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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 12
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Capitolo 12 di 15 37 min di lettura

quella troia deve sentirmi urlare

l'intenso ultimo giorno nella casa in montagna, che grava sulle spalle di tutti.

Alessia
7 mesi fa · 845 letture · 6

Ma eccolo di nuovo. Un sussurro di risa. La voce di Giada, chiara e cristallina, unita a un altro suono, più sommesso. Un lamento. Il lamento di Giulia.

Erika si scosta, mi spinge via con forza, il panico dipinto sul volto. "meglio smettere franci! abbiamo fatto abbastanza spettacolo! se scende giulia potrebbe essere imbarazzante" La sua voce è un fischio acuto, carico di rabbia e paura. "vogliamo finire sopra, per non essere disturbati"

Non c'è più passione nel suo gesto, solo disperazione. È una corsa, un tentativo di chiudere la porta al mondo esterno, di sigillare il suo "territorio".

"Va bene," dico, la voce calma, quasi compassionevole. "Finiamola lì."

Mi aiuta a raccogliere i vestiti sparsi per il salotto, i nostri movimenti sono goffi, frettosi. Le sue mani tremano, non riesce a allacciare il costume, io lo faccio per lei, le mie dita che sfiorano la sua pelle fredda. Lei non mi guarda, il suo sguardo è fisso sulla porta a vetri della cucina, come se potesse vederle attraverso, come se le loro ombre potessero materializzarsi da un momento all'altro.

Una volta su, chiudiamo a chiave la porta della camera da letto. Il suono del cilindro che scatta è un sollievo per lei, una condanna per me. Mi getta i vestiti sul letto, si butta su di me, le sue mani che mi cercano, la sua bocca che mi cerca, come se potesse cancellare il mondo con il suo desiderio.

"Scopami," sussurra, la voce rotta. "Scopami fino a farmi dimenticare tutto."

La faccio sdraiare sul letto, i miei occhi che si perdono nel suo corpo, ora illuminato solo dalla fioca luce della lampada da comodino. Le sue curve sono morbide e perfette, la sua pelle liscia e calda. Mi inginocchio tra le sue gambe, il mio cazzo duro e pulsante che le accarezza la figa bagnata.

"è solo mio," sussurra, le mani che mi afferrano i fianchi.

"Solo tuo," confermo, e lo spingo dentro di lei con un lento, profondo movimento. Lei geme, il suo corpo che si adatta al mio, la sua figa che mi stringe, che mi accoglie come se fossi fatto per lei.

La scopo lentamente, con calma, godendo di ogni centimetro, di ogni suo gemito. Le bacio il collo, le orecchie, le labbra, le sue parole che si mischiano con le mie, un'incombenza di sussurri e promesse.

"più forte," geme lei. "più forte."

Aumento il ritmo, i miei colpi che diventano più duri, più profondi. Le sue gambe si stringono intorno alla mia vita, le sue unghie mi graffiano la schiena. Il suo corpo è uno strumento che io so suonare, che io so far cantare. La sento vicina, così vicina che il suo respiro è un tuono nelle mie orecchie, le sue contrazioni un terremoto che scuote le mie fondamenta.

"vieni con me," sussurra, la voce che si rompe. "vieni con me, Franci."

E in quel momento preciso, il mio mondo si scontra con il suo. Il suo corpo scatta in un arco teso, un gemito straziato le sfugge dalle labbra mentre un'ondata di calore la inonda, la figa che pulsa contro il mio cazzo in una sequenza spasmodica.

"erika," gemo, il mio seme che esplode dentro di lei, caldo e abbondante. "ti amo"

Restiamo così per un momento, i nostri corpi incastrati, i nostri respiri che si confondono nell'aria densa della stanza. Il suo corpo è morbido contro il mio, la sua pelle coperta di sudore, i suoi capelli che si attaccano alla sua fronte.

La bacio, un bacio lungo e dolce. Lecco il sudore dal suo collo, lecco le sue lacrime, lecco il suo sorriso.

"io sono tua," sussurra, la voce che è solo un filo. "solo tua."

"io sono tuo," rispondo, la mia voce rotta. "solo tuo."

E per un momento, ci crediamo. Per un momento, in questa stanza sigillata, nel letto sporco del nostro sesso, ci siamo solo noi.

Il silenzio della camera da letto è rotto solo dai nostri respiri che, lentamente, cercano di ritrovare un ritmo normale. Le lenzuola sono un groviglio umido sotto di noi. Erika è rannicchiata contro il mio fianco, la testa appoggiata sul mio petto, le dita che tracciano pigramente dei cerchi invisibili sulla mia pelle sudata.

Sembra serena. Appagata. Ha l'espressione di chi è convinta di aver appena vinto una guerra. Io, invece, sto sprofondando.

Fisso il soffitto attraversato dalle ombre del tardo pomeriggio, ma nella mia testa non c'è la stanza. C'è solo Giada. Giada sul lettino, Giada che piega Giulia al suo volere, Giada che mi guarda attraverso il vetro mentre io scopo la mia ragazza. Le ho detto "Ti amo", a Erika, ed era vero. In qualche angolo contorto della mia anima, io la amo davvero. Ma la verità è che il mio corpo, il mio sangue, la mia mente intossicata appartengono alla donna di sotto. Non riesco più a capire chi sono, né cosa cazzo sto facendo. Sono un pendolo impazzito tra la luce e l'abisso.

"Franci..." mormora Erika, la voce impastata e dolcissima, sollevando il viso per guardarmi. Ha le guance ancora arrossate. "È stato... pazzesco. Averlo fatto lì giù, sapendo che lei poteva vederci... mi ha fatto sentire così potente." Si morde il labbro, un piccolo sorriso complice che le piega la bocca. "Sai... forse avevo solo bisogno di sbloccarmi. Mi è piaciuto osare. Se a te piace, vorrei... non lo so, vorrei provare altre cose un po' pazze con te. Cose che non abbiamo mai fatto."

Le sue parole, dette con un'ingenuità così disarmante, fanno scattare una trappola nel mio cervello annebbiato. Cose pazze. Il ricordo del patto stretto con Giada la notte prima nel buio del salotto mi travolge come un treno merci. Portami tua moglie su un piatto d'argento e mi concederò al mille per cento.

L'ossessione prende il controllo sui miei filtri. Sull'onda dell'adrenalina e di una folle, deviata sensazione di onnipotenza, la mia bocca si muove prima che il mio cervello possa fermarla.

"Se ti è piaciuto sfidarla..." inizio, la voce un po' incerta, cercando di mascherare il mio reale intento dietro a un tono complice e roco. Mi giro verso di lei, accarezzandole il braccio nudo. "...se vuoi davvero dimostrarle che sei tu quella che comanda, potremmo portare la competizione su un altro livello." Erika aggrotta leggermente la fronte, curiosa ma ancora sorridente. "In che senso?" Deglutisco. Sono un funambolo bendato su un filo spinato. "Nel senso di... usarla. Una cosa a tre, Erika. Tu saresti la regina. La faresti entrare nel nostro letto solo per farle vedere come mi prendi, come mi domini. Sarebbe il modo definitivo per sbatterle in faccia che non è superiore a te."

L'aria nella stanza si congela all'istante. Il sorriso di Erika si spegne come una candela soffiata via dal vento. I suoi occhi castani si sgranano, passando dalla confusione a un orrore puro e viscerale.

Si ritrae di scatto, come se la mia pelle l'avesse improvvisamente ustionata. Si tira le lenzuola sul petto nudo, rannicchiandosi contro la testiera del letto. "Cosa... cosa cazzo hai appena detto?" la sua voce è un sussurro strozzato, un sibilo che taglia il silenzio.

Il panico mi sale in gola. Ho calcolato male, malissimo. "Erika, aspetta... era solo un'idea, una fantasia..." "Una fantasia?!" sbotta lei, la voce che si alza di un'ottava, incrinandosi. "Ti fa eccitare l'idea di scoparti mia cugina? Ti fa eccitare metterla nel nostro fottuto letto?!" "No! Cazzo, no, Erika, mi hai frainteso. Stavo scherzando!" mento disperatamente, allungando una mano verso di lei. "Volevo solo stuzzicarti, visto che parlavamo di cose pazze..."

"Non toccarmi!" urla, respingendo la mia mano con uno schiaffo sonoro. Gli occhi le si riempiono di lacrime, lucidi di una rabbia e di un dolore che mi spaccano il petto. "Anche se fosse uno scherzo... fai schifo, Franci! È la mia famiglia! Ma non è nemmeno questo il punto..."

Erika si passa le mani sul viso, un singhiozzo disperato che le sfugge dalle labbra. "Per tutta la vita... per tutta la mia fottuta vita, Giada mi ha fatta sentire una nullità. Più brutta, più noiosa, più piccola, più stupida. Ho passato anni a sentirmi l'ombra sfigata della mia cugina perfetta. E oggi..." Mi punta un dito contro, il petto che le si alza e si abbassa convulsamente. "...oggi mi sono messa a nudo contro quel vetro. Ho fatto una cosa folle, una cosa che non avrei mai fatto, solo per dimostrarti che ti basto! Solo per non farti guardare lei! E tu cosa fai? Come premio, mi chiedi di portarla nel nostro letto?!"

"Erika, ti prego..." la mia voce è un lamento patetico. Non ho difese. Le sue parole sono coltellate di pura verità. "mi hai dato il colpo di grazia, Franci," piange, stringendosi le ginocchia al petto, la vulnerabilità dipinta in ogni suo lineamento. "Hai preso ogni mia singola insicurezza e me l'hai sbattuta in faccia. Evidentemente non ti basto. Evidentemente pensavi a lei mentre mi scopavi."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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