Val scoppiò a ridere, coprendosi la bocca con la mano. «Non mi sono trasferito!» protestai io, sporgendomi sopra la testa bionda di Val. «È solo una colazione!»
«Hai già preteso un cassetto tuo nel comò?» incalzò Vittoria senza pietà.
«Vittoria!»
«Rispondi alla domanda, imputato, o chiamo l'amministratore di condominio.»
Stavamo ancora ridendo tutti e tre quando un bip acuto di notifica sovrastò la voce di Vittoria, facendo comparire un banner in alto sullo schermo del telefono di Val, seguito un istante dopo dal suono identico del mio cellulare rimasto in camera e da un'esclamazione sorpresa di Vittoria dall'altra parte della linea.
«Che cos'è?» chiese Val, aggrottando la fronte e toccando il banner della mail universitaria appena arrivata dalla segreteria didattica dei laboratori speciali.
L'oggetto, scritto a caratteri cubitali, diceva:AMMISSIONE UFFICIALE — CLINICA LEGALE PARTENOPEA | PROGETTO PILOTA
Val aprì il messaggio, attivando il vivavoce mentre scorreva il testo con gli occhi. All'inizio sembrava la migliore notizia accademica dell'anno: il dipartimento, sotto la spinta del professor Nardi, aveva appena inaugurato una clinica legale sperimentale in convenzione con un'associazione cittadina e uno studio di avvocati abilitati, pensata per fornire supporto ad altri studenti universitari finiti in situazioni di emergenza giuridica a Napoli. Non si trattava di un'altra simulazione d'aula: per un intero semestre, il gruppo selezionato avrebbe lavorato su casi veri, occupandosi dell'analisi documentale, dei colloqui preliminari e della stesura delle relazioni tecniche sotto la stretta responsabilità legale dei professionisti convenzionati.
Poi, Val fece scorrere la pagina fino alla tabella dei convocati. E nella cucina scese il gelo.
CLINICA LEGALE PARTENOPEA
Unità di tutela dei diritti degli studenti
COMPOSIZIONE DEL GRUPPO SELEZIONATO:
Valeria — Coordinatrice studenti
Anna — Analisi documentale
Vittoria — Ricostruzione dei fatti
Alessandro — Argomentazioni e relazioni
Tutor universitario: Dott.ssa MariaRita Supervisione scientifica: Prof. Nardi
Nessuno respirò per cinque secondi. Val lesse l'elenco una seconda volta, le labbra socchiuse.
«Aspetta un attimo,» intervenne la voce di Vittoria dal telefono, improvvisamente priva di qualsiasi ironia. «Come sarebbe a dire Anna?»
Presi il telefono dalle mani di Val e lessi con i miei occhi. Anna. Di nuovo. Nardi non aveva ignorato quello che era successo il giorno prima in aula magna: in una nota disciplinare allegata al decreto di nomina, il professore specificava che la studentessa Anna era stata ammessa per gli straordinari meriti tecnici dimostrati lungo l'intero semestre, ma con un richiamo formale agli atti per l'episodio dell'udienza conclusiva e con l'avvertimento esplicito che qualsiasi ulteriore violazione dei doveri di correttezza e riservatezza avrebbe comportato l'espulsione immediata dal progetto. Val, invece, per la lucidità strategica e la tenuta mostrata sotto pressione, era stata nominata coordinatrice dell'intero gruppo.
Il professore non aveva idea del groviglio sentimentale che ci legava; aveva semplicemente preso i quattro migliori elementi del suo corso e li aveva chiusi nella stessa stanza per sei mesi. Ma il risultato pratico era una bomba a orologeria: Anna, la ragazza che viveva di controllo assoluto e che meno di ventiquattr'ore prima aveva tentato di umiliare Val pubblicamente, avrebbe dovuto sottoporre ogni singola riga del proprio lavoro al coordinamento organizzativo di Val.
E non era finita. Val mi riprese il telefono dalle dita e aprì il primo allegato operativo, contrassegnato come Urgente. Il primo caso reale era già sulla nostra scrivania. L'associazione studentesca aveva segnalato un'emergenza abitativa esplosa nel cuore del centro storico di Napoli: diciotto studenti fuori sede rischiavano di finire in mezzo a una strada nel giro di pochi giorni dopo aver ricevuto pesanti intimidazioni dal gestore dell'immobile in cui vivevano. C'erano contratti capestro mezzi irregolari, caparre trattenute illegalmente e la minaccia concreta di un cambio delle serrature senza alcuno sfratto esecutivo. La clinica doveva affiancare l'avvocato responsabile nella verifica immediata delle carte entro settantadue ore. Per la prima volta, le nostre schermaglie non servivano a prendere un trenta e lode, ma a impedire che diciotto ragazzi perdessero il tetto sopra la testa.
