Vai al contenuto
Erotika
una coppia moderna · Cap. 2
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 2 di 15 29 min di lettura

dobbiamo dirci tante cose…

chiarimenti, ce n'è bisogno...

metzenbaum
1 anno fa · 628 letture · 0

sentii ancora quella stretta allo stomaco.

annuii e ricacciai indietro le lacrime, le accarezzai il viso asciugandole una lacrima e avvicinandomi le sussurrai “perdonami tu… perdonami, io… non dovevo… non dovevo…” cercai di dire, ma non trovai le parole.

la dottoressa capì che avevamo bisogno di un momento di intimità e con una scusa uscì chiudendo la porta, e una volta rimasti soli le posai un bacio sulle labbra facendole sgorgare le lacrime. 

l’avevo persa per sempre e ora era lì, viva, e non mi importava più di quello che aveva fatto, non me ne fregava più niente di niente, i problemi li avremmo affrontati e vinti, le incomprensioni le avremmo sciolte, le divergenze le avremmo cancellate, l’unica cosa che era importante era che ce l’avevo ancora, che l’avrei riportata a casa insieme a me.

il medico tornò poco dopo, e anche se a malincuore ci disse che la paziente doveva assolutamente riposare e che l’indomani sarebbe stata trasferita in un reparto di degenza per poi riprendere alcuni esami e altri test lunedì.

e se anche gli esami confermeranno la ripresa, venerdì o al massimo sabato in mattinata potremmo dimetterla al domicilio.

“Allora Gioia, adesso però devo chiedere a tuo marito di lasciarti la mano e andare a casa, perché noi dobbiamo fare ancora il monitoraggio polmonare, ok?”

“anche perché ha bisogno di rimettersi anche lui, vero?”

annuii, strinsi ancora la mano a Gioia e pochi istanti dopo arrivarono altri due infermieri e sbloccando le ruote del letto lo portarono via, la seguii fino ad un ascensore e anche fino su in reparto di degenza, ma quando fu il momento di entrare non mi fu permesso di seguirla.

era mezzanotte e mezza, tutti dormivano, sarei stato solo un intruso e poi le regole erano regole…

la seguii con lo sguardo fino a che non scomparve nel corridoio, e quando mi ritrovai solo mi sentii completamente svuotato di ogni energia.

con mille pensieri in testa cominciai a pensare a come avrei dovuto affrontare tutto quello che sarebbe arrivato ma scoprii quanto l’amore fosse più forte della rabbia e del rancore.

galleggiando sulle ali dell’entusiasmo ritrovai la strada per il pronto soccorso e per l’uscita, e una volta fuori… ricordai che non avevo modo di tornare a casa.

scoppiai a ridere, una risata liberatoria.

fu facile tornare a casa, nella sala d’aspetto c’erano decine se non centinaia di biglietti da visita di privati cittadini che si offrivano per trasporti e anche altri servizi, ne presi uno a caso e lo chiamai e dopo dieci minuti si presentò un ragazzo indiano con un SUV Hyundai, gli dissi l’indirizzo e lui rispose semplicemente “quaranta euro”.

pagamento anticipato… glieli diedi e mi accomodai dietro sprofondando nei sedili di finta pelle avvolto nel fresco del climatizzatore “a palla”, e sempre perso nei miei pensieri nemmeno mi resi conto che eravamo arrivati.

ringraziai e rimasi solo, e quando aprii il cancellino affrontai nuovamente le mie paure peggiori, ma non feci proprio nulla, mi spogliai e mi gettai sul letto, così com’ero, e non me ne fregava niente se invadevo la sua parte, non me ne fregava niente, anzi, mi rotolai nelle lenzuola che conservavano ancora il suo profumo e abbracciai il suo cuscino stringendolo a me.

non me ne fregava più un cazzo!

la mattina arrivò ruggente dopo una notte praticamente insonne, l’ingresso della domenica era alle undici e non potevo nemmeno contattarla perché il suo telefono era rimasto a casa.

già, in suo telefono.

lo trovai e ovviamente era spento e scarico così lo collegai al caricabatterie perché glielo dovevo portare, e non appena la carica raggiunse una certa percentuale si accese e cominciarono ad arrivare notifiche su notifiche, messaggi su messaggi.

non volevo, davvero, ma fu più forte di me, lo presi e feci il gesto per sbloccarlo e leggerli ma il primo messaggio che venne visualizzato in anteprima lo mandava una tale “Vivian” che le scriveva “ciao tesoro, allora quando vieni con tuo marito? chiamami!!!”

chiusi tutto, non erano fatti miei.

mi tenni occupato cercando di sistemare quello che c’era da sistemare sia in casa che fuori in giardino, fui tentato di svuotare la piscina ma non lo feci, e con un po’ di tempo a disposizione controllai la posta.

“non è possibile…” sussurrai, “non è possibile…”

una email spam era titolata “è giusto perdonare la propria partner che ti ha tradito?”

“non è possibile…” dissi ancora, a voce più alta del dovuto che rimbombo nella stanza vuota e silenziosa.

chiusi il portatile e lo gettai lontano sul letto, ma poi ci ripensai, lo aprii e lessi cosa c’era scritto sopra.

ed erano tutte regole di vita, una più valida dell’altra.

regole che feci mie.

perdonare un partner che ha tradito non è sbagliato ma è una decisione del tutto personale: il perdono può essere un passo importante per la ricostruzione della relazione o per svoltare in una nuova fase della coppia, ma dipende dalla volontà e dalla disponibilità di entrambi i partner a impegnarsi insieme e comunicare liberamente e con la massima onestà e franchezza.

non c’è una risposta se sia giusto perdonare o meno un tradimento: la decisione dipende dalle circostanze, dalle emozioni coinvolte e dalla volontà di entrambi i partner di impegnarsi nel processo di guarigione e di crescita.

il tradimento è solo difficile da oltrepassare, ogni parola e ogni atto compiuto nel tradimento lasciano una cicatrice che si ripresenterà nei momenti più impensati e delicati: perché il tradimento azzera fiducia e stima verso il partner infedele e l'autostima verso sé stesso, anche se con tutte le tue forze hai perdonato quella piccola macchia scura resterà, perché nessuno è veramente capace di dimenticare del tutto.

perdoni con il cuore ma la tua mente conserverà per sempre quel piccolo “dubbio” nascosto e la vera forza non sarà quindi nel perdono ma nel mantenere quel dubbio lontano dalla tua coscienza.

non c’era altro da aggiungere.

alle undici in punto ero da lei con un borsone di effetti e indumenti puliti e con il suo telefono.

mi accolse con un sorriso, la baciai e la strinsi, e sedendomi accanto a lei la guardai negli occhi.

“mi hanno… raccontato quello che hai fatto” mi disse, con la voce già più ferma, “che mi hai salvato la vita e che se non mi avessi fatto la rianimazione… non avrei… non ce l’avrei fatta…”

scossi la testa, non aveva importanza.

“grazie amore mio” disse ancora, “io… me ne ricorderò per sempre…”

non le chiesi cosa fosse successo, se voleva… compiere qualche gesto o se era solo caduta, lo avremmo scoperto con il tempo, non c’era fretta, e sempre se avesse voluto parlarne.

sembrava ancora sull’orlo delle lacrime ma fui forte anche per lei e la feci sorridere, ma quando le diedi il telefono il sorriso scemò, e lo respinse.

“no, non lo voglio” disse scuotendo la testa, “p-portalo via, ti prego…”

le sorrisi con calore, le presi la mano e le posai dentro l’apparecchio.

“leggi quello che devi leggere, ti lascio il tuo tempo” le dissi, “sono qui fuori, quando vuoi chiamami, e io arrivo”

fu un’attesa abbastanza lunga, potevo anche immaginarmi quello che c’era scritto ma forse no, feci su e giù per il corridoio fino a che non la sentii chiamarmi.

era voltata verso la finestra, e non mi voleva guardare in faccia.

il momento era difficile, dovevo aiutarla, ero lì per quello.

“amore” le dissi, “amore… sono qui, parliamo”

si voltò e mi guardò a lungo, poi annuì.

e scoprii qualcosa che era nascosto dentro di lei che non avrei mai sospettato potesse esserci, e che se da un lato mi fece provare amarezza e rabbia per ciò che avevo visto, dall’altro… mi mostrò un aspetto di Gioia che non esitai a considerare… eccitante.

inspirò profondamente, mi prese la mano stringendomela forte e ancora prima di cominciare mi chiese una cosa.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 4 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 3

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista