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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 13
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Capitolo 13 di 15 33 min di lettura

calma apparente

si ritorna a un sentore di normalità, anche se niente è mai come sembra

Alessia
7 mesi fa · 731 letture · 5

Mi volto verso di lei, le mani strette sul volante fino a far sbiancare le nocche. La penombra dell'abitacolo la rende ancora più ipnotica. Giada si gira a guardarmi, rannicchiando le gambe sul sedile, facendosi piccola.

"Cosa c'è, Giada? Parla," le ordino, cercando di mantenere le distanze, ma il mio sguardo è incollato alle sue labbra dischiuse.

"Mi hai distrutta in quel bagno," mormora, la voce un soffio denso nell'oscurità dell'auto. "Mi hai guardata come se fossi spazzatura. Mi hai detto che ero solo superficialità e carne. Ho passato un mese a ripetermi che non me ne fregava niente di te. Che eri solo un ragazzino che si era spaventato." Alza una mano, tremante, e la avvicina al mio viso. Il mio istinto è di ritrarmi, ma resto paralizzato. Le sue dita calde mi sfiorano la mascella, un tocco leggero come una piuma che mi manda una scossa elettrica dritta all'inguine.

"Ma la verità, Franci..." sussurra, sporgendosi verso di me, i suoi occhi lucidi puntati nei miei, "...è che in quel mese ho desiderato solo sentirti addosso. Mi hai detto che ero solo un orgasmo rubato in un bagno. Ma dimmi la verità, Franci. Guardami negli occhi e dimmi che in questo mese, mentre scopavi mia cugina, non hai chiuso gli occhi pregando che fossi io."

La sua mano scivola dalla mia mascella al mio collo, le dita che si insinuano tra i miei capelli, accarezzando la nuca con una dolcezza possessiva. Il suo viso è a un centimetro dal mio, il suo respiro caldo mi solletica le labbra. Non è la solita dominatrice arrogante; è una donna ferita, disperatamente affamata di me, e questa vulnerabilità la rende cento volte più letale.

Il mio muro di difese, costruito in trenta giorni di sensi di colpa, sta crollando in meno di tre minuti.

La tensione nell'abitacolo è così densa che potrei tagliarla con un coltello. Guardo la sua mano tremante, sospesa a pochi centimetri dal mio viso, e il muro di rabbia e diffidenza che ho eretto in questo mese inizia a presentare delle crepe.

"Non fare così, Giada," sussurro, la voce roca, cercando disperatamente di non cedere al suo tocco. "Non usare questa carta con me. Non tu."

Ma lei non sta recitando. Le sue dita si ritirano, cadendo inerti sul suo grembo. Si morde il labbro inferiore, e per la prima volta da quando la conosco, vedo una lacrima vera, non calcolata, sfuggirle dalle ciglia e rigarle la guancia.

"Ti ricordi quando ti ho accennato al mio ex, la prima prima volta, nel bagno della nonna?” inizia, la voce un filo spezzato nel silenzio dell'auto. Fissa il cruscotto, come se facesse fatica a sostenere il mio sguardo. "Pensavi che io fossi nata così? Una stronza dominatrice, sicura di sé, che si prende quello che vuole fregandosene di chi distrugge?"

Fa un respiro profondo, tremante. "Lui era più grande. Ed era un maestro nel farmi sentire una nullità. Mi criticava per ogni cosa. Mi faceva sentire... costantemente inadeguata. Soprattutto a letto." Si passa le mani sul viso, una risata amara e priva di gioia le esce dalle labbra. "Mi diceva che ero noiosa, che ero fredda. Mi spingeva a fare cose che non volevo, solo per dimostrargli che valevo qualcosa. Mi ha prosciugata, Franci. Mi ha ridotta a uno straccio, insicura del mio stesso corpo."

Il mio cuore perde un battito. L'immagine della Giada inarrivabile, della dea pagana che mi ha sottomesso, stride violentemente con il ritratto di questa ragazza vittima di abusi psicologici.

"E poi," continua lei, la voce che si indurisce leggermente, velata di un dolore antico, "dopo avermi fatto credere di essere io il problema, ho scoperto la verità. Sono andata a casa sua un pomeriggio, per una sorpresa. E l’ho trovato nel letto. Mentre scopava la mia più cara amica."

"Giada..." mormoro, sentendo un nodo stringermi lo stomaco. Istintivamente, allungo una mano e sfioro il suo ginocchio nudo. Lei sussulta, ma non si ritrae.

"È lì che sono morta, Franci. E in quelle ceneri è nata la Giada che hai conosciuto tu," confessa, girando finalmente il viso verso di me. I suoi occhi neri sono nudi, disarmati. "Mi sono ripromessa che non sarei mai più stata la vittima. Che sarei stata io a tenere i fili. Che sarei stata l'ossessione di un uomo, non il suo ripiego. Ho costruito un'armatura di perversione e arroganza per non sentire più niente."