Con un ultimo tocco sullo schermo, Val aprì il registro telematico delle adesioni in fondo alla mail. Su quattro caselle, tre risultavano ancora In attesa di conferma. Una sola era già verde, protocollata venti minuti prima.
RISPOSTA ACQUISITA DALLA SEGRETERIA
Da: Anna
Confermo la mia disponibilità a partecipare al progetto e ad assumere le responsabilità previste per il mio incarico. Prendo atto della composizione del gruppo e del coordinamento affidato alla collega Val.
Cordiali saluti,
Anna
Fissai quelle tre righe fredde, chirurgiche, inconfondibili. Anna aveva chiuso con me, aveva preparato il trolley ed era uscita dalla mia vita sentimentale, ma il suo orgoglio feroce e la sua ambizione non le avrebbero mai permesso di rinunciare all'opportunità accademica più prestigiosa dell'anno solo per evitare me e Val. Aveva accettato la sfida, anche a costo di prendere ordini dalla sua rivale.
«Vi prego,» gemette Vittoria dalla videochiamata, passandosi una mano sulla fronte. «Ditemi che siamo su Scherzi a Parte e che adesso Nardi esce dal frigo di Val con un mazzo di fiori.»
Io non sapevo se ridere istericamente o mettermi le mani nei capelli. Val, invece, rimase in silenzio. Chiuse l'allegato e posò lentamente il telefono sul tavolo della cucina. Era visibilmente sorpresa, forse anche un filo nervosa, ma mentre raddrizzava le spalle delicate vidi accendersi nei suoi occhi chiari una scintilla di puro, sacrosanto orgoglio professionale.
«Quindi sarò io a coordinare il lavoro di Anna,» mormorò a bassa voce.
Deglutii. «A quanto pare sì.»
Val alzò lo sguardo su di me, diventando improvvisamente serissima. «Ale, voglio essere chiarissima fin da subito su una cosa.»
«Dimmi.»
«Se accettiamo questo incarico, dentro quell'ufficio non ci sarà la tua ex compagna di banco, la ragazza con cui sei stato a letto o quella che ieri ha provato a umiliarmi davanti a tutta la facoltà,» scandì con una maturità che mi lasciò senza parole. «Ci sarà soltanto Anna. Una componente fondamentale della mia squadra. E io imparerò a lavorarci insieme nel migliore dei modi per aiutare quegli studenti, anche se in questo preciso istante la prenderei molto volentieri a testate contro un muro.»
L'ultima frase, così spontanea, vera e meravigliosamente sboccata, ruppe la tensione strappandomi un sorriso sincero. «Ti piace proprio l'idea di comandare, eh?» la stuzzicai.
Val mi restituì uno sguardo luminoso e pericolosissimo, passandosi una mano tra i capelli biondi spettinati. «No, Alessandro. Mi piace essere abbastanza brava da meritarmelo.»
Guardandola in quel momento, capii che gli equilibri del nostro mondo si erano appena ribaltati per sempre.
Abbassai lo sguardo sul display del telefono rimasto acceso tra le tazze della colazione. Avevo iniziato quel maledetto processo simulato mesi fa con l'unico obiettivo di avvicinarmi a Val. Nel frattempo, senza che l'avessi minimamente previsto, Anna aveva sfondato le mie difese, era entrata in casa mia, nel mio letto e in una parte profonda di me che non avevo ancora imparato a proteggere. Adesso Anna se n'era andata, e Val era qui, seduta accanto a me nella luce del mattino. Avrei dovuto sentirmi finalmente in porto, al sicuro da ogni tempesta.
E invece, sullo schermo della ragazza che avevo appena scelto di amare, lampeggiavano quattro nomi in colonna. Il suo. Il mio. Quello di Vittoria. E quello della Perfettina. E proprio lì sotto, l'ultima riga firmata dal professor Nardi suonava come una sentenza inappellabile:
«Primo incontro operativo lunedì mattina alle ore 9:00. Questa volta non sarà una simulazione.»
FINE DEL VOLUME 1
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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