fatta…”
inspirai profondamente e annuii, le volevo credere ma avevo ancora davanti agli occhi quelle scene terribili, almeno per me.
cominciò a tossire e le diedi ancora un sorso d’acqua ma lei voleva ancora parlarmi, e spiegarsi, e assicurarsi che le credessi.
le chiesi di riposare la voce e lo fece, solo per me, ma il suo desiderio di spiegarsi era sempre troppo impellente perché perdesse tempo prezioso restando il silenzio ma non riusciva a parlare, ogni due parole era un colpo di tosse, e allora… allora cambiai strategia, io avrei parlato e chiesto, e lei avrebbe risposto.
sarebbe stata durissima, lo sapevo, ma dovevamo assolutamente chiuderla.
non c’erano spazi di manovra, doveva mettere sul piatto delle verità cosa era veramente successo quella sera e il perché aveva deciso di trascinare anche me in quel gioco “perverso”, ma soprattutto perché non ne aveva mai voluto parlare prima lasciandomelo scoprire in modo così traumatico e pericoloso.
“è… è stata la prima volta che… hai fatto quelle cose con altri uomini?” le chiesi, ed ebbi quasi la stessa reazione di quando da bambino accendevo un petardo e lo lanciavo, aspettandomi il botto da un istante all’altro e nell’attesa mi coprivo la faccia con le mani: non mi stavo coprendo la faccia con le mani, ma era comunque qualcosa di paragonabile, aspettavo il botto ed alzavo lo scudo.
inspirò profondamente, e sussurrò “sì”.
ero pronto ad una risposta del genere, e capii che mentiva.