Una nuova lacrima le scivola sulla guancia. "Ma in questo mese... lontana da te, ho avuto tempo per pensare. E mi sono fatta schifo." La sua voce si incrina, carica di un senso di colpa che non le avevo mai visto addosso. "Ho rischiato di fare a Erika esattamente quello che è stato fatto a me. Ho rischiato di distruggere mia cugina per il mio stupido, fottuto ego... e mi dispiace. Sto male al solo pensiero di quello che ho innescato."

Resto paralizzato. Questa confessione ribalta completamente la scacchiera. L'ho sempre vista come il carnefice assoluto, e ora mi rendo conto che stavamo sanguinando entrambi dalle stesse ferite invisibili.

"Perché me lo stai dicendo?" le chiedo dolcemente, il pollice che accarezza la sua pelle fredda.

Lei fa scivolare la sua mano sulla mia, intrecciando le dita con le mie. È una stretta disperata. "Perché con te è stato diverso," sussurra, avvicinandosi a me, il suo viso a un soffio dal mio. "In montagna, all'inizio, volevo solo dimostrare a me stessa che potevo averti. Ma poi... poi mi sono sentita al sicuro. Dal primo momento in cui mi hai toccata sul quel divano, non mi sono sentita giudicata. Mi sono sentita viva. E quando mi hai cacciata via in quel bagno dicendomi che ero solo superficialità... hai distrutto l'unica cosa reale che avevo provato in anni."

Non riesco più a fermarmi. La mia mano sale dal suo ginocchio, le accarezzo la guancia, asciugando la traccia umida della lacrima col pollice. Lei chiude gli occhi al mio tocco, lasciandosi andare contro il mio palmo con un sospiro che è pura resa.

"Non sei solo superficialità, Giada," sussurro, la voce carica di un'emozione che mi fa tremare il petto.

Si sporge in avanti, superando il tunnel centrale dell'auto. Non c'è la furia carnale, né la dominazione delle settimane scorse. C'è solo un bisogno disperato di conforto. Le sue labbra si posano sulle mie. È un bacio morbido, esitante, salato per le lacrime. Le mie mani le accarezzano la schiena attraverso la stoffa leggera del vestito estivo, tirandola delicatamente verso di me.

Il bacio si fa più profondo, la sua lingua cerca la mia con una dolcezza che mi scioglie le vene. Sento il calore del suo corpo contro il mio petto, il profumo di vaniglia che ora sa di casa e non di pericolo. Ci baciamo per minuti interminabili, nel buio dell'abitacolo, assaporandoci in un modo completamente nuovo, privo di giochi di potere.

Quando ci stacchiamo, abbiamo entrambi il fiato corto, ma i nostri fronti restano appoggiati l'uno all'altro.

E poi, miracolosamente, succede. Iniziamo a parlare. Per la prima volta da quando ci conosciamo, parliamo davvero. Abbassiamo il sedile, creando un piccolo bozzolo intimo in quella macchina parcheggiata. Le racconto del mio mese da incubo, della mia paura di perdere Erika, ma anche del vuoto incolmabile che la sua assenza mi aveva lasciato. Lei mi racconta della sua vita, dei muri che ha dovuto alzare, delle sue paure per il futuro.

È surreale. La tensione si scioglie, lasciando spazio a un'intimità calda e avvolgente. A un certo punto, le racconto di quanto fossi terrorizzato da lei i primi giorni in villa, di come inciampassi nelle parole ogni volta che mi guardava. Giada scoppia a ridere. Una risata genuina, cristallina, che le illumina il viso. "Eri un cucciolo spaventato!" mi prende in giro, dandomi una leggera spinta sulla spalla, gli occhi che brillano di una luce nuova. "Ma devo ammettere che la tua faccia quando mi hai vista in costume la prima volta mi ha dato un ego boost pazzesco."

Rido anche io, la tensione scivola via dai miei muscoli. "Sei una stronza, lo sai?" "Sì," sorride lei, accoccolandosi contro il mio fianco, la testa sulla mia spalla. "Ma ora sai perché."

Le ore passano senza che ce ne accorgiamo. Tra chiacchiere profonde, silenzi confortevoli e risate sommesse che rimbombano nell'auto. Ogni tanto le nostre mani si cercano, le sue dita disegnano cerchi sul mio petto, le mie labbra si posano sui suoi capelli o sulla sua fronte. La sensualità tra noi non è più un'arma contundente, è un fuoco lento, dolcissimo e terribilmente profondo.

Guardo l'orologio sul cruscotto. Sono le quattro del mattino.

La guardo dormivegliare contro di me, bellissima e finalmente serena. E in quel momento, mi rendo conto con terrore assoluto di cosa è appena successo. Finché Giada era solo sesso, perversione e vizio, era un'ossessione che potevo in qualche modo combattere con il senso di colpa. Ma questa notte... questa notte me ne sono innamorato. Ho visto la sua anima, l'ho fatta ridere, l'ho consolata. E ora, il triangolo in cui sono intrappolato non è più solo fisico. È diventato un labirinto emotivo senza via d'uscita.

La verità mi colpisce mentre le accarezzo i capelli scuri, respirando il suo profumo nell'abitacolo chiuso. L'ho sempre saputa, in fondo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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